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  1. Maurizio Cocucci Rispondi
    La situazione greca, anche se comprensibile politicamente, mi ricorda una vecchia barzelletta in cui due detenuti evadono da una prigione circondata da 100 mura e quando superano il penultimo uno chiede all'altro se si sente stanco, alla risposta affermativa il primo replica: "Beh, allora torniamo indietro!". La Grecia sta attraversando un periodo non facile ma è in una fase iniziale di uscita e con queste prese di posizione, che hanno una valenza del tutto politica, non fanno altro che tornare indietro tant'è che oggi il rendimento del titolo decennale ha superato il 10%. Grazie ai prestiti pervenuti, che sono menzionati nell'articolo, la Grecia paga un tasso di interesse medio inferiore a quello che paga la Germania (2,4 contro il 2,7%) che pesa, come scritto nell'articolo, per circa il 5% del PIL in quanto il debito è attestato al 174% del PIL. Sta a loro scegliere se andare avanti o vanificare gli enormi sacrifici fatti sinora.
  2. marcello Rispondi
    Se raccontassimo la storia del debito greco diversamente? Si potrebbe raccontare che due paesi importanti (per esempio Francia e Germania), o meglio le banche di due paesi importanti, risultavano creditori di circa 200 miliardi di titoli di debito di un paese debole per esempio la Grecia. Queste banche avevano una leva inpsostenibile (40 o persino 50). La ristrutturazione del debito greco era la soluzione cooperativa che avrebbe garantito un rientro mobido dall'esposizione e invece, poichè il sistema finanziario di questi due paesi (la strana coppia Merkel Sarkosy, chi non ricorda i loro sorrisetti?) non sarebbe stato in grado di superare indenne la crisi, si pensò bene di imporre alla Grecia prestiti e condizioni impossibili. Dopo la prima trance di prestito le banche tedesche erano rientrate del 90%, quelle frencesi del 40%, dopo la seconda trance a cui si opposero in sede FMI Cina, Brasile, India, Canada ecc., ma il loro peso è ridicolo, tutte e due i sistemi erano al sicuro e il costo di un eventuale default spalmato sugli organismi internazionali e sui paesi UE. Ora l'insostenibilità e irrazionalità di quel piano, a proposito lo afferma anche la prof. Ardagna!, si parla di ristrutturare il debito greco. Quale che sia la soluzione per la Grecia saranno tempi durissimi: la ristrutturazione del debito o l'uscita dall'euro la espongonoe a ricorsi ai tribunali, che potrebbero rivelarsi un disastro si veda il caso Argentina. Non c'è che dire proprio un bel risultato!
  3. Amegighi Rispondi
    Ci sono molti fatti e dati che possono essere considerati dalla parte tedesca. Molti scordano che la Germania, a cavallo del millennio, ha completamente ricostruito una nazione (ex DDR) dalle fondamenta. Chi è stato nella ex DDR, sa benissimo di cosa parlo. Ciò non ha inciso, o solo minimamente, sul suo rapporto deficit/PIL. Nello stesso periodo ha ristrutturato le proprie infrastrutture interne. Non è un caso che il movimento verde sia nato là, e che abbia determinato una serie di politiche per l'ambiente ("rottamazione" delle case, energia solare, sistemi di trasporto pubblico, piste ciclabili, sistemi ferroviari, ristrutturazione aeroporti, eccetera). Ancora, sono da ricordare, sempre a cavallo del millennio e nel momento in cui si apriva la competizione globale: la ristruttura delle Università e della ricerca (Max Plank Institutes) con la creazione di centri spinoff tra ricerca e industria (di nuovo i Max Plank), e l'aumento dei fondi per la ricerca (3% del PIL; in Italia 1% a malapena). Infine il mercato del lavoro, sempre molto più avanti rispetto alle idee dei nostri Sindacati e della nostra Confindustria. Francamente, pur non apprezzando un certo grado di spocchiosa superiorità, devo dire che non ci rimane che ammirare e cercare di copiare. Siamo stati a guardare, incrociandoci le dita e pensando che l'immenso vantaggio dell'euro dai tassi bassissimi fosse sufficiente per tenerci in buonissimo stato. E abbiamo sbagliato, peccando di supponenza.
    • bob Rispondi
      Amegighi negli stessi anni da lei citati riguardo la germania, in Italia si proponeva il dialetto nelle scuole, si aprivano 3 aereoporti per 21 Regioni, il sindacato andava a braccetto con la FIAT e ricattava la media e piccola azienda. Io ho l'impressione che i tedeschi hanno memoria storica e gli errori , duramente pagati del passato fanno loro terrore. L' Italia è e rimane il Paese del " Franza o Spagna purchè se magna"
  4. Giuseppe Sansonna Rispondi
    La Germania dovrebbe ricordarsi gli aiuti che ha avuto alla conferenza di Londra del !953, quando i paesi vincitori della seconda guerra mondiale, preso atto dell'impossibilità pratica di restrituire l'ingento debito della prima e della seconda guerra mondiale, accettarono e primo fra questi gli Stati Uniti una drastica riduzione del suo debito. La vicenda della Grecia offre anche un altro spunto di riflessione. Non si può avere una moneta stabile europea se da un lato i Paesi membri non procedono alla cessione di importanti sfere, sia in economia che in politica, della loro sovranità nazionale; dall'altro la moneta europea sarà sempre soggetta a forti oscillazioni se non si procede all'unificazione delle legislazione tra i vari paesi. Giuseppe Sansonna
    • Piero Rispondi
      Alla fine il debito della Germania nel 1990 fu cancellato. Poi la Germania e' un'altro paese che non ha rispettato il trattato, non rispetto la regola del 3% e continuamente non ha rispettato la regola del 6% sul surplus. Nessun paese ha il coraggio di attaccare la Germania, ha paura di ritorsioni finanziarie. Questa non è l'Europa, e' l'impero tedesco (comanda il paese più forte).
      • Maurizio Cocucci Rispondi
        Per chiarezza va ricordato che quando la Germania sforò il limite del 3% nel 2002 la Commissione Europea attivò la procedura di infrazione che fu poi sospesa in quanto il governo tedesco presentò un programma di rientro attraverso riforme strutturali. Presidente della Commissione all'epoca era Romano Prodi! Nel 2003 i dati mostravano come questo rientro non ebbe luogo e si aprì una seconda procedura che però venne fermata dai ministri finanziari UE con voto unanime, quindi anche da parte del nostro rappresentante. La Commissione Europea presentò quindi ricorso, in opposizione a tale decisione, presso la Corte di Giustizia Europea la quale sentenziò che non poteva accogliere il ricorso perché la decisione del Consiglio dell'unione Europea era legittimo. In quel periodo quasi tutti gli Stati, Italia inclusa, finirono per disattendere il limite del deficit imposto dal trattato di Maastricht. Per quanto riguarda il limite del 6% del surplus commerciale non è una regola, e difatti non lo troverà in alcun trattato, ma un parametro che la Commissione Europea ha previsto insieme ad altri per favorire uno sviluppo omogeneo delle economie dell'Eurozona. Anche qui in ogni modo è prevista una procedura di infrazione (diversa però da quelle che si assumono in violazione di norme contenute nei trattati) e il governo tedesco ha provveduto a prendere misure che però richiedono tempo e comunque anche una risposta da parte delle altre nazioni. Non si possono bloccare le esportazioni.
        • Piero Rispondi
          La solidarietà che ieri i paesi meridionali hanno mostrato nei confronti della Germania e' la stessa che oggi la Germania sta mostrando nei nostri confronti! La Germania sa solo prendere e non sa dare, vuole creare non l'Europa ma l'impero tedesco.
  5. Piero Rispondi
    “tenere i paesi continuamente sull’orlo del baratro o non fanno le riforme” teorizzata dai tedeschi per sfuggire ai rischi dell’azzardo morale. Finalmente si prende coscienza di ciò, aggiungo che tutto è stato pissibile con la collaborazione della Bce. Non vorrei che i "finti litigi" tra la Bce è la Bundesbank servano ad effettuare un QE inutile.
  6. Massimo Matteoli Rispondi
    Secondo l'autore dell'articolo, e non si può che concordare, l'unica soluzione razionale sarebbe discutere in Europa del debito (non solo di quello greco) e pensare ad una politica di sviluppo vera, ben più seria di quella promessa da Juncker. Come è purtroppo prevedibile la soluzione più razionale è quella che ha meno probabilità di essere scelta. Quello che mi impressiona maggiormente è la cecità delle classi dirigenti tedesche che per la terza volta in un secolo rischiano di far deflagare gli equilibri dell'Europa. I costi saranno enormi per tutti e l'esperienza storica ci ricorda che Berlino non ne pagherà meno degli altri, anzi, anche se mal comune in questo caso non è mezzo gaudio.