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Fermateli!

Le fondazioni bancarie, sorrette da politici locali senza scrupoli, stanno nuovamente ostacolando gli aumenti di capitale degli istituti nell’occhio del ciclone dopo l’Asset quality review. Sia a Siena sia a Genova, dopo aver già bruciato miliardi di patrimonio, sono disposte a prosciugare del tutto la dotazione della fondazione pur di non mollare la loro presa sulle banche conferitarie. Le fondazioni bancarie descritte in passato come le salvatrici del nostro sistema bancario sono così diventate il principale fattore di instabilità.
Se la Fondazione Monte Paschi avesse investito il suo patrimonio in un fondo diversificato, come si conviene a una fondazione, anziché usarlo per assicurarsi il controllo e il (pessimo) governo di Mps, oggi avremmo una banca sana in più e una ricca fondazione che poteva servire le esigenze sociali dei senesi per i secoli a venire. Abbiamo invece una banca al tracollo e una fondazione immiserita. Se Fondazione Carige avesse seguito le indicazioni della Legge Ciampi anziché concentrare il 90 per cento del proprio patrimonio in Banca Carige, se non si fosse indebitata pur di non scendere per molti anni sotto il 46 per cento del capitale dell’istituto, oggi avremmo una banca ben capitalizzata, aperta ad accogliere un management moderno anziché vertici imposti dalla fondazione, di stretta nomina politica. Invece, la fondazione si ostina a opporsi all’aumento di capitale richiesto dall’Eba mettendo a rischio la sopravvivenza dell’istituto.
Come più volte argomentato su questo sito, l’uscita delle fondazioni dal capitale delle banche è desiderabile sia dal punto di vista del buon funzionamento delle banche che da quello della sopravvivenza delle fondazioni. Come scriveva Adam Smith, quando l’amministratore di una società ne esercita il controllo senza metterci soldi propri, lo farà “ma senza la stessa ansiosa vigilanza che userebbe se in gioco ci fossero i suoi soldi”.  È quello che è accaduto a Mps e a Carige ed è ciò che ha travolto banche e fondazioni nei due casi.
Ci sono molte altre realtà a rischio. Se si vuole evitarlo, la politica che oggi controlla fino al 75 per cento dei consigli delle fondazioni, deve fermare quest’azione suicida. Il buon esempio non può che venire dall’alto. Basterebbe che Renzi, che si è impegnato a combattere i poteri forti, impegnasse il suo partito a far uscire le fondazioni dalle banche liquidando le partecipazioni nelle banche conferitarie. Chieda ai membri del suo partito che occupano posizioni di rilievo nelle fondazioni di procedere in tal senso. E lo faccia presto.

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  1. Marco

    Finalmente qualcuno apre il dibattito su un tema più che importante. Peccato che gli autori, avvezzi al dibattito pacato, gridino per così dire sottovoce.
    Complimenti soprattutto per l’espressione “i politici locali”, delicatamente ironica. Gli autori dell’articolo danno già per scontato il declassamento di D’Alema a politico locale? Solo perché Padoan, dopo lo stress test, ha dichiarato che non ci saranno aiuti pubblici al Montepaschi?
    Io penso che questa dichiarazione o sarà smentita dai fatti, oppure provocherà la solita guerra intestina nel Partito Democratico, con conseguente caduta del governo Renzi. A occhio e croce direi che Monti si sta preparando a salire di nuovo in politica, dopo il vistoso tonfo di due anni fa.
    Altrettanto spiritosi gli autori quando dicono che le Fondazioni bancarie devono uscire dalle banche. Per occuparsi di che? Dubito che si vogliano dedicare all’organizzazione di corsi di bridge e uncinetto.
    Non sarebbe meglio dire chiaro e tondo che i partiti del regime dell’Inciucio Maximo, dal PD al PDL (o come si chiama adesso) dovrebbero essere sbattuti fuori col voto dalle Fondazioni bancarie, dalle banche, dalle università, dagli ospedali, dagli enti locali etc.?

  2. Parlate solo di stress bancario di MPS….. Ma gli esternalizzati cacciati e passati a Fruendo srl soc. di servizi no?

  3. ANTONIO

    Da tempo sostengo che in Italia la privatizzazione del sistema bancario, a partire dalla Legge Amato, sia stata una finta privatizzazione e che forse sarebbe ora il caso di procedere alla nazionalizzazione temporanea NON DELLE BANCHE MA DELLE FONDAZIONI.

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