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  1. Leon Rispondi
    Dice bene l'autrice bocconiana dell'articolo, è un problema la disoccupazione , e direi non solo giovanile. Però, da buona bocconiana liberista, non dice alcune soluzioni , oppure dice che "ormai è tardi", perché un intervento dello Stato cozzerebbe col suo dogma liberista. Allora, tanto per ribadirlo : in Italia soprattutto , si soffre letteralmente di più per la mancanza di welfare ( vedi reddito minimo garantito). Dice bene, "i datori di lavoro" tendono a non assumere nessuno, tantomeno i disoccupati di lungo periodo. Il che sarebbe comprensibile ( ma non giustificabile) in un periodo di quasi piena occupazione. Figuriamoci ora : un disoccupato che non trova lavoro da anni è pure discriminato perché l'azienda "non vuole rischiare", deve essere il mercato che deve decidere, e si suppone che se uno/a non ha trovato per anni vuol dire che è "colpa sua". Guardate che tutto questo è pazzesco...cara autrice ( e altri della stessa idea) chiediti perché negli altri paesi la % di disoccupazione, giovanile e non, è minore. Te la dico io : la presenza, forte, dello STATO e del welfare ( anche nel Regno Unito la Thatcher non si sognò di abolire il reddito minimo garantito a TUTTI i disoccupati) . Ancora , dopo anni di crisi dovuta alle scempiaggini del mercato, ancora si tende a parlare sempre con certi ragionamenti. Va bene che gli italiani non sanno cosa sia il welfare ( le raccomandazioni non sono welfare) , ma forse non è il caso di cercare di turlupinarli, ancora.Non ho parole
    • Maurizio Cocucci Rispondi
      Guardi che il liberismo economico non è in antitesi con il welfare. Semplicemente il liberismo non prevede la presenza dello Stato nell'economia, ergo lo Stato non deve fare l'imprenditore ma dettare le regole che gli operatori economici devono rispettare, regole che tendenzialmente devono evitare posizioni predominanti (monopoli), ma per quanto riguarda un sostentamento a chi perde il lavoro o verso chi è in condizioni di povertà questo è tranquillamente coerente con tale dottrina. Le leggi non le fanno gli economisti ma i politici, politici che vengono eletti più o meno direttamente dai cittadini. Purtroppo, ed in particolare qui da noi, gli elettori non prestano molta attenzione all'attuazione del programma promesso in campagna elettorale e solitamente danno più importanza ai favori che possono ricevere in cambio del voto dai politici una volta eletti, che ad esempio alla richiesta di uno Stato sociale che li assista in caso di necessità. Provi a mettere in discussione il welfare in Francia e vedrà se il partito al governo riuscirà a vincere le elezioni. Insomma per essere più chiaro se qui manca un welfare degno di questo nome è anche responsabilità del corpo elettorale. Per quanto riguarda l'Università Bocconi, guardi che non è una setta che ammette solo adepti di un'unica dottrina, ma un ateneo che insegna le stesse materie di qualsiasi altro. Glielo dice uno che non ha studiato alla Bocconi.
      • Leon Rispondi
        Rispetto quello che dice , ovviamente, ma non è come dice. Il liberismo ( e la mentalità liberista) è uguale praticamente alla legge della giungla. Mi scusi ma alcuni tratti del suo intervento mi sembrano quasi una supercazzola eh, senza offesa..I liberisti sono contro il welfare perché per mantenere un welfare degno( cosa che cmq in Italia non c'è ) di questo nome, si devono colpire i più ricchi, e alzare le tasse, e questo fa impazzire i liberisti, che "devono mantenere i non degni ". Poi 1 che la colpa sia anche degli elettori, su questo non ci piove, ma anche perché gli italiani non sanno cosa sia il welfare ( negli altri paesi ci sono supermercati sociali, anche officine sociali dove si può aggiustare l'auto con pochi soldi , ecc) e per anni li hanno turlupinati , dando a pochi un "reddito massimo garantito" per sempre ( vedi lavori inutili nella PA, come i contatombini) 2 Non so se i bocconiani siano tutti con lo stesso dogma in testa, è ovvio che ci siano le eccezioni, ma è ovvio che il pensiero imperante in una università ( diciamolo) di elite e soprattutto per ricchi, è quello...
  2. Maria Rita Ebano Rispondi
    Lettura molto interessante soprattutto perchè ancora una volta si conferma come la Spagna sia un paese con molti squilibri macroeconomici (malgrado l'analisi ottimista della Commissione). Consiglio di leggerlo insieme ad una Nota simile della DG Ecfin sulla allocazione delle risorse (in particolare lavoro) nei paesi vulnerabili, dove si vede bene l'impatto della forte concentrazione di risorse nel settore delle costruzioni in Spagna, incluse le prospettive future.
  3. Roberto Rispondi
    Articolo molto interessante nel rappresentare i vari livelli di disoccupazione in Europa. Peccato però che in questa analisi non vengano presi in considerazione i disoccupati della fascia d'età 26-35 anni. Io purtroppo, pur essendo un laureato specialistico in economia, rientro in questa categoria e raramente trovo analisi sulla disoccupazione giovanile superiore a 25 anni. Credo sia un errore non considerare questa categoria, perché comprende molti laureati in cerca di occupazione.