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  1. tiberio damiani Rispondi
    mancano nel mio commento le citazioni di due articoli, che aggiungo di seguito altrimenti si perde il senso del commento. il primo è tratto da "Bloomberg: i sistemi sanitari più efficienti nel 2014" ripreso dal sito italiano sos-sanità dove l'italia è al terzo posto nel mondo e prima tra i paesi europei. il secondo articolo invece è tratto dal british medical journal del 4 novembre 2014 a firma di Ingrid Torjesen, e spiega come il raccordo tra medici di medicina generale e rete sociale permette un risparmio enorme sulla spesa sanitaria. Sottolinerei che risparmiare sulla spesa sanitaria non significa necessariamente tagliare i servizi, ma vuol dire più semplicemente usare al meglio le risorse per offrire un servizio adeguato. Del resto il nostro SSN prevede la integrazione socio-sanitaria come elemento fondamentale ed innovativo per un più adeguato lavoro in rete. Cordialità.
  2. tiberio damiani Rispondi
    suggerirei di osservare alcuni elementi in tema di sanità. il primo è che il nostro ssn pur avendo -come tutti i sistemi - cose da emendare si colloca al terzo posto nel mondo, una classifica indipendente e non certo avvezza a clientelismI localistici. il secondo punto è che dovremmo iniziare a considerare le valutazioni di esito in sanità vale a dire cosa si produce e come si produce salute, oltre alle valutazioni quantitative semplice a farsi con i nuovi sistemi di calcolo automatico di prestazioni inrapporto al personale. se si punta ai soli risparmi settoriali ma si perde di vista l'insieme del processo di cura, non si ottiene nulla. terzo punto è necessario che ci sia una maggior integrazione tra ospedale e medicina di base e servizi sociali , al fine di avere un più proficuo uso delle poche risorse. quanto agli ospedali piccoli, direi che prima di pensare al solo clientelismo, andrebbe osservata anche la loro collocazione geografica, ed andrebbero semmai potenziati in una rete efficiente "ospedale e medicina di base" per tutto ciò che è necessario. ad esempio se l'ospedale principale è a 50 km di strada di montagna nono si può chiudere un presidio "piccolo" che comunque sia assicura un primo intervento, in attesa di eventuale trasferimento - in condizioni di sicurezza - al centro di riferimento.
  3. Enrico Motta Rispondi
    Vorrei prosciugare anch'io una piccola goccia nel mare delle spese delle regioni. Mi riferisco alla Lombardia, che conosco meglio perché ci abito. Perché non sospendere il progetto megalomane (soltanto?) della Città della Salute, cioè il trasferimento del Neurologico Besta e dell'Istituto dei Tumori (INT) di Milano a Sesto S. Giovanni sull'area ex-Falk? Preventivo 400-500 milioni, non so quanti dalla regione, ma in ogni caso soldi pubblici per la Sanità. Poi si vedrà il costo finale. Per adesso è bloccato dato che una delle ditte concorrenti all'appalto è sotto inchiesta della magistratura; ma è un progetto insensato. Il Besta è un po'vecchiotto e probabilmente va rifatto, O.K. Ma perché mai si dovrebbe spostare l'INT a Sesto? Visitate l'INT, via Venezian a Milano, e poi ditemi se è il caso di traslocarlo. O meglio, ce li abbiamo i soldi per farne uno nuovo? Oppure basterà emettere altri titoli del debito pubblico, e poi si arrangeranno le generazioni future?
  4. IC Rispondi
    Parlando di ricoveri ospedalieri si possono individuare servizi sanitari (terapie, esami, medicinali, interventi chirurgici) e servizi alberghieri (vitto, alloggio e servizi correlati). Ovviamente i servizi sanitari devono essere eguali per tutti i pazienti assistiti, ma quelli alberghieri possono variare ed essere collegati al pagamento di ticket. Un mio conoscente ha avuto un'emorragia interna mentre era in Romania ed è stato curato in modo soddisfacente sino a completa guarigione. Era tuttavia ospitato in una camerata di qualche decina di letti e per il pasto vi era come piatto unico una mestolata di minestra contenente anche pezzi di carne accompagnata da una fetta di pane.
  5. Aldo Rispondi
    per quanto riguarda gli stipendi asl da considerare il trucco degli incentivi e bonus ai dirigenti per studi sul risparmio. In realtà questi studi anzichè rientrare nelle mansioni naturali fanno aumentare la spesa molto più di quello che si pensa. Perchè a volte pur di raggiungere obbiettivi di proprio tornaconto si inventono studi o si nascondono realtà. Un esempio: inventarsi studi sul risparmio delle medicazioni per poi in realtà trovarsi il paziente in un primo momento rimandato a casa per poi ritornare in stato peggiorativo con aumento dei costi oltre il danno alla salute. Insomma il danno di uno studio volutamente artificioso per lo stipendio al dirigente e ulteriore spesa che dallo studio chiaramente non deve essere evidenziato per le ulteriori cure. I dirigenti il loro lavoro lo devono fare senza bisogno di bonus ed incentivi ....
  6. Michele Rispondi
    Su questo sito ero abituato in passato a leggere spesso numeri,cifre, confronti tra regioni e tra stati. Oggi invece, trovo sempre più spesso solo opinioni. Pochi numeri, poche fonti citate, e in questo modo diventa quasi un "semplice" articolo giornalistico. E' un peccato, perchè sulla sanità sarebbe davvero interessante fare dei confronti, citando fonti, e fornendo un contributo commentando tali valori. Riguardo il tema dell'articolo, ciò che a me lascia perplesso è che è una manovra economica dello stato che afferma che toglie dei soldi alle regioni , senza spiegare in che quantità alle singole regioni.
  7. Maurizio Cocucci Rispondi
    Dopo che abbiamo dato incarico (e speso molto per questo) ai vari commissari alla revisione della spesa: Bondi, Canzio e per ultimo Cottarelli, sentire fare queste domande mi sa un po' di presa in giro. Ovviamente non è riferito all'autore del presente articolo, nè indirizzato specificatamente (o esclusivamente) alle regioni, ma a tutto il comparto pubblico che non si vuole razionalizzare in quanto è stato e vuole essere ancora fonte di introiti e privilegi oltre che oggetto di poltrone per politici o raccomandati. Occorre rendersi conto una buona volta che non abbiamo la rettitudine morale degli scandinavi e quindi per uscire da questa situazione il settore pubblico deve occuparsi dei servizi strettamente di sua pertinenza. Il resto deve essere lasciato ai privati! Ancora oggi si invoca una maggiore spesa pubblica però poi quando lo Stato presenza il conto ognuno, se può, cerca di sottrarsi giustificandosi che se pagasse tutte le tasse dovute sarebbe costretto a chiudere l'attività (vero, ma non sempre) gravando così chi non si può sottrarre. Quindi basta con questa spesa esorbitante che restituisce molto meno di quello che dovrebbe e lasciamo che il pubblico si occupi del minimo indispensabile.
  8. Claudio Rispondi
    Dove possono tagliare da subito le Regioni? Tagliando seduta stante tutte le voci dello stipendio dei DIRIGENTI che non sono quella TABELLARE ovvero, Retribuzione di posizione, Retribuzione di risultato, Altri elementi retributivi.
  9. Massimo Matteoli Rispondi
    Sarebbe l'ora di dire che il "re è nudo" e che in Italia non si spende troppo, semmai si spende male. Nessuno si illuda di trovare spazi veri di risparmi di spesa nella sanità, perché quelli che chiamiamo " sprechi" il più delle volte sono servizi che funzionano male, ma che una volta rimessi a regime difficilmente costeranno meno. Del resto i numeri parlano chiaro: secondo l' ISTAT la spesa sanitaria pubblica corrente dell’Italia risulta nel 2012 (dato provvisorio) di circa 111 miliardi di euro, pari al 7,0 per cento del Pil e a 1.867 euro annui per abitante. Francia, Germania e Gran Bretagna spendono molto più di noi. Il problema è che questa politica di tagli lineari a cui, per demagogia, si è accodato anche il Governo Renzi rende più difficile aggredire gli sprechi ed i disservizi e contemporaneamente mette in crisi anche le cose che funzionavano bene.
  10. Aldo Rispondi
    Un esempio per partecipare all'appalto della pulizia dei fiumi una società o cooperativa per legge deve avere un certo volume di affari, mentre stranamente ci sarebbe chi lo fa gratis per la semplice raccolta del legname (ma non ha il volume d'affari richiesto)e finisce che magari lo fa gratis per la società o cooperativa che ha vinto l'appalto milionario gonfiando senza sforzo i <> daccordo con i dirigenti politici regionali, che magari un giorno trombati politicamente vanno in queste società o cooperative ad occuppare poi un posto di rilievo ed un ottimo stipendio Quindi se si presenta chi fa il lavoro gratis sarebbe sufficente eliminare il criterio dell'appalto legato al volume d'affari ...... e ce ne sono di situazioni ad ogni modo almeno abbassare tali criteri perchè il volume d'affari tante volte nasconde anche le tangenti
  11. EzioP1 Rispondi
    Verissimo che per raggiungere i 4 miliardi ci deve essere una programmazione ed un impegno mirati allo scopo, ma i dirigenti che ci stanno a fare se non proprio ciò che non hanno mai fatto e che oggi si chiede loro di fare ? E' ora di finirla con dirigenti strapagati e fannulloni, questa non è una facile critica, se è vero che ci sono questi 24 miliardi circa di sprechi e bustarelle e loro sanno benissimo dove questi miliardi si trovano, che si muovano e che la smettano di piangere, loro e i loro sostenitori presidenti di regioni. Si propongano di essere seri e impegnati nel loro lavoro, altrimenti se ne vadano. Si possono certamente trovare persone capaci di sostituirli nel loro ruolo. A Napoli dicono “nessuno nasce imparato”, al Pentagono già nella seconda guerra mondiale dicevano che “le situazioni creano gli uomini capaci di risolverle” quindi nessuna paura nel sostituire chi non fa bene il suo lavoro.
  12. marcello Rispondi
    Quanto poi agli sprechi nella sanità, forse è il momento di ripensare all'intero sistema, a cominciare dai medici di famiglia, ai pronto soccorso e all'intera organizzazione degli ospedali. La crisi chei si sta vivendo è l'occasione giusta. Chiunque abbia avuto la sventura di visitare un pronto soccorso di un grande ospedale in una metropoli come Roma sa che il problema non sono solo gli sprechi, le ruberie e le clientele. Chiunque abbia visitato quell'inferno dei vivi in cui: medici eroici lavorano in condizioni disumane, altro che E:R:, si resta per giorni in un corridoio, magari su di una lettiga di un'autoambulanza sa che il problema non è piccolo o grande nosocomio, ma chi fa cosa e come. Non esistono soluzioni semplici, come non esistono soluzioni semplici per rilanciare l'economia. La crisi impone un salto di qualità e un ripensamento generale dell'architettura assistenziale e previdenziale. E' il momento di rriformare e controriformare e l'impresa, pur inderogabile, è tutt'altro che semplice.
    • rob Rispondi
      ..ripensare Marcello presuppone memoria storica di cui questo Paese ne è privo, sia per motivi culturali, sia per interessi "particulari". Un Paese che le cui dinamiche vertono sulla contrapposizione di 1 Governo " contro" 21 Governi non va da nessuna parte lo capisce chiunque. Una babele dove i privilegiati sono coloro che si nutrono di burocrazia i pseudo-imprenditori etc il resto del Paese è alla mercè di questa maraia . La Sanità rispecchia in maniera perfetta il Paese
    • emiliana Rispondi
      Se lei invece avesse la "sventura" di finire in un pronto soccorso a Bologna, troverebbe un servizio di eccezione. Non passerebbe le giornate in barella in corridoio come negli ospedali da Terzo Mondo che lei descrive, ma verrebbe curato con una qualità pari alle cliniche private statunitensi. Lo dico perché l'ho provato con mano. Da quello che dice ho l'ennesima conferma che i romani non sanno lavorare, a questo punto non sono i tagli la soluzione, ma l'incapacità di lavorare ed organizzarsi.
      • marcello Rispondi
        E' un problema di numeri e di affluenza non di persone che non sanno lavorare. Bologna ha meno di 400 mila abitanti, roma e il suo sterminato interland quasi 4 milioni, ha un'idea della scala dei problemi? Se i medici di base non fanno le visite domiciliari, come dovrebbero e non funzionano da filtro per gli ospedali è evidente che si creano situazioni emergenziali. Poi se invece di Bologna va a Udine o a Brescia la qualità è ancora migliore e, incredibile ma vero, le capita anche di avere l'assistenza domiciliare.
        • rob Rispondi
          "E' un problema di numeri e di affluenza non di persone che non sanno lavorare". E' un problema di cultura e di ignoranza ( nel senso di ignorare di non conoscere, di non informarsi). La classe politica infima che abbiamo nasce e si alimenta con questo humus. Basta trovare un "nemico" e il gioco è fatto. La sanità in Italia è tutta di eccellenza la gestione politica e assurda.
      • rob Rispondi
        A un mio parente a Bologna hanno lasciato una garza nello stomaco dopo un intervento cosa debbo dire, che i bolognesi non sanno lavorare?
      • rob Rispondi
        http://www.repubblica.it/scienze/2014/10/22/news/noi_in_pole_position_per_sconfiggere_ebola_nel_laboratorio_gioiello_che_insegue_il_vaccino-98707835/?ref=HREC1-4 questi sono i "romani" che non sanno lavorare. Mi meraviglio che il moderatore di questa rivista faccia pubblicare cose degne di ben altri riviste, invece di lasciare spazio a interventi intelligenti e costruttivi
  13. marcello Rispondi
    E' vero che la spesa sanitaria è il grosso della spesa per le regioni, ma è altrettanto vero che la spesa per il personale delle regioni è semplicemente indecente. La relazione del 2014 della Corte dei Conti sezione delle autonomie è implacabile nel denunciare sprechi e quant'altro. Alcuni dati: nel triennio 2010-2012 per le regioni a statuto ordinario e speciale: i dirigenti sono passati 3367 a 5.028, i dipendeneti non dirigenti da 56.468 a 71.358, in totale i dipendenti delle regioni sono passati da 59.834 a 76.212. Il numero medio di dipendenti delle regioni per 1000 abitanti in età lavorativa è di 1,16 per le RSO e 6,20 per le RSS. La spesa totale per il personale (RSO e RSS) è cresciuta da 2.209.630.584 euro a 2.881.850.757 euro. La relazione conclude: "Dalla rilevazione SICO emerge che il comparto, complessivamente, occupa circa 550.000 dipendenti...la spesa media per un dipendente regionale ammonta a 35.050 euro, a fronte di 27.780 relativi al dipendente comunale e di 28.358 per il dipendente provinciale. La spesa media per il personale dirigente è di 92.735 nelle Regioni, 87.054 nei Comuni e 96.554 nelle Province.L’impatto della spesa di personale sul complesso della spesa corrente si evidenzia dall’analisi dei pagamenti registrati in SIOPE, da cui si evince, per il 2013, un valore del 16,27% per le Regioni e le Province autonome (ove il totale del Titolo I è stato depurato della spesa sanitaria), del 28,86% per i Comuni e del 27,23% per le Province. Che dire?
  14. Sandro Rispondi
    Non è necessariamente una riduzione della qualità del servizio la chiusura di molti piccoli ospedali, nati in genere per motivi clientelari e che lavorano con standard di efficacia molto bassi (ovvio: pochi pazienti significano anche scarsa esperienza). C'è anzi un notevole (e quantificabile) vantaggio anche per gli utenti, soprattutto quando si tratta di interventi specialistici: basta controllare gli indici di mortalità pubblicati ogni anno dal Ministero. Sono il miglior indicatore per individuare i reparti dove il paziente corre rischi di gran lunga maggiori della media.
  15. Mic Rispondi
    Ottimo articolo, concordo su tutto. E' davvero ora di cominciare. Il punto è proprio quello che ha indicato lei: l'enorme somma finale va raggiunta mettendo insieme tante piccole gocce di risparmio e di buona gestione. Il che significa che TUTTI, tutti quelli che gestiscono la Sanità Pubblica - medici, infermieri, manager e lavoratori del settore in generale - TUTTI - devono fare ciascuno un piccolo passo per raggiungere insieme l'obiettivo. Altrimenti succede come al solito: qualcuno si sacrifica, la maggior parte se ne frega, e non si risolve nulla. Vorrei inoltre aggiungere - premettendo che non sono né un fulminato sulla via di Renzi né tantomeno un grillino apocalittico - che quando sento i Governatori che minacciano di diminuire servizi, chiudere ospedali o in alternativa aumentare (ancora!) le tasse locali, beh, mi sento di dire che potrebbero serenamente farsi da parte, invocando l'incapacità di gestire la loro Regione, e indire nuove elezioni. Naturalmente vorremmo tutti che a capo di un Ente così importante si presentasse qualcuno di veramente onesto, non ammanicato con nessuna lobby, di nessun tipo o schieramento, che cercasse di lavorare davvero per il bene pubblico. Magari riducendosi anche il compenso. E a proposito di ciò, ripeto, non sono grillino, soprattutto quando sento il sindaco di Livorno lamentarsi perché guadagna poco. Mi fa impressione dover ricordare ad un laureato (che presumo di media intelligenza) che NESSUNO lo ha obbligato a candidarsi.
    • Enrico Rispondi
      Concordo con Lei, ma se si presentasse alle elezioni una persona con le caratteristiche elencate probabilmente non sarebbe votato da nessuno (senza le marchette dei TG e dei media è difficile farsi notare). Sulle regioni, alla fine, ce li siamo votati; se operano male ben ci sta, la prossima volta sceglieremo meglio.
  16. andrick Rispondi
    Le regioni hanno avuto l'invito dal governo di smetterla di fare gli appalti truccati (al rialzo) sulle forniture sanitarie. Oggi bisogna fare la richiesta al Ministero per ogni tipo di apparecchiatura sanitaria che costa mediamente il doppio di quello che costerebbe se acquistata da qualsiasi altra parte. Politica magnona. Viva l'itaglia.