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  1. Mario rossi Rispondi
    Oramai tutti si sono resi conto che la strada obbligata è disboscare quella giungla di magna magna che è diventato lo stato italiano. E' vero che i 20 milioni di persone che sono tranquille e serene mantenute dall'altra metà che invece serena non lo è più garantiscono il potere ai nostri governanti e la tranquillità di starsene sulle poltrone senza problemi, ma anche Renzi si è reso conto che il sistema non può più durare. Oramai il debito continua a salire per effetto del progressivo disimpegno delle classi produttive che si rifiutano di donare il proprio sangue per nulla. Coloro che non sono già falliti meditano accuratamente di imboscarsi ed aspettare che la tempesta passi da sola. La tempesta farà ancora molti morti tra gli imprenditori ma sicuramente con l'aumento degli spread farà un'ecatombe tra i meandri della pubblica amministrazione e se non lo fa Renzi lo farà a breve la troica.
  2. stefano monni Rispondi
    Sono in parte d'accordo con il parere positivo alla legge di stabilità 2015, con particolare riferimento alla coraggiosa violazione del pareggio di bilancio che, soprattutto in una fase recessiva, come ho sempre sostenuto, non ha alcun senso. Ciò che ritengo discutibile, al riguardo, è la quota di copertura della manovra che dovrebbe venire dalla lotta all'evasione che, come si sa, nel nostro Paese è alquanto deboluccia. Non vorrei quindi che tale manovra risultasse priva di copertura per 3,8 miliardi di euro. Secondo aspetto discutibile, ma condizionato da un approfondimento sul testo di legge, è quello relativo ai 15 miliardi provenienti dalla spending review. Parliamo ancora di tagli lineari e, quindi, anche ai servizi pubblici? Terzo ed ultimo aspetto riguarda la spesa, laddove non mi sembra vi sia un impegno importante a sostenere quella cd. produttiva. Noto, ad esempio, che la spesa per la scuola e la ricerca e sviluppo rappresenta il 2% di quella complessiva. Credo che si possa e si debba fare di più.
  3. Asterix Rispondi
    Non mi sembra che ci siano interventi strutturali sul lato della domanda interna che segnala l'autore. Il bonus "80 euro" come hanno ampiamente dimostrato i dati sulla sperimentazione nel 2014 non ha alcun effetto sui consumi interni, l'aiuto per le famiglie numerose è ridicolo come importi e il TFR volontario avrà scarso successo quando i lavoratori capiranno che pagheranno una tassazione progressiva più alta e soprattutto che inciderà sulle detrazioni spettanti. Senza considderare che se le Regioni aumenteranno le addizionali IRPEF er compensare l'IRAP l'effetto sui consumi sarò nullo, Se si voleva fare un intervento strutturale della domanda bisognava riformare l'IRPEF, magari realizzando parte della riforma NENS, sostituendo le detrazioni familiari con ANF più pesanti e sostegno agli incapienti. Ma costava troppo e l'UE non l'avrebbe passata. No, l'obiettivo della manovrona, oltre quello elettorale fissato a marzo 2015, era puntare sull'offerta, riducendo il costo del lavoro attraverso il taglio IRAP e la "precarizzazione" del lavoro, per favorire le esportazioni (soluzione tedesca). Il problema è che la Germania l'ha adottata quando esisteva una domanda internazionale forte pre crisi, (e sfruttando il cambio fisso con una guerra commerciale mascherata), mentre noi adottiamo la stessa strategia in un momento in cui la domanda internazionale è debole ...Speriamo bene..
  4. Luca Rispondi
    Articolo molto interessante, grazie. Gradirei un articolo di approfondimento de lavoce.info sulle spese delle regioni. Rizzo sul Corriere di oggi dice che 4 miliardi sono solo il 2% ed elenca una serie di sprechi e privilegi delle regioni. Qui si lascia intendere che ci sia rimasto poco da tagliare. Altra cosa la questione dei tagli lineari. Sono perfettamente d'accordo che siano sbagliati, ma, se la memoria non mi inganna, quando si è provato ad imporre tagli specifici ci sono stati ricorsi (poi vinti) da parte degli enti locali che rivendicavano l'autonomia sulla materia. Come fare allora?
  5. Rainbow Rispondi
    Concordo in toto,manovra espansiva e corraggiosa perche'sfida la linea del l'austerity della Merkel. Se fossimo un paese serio le opposizioni,che tuonano da sempre contro l'Europa e la linea dell'austerity,dovrebbero appoggiare questa manovra cercando di migliorarla dove si può,invece,come al solito,sparano alzo zero in maniera populistica e demAgocica! Segnalo,inoltre,per il Prof. Bordignon qualora volesse prenderlo in considerazione, e per chi vuole approfondire la questione,l'articolo odierno del buon Sergio Rizzo,che da anni scrive su queste cose,che spiega con dovizia di particolari che le Regioni,piene di sprechi, possono benissimo tagliare 4 miliardi senza intaccare i servizi sociali o alzare le tasse!
    • rob Rispondi
      ..Rizzo parla numeri alla mano di burocrazia, il folle progetto regionale è la linfa che ,mantiene la burocrazia, pensare di riformare le 21 Signorie è pura illusione. Ci sono ormai 3 generazioni di persone " coinvolte" e che in qualche maniera vivono di questa linfa. Persone che non sanno cosa sia spedire un CV, che non sanno cosa sia lavorare per obiettivi veri, persone che non hanno idea di una pianificazione di un progetto da seguire con professionalità ( vedete la Liguria)
  6. Massimo Matteoli Rispondi
    In causa vennum, L'articolo si chiude con delle critiche pesantissime, purtroppo tutte più che fondate, che danno un segno chiaro della "insostenibile leggerezza" con cui si affrontano i problemi in questa nostra povera Italia. Senza "pregiudizi" mi limito ad osservare, da quello che si è potuto leggere sui giornali, che la manovra mi pare eccessivamente impostata sui "tagli di spesa" e su una diminuzione dell 'IRAP che mi sembra eccessiva. Sia chiaro pagare meno tasse fa sempre piacere (l' IRAP la pago anch'io) ma il problema vero del paese é la crisi dei consumi interni e questi si rilanciano solo se aumentano redditi ( cominciando dai più bassi) ed investimenti. Bene, quindi, il bonus di 80 euro ed ancora meglio sarebbe estenderlo agli incapienti ed ai pensionati al minimo. Non è solo una questione di giustizia sociale, ma lo strumento migliore per dare ossigeno al mercato interno ed ai consumi. Personalmente dovendo scegliere preferirei aumentare gli investimenti ed i redditi più bassi e dare una mano ai consumi, piuttosto che ridurre l'irap in un momento in cui la spesa delle famiglie tende drammaticamente a diminuire. Alla fine ne sono convinto ne guadagneremo tutti, anche gli imprenditori, Per quanto riguarda i tagli Renzi mi ricorda quel film di Totò in cui il in cui il padrone si era messo in testa di mantenere il cavallo solo ad acqua, levandogli un pò di biada ogni giorno. Che vuoi che sia un pò di biada in meno diceva, peccato che alla fine il cavallo morì.
  7. Michele Garulli Rispondi
    Seconda area di perplessita': tra job act (in attesa di approvazione e poi soprattutto dei decreti delegati) e decontribuzione sulle nuove assunzioni dal 1/1/2015 chi farà nel frattempo nuove assunzioni? Tendenzalmente le imprese rimanderanno ogni decisione in attesa delle nuove norme e i benefici andranno quindi ad assunzioni (poche) che sarebbero state fatte comunque. La conseguenza? Di nuovo incremento dei profitti, ma niente investimenti aggiuntivi e incremento occupazione.
  8. piero Rispondi
    non è il rigore che aggrava la crisi è la mancanza di liquidità che provoca la crisi, avere il principio del pareggio del bilancio è un sano principio.Il vero problema è che se vi è una politica di rigore fiscale vi dovrà essere una politica monetaria espansiva accomodante. In europa su direttiva della Merkel si sono fatti i compitini a casa propria ha stretto sulla liquidità per tenere forte l'euro, oggi, invece di risolvere il vero problema che sarebbe quello monetario si fa una politica di deficit spending. Tale politica non sarà di nessun aiuto, manca la liquidità nel sistema delle imprese e quindi anche se faccio arrivare pochi spiccioli alle famiglie non risolvo il problema,le imprese chiudono i disoccupati aumentano, anche se regalo il denaro ai privati non vi sarà la ripresa dei consumi.
  9. Michele Garulli Rispondi
    La perplessità maggiore riguarda il taglio dell'Irap alle imprese: quasi nessuno parla di quali saranno gli effetti della riduzione del carico fiscale. Vivendo come consulente le logiche delle imprese dal loro interno, mi viene da pensare che la principale conseguenza sarà un incremento dei profitti, senza significativi impatti su investimenti e tantomeno occupazione (manca la domanda e l'incertezza non induce ad investire soprattutto avendo capacita produttiva inutilizzata)
  10. piero Rispondi
    SCOSSA SALUTARE- rettifico una mossa suicida, abbiamo la solita manovra di deficit spending all'italiana, come sempre si prende la strada più semplice, invece di inondare l'economia di liquidità si fa una manovra fiscale espansiva in un paese al rischio di default, naturale che crescera il costo del debito e la crisi si aggraverà sempre di più. SICCOME LA PROMESSA DEGLI INTERVENTI QUANTITATIV EASING GIUSTIFICAVA IL RIGORE, TANTO VALE PROVARE UNA NUOVA STRADA- questo il colmo, traduco, siccome l'Italia non conta niente in Europa, non è in grado di prendere in mano la situazione e alzare la voce, tutti sanno cosa si deve fare, invece si farà la cosa sbagliata, le imprese vogliono i soldi e Renzi da uno sconto sull'Irap e fa pagare il tfr per aumentare i consumi. Tutti sanno che ci stiamo portando in giro,la Bce ha ridotto la liquidità di oltre 1000 miliardi nei prossimi tre mesi vi sarà una ulteriore riduzione di 400 mld di euro, Renzi cosa fa? una manovra di deficit spending. La nave sta affondando e noi, invece di alleggerire il carico, carichiamo ulteriore peso.
  11. pier luigi tossani Rispondi
    Poco tempo fa, avevo accennato ai motivi del perché Renzi cadrà sul keynesismo, cioè sul deficit spending e noi con lui, in quest'Italia che va a picco. Ovviamente, quello che non va sono anche le categorie usate da Bordignon: "consumi e investimenti", ove, invece, la crisi è - in prima istanza - antropologica. Direi che è particolarmente irritante questa immagine-slogan della "scossa", che ricorre frequentemente. Dove invece di uno shock elettrico, che lascerei volentieri provare a chi lo propone, così dopo ci dice l'effetto che faceva, faremmo meglio a collegare l'anima al cervello, per muoverci verso la "società partecipativa". Ma ne siamo ancora molto lontani...
  12. EzioP1 Rispondi
    Manovra che speriamo riesca bene, ma l'inizio non è poi così soddisfacente poiché i presidenti delle regioni sono tutti sul piede di guerra non rendendosi conto che se vogliamo salvare il paese bisogna partire dal taglio degli sprechi, e questi signori non dicano che non ce ne sono diversamente sarebbero da mandare a casa a pedate, poi dalla razionalizzazione delle spese, la differenza di costo delle siringhe tra Nord e Sud è il più eclatante esempio, infine abbiano l'onestà di tagliare tutti quei vergognosi privilegi che col tempo si sono auto-approvati. Questo paese fin tanto che avremo irresponsabili di questa fatta ben difficilmente potrà migliorare. E' chiaro che il problema loro è di dover gestire da un lato l'insoddisfazione dei cittadini per l'eventuale taglio di qualche servizio, e dall'altro quello di dover aumentare le tasse, ma fare politica vuol dire saper gestire come prima cosa quanto scritto più sopra prima di giungere a questa dicotomia. Diversamente se ne vadano a casa.