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  1. Vincenzo Rispondi
    Ma mettere un bracciante o un mezzadro pugliese o siciliano alla catena di montaggio della Fiat o della Indesit tra anni 50 e 60 è stato davvero tanto più facile che impiegare oggi in un ufficio acquisti o logistica di un’impresa anche il più mediocre tra i neolaureati e neodiplomati comunque abituato a usare il Computer fin a bambino e tutto quanto lo accompagna? E la domanda che mi faccio di fronte al moltiplicarsi dei servizi di intermediazione tra domanda e offerta di lavoro che, a quanto pare, non basta ancora. Non c’è Università italiana, o meglio non c’è Facoltà universitaria, che non nasconda, dietro le parvenze del suo Ufficio Placement, il suo piccolo ufficio Selezione. Tutte le grandi e medie imprese hanno la loro brava Banca Dati laureati e diplomati dove sono disponibili decine di migliaia di curricula dettagliatissimi inseriti dai giovani, spesso brillantii, in cerca di occupazione. E, oltre a quello del ministero del lavoro esistono, penso a Alma Laurea, un cospicuo numero di banche dati pubbliche di notevole qualità. Per creare occupazione ci vogliono buona economia e buona scuola (e l’accento va messo soprattutto sul primo termine) e al momento in Italia non esiste nessuna di queste due condizioni. E se non esiste buona scuola è perché ci si è messi , a partire dal nefasto ‘’tre più due’’ , sulla strada di una mediocre aziendalizzazione della scuola che sta moltiplicando in una serie di canaletti dispersivi le già scarse...
  2. Vincenzo Tondolo Rispondi
    LA RETORICA AL CENTRO Nel 90% dei casi si entra nel mercato del lavoro attraverso amicizie, conoscenze e autocandidature, in quanto la selezione dell’imprenditore si basa sulla fiducia garantita da qualcuno. Alle agenzie private si rivolge il 3,5% delle imprese. I servizi pubblici saranno scadenti, come si arguisce dai poco originali commenti, ma qui si tratta di capire soprattutto come attrarre gli imprenditori in una rete che spesso è vista come filiale dell’ispettorato del lavoro. Il servizio alle imprese è importante quanto, se non di più di, quello ai disoccupati. Più che economici, i problemi derivano dalla mentalità degli stessi imprenditori e dal management (?) pubblico, al quale manca la reale capacità di conoscere le effettive esigenze delle imprese. Nell’ideale servizio alle imprese sarebbe centrale, ad es., il tema della Formazione. Ma quanti sono gli imprenditori davvero disposti ad investire in formazione in tempi diversi dall’esigenza immediata? Per contro, quanta volontà c’è da parte del gestore del Servizio Pubblico di conoscere le vere esigenze formative, considerata la predominanza degli enti di formazione alla continua ricerca di Fondi Europei? E' più comodo scaricare sull’inefficienza pubblica, tanto al resto ci penserà l’invisibile mano del mercato.