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  1. Gino Rispondi
    Salve. Considerando l'attuale stagnazione dell'economia italiana non si potrebbe temporaneamente pensare ad un aumento del deficit in modo da far ripartire i consumi e nel lungo periodo cercare di risanare il debito? Come fece il presidente americano Roosevelt nel primo dopoguerra con la crisi del 29 investendo in opere e appalti pubblici, il cosiddetto New Deal? Magari per uscire definitivamente dalla crisi è necessario un "new deal europeo" investendo per esempio sulle energie rinnovabili. Sarebbe possibile tutto ciò?
  2. Pif Rispondi
    Ci siamo ficcati in un pasticcio infernale, scelte dissennate prima e dopo. Come si fa a fare un'unione monetaria così abborracciata, al di là della crisi comunque la situazione della zona stava ad indicare quello previsto dalle teorie economiche ovvero una serie di squilibri preoccupanti. Le unioni monetarie in genere seguono le unioni politiche e non viceversa come era nelle idee dei padri fondatori. Credo che da questo pasticcio economico e istituzionale difficilmente se ne esca, francamente non credo nei miracoli, con tutto l'impegno di Draghi. Ormai la situazione è insostenibile con ognuno arroccato sulle proprie posizioni e con le sue colpe, e la storia giudicherà l'ennesimo suicidio europeo, questa volta non militare ma economico-politico.
  3. stefano monni Rispondi
    i fatti e i dati macroeconomici, ovvero quelli tanto cari agli economisti, anche quelli che siedono a Bruxelles, dimostrano forse che i vincoli imposti ai Paesi europei per aderire all'euro non sono poi così benefici per le relative economie. D'altra parte, al di là di chi utilizza Keynes strumentalmente, vorrei ricordare che l'economista inglese, che peraltro non ha mai rinnegato il proprio liberismo, non ha mai affermato che, per crescere, è necessario dissipare le risorse finanziarie ma, viceversa, solo in caso di crisi economica, come quella attuale d'altra parte, bisognerebbe incentivare gli investimenti pubblici per compensare la riduzione di quelli privati dovuta ad una caduta dei consumi. Finita la crisi, per Keynes, la gestione del bilancio pubblico dovrebbe cambiare. Faccio presente che tale teoria non si discosta da quella sostenuta da Smith quando parlava del ruolo dello Stato in economia. Non è certo colpa di Keynes se in questi anni politici di diversa estrazione hanno interpratato le teorie dell'economista inglese in modo da giustificare le spese pubbliche dissennate che, sicuramente, lo stesso Keynes avrebbe condannato e che, sicuramente, non ha mai auspicato. Anni di riduzione delle tasse, accompagnata da una riduzione lineare delle spese pubbliche, con quelle di investimento ai minimi storici, ha creato in Italia, produzione nulla, alta, altissima disoccupazione, aumento del livello di povertà e, questi sono dati economici certificati.
  4. Sergio Brenna Rispondi
    E perché non dovremmo supporre che la menzogna sia l'austerità e il vincolo al deficit, visti i risultati che hanno prodotto sinora?; o dovremmo credere fideisticamente che i risultati si vedranno "nel lungo periodo"?
  5. pier luigi tossani Rispondi
    a prescindere dalle sanzioni, lo sforamento del rapporto deficit/PIL per "fare crescita" è solo l'ennesimo ribadimento della menzogna keynesiana... ovvero, l'illusione propinata dai governi, specie quelli più deboli e incapaci - come il nostro - secondo la quale la ripresa dell'economia si avrebbe dissipando sempre maggiori risorse finanziarie pubbliche: Ci cascherà, il popolo?....