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Se l’evasione non è un reato

Il decreto legislativo fiscale di fine anno è stato ritirato. Ma le problematiche si ripresenteranno. Utile quindi ragionare sulla ratio del provvedimento e sulle possibili conseguenze economiche e di reputazione per il paese. La questione dell’abuso del diritto e le altre misure discutibili.

IL DECRETO SUL PENALE TRIBUTARIO
Il decreto legislativo sul diritto penale tributario ha suscitato forti polemiche, tanto che il Consiglio dei ministri sarà chiamato a una nuova deliberazione.
Tuttavia, al di là delle polemiche, sembra utile ragionare sulla ratio del provvedimento e sulle sue possibili conseguenze economiche. Secondo la teoria di base sull’evasione fiscale, l’entità e la certezza delle pene rappresentano un importante, anzi irrinunciabile, elemento di deterrenza nei confronti dei potenziali evasori. Se la sanzione, anziché solo pecuniaria, è anche penale e detentiva, l’effetto di deterrenza è ovviamente maggiore.
Nella situazione italiana attuale la percezione del cittadino comune nei confronti della normativa penale tributaria non è certo quella di un eccesso di severità; i detenuti per evasione fiscale (se esistono) non sono certo tanti da contribuire all’affollamento delle carceri. Quindi, l’attesa del cittadino comune non appare certo a favore di una generale depenalizzazione. È vero che in un paese ad alto tasso di illegalità fiscale bisogna evitare il rischio di ingolfare i tribunali con decine di migliaia di processi per evasione fiscale anche di modeste dimensioni, ma a questo fine è sufficiente prevedere limiti di punibilità adeguati e differenziati in base alla gravità del comportamento.
Comunque, è evidente che in questa materia sarebbe auspicabile una certa severità che, a rigor di logica, non dovrebbe essere inferiore a quella che si applica in altri paesi.
DEPENALIZZAZIONE GENERALIZZATA
Il decreto nella formulazione uscita dal Consiglio dei ministri prevede invece una generale depenalizzazione di tutti i reati tributari.
La prima questione che viene affrontata è quella del cosiddetto abuso del diritto, cioè dell’elusione fiscale, che viene totalmente depenalizzato (e a furor di popolo!). Se si guarda ai modelli degli economisti, in verità non è possibile riscontrare una differenza analitica tra evasione ed elusione fiscale: in ambedue i casi il contribuente evita di pagare le imposte dovute o violando direttamente la legge o schivandone sapientemente l’applicabilità. La sostanza non cambia; e infatti, non a caso, l’elusione viene definita “l’evasione dei ricchi”.
Naturalmente da un punto di vista giuridico si può sostenere che l’evasione è illegale e l’elusione no, ma questo è proprio l’argomento utilizzato dalle grandi multinazionali di internet nelle audizioni presso il Congresso americano per giustificare il fatto di non pagare praticamente imposte: “noi facciamo quello che le leggi dei diversi paesi ci consentono.”. Vi è quindi una certa contraddizione tra la decisione di depenalizzare tali comportamenti e al tempo stesso sostenere gli sforzi dell’Ocse e del G20 per venire a capo dell’elusione fiscale internazionale.
LE MISURE DISCUTIBILI
Ma al di là dell’abuso del diritto che si esprime compiutamente nella eliminazione della “falsa rappresentazione nelle scritture contabili obbligatorie” come fattispecie di reato, vi sono numerose altre misure inquietanti nel decreto:
1) Viene introdotto il limite di 1000 euro per la punibilità del reato di dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture false o simili, come se da un punto di vista logico in una ipotesi del genere l’ammontare potesse avere una qualche rilevanza.
2) Si depenalizzano tutte le operazioni di simulazione, interposizione di persona (giuridica) e frodi finanziarie, mediante uso di derivati, strumenti finanziari ibridi, eccetera, richiedendo a questo fine che esse abbiano dato luogo “a flussi finanziari annotati nelle strutture contabili”. Cioè sempre. Si vanificano quindi gli effetti penali di molte operazioni poste in essere dalle banche negli anni passati.
3) Si alzano le soglie di non punibilità da 50 a150mila euro con finalità deflattive dei processi, ma depenalizzando di fatto evasioni fino a 3-400mila euro di base imponibile, il che sembra eccessivo.
4) Si stabilisce la non punibilità della dichiarazione di costi non inerenti alla attività dell’impresa, e cioè della pratica molto diffusa di imputare come costi consumi personali o familiari del contribuente.
5) Ci si dimentica di inserire tra i reati punibili l’ipotesi di omessa dichiarazione da parte dei sostituti di imposta.
6) Si introduce una franchigia del 3 per cento del reddito dichiarato (e analogo limite per l’Iva) per la punibilità di tutti i reati, vanificando l’intero sistema delle soglie di esclusione su cui è costruito il decreto che così diventano inutili e di fatto variabili in base al reddito dei contribuenti (maggior reddito, maggiore possibilità di evasione).
7) Si elimina la possibilità del raddoppio dei termini di accertamento per i casi di frode fiscale, con il rischio di una perdita di gettito immediata (e poi permanente) di molti miliardi in quanto verrebbero vanificati moltissimi accertamenti.
In sostanza, sembra che il decreto faccia proprio un sentimento fortemente radicato in alcuni strati (minoritari, ma influenti) della opinione pubblica in base al quale l’evasione fiscale può anche essere perseguita, ma comunque non può essere considerata un reato, e non può essere equiparata ai comportamenti lesivi della proprietà privata (furto, rapina, eccetera): la vittima è lo Stato, che diamine!
IL RIMPALLO DI RESPONSABILITÀ
Infine, è inquietante il fatto che la responsabilità delle modifiche al testo originario preparato da una Commissione presieduta da Franco Gallo, rimbalzi tra il Tesoro e Palazzo Chigi. Il ministero responsabile della formulazione del provvedimento e della sua presentazione al Consiglio dei ministri è infatti quello dell’Economia e delle finanze (di concerto con la Giustizia). Se il testo uscito dal Consiglio dei ministri è stato modificato, delle due l’una: o il ministro dell’Economia era d’accordo, o (ipotesi più grave) né lui né i suoi collaboratori si sono accorti che il testo era stato cambiato.
In conclusione, speriamo che superato lo sconcerto attuale si possa tornare a una soluzione equilibrata. Infatti non va dimenticato che la reputazione del nostro paese e del nostro sistema economico all’estero non dipende soltanto dalla maggiore o minore flessibilità del mercato del lavoro, ma anche, e soprattutto, dal grado di legalità (o illegalità) prevalente nel sistema: evasione fiscale, corruzione, bilanci falsi, malavita organizzata rappresentano handicap molto gravi per l’Italia. Dare l’impressione di allentare le misure di controllo anziché inasprirle è molto pericoloso.

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33 commenti

  1. Enrico

    Interessante, ancora una volta di dimostra la necessità di un’ informazione puntuale ed oggettiva quale LaVoce: nei media di maggior impatto (leggi tv) non si è sentito quasi nulla, se non un generico starnazzo a proposito di leggi ad-personam (quello che lei scrive qui invece dimostra la gravità del decreto che si voleva licenziare).

    • nicolas

      Il problema non si risolve nella identificazione della fattispecie e determinazione di soglie di non punibilità ( insensata la motivazione sulle soglie, o sei onesto o sei disonesto e il falso va sempre duramente censurato) ma con la penalizzazione dei comportamenti o intenzioni dell’.operatore che attua consapevolmente operazioni finalizzate alla frode ed inoltre con l’uso consapevole ( e non finalizzato a raggiungere budget d’ufficio) dello strumento accertativo. Penso poi che si debba provvedere, per i reati penali, nella distinzione tra le situazioni di dichiarato e non versato e le altre fattispecie o artifici.

  2. Giacomo

    E’ sconcertante che il governo anche soltanto pensi di depenalizzare qualsiasi reato contro lo stato, e’ un regalo x tutti i furbetti e un calcio a chi si è sempre comportato in modo onesto.
    Sono fortemente deluso, forse è ora di imparare dai furbetti anche per me.

    • Gallus

      Giacomo pensaci, è assurdo che si vada in prigione per un’evasione di 100 euro. Bastano e avanzano sanzioni pecuniarie.

      • Sergio Brenna

        E per 384 Milioni di Euro, cioè meno del 3% del fatturato? E per meno del 3% di Eni, ENEL & Co?

      • Diana

        ma non si può nemmeno mettere sullo stesso piano l’evasione di 100 Euro non voluta con la frode intenzionale.

  3. Piero

    Abuso del diritto, finalmente chiarezza, scelta azzeccata con l’inserimento nello statuto del contribuente, è una norma europea, giustamente i comportamenti elusivi non possono essere puniti con la sanzione penale, ricordo che l’elusione è cosa diversa dall’evasione, spesso vedo sentenze che danno confusione, oggi normativamente c’è chiarezza, mi auguro che i giudici non stravolgono tale norma.
    Raddoppio dei termini, così come fu prevista, era una norma priva di senso giuridico, se lo stato vuole portare i termini a 8 anni lo faccia, ma non può riaprire un termine già chiuso, oggi la norma è più equilibrata.

  4. Alf59

    Egregio Prof. Visco,
    Dopo aver letto i sette punti da lei enucleati, la domanda sorge spontanea: qual’e’ lo scopo di questa legge “contro” l’evasione fiscale???

  5. Giacomo

    Concordo pienamente con l’articolo.
    Aggiunferei anche che- essendo uno dei nostri maggiori problemi economici l’elevato debito pubblico- non ha davvero senso essere meno severi con gli evasori.

    • bob

      nostri maggiori problemi economici l’elevato debito pubblico” . Infatti il debito pubblico lo ha causato il disgraziato che tente una attività in proprio e non la pleteora di dipendenti sparsi per 7-8 livelli di potere dallo Stato all’ultima circoscrizione. La Corte dei Conti ha parlato do ” burocrazzia asfisssiante e tassazione elevata” . Veda lei?

  6. Gallus

    Egregio prof. Visco, il suo punto 1 mi sembra errato, le soglie per la punibilità penale della dicharazione fraudolenta tramite falsa fatturazione o alterazione delle scritture contabili (per i soggetti obbligati) sono già previste dalla normativa fin dal 2000 (governo D’Alema II). Infatti in caso di dichiarazione fraudolenta secondo il Dlgs 74 del 2000, modificato dal Dl 138 del 2011, il reato sussiste se:
    – l’imposta evasa è superiore a 30mila euro (secondo il Dlgs 74/2000 era 77.468,53), e
    – i redditi non dichiarati superano il 5% del totale o comunque 1 milione di euro.
    • Sanzione: reclusione da 1 anno e 6 mesi a 6 anni.
    Cordialità.

  7. Enrico

    Evidentemente si ignora, o si finge di ignorare, il problema dell’abuso di diritto: una operazione economica perfettamente lecita viene giudicata ex post come illegittima. Che un comportamento lecito possa portare alla galera è la fine dello stato di diritto. Invito a leggere la paradossale vicenda che riguarda Dolce & Gabbana al riguardo. Questa norma cerca di mettere una piccola pezza ad una falla enorme, ma ci vorrebbe più coraggio: l’abuso di diritto non può avere cittadinanza in un paese che voglia definirsi liberale.

  8. Gallus

    Egregio prof. Visco,
    Iil suo punto 1 mi sembra errato, le soglie per la punibilità penale della dicharazione fraudolenta tramite falsa fatturazione o alterazione delle scritture contabili (per i soggetti obbligati) sono già previste dalla normativa fin dal 2000 (governo D’Alema II). Infatti in caso di dichiarazione fraudolenta secondo il Dlgs 74 del 2000, modificato dal Dl 138 del 2011, il reato sussiste se:
    – l’imposta evasa è superiore a 30mila euro (secondo il Dlgs 74/2000 era 77.468,53), e
    – i redditi non dichiarati superano il 5% del totale o comunque 1 milione di euro.
    • Sanzione: reclusione da 1 anno e 6 mesi a 6 anni.

  9. In merito al limite di depenalizzazione fino ai 1000 euro credo sia ingiusto per un discorso di principio.
    È come se il legislatore (Governo) avesse voluto dire che se frodi poco all’interno di quanto previsto dall’art. 8 del delegato 74/00 non sei un falsificatore, mentre se vai oltre si.
    Il discorso è, di porre un deterrente anche per 1 centesimo , come il poveretto che ruba una mela per fame e viene denunciato per furto.
    Sono d’accordo con il prof. Visco su questo principio di contenuto.

    • IC

      Tutto il discorso reggerebbe se vi fossero solo certezze come false fatturazioni, compensi in nero, mancata emissione di scontrini fiscali, ecc. In realtà vi sono in questo campo incertezze derivanti da stime (nessuno ha la palla di vetro per prevedere il futuro:es. crollo dei prezzi del petrolio), da difficoltà di interpretazioni di norme mal scritte, da errori, ecc. Non dimentichiamo che spesso sbagliano anche i funzionari del Fisco e nessuno pensa di spedirli in carcere per il solo fatto di aver compiuto un errore senza che vi sia stata concussione o corruzione. Anche il Fisco compie prevaricazioni come quando chiede al proprietario di un alloggio di pagare l’imposta anche quando l’inquilino è moroso o impedisce alle imprese di compensare le imposte dovute con i crediti certificati verso la Pubblica Amministrazione causandone il fallimento.

  10. Michele

    E poi ci meravigliamo che la Germania non sia disponibile a politiche piu solidali con i paesi indebitati? Chi lo spiega ai contribuenti tedeschi, per i quali anche 1 solo euro evaso ha profili penali, che deveno essere solidali con gli evasori depenalizzati italiani e quindi pagare per loro?

    • Piero

      In Germania oltre 200 mld di euro evasi depositati in Svizzera, i tedeschi sono come gli Italiani, le tasse non le vuole pagare nessuno, il vero problema è l’opinione collettiva, in Italia chi evade e’ bravo, il commercialista che sa fare evadere il proprio cliente è bravo, in America chi evade viene anche escluso dai circoli, questa è la differenza, l’evasore deve essere considerato dalla società come un rapinatore di banche.
      Per fare ciò, l’esempio deve darlo lo stato, ossia i politici e gli impiegati pubblici, purtroppo in Italia danno un cattivo esempio, non si può chiedere quindi al cittadino di essere virtuoso.
      Per quanto riguardano le leggi, in nessuno stato evadere e’ legale, tutti hanno le sanzioni amministrative e sanzioni penali, anche per l’evasione di piccolo importo.
      La scelta di esentare penalmente la piccola evasioni, in diversi modi e’ presente anche in Germania, basta restituire l’imposta evasa; l’evasione fatta con mezzi fraudolenti e’ punita in tutto il mondo.
      Altro problema è la certezza della pena, in Italia manca questo principio, se uno commette un reato, anche il peggiore in vi è la certezza della pena, nelle carceri non vi è presente un’evasore.

      • Alberto

        Non sono un fine giurista e vorrei capire : nonostante le attività economiche tedesche siano soggette ad una pressione fiscale con aliquota media del 45,9% e quelle italiane del 67,7% (dati 2012 del Total Tax Rate), senza scomodare Adam Smith e le ragioni che inducono a “fare impresa”, quindi è abbastanza fisiologico che, con quasi 22 punti percentuale in più l’evasione, sia più alta; l’evasione fiscale tedesca era stimata di 17 mld di € in meno rispetto a quella italiana. Ricordo un articolo del “Sole 24 ore” in cui si evinceva che l’evasione stimata in Italia fosse di 316 mld di €, suddivisa in 200 mld dovuti al “lavoro in nero”, 100 mld alla criminalità organizzata, 10 mld a grandi aziende e 6 mld a medio-piccole attività (non compresi i 60-70 mld di concussione accertati dalla corte dei conti). Non potendo immaginare che la Germania possa acclamare 300 mld di evasione tra “lavoro in nero” e “criminalità organizzata”, il principale fattore dell’evasione in Germania deve concentrarsi nelle aziende. I reati fiscali in Italia vengono poi, ma potrei sbagliare, secondo il Dlgs 74 del 2000, modificato dal Dl 138 del 2011, ampiamenti puniti con la reclusione. Quanti soggetti impossibilitati dal versare l’IVA per importi superiori ai 30 mila €, perché emessa una fattura non vengono saldate da una P.A., dovrebbero finire a ragione in carcere ?

        • Piero

          Il decreto approvato dal governo serviva a rendere più equilibrato il decreto 74/2000, naturalmente ad eccezione dell’agevolazione del 3%, naturale che, chi nel 2011 aumento in modo generalistico le pene, chi nel 2006 inserì l’insensato reato del mancato versamento dell’Iva, oggi si oppongono e criticano la riforma, sostengono che l’evasione deve essere punita severamente; i critici non ricordano che le “manette degli evasori” non produssero nessun effetto, con la vecchia norma si puniva tutto, anche le mancate emissioni di fatture, le mancate registrazioni ecc; si deve colpire l’evasione fatta fraudolentemente e avere la certezza della pena.
          Per quanto riguarda il calcolo dell’evasione, tutti possiamo dire ciò che vogliamo, non vi è un calcolo corretto, l’unica cosa certa è che in Italia vi è una forte evasione dell’Iva dovuta al salto dell’imposta per le importazioni che principalmente derivano dalla Germania, qui si doveva intervenire con la tassazione dell’Iva nel paese di origine, invece la Germania ha voluto istituzionalizzare la tassazione nel paese di destinazione.
          Le aliquote riportate non sono vere, di è vero che in Italia paghiamo più imposte, le aliquote sono simili a quelle degli altri paesi.

          • Alberto

            Attualmente, ma cortesemente mi corregga se sbaglio, non vi è differenza tra il soggetto che evade con dolo (l’esempio citato si riferiva all’IVA) da quello che vorrebbe versarla ma, nonostante si autodenunci, ne è impossibilitato per mancanza di fondi (dall’esempio una fattura di ingente importo emessa ad una pubblica amministrazione, e quindi lo Stato, ma da questa non saldata nei tempi pattuiti) e dall’impossibilità di reperirli tramite un mutuo. Nonostante lo statuto del contribuente venga costantemente disatteso (e non è una Legge dello Stato anch’essa ?), il numero delle cause vinte in commissione tributaria dai contribuenti, ben oltre la metà, non sembra ritenere fondata la pretesa evasione di molti soggetti ; ricordo i casi della Loren, di Luca Laurenti, della Bosch o di Dolce&Gabbana per citare i più noti alla cronaca. Forse prima di invocare la certezza della pena si dovrebbe invocare la certezza del diritto. Non credo poi, che come lei ricorda “tutti possiamo dire ciò vogliamo” senza sconfinare, per qualcuno, nell’apologia; ma ritengo alquanto insolito non prodigarsi dall’evitare che soggetti dediti all’attività criminale vengano rimessi “a piede libero” dopo poche ore dalla consumazione dell’ennesimo reato ma indignarsi che nelle carceri non dimorino un maggior numero di persone forse meno violente e pericolose o meno dedite all’attività delittuosa ma che comunque vanno condannate e punite.
            Le aliquote riportate, che ritiene non veritiere, sono state tratte dal sito della banca mondiale http://data.worldbank.org/indicator/IC.TAX.TOTL.CP.ZS – cordialità.

  11. umberto petrucci

    possibile che questo paese per diventare “normale” debba morire Silvio Berlusconi? Augurandoci che poi non si cominci ad attaccare i figli, ed il gruppo che rappresentano. Ma andare in galera a cosa serve? Bisogna mandarli alla fame e sequestrare anche ai discendenti se non sono in grado di dimostrare la provenienza dei soldi. la galera non serve. Tanto il malloppo se lo tengono.

  12. EzioP1

    La differenza nel tipo di reato, quello della evasione ed elusione fiscale, è identificabile nella colpevolezza conscia, voluta e contro la legge (evasione), in quella che la legge impropriamente consente, conscia, voluta ma consentita (elusione) e infine dall’ammontare del reato. In rapporto al tipo e dimensione dell’evasione si dovrebbe distinguere fino a dove il reato è punibile solo amministrativamente e quindi da dove scatta la punibilità penale per l’evasione. Pare inconcepibile che le o la commissioni/e coinvolte/a nella stesura del decreto legislativo in discussione non abbiano fatto queste distinzioni. E’ poi altrettanto grave e inconcepibile che non ci sia chiarezza di responsabilità tra il Tesoro e Palazzo Chigi per avere presentato CdM un testo “drogato”.

  13. Franco

    Non ne ha bisogno ma devo fare i complimenti al Prof. Visco per la chiarezza e l’ironia; è uno dei tanti (sempre troppo pochi) stranieri in patria
    che combattono come possono. Grazie.

  14. Antonio

    Vincenzo VIsco… uno dei pochi politici che invece di perdere tempo in chiacchiere, interviste in trasmissioni contenitori e partecipazioni a convegni con veline e pregiudicati, inrispetto al suo ruolo, ha preferito lavorare in silenzio nell’interesse dell’Italia e degli italiani. Basta vedere chi erano i presidenti del consigli di quei tempi…persone serie e politici attenti al fare più che al dire.
    Magari ci fossero oggi … grazie Visco

  15. marziano

    Chiunque mastichi di diritto o almeno di logica giurdica dovrebbe tremare al solo concetto – non a caso inventato dalla giurisprudenza – dell’abuso del diritto.
    Se è esercizio di un diritto non è mai violazione cioè abuso. Lo scopo di qualunque riforma deve essere quello di stabilire con chiarezza l’ambito del lecito e dell’illecito. Le figure retoriche quali l’abuso di diritto non dovrebbero trovare alcun albergo perché sono solo il grimaldello della incertezza giuridica dato in mano ai pubblici poteri che ne usano indiscriminatamente. Al contrario ciò che si deve raggiungere è proprio la eliminazione delle discrezionalità e la certezza e conoscibilità del diritto.
    La prima cosa al di là del penale, che è e dovrebbe essere solo una extrema ratio. ed anzi prima di esso è la parità delle armi tra cittadino e agenzia dell’entrate sia prima del sia nel processo tributario.
    Prima cosa eliminazione degli “accertamenti” induttivi e dei redditometri.
    Tutto il resto viene dopo.

    • IC

      Condivido al !00% il commednto di marziano

    • Stefano

      Nei Paesi in cui vige la pena di morte come deterrente al crimine, i reati sono addirittura superiori alla media di quelli in cui non è contemplata. Che lo Stato sia più dedito a investire con cura e parsimonia quanto esige dal contribuente e abbassi la pressione fiscale. Non è tollerabile quello che Stella e Rizzo riportano nei loro numerosi articoli, leggere che il Parlamento ha speso 45 milioni di carta igienica (?!) e abbiano speso ben oltre 50 milioni per la realizzazione di un sito web che doveva rappresentare l’Italia nel mondo.

  16. dvd

    Sempre interessante seguire gli interventi dell’ex Ministro Visco. In questo intervento però a me pare che Visco più che “aiutare” il comune cittadino a capire l’anomalia tutta Italiana si limita a dire nella sostanza: “senza penale chi può è legittimato a evadere” senza entrare nel merito di che cosa sia l’elusione rispetto all’evasione, senza dire su quali basi concrete si poggiano parecchi accertamenti presuntivi, senza considerare che spesso l’Agenzia interpreta con Circolari interne (che cosa sono non l’ho mai capito) norme che la Giurisprudenza di merito interpreta in modo completamente diverso e potremmo andare avanti per ore e ore …… per finire poi con la notizia recente circa la “nomina” a Funzionari (quelli che hanno potere di firmare atti impositivi) considerati “illegittimi”. Ora se in uno stato di diritto ci sono due o tre poteri in contrapposizone spesse volte tra di loro mi domando come possa agire in totale serenità chiunque lo volesse fare. Caro ex Ministro Visco io da cittadino sono convinto che prima di chedere imporre e sopratutto PUNIRE e nel modo più severo con la privazione della libertà personale bisognrebbe che preposti a farlo fossero delle persone al di sopra di ogni sospetto e con le carte in regola sotto tutti i punti di vista e oltre a ciò con leggi chiare, precise e poco flessibili a seconda della preparazione e dell’umore del soggetto di turno.
    Stante questo stato delle cose si può solo mettere “toppe” . Saluto

    • cfc

      LEI HA COLTO NEL SEGNO:
      dal terremoto istituzionale che molti tacciono risulterebbero circa 1.200 incarichi dirigenziali fasulli tra Entrate e Dogane, contro meno di 400 dirigenti di ruolo per giunta vicini alla pensione. Pertanto i numeri risultano avere un certo peso e il prof. Visco lo sa bene considerato che per anni ha avuto la delega alle Entrate. Qui parliamo di un incalcolabile numero di atti e circolari che rischiano di essere nulli. Oramai i salvacondotti come reggenze o altri istituti giuridici sono stati definitivamente banditi dalla Consulta.
      Il pasticcio della delega fiscale va a sommarsi al generale presappochismo di taluni, bisogna ritornare ad una sobria, serie e competente azione che ripristini legalità, uguaglianza e giustizia.

  17. Michele Rago

    Il Sig. Visco, è uno dei fautori che ha spaventosamente aumentato la pressione fiscale nelle sue gestioni ministeriali, considerata la più alta al mondo. Da imprenditore di questo Stato, mi sento offeso da cotanta arroganza e disprezzo nei confronti di chi oggi per colpa di una crisi creata e perdurante per colpa della pressione fiscale, si considera chi non ce la fa a pagare le tasse un evasore e messo alla berlina da personaggi che non hanno mai fatto impresa in vita loro. E’ bello fare il moralista dagli uffici ovattati del potere

  18. Elvis

    Totalmente in accordo con lei. Peraltro il tema del raddoppio termini va ad incidere anche sui risultati della volontari disclosure.Qui mi permetto di fare una riflessione . L accordo con la Svizzera e’ cosa fatta, chi ha i soldi alo estero e’ con le spalle al muro ed il governo PD cosa fa ? Quello che neanche Berlusconi sarebbe riuscito a fare….innanzitutto si premi chi ha i capitali in Svizzera da prima del 2005 i quali pagheranno il 4% per regolarizzare il tutto …praticamente niente.. poi, come se non bastasse si vuole premiare a tutti i costi anche chi ha i soldi da prima del 2009 togliendo il raddoppio termini in presenza di reato penalmente rilevante……masochismo ? No, qui si tratta di fare regali ad amici ed amici degli amici…ripeto, parliamo di correntisti che non hanno alternative e regolarizzerebbero anche con aliquota del 40 % ..spero che lei possa fare sentire nelle sedi opportune la voce di chi, come me, è schifato dalla delega fiscale di questo pseudo governo di centrosinistra…grazie buon lavoro.

  19. Elvis

    Sono assolutamente d’accordo con lei dott Visco, anzi, ritengo che la sua disamina sia fin troppo benevola nei confronti di un governo che sta agendo in maniera non comprensibile per quella parte di elettorato convinto che la giustizia sociale sia al centro delle tematiche di un gov. di centro sinistra. Il tema del raddoppio termini, peraltro, ha implicazioni anche sul gettito della Voluntary disclosure; qui va rilevato che il governo ha gia fatto un enorme regalo ai correntisti “elvetici” di vecchia data consentendo loro di sanare la posizione con un misero 4% (e poi si ha il coraggio di dire che no è uno scudo); ma adesso siamo di fronte al surreale (o alla macchietta, a seconda di come la si voglia vedere): gli accordi con gli ex paradisi sono firmati, i correntisti sono con le spalle al muro, sanerebbero anche se si chiedesse loro il 40 % di aliquota sul cpaitale in giacenza e invece….si va nella direzione opposta cercando di eliminare il raddoppio termini sui profili con risvolti penali per salvare i capitali 2055-2009 …..qui la malafede è evidente: con che coraggio si va poi a pretendere che il piccolo esercente batta tutti gli scontrini ficali: due pesi e due misure a seconda del potere contrattuale dell’evasore di turno: le grandi famiglie ed i potenti finanzieri salvi, le piccole partite iva colpite: io auspico che lei possa nelle sedi opportune battersi perchè il raddoppio termini, almeno quello, non muti nella sostanza. Cordiali saluti.

  20. Pietro Biancato

    La realtà è che questa sempre più stringente penalizzazione ha solo due scopi. Il primo, inconfessabile, accerchiare il contribuente con tal apparato minatorio e confiscatorio da rendergli impossibile difendersi ( “così ci dovrà dare comunque dei soldi” ) contando poi sulla partecipazione attiva e spesso non inconsapevole dei giudici tributari e penali al presunto bene pubblico, così da incassare anche ciò che non spetterebbe. Il secondo, più logico e condivisibile, di sanzionare in qualche modo anche i nullatenenti. La realtà e che i dati del Ministero dell’economia ( il famoso numero 91 ) mostrano che la percentuale dell’evasione in Italia non si discosta sostanzialmente da quella dei principali paesi europei: ma anche questo non si può ovviamente dire perchè politicamente scorretto e perchè distrarrebbe dal problema vero, ossia come si spendono i soldi delle imposte. Da ultimo: giubilo generale per la riforma del reato di false comunicazioni sociali. Ma come si fà a individuare un reato se i bilanci più importanti sono solo previsionali e se non si è definito cosa sono i fatti materiali ? Ma di cosa stiamo parlando ?
    Certo si favorirà la presenza di investitori stranieri sventolando pene sino a 8 anni quando nostri concorrenti come Germania e Spagna hanno massimi sino a 3 anni e la Francia sino a 5. Certe cose ( come ad esempio l’autoriciclaggio ) le abbiamo solo noi è si è fatto credere che le avessero tutti i paesi civili ! Meno ideologia e più rispetto per la logica.

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