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  1. Roberto Rispondi
    Concordo pienamente con questo articolo. E' fondamentale informare adeguatamente i lavoratori sia sulla futura pensione di primo pilastro che sul tfr prima di fare qualsiasi scelta sul tfr in busta paga. La mancanza di cultura finanziaria in Italia può portare a fare scelte errate che possono compromettere il futuro economico di molte famiglie. In particolare tra i giovani, che come giustamente riporta l'articolo, avranno delle pensioni intorno al 50% dell'ultimo stipendio, altro che il 70% pronosticato da alcuni economisti.
  2. mrai Rispondi
    Non posso essere d'accordo. 1. Il TFR esiste solo in Italia; bisognerebbe spiegare come mai nessun altro paese lo abbia ancora adottato. 2. Il TFR nasce per finanziare le imprese con i soldi dei lavoratori dando a questi ultimi una contropartita minima.Non per fare un regalo ai lavoratori. 3. Se 'gli individui' sono 'analfabeti economici', devono essere alfabetizzati, non messi sotto tutela. Comunque il datore di lavoro sicuramente non e' il migliore tra i tutori.
  3. Silvestro De Falco Rispondi
    Il TFR in busta paga potrebbe non avere alcun effetto positivo anche se aumentano i consumi. Questo perché quei fondi già sono stati impiegati nell’economia perché o finanziano gli attivi delle imprese dei datori di lavoro o sono investiti dai fondi pensione ai quali sono stati conferiti. Un piccolo effetto positivo potrebbe venire, forse, da quei TFR di imprese con più di 50 dipendenti che sono stati conferiti all’INPS.
  4. Paolo Palazzi Rispondi
    "È arrivato il momento di fornire a tutti i lavoratori la famosa busta arancione, cioè tutte le informazioni sulla loro situazione pensionistica." Questa possibilità, seppur sacrosanta, è molto più irrealistica del mercato perfetto :( Cambiano continuamente le regole, spesso con effetti retroattivi, per non parlare di una massa, ormai ingentissima, di giovani falsi lavoratori autonomi che, pur versando contributi notevoli rispetto al loro reddito all'Inps, hanno come aspettativa "pensione zero".
    • Pier Luigi Piccari Rispondi
      Sono pienamente d’accordo con i dubbi di Agar Brugiavini e dei precedenti commenti, comparsi su “La voce”, sulla sensatezza del trasferire tutto o parte del TFR nella retribuzione corrente. L’articolo conclude con la richiesta di fornire a tutti i lavoratori la famosa ”busta arancione”, cioè tutte le informazioni sulla loro situazione pensionistica per permettere scelte consapevoli sui trasferimenti di risorse tra periodi della vita, oltre ad accrescere l’alfabetizzazione finanziaria L’Inps di fatto resiste a dare le informazioni sulla situazione pensionistica degli iscritti ancora attivi. La questione sorge per la natura dell’estratto conto previdenziale, previsto dall’art.6 della L.335/1995, che dovrebbe rappresentare il contenuto minimo della ”busta arancione” ed indicare di ogni assicurato i contributi versati e la progressione del montante contributivo accumulato alla data. Purtroppo una rigorosa applicazione dei principi contabili internazionali (IAS n.19 e n.26) vorrebbe che, ancorché si tratti di un’entità statale, tale estratto conto, per la natura della prestazione, debba assumere l’evidenza di una “obbligazione per benefici definiti” da iscrivere a bilancio. Tutto ciò spiega la prassi dell’Inps sinora contraria a comunicare annualmente tale dato a tutti gli iscritti. Se si volessero rispettare i predetti principi contabili, si sarebbe costretti dal rigore logico dovuto ad un bilancio che voglia essere almeno veridico, ad esplicitare la profonda incoerenza di