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Democrazia è partecipazione

Nelle due regioni dove si è votato domenica, l’affluenza alle urne è stata molto bassa, in particolare in Emilia Romagna. Certo, chi ha vinto è legittimato a governare. Ma l’astensionismo deve preoccupare. Anche perché esiste una correlazione fra partecipazione elettorale e spesa sociale.
IL CALO DEI VOTANTI IN EMILIA ROMAGNA…
Il calo della partecipazione al voto alle elezioni regionali del 23 novembre ha proporzioni drammatiche.
Le regioni hanno responsabilità importanti con profonde ricadute sulla vita dei cittadini, particolarmente nella sfera della sanità. Non si tratta dunque di entità irrilevanti o troppo distanti dai cittadini (argomento che viene spesso usato per spiegare la bassa affluenza alle Europee). Ciononostante l’affluenza alle urne nelle elezioni regionali in Emilia Romagna e Calabria è scesa ben al di sotto del 50 per cento ed è in netto calo rispetto alle elezioni precedenti, che pure avevano fatto registrare un record negativo. Schermata 2014-11-24 alle 19.04.57
In Emilia Romagna, su quasi tre milioni e mezzo di aventi diritto, hanno votato poco più di un milione e trecentomila, il 37,7 per cento. Alle prime elezioni regionali del 1970 votò il 96,6 per cento. Da allora il calo è stato costante, né ci si poteva aspettare altrimenti visto il punto di partenza molto elevato. Si era tuttavia ancora ben al disopra del 90 per cento nel 1990 e quasi all’80 per cento nel 2000. Nel 2010 si arrivò fino al 68 per cento, ma è evidente che le elezioni del 2014 segnano una netta discontinuità in negativo, con i votanti quasi dimezzati rispetto a quattro anni fa. Il partito che ha vinto le elezioni, il Partito democratico, ha ottenuto 535mila voti, oltre 320mila voti in meno rispetto al 2010.
…E IN CALABRIA
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In Calabria hanno votato in circa 800mila, su quasi un milione e 900mila aventi diritto, ossia il 42 per cento. Il calo rispetto all’Emilia Romagna è meno drammatico (nel 2010 la partecipazione fu di quasi il 60 per cento), ma comunque vistoso: hanno votato più di 300mila elettori in meno rispetto a un’elezione (2010) che costituiva fino a ieri il minimo storico. In questo caso, però, il Pd ha aumentato i suoi voti, da 162mila a 185mila.
È facile minimizzare l’importanza di questi dati: le regole della democrazia sono chiare, chi ha vinto ha vinto e su questo non si può discutere. E per un politico la cosa più importante è vincere le elezioni, non importa se quasi due cittadini su tre abbiano deciso di non votare. Ma se si ha a cuore la qualità della democrazia oltre alla gestione del potere, mi pare difficile si possa ignorare che il governatore entrante dell’Emilia Romagna, che ha ottenuto complessivamente poco meno di 600mila voti, governerà con il consenso di solo il 17 per cento degli aventi diritto.
PARTECIPAZIONE E SCELTE POLITICHE
La partecipazione, peraltro, può avere effetti importanti sulle politiche che verranno attuate.
Decenni di ricerche mostrano chiaramente che partecipazione bassa significa anche partecipazione distorta: quando la partecipazione è bassa, a votare meno sono i più poveri (ma in questo caso anche le classi medie), i meno istruiti, i giovani, ossia le persone più vulnerabili soprattutto in un contesto di grave crisi economica come l’attuale. Se costoro non votano, che convenienza avranno i politici a rappresentare i loro interessi? La politica avrà sempre di più un incentivo a lasciar perdere gli astenuti e a concentrarsi sui segmenti alti della distribuzione del reddito, coloro che non solo votano con una probabilità più alta, ma che sanno anche farsi sentire attraverso le lobby, le connessioni familiari, o più direttamente attraverso il denaro che i politici usano per creare consenso durante le campagne elettorali.
La correlazione fra partecipazione elettorale e spesa sociale, a livello internazionale, è molto ben documentata.
Il grafico qui sotto si riferisce a paesi Ocse e mostra come quelli con una partecipazione elettorale (turnout) mediamente più elevata abbiano un rapporto fra spesa sociale e Pil più alto. Si tratta di una correlazione, qui appena visibile, che sopravvive molto bene (e anzi si rafforza) se sottoposta ad analisi statistiche decisamente più sofisticate del nostro semplice grafico. La correlazione positiva vale peraltro anche se si estende il campione per includervi tutti i paesi con qualche credenziale democratica. Pur con tutti i caveat (difficile dire da un’analisi cross-country se e in che misura la correlazione colga un rapporto causale), l’ipotesi che a spingere la spesa sociale sia la partecipazione elettorale delle persone a reddito medio-basso ha buone fondamenta sia teoriche che empiriche.
Difficile quindi essere d’accordo con chi, come il presidente del Consiglio, definisce l’affluenza un “problema secondario”. Secondario può esserlo per politici “office-seeking”, per cui ciò che conta è soprattutto o unicamente la poltrona. Per i cittadini italiani, e soprattutto per le classi medie, si tratta di un pessimo segnale.

Leggi anche:  Gli ultimi tabù elettorali

Grafico 1 – Partecipazione elettorale e spesa sociale nei paesi Ocse

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Il Punto

  1. Vincenzo Scrutinio

    Gentile professore,
    Al netto della mia condivisione del messaggio del articolo, le vorrei chiedere se non sarebbe stato opportuno inserire almeno una linea di tendenza nel grafico. Questa correlazione non mi sembra particolarmente evidente e, qualora ci dovesse essere, non dovrebbe essere molto elevata.
    Spero in un aggiornamento del articolo.
    Cordiali saluti

  2. bob

    la scarsa partecipazione e una biada ricca per i populisti in genere. E’ un loro obiettivo. Il problema, aldilà di numeri e di grafici, che la scarsa o nulla partecipazione denota che oramai a votare vanno solo colore che ” hanno a che fare con l’ambiente politico” . L’espendersi abnorme dei livelli di potere e di conseguenza la vera e propria creazione di una ” economia fittizia della politica” crea nausea a coloro che non partecipano al banchetto, ma attrazione a coloro che “ci campano” . Attenzione ci sono interi nuclei familiari che partendo dall’ultima circoscrizione fino alle Camere e passando per Enti, comunità varie , partecipate etc “campano” con la politica. Il 37% dei votanti esperime questo dato allucinante e sconfortante

  3. Bruno Ferrari

    Chi non vota ha torto, e chi ha torto paga e si tiene i cocci

  4. Giulio MANCABELLI

    Palese che un siffatto astensionismo sia frutto d’un’assoluta mancanza di competitività, non intenderlo, significa consideraci di vivere fuori dal mondo rispetto all’accelerazione d’un tweet,del what’s up del just in time” che viviamo… invece là nella kafkiana torre si continuiamo a mantenere ancora gli stenograti con lauti stipendi alle Camere “come una trave negli occhi” a chi fa dello spirito d’usare i gettoni con gli i-Phone! Così continuando vigerà ovviamente l’intrinseca considerazione comune, dell’”a che cosa serva sempre più andare a votare!” visto che ormai, ci vien sempre più propinato per nomina dagli apparati partitocratici e dai massimi vertici di casta, vedonsi il susseguirsi senza votazioni dei vari governi: Monti, Letta e lo stesso Renzi. Dove oltretutto tutto permane viziato da Parlamentari prevalentemente nominati da un Porcellum totalmente incostituzionale! Se tutto questo non viene considerato sufficiente per reclamare urgentemente un sistema elettorale più completo ed adeguato a siffatti nostri “accelerati cangianti” tempi significa assurdamente voler continuare a tirare quella corda che rischia portarci alla totale implosione quando semplicemente servirebbe essenzialmente rendere il sistema più completo affinché posa riprodurre quell’autentica meritocratica contendibilità che il tempo reclama quanto col SEMIALTERNO si propone rispetto ad ogni antiquato vetustà che dovrebbe essere rottamata iniziando col’Italicum gonfio d’argomenti d’incostituzionalità

  5. Ferrariemil

    Forse questo fatto è la più grande smentita riguardante l’idea – profondamente radicata – che la maggiore causa del debito pubblico sia ascrivibile ad un eccesso di spesa pubblica, un vero e proprio sperpero, perpetrato ai danni di un patrimonio senza padrone. Eppure… Abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità, o così ci veniva costantemente ripetuto.

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