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  1. Pif Rispondi
    Mi trovo sostanzialmente d'accordo con quanto esposto, in particolare la eliminazione della anacronistica scuola professionale. Sarebbe bene evitare comunque lo scadimento degli istituti tecnici che hanno rappresentato una ottima fonte per la impresa per lungo tempo , evitando la eccessiva tendenza ad una inutile "liceizzazione"avvenuta negli ultimi anni. Andrebbe anche potenziata la formazione tecnica post diploma, sulla scia di quello che fa Germania, che è rappresentata in Italia dalla nascita degli istituti Tecnici superiori che vanno potenziati e migliorati in quantità e offerta formativa, con sempre maggior coinvolgimento del imprese. Abbiamo pochi laureati ma ancor di più ci servono delle figure intermedie, che la soluzione dell'università con il 3+2 non ha risolto.
  2. tiberio damiani Rispondi
    mi trovo in accordo con le tesi esposte nell'articolo, vorrei solo aggiungere che la nostra offerta di studi secondari rappresenta un capitale culturale ed anche storico che penso non abbia molta corrispondenza altrove. la correzione di un sistema scolastico andrebbe appportata aumentando l'offerta formativa, ad esempio per quanto concerne i licei sarebbe opportuno che si iniziasse subito a coinvolgere gli studenti in un programma nazionale di ricerca in archivi musei fondi musicali scavi archeologici teatri case editrici ... al fine di imparare ad applicare subito le nozioni acquisite ed evitando che lo studio possa dare l'idea di astratta classicità. ovviamente questo processo necessita di una rivoluzione culturale nel modo di concepire la istruzione e direi l'intero paese, portando i nostri beni storici - in senso lato - al centro di un meccanismo virtuoso e non di pura conservazione. a catena anche la cosidetta istruzione tecnica e professionale ne avrebbe giovamento, con progetti di studio e ricerca coordinati in base alle caratteristiche proprie di ogni territorio. un impegno culturale complessivo che permetta una maggior conoscenza e consapevolezza della nostra ricchezza storica e culturale, affinchè non resti solo qualcosa da conservare o, purtroppo - a seconda delle contingenze - da eliminare privatizzando... cosa non semplice è garantire risorse economiche adeguate, per permettere che le abità conseguite non vadano perse
  3. rob Rispondi
    la riforma della scuola a mio avviso dovrebbe tener presente del profondo cambiamento o meglio dire della rivoluzione che ha portato Internet . Inoltre dovrebbe partire da un concetto fondamentale: creare cultura nel cittadino del futuro! La cultura ha un fondamento si crea con l'abitudine al ragionamento e quindi alla critica e all'osservazione. Mi chiedo, essendo perito chimico, se ha senso oggi ( ma anche ieri) fare 5 anni per preparare un analista chimico? A mio modesto avviso No! Oggi la preparazine tecnica di una simile figura si compie con 1 anno di formazione. Ma abbiamo praparato soltanto una persona capace di " mettere la provetta nella centrifuga" non abbiamo certamente preparato una persona colta, critica sapiente. Non entro in merito della "disistruzione regionale" ricicatolo di posti inutili per la "politica" riporto solo una affermazione di una mamma che sosteneva l'inutilità di certe materie (testuale) " in casa parliamo dialetto che mio figlio studi l' italiano non mi interessa l'importante che sappia inglese e il computer.." . Credo che non ci sia altro da dire..!
  4. sergio23460 Rispondi
    Mi associo ai complimenti per la ricerca di tipo scientifico con impronta di tipo statistico e senza pregiudizi.Vorrei condividere l'esperienza che mio figlio (4° liceo classico in italia) sta attualmente vivendo frequentando una high school Canadese fino al prossimo giugno. Dai suoi report, tralasciando le ovvie, ma non pertinenti purtroppo, considerazioni sul grado di civiltà che ha trovato (dal rispetto delle strutture da parte di tutti gli studenti , al fatto che gli stessi studenti sono attivi nelle pulizie dei locali della scuola oppure che non esistono forme di manifestazioni o assemblee perchè esiste la consapevolezza che occorre studiare) emerge che le professionalità dei professori e la profondità degli studi sono maggiori in Italia.Della scuola apprezza molto il fatto che vi siano verifiche cicliche e che , sembra banale, il fatto che la lezione non sia fornita di seguito nelal stessa aula con le stesse persone ma , come è comune nei paesi nord americani, si cambia classe a seconda dei corsi da seguire (precedentemente scelti).Questo lo fa sentire, a suo parere, molto più concentrato e sempre attivo rispetto ad una lunghissima permanenza nella stessa aula .Speriamo che i proposti per la scuola italiana non rimangano tali e si migliori non per il gusto di cambiare ma per adeguarsi alle necessità correlate allo sviluppo di una società nei tempi della globalizzazione
  5. paolo Rispondi
    Innanzitutto complimenti ai ricercatori, finalmente una ricerca sulla Scuola senza pregiudizi, documentata e che non parla di risparmi come unico obiettivo. Mi piacerebbe aggiungere tre considerazioni: 1) chi lavora nel mondo dell'Istruzione lo sa bene, la Scuola Media è un vero e proprio "buco nero" le elementari bene o male funzionano, le maestre hanno un metodo e lo perseguono. I docenti di Scuola Media hanno un approccio didattico da Scuola Superiore pur avendo a che fare con "bambini in piena fase evolutiva", per cui a mio avviso 7+5 con obbligo scolastico per tutto il ciclo sarebbe l'ideale. 2) Accorpare i Licei Scientifici e quelli Classici farebbe risparmiare tantissimo in termini di edifici pubblici, e gli organici sarebbero più funzionali, evitando accorpamenti innaturali dovuti solo ad esigenze politiche/economiche ( nella mia città il Classico è andato con il Professionale; 3) Le scuole professionali regionali e quelle statali spesso si sovrappongono, poi in alcune Regioni funzionano in altre meno ( con "docenti" assunti per meriti politici), a mio avviso andrebbero accorpate in quelle statali, dando alle Regioni la possibilità di intervenire sui curricola disciplinari.
  6. ivan_terzo Rispondi
    Nell'ultimo punto elenco scrivete che: "Per il triennio secondario conclusivo, distinzione fra un ramo accademico e uno tecnico, che al loro interno vedano una drastica riduzione degli indirizzi e dei percorsi in favore di una sensata possibilità di scelte da parte dello studente nella definizione del curriculum [...]" Cosa intendete esattamente per "ramo accademico" e "tecnico"? La medesima distinzione che esiste tra licei (mantenendo inoltre la differenza tra classico e scientifico osteggiata in qualche modo dal Michele Boldrin) e istituti tecnici? Nel caso, non credete che debba essere ripensata la funzione dei licei? Programmi compresi? Mi sto interessando anche io alle questioni relative all'istruzione secondaria. Cosa che pubblicherò sul sito che gestisco e che è ancora in fase di rodaggio. Potrò fare riferimento al vostro articolo citandolo naturalmente in bibliografia? Grazie e buon lavoro
    • Claudio Luciano Leone Rispondi
      Sono per una scuola superiore comprensiva maggiormente presente nelle periferie delle grandi città, i cui programmi di base (scientifici) fossero di facile comprensione, ferma restando la possibilità, per chi è portato, di perfezionare nei successivi anni la preparazione. Sono, in altri termini, per un modello tipo high school, dove lo studente segue un percorso formativo che include anche lo sport. Una scuola siffatta perderebbe quel senso di estraneità che invece ha oggi, svolgerebbe un ruolo di aggiornamento attivo sul territorio e consentirebbe a tanti ragazzi di completare gli studi avviati studio. In definitiva