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  1. Ivan Rispondi
    Come al solito in Italia devono sempre rubare soldi ai poveri. 3 affitti anticipati sono troppi !!! Come mai in altri paesi all' estero chiedono 1 mese e sono onesti, invece in Italia sono sempre approfittatori e ladri, a titolo gratuito. Bisogna che la gente non prendesse in affitto più le case. 450 euro medi per un affitto di un orrendo monolocale + 3 mesi anticipati sono la bellezza di 1850 Euro !!! Ma stiamo scherzando??? La gente mica fa rapine per campare. Sarebbe ora di impedire con la legge l'abuso delle richieste economiche. 1 mese di anticipo come deposito è più che sufficiente, se non si fidano che chiedessero un certificato di impegno al pagamento che già è insito nel contratto comunque. Tutto perchè vogliono spennarti fino alle ossa. L'italia cambi o la gente presto si ribellerà. Se l'italia vuole davvero competere con il resto dell'Europa, è meglio che si diano na svegliata ! Milano non è paragonabile ne a Parigi ne tantomeno a città come Londra, Edimburgo,Monaco di baviera, Vienna,Praga,Dublino,Berlino ecc. Una persona che prende 1000 euro al mese ( una miseria) come caspita fa a prendere casa ? Deve per forza rovinarsi e fare prestiti disperati...... ma basta ! Questo è un vero e proprio sfruttamento.
  2. IC Rispondi
    I prezzi dell'usato sono calati in misura maggiore anche per il fatto che la stragrande maggioranza delle case usate offerte ha degli indici energetici di classe G, la peggiore. Per quanto riguarda il nuovo si deve sottolineare che in Italia i costi sostenuti dai costruttori sono più alti rispetto ad altri paesi anche a causa delle incertezze e dei tempi lunghissimi nelle procerdure per ottenere i permessi di costruzione. Amcici tedeschi mi hanno riferito che a Monaco si ottiene il permesso di costruire dopo circa 1 mese dalla presentazione del progetto. Se il progetto non è accettato si indicano le modifiche necessarie e quindi nel giro di 2 o 3 mesi arriva l'autorizzazione. In Italia invece, se il costruttore rifiuta di pagare tangenti a politici e uffici tecnici inizia un tira e molla che può durare oltre 5 anni (ma anche 10) con costose parcelle pagate a avvocati, urbanisti e geometri/ingegneri. Vi sono poi gli interessi pagati alle banche per i finanziamenti ottenuti. Si comprende quindi la lievitazione dei costi e, di conseguenza, dei prezzi di vendita
  3. giulio fedele Rispondi
    D'accordo sul ruolo di banche e assicurazioni, ma di quello degli agenti immobiliari nessuno se ne è accorto? Si può ignorare che, passando oggi buona parte delle compravendite degli immobili dalle mani di agenti, il prezzo lo fanno spesso loro? Provate a chiedere loro una valutazione del vostro immobile: altro che svalutazione del 15%, se è del 40% vi è andata anche bene! Motivo? Mentre negli anni scorsi, quando il mercato tirava e si vendeva di tutto e di più, gli agenti immobiliari avevano tutto l'interesse a tenere i prezzi alti (=maggiori provvigioni) e perciò favorito la corsa al rialzo, ora che il periodo di vacche grasse è finito, per poter vendere (e, dato che questo è il loro mestiere, sopravvivere) e spartirsi la torta (di acquirenti) sempre più piccola, la corsa è al ribasso: potenza della concorrenza!
  4. bob Rispondi
    ...se si "sgonfiasse" come presuppone lei la bolla immobiliare, salta il sistema economico di questo Paese. Le nozze con i fichi secchi non si fanno....si fanno con progetti politici e strutturali che in questo Paese mancano da 40 anni
    • Massimo Gandini Rispondi
      Allora teniamo i prezzi degli immobili altissimi come avviene attualmente, rendondoli di fatto inaccessibili alla stragrande maggioranza della popolazione , per le abitazioni di pregio invece non c'è mai stata nessuna crisi. Continuamo a illuderci di essere un paese ricco , continuamo pure a vivere nel mondo delle favole. Prima o poi le illusioni devono lasciare spazio alla realtà
      • bob Rispondi
        ..il mercato immobiliare non è a comparti stagni ha una sua articolazione e qualcuno " stabilisce prezzi e mercato" . Se l'immobile di pregio al centro di Roma ha un prezzo di conseguenza determina in qualche maniera anche l'immobile di periferia. Ma essendo il mercato immobiliare di pregio e non per l' 80% in mano a banche e assicurazioni o gruppi finanziari/immobiliari se dovessimo stabilire prezzi reali ( senza illuderci di essere ricchi- giustamente) saltano i bilanci di tre quarti di economia. La Germania ha economia reale perchè ha meno economia da " bolla immobiliare speculativa" e più economia reale di prodotto, altro che barzellette
  5. Massimo Gandini Rispondi
    Purtroppo lo sfasamento tra i prezzi degli immobili e i redditi delle famiglie non permetterà di uscire dallo stallo in cui si è venuto a trovare il mercato immobiliare. Se non si sgonfia (ma di tanto...) la bolla il mercato non riparte
  6. MS Rispondi
    Ovviamente non esiste un prezzo 'vero', ma i dati delle vendite delle abitazioni usate sono più sensibili alla realtà del mercato. Quando c'è una bolla speculativa (come quella negata in Italia per ragioni forse legate agli interessi che lei cita, ma nota in tutto l'occidente, con differenze tra paesi) le case usate talvolta aumentano di valore come o più delle nuove costruzioni. Lo si coglieva dai dati sulla bolla immobiliare irlandese, poi sgonfiatasi ad oggi dl tutto o in gran parte. Viceversa mi sembra che i meccanismi che lei individua siano sufficienti a spiegare perché le case nuove mantengano prezzi più stabili. Si tratta, in quel caso, di decisioni di investimento, guidate dal saggio del profitto atteso. Si può anche far notare che mantenendo prezzi "alti" (rispetto ai costi di costruzione), il margine di profitto atteso per abitazione può mantenersi elevato, cosicché il costruttore può coprire i costi solo quota parte delle unità immobiliari che cotruisce. Per l'impresa non è infatti necessario coprire tutti i costi, ma solo una parte. Per approfondire quindi non serve la teoria della domanda e dell'offerta studiata in modo mnemonico, ma una comprensione di come funzionano realmente i mercati e le decisioni di chi possiede il capitale. Quella teoria supersemplificata, tristemente, vale per il singolo solitario acquirente (o venditore) che compra (o vende) sotto l'egida della necessità o di un calcolo economico rudimentale.
    • renato Rispondi
      giuste osservazioni.... dicesi monopolio....
  7. Carlo Garbuio Rispondi
    "A giudicare dall’andamento dell’indice Istat," ma avete approfondito come viene elaborato questo indice Istat?
  8. Stefano Rispondi
    Una spiegazione più semplice potrebbe essere che chi vende abitazioni nuove è un imprenditore che rischia investendo del denaro proprio o altrui, acquista il terreno, progetta e costruisce l’immobile e tenta di venderlo con un utile sui costi di cui conosce l’entità. Chi vende abitazioni usate è generalmente il privato che potrebbe possedere l’immobile da lungo tempo, ha già avuto il suo tornaconto vivendoci personalmente o locandolo e/o spesso essendosi rivalutato l’immobile del corso degli anni più incline ad una trattativa di minor prezzo. Comunque il problema del prezzo delle abitazioni non è in prevalenza il costo di costruzione che varia, a seconda della classe energetica, finiture, dimensioni ecc… dai 1.000 ai 1.800 €/mq; l’onere che incide è il costo del terreno edificabile. Una politica urbanistica protesa ad evitare speculazioni di terreno agricolo reso edificabile, come è avvenuto in passato, potrebbe essere un buon proposito per rilanciare l’edilizia delle nuove costruzioni a prezzi più realistici di quelli attuali.
  9. bob Rispondi
    ..i prezzi delle case e gli immobili in genere sono tenute "alti" artificiosamente da banche e assicurazioni se ci fosse un diminuzione di prezzi generalizzata del 20-30 % salterebbero i bilanci della gran parte di questi soggetti. Un altra cosa è del " disgraziato" muratore e non solo che prendeva un pezzo di terra e costruiva e ora si trova nudo perchè muratore è rimasto cosa un pò diversa dal fare impresa
  10. Mauro Rispondi
    Due commenti: non si parla del ruolo delle banche a supporto della domanda. Ci sono osservazioni che dicano quali garanzie erano richieste pre crisi e quali sono richieste ora? L'incertezza del mercato è anche dovuta alla scarsa trasparenza dei prezzi delle transazioni. Esistono banche dati con transazioni puntuali storiche come utile riferimento per un potenziale compratore? I notai potrebbero giocare un ruolo? Grazie e saluti Mauro
  11. adriano francescon Rispondi
    per le case nuove credo che la difficoltà di diminuzione del prezzo sia da individuare anche nel prezzo delle aree in quanto come sappiamo i tempi di progettazione ,costruzione e vendita di un immobile sono in media cinque anni e la differenza del prezzo di un immobile nuovo è dato quindi dal valore originario dell'area sotto del quale l'impresa ben difficilmente riesce a stare , anche fermo restando il costo di costruzione
  12. nicola adavastro Rispondi
    Perché le valutazioni proposte abbaiano un minimo di sensatezza si dovrebbe disporre (ma non se ne fa cenno nel pezzo) anche di qualche ulteriore informazione sulla territorializzazione delle offerte sul costruito nuovo. In particolare è noto che l'offerta residenziale di media e alta qualità nei grandi centri (Milano per tutti), come pure nei centri storici delle città capoluogo, offerta rivolta a target sociali medio alti è rimasta sostanzialmente inalterata rispetto alla fase di pre-cresi.Il fatto vero è che nei comuni medio piccoli (di cintura) non si costruisce più (qui c'è prevalentemente l'invenduto), e che i muratorini che si erano scoperti con talento immobiliarista - anni 90 fino al 2006 - hanno tutti cambiato mestiere.Persino l'Istat se ne è accorta.