Riteniamo utile completare le osservazioni contenute nell’articolo di Ivan Beltramba con alcuni dati e informazioni. Per rendere evidente l’impegno profuso dalle società del Gruppo Fs con l’obiettivo di colmare gli annosi gap infrastrutturali e culturali che limitano ancora oggi la fruibilità del servizio ferroviario. Un impegno condiviso, peraltro, con le principali associazioni che rappresentano la clientela con disabilità, attraverso anche tavoli tecnici di confronto.

Iniziamo da infrastrutture e servizi di stazione, con la premessa che gli interventi e le attività condotte da Rfi sono assolutamente conformi alle normative nazionali ed europee e coerenti alle coperture finanziarie accordate in sede di Contratto di programma con lo Stato.
Prendiamo il servizio di assistenza alle persone a ridotta mobilità (Prm): Rfi lo eroga gratis e a condizioni migliori di quelle stabilite dal Regolamento europeo (1371/2007), che prevede almeno 48 ore di anticipo per la prenotazione. Per ottenerlo basta rivolgersi agli uffici che coordinano e gestiscono le attività di assistenza a terra (Sale blu), telefonare (numero verde gratuito 800.90.60.60  o numero a pagamento 199.30.30.60), scrivere una e-mail o, ancora, rivolgersi all’impresa ferroviaria con cui si viaggia. Le Sale blu sono presenti nelle 14 principali stazioni della rete e sono aperte dalle 6.45 alle 21.30 tutti i giorni, festivi compresi. In queste 14 stazioni e in ulteriori 15 è prevista una sola ora di preavviso per ricevere il servizio. In tutte le rimanenti del circuito, che ne conta in totale 264, sono sufficienti 12 ore, se si telefona alle Sale blu, o 24 ore se lo si richiede via e-mail.
Sul fronte infrastrutture, negli ultimi anni sono stati:

  • Installati circa 580 ascensori, 160 piattaforme elevatrici e 170 rampe fisse per consentire l’accessibilità ai binari, oltre a 320 scale mobili e 50 tappeti mobili per migliorare la mobilità nelle stazioni;
  • Creati percorsi tattili per persone con disabilità visiva in circa 190 stazioni;
  • Innalzati circa 350 marciapiedi a 55 cm (anziché a 25 cm) sul piano del ferro;
  • Adeguati gli sportelli di biglietteria in circa 270 stazioni e di servizi igienici pubblici in circa 340 stazioni.

È in progressiva crescita il numero delle stazioni (oggi sono quasi mille) che hanno parcheggi auto riservati alle persone con disabilità e consentono un autonomo accesso alle persone con disabilità motoria, almeno fino al primo marciapiede. È inoltre in corso un piano d’interventi che prevede, per i prossimi tre anni, la realizzazione di altri 130 marciapiedi alti (a 55 cm), nonché lavori di miglioramento dell’accessibilità con rampe, ascensori e percorsi tattili, dell’illuminazione e della segnaletica di orientamento e di sicurezza in 130 stazioni. Vale la pena precisare che, anche nella realizzazione dei marciapiedi alti, Rfi deve operare nel rispetto delle leggi dello Stato, che prevedono gare di appalto per la scelta delle imprese esecutrici dei lavori e costi significativi per la realizzazione a regola d’arte: circa 1 milione di euro per ogni marciapiede di medie dimensioni. Ovviamente tutte le nuove stazioni rispetteranno da subito gli standard definiti dalla “Specifica tecnica di interoperabilità ferroviaria per le persone a mobilità ridotta” (2008/164/CE).
È Rfi a sostenere, di norma, i costi di realizzazione e manutenzione di ascensori ed elevatori, a meno che non esistano diversi accordi con comuni o enti locali, riferiti ai sottopassaggi che hanno la funzione principale di collegare i due lati della città, divisi dalla stazione. Si tratta quindi di casi molto limitati, e su sottopassi promiscui (di uso ferroviario e cittadino). Quanto alle rampe, che come scrive Beltramba sarebbero preferibili agli ascensori, non è tanto una questione di maggiori costi a impedirne la realizzazione quanto la presenza, in molti casi, di vincoli infrastrutturali o interferenze e soggezioni per l’esercizio. Riguardo al citato caso di Modena, sono cinque gli ascensori presenti in stazione, si stanno completando i lavori per il loro ammodernamento ed è stato appena attivato un nuovo ascensore. Infine, per fronteggiare i disservizi provocati dagli atti vandalici, Rfi sta lavorando a un più ampio utilizzo di sistemi di videosorveglianza.
Chiudiamo con Trenitalia. I nuovi Frecciarossa 1000, così come diversi treni di recente costruzione per il trasporto regionale, quali i Jazz, i Dmu Atr220, i Vivalto, hanno elevatori propri, in grado di consentire un agevole accesso ai clienti su sedia a rotelle. A bordo, offrono massima accessibilità e fruibilità di ogni servizio. Non sono completamente compliant alle norme Prm perché le loro forniture sono state lanciate da Trenitalia molto prima dell’emissione di tali specifiche tecniche, citate anche da Beltramba. L’uso di almeno una carrozza a pianale ribassato sui treni regionali, suggerito da Beltramba, non è sempre tecnicamente realizzabile e, in ogni caso, una tale composizione deve essere richiesta dalla Regione che ne deve sostenere anche gli oneri, avendo l’esclusiva competenza in fatto di programmazione e finanziamento del servizio ferroviario regionale.
Umberto Lebruto, direttore produzione Rfi, e Marco Caposciutti, direttore tecnico di Trenitalia

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