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  1. albert Rispondi
    Vorrei capire come viene remunerato l'investimento delle società di trasporto che vincono le gare se la durata della gara è limitata a 5 anni e se il fatto che vengono messe a gara molte e differenti linee non impatta negativamente sulle economie di scala dei gestori.
  2. Nicola Rispondi
    Osservo che un processo di cambiamento in Emilia-Romgna sul servizio di TPL è iniziato da tempo. Tuttavia, la concorrenza in Italia ed in un settore particolare come il TPL non si può pensare che venga introdotta aprioristicamente ed automaticamente, è necessario a mio avviso un approccio meno contaminato da falsi miti e più calato sulla relatà. Cordiali saluti.
  3. Arfea Rispondi
    Nell'articolo si dice che in Italia la contribuzione media ai servizi pubblici locali raggiunge i 2,4 euro al km. senza specificare le modalità di calcolo di tale media (se cioè includendo anche i servizi tramvieri e/o ferroviari). Ad ogni modo per i servizi automobilistici su gomma il riconoscimento medio dei costi generati dall'imposizione di obblighi di servizio è sovente di circa soli 1,4 euro al km (di molto al di sotto della media calcolata dall'autrice ed ancora inferiore ai costi standard calcolati nel 2012 dall'Università La Sapienza di Roma per conto del Ministero dei Trasporti (i quali costi standard comprensivi degli ammortamenti ammontano invece a 3,3 euro al km e sono quindi perfettamente allineati a costi di esercizio rilevati negli altri paesi europei. In ogni caso qualunque sarà la scelta dei pubblici poteri per quanto attiene al finanziamento dei servizi di trasporto collettivi (fin tanto che le politiche viabilistiche i piani urbanistici cittadini e le regole di comportamento previste dal codice della strada non favoriranno chiaramente l'aumento della velocità media commerciale dei pubblici trasporti per mantenerla sempre maggiore rispetto a quella della motorizzazione privata) non sarà possibile ottenere un consistente trasferimento modale verso i pubblici trasporti su strada. E ciò nonostante l'eventuale ricorso massiccio alle tecnologie informatiche.
    • elisabetta iossa Rispondi
      Grazie per il commento Arfea. I numeri che ho riportato sono quelli del rapporto annuale di ART, non i miei. Se può però invii un link al rapporto dell'Univ la Sapienza di cui parla, così che si possano condividere informazioni più dettagliate. Interessante la sua osservazione sulla velocità media commerciale dei pubblici trasporti; sarebbe utile verificare - se ci fossero dati - quale sia la velocità media effettiva del trasporto su gomma e la sua incidenza sulla domanda di trasporto. . cordiali saluti
  4. rob Rispondi
    per essere sintetici: a Londra un gestore si chiama manager e il lavoro si trova inviando un CV. In certe ATM italiane il gestore è un ex-bidello posto lì oer interessi di clan
  5. stefano delbene Rispondi
    Avete mai provato a prendere un'autobus o la metropolitana a Londra? Se l'avete fatto, e vi ricordate quanto avete speso, sareste d'accordo sul fatto che sia unesempio da ripetere?
    • rob Rispondi
      ho attraversato Londra in taxi con 21 sterline, ma questo non vuol dire che l'esempio di Londra possa essere implementato da noi. Ma le partecipate è il cancro maleodorante dell'economia esempio di sciatteria e di professionalità= zero
    • elisabetta iossa Rispondi
      Buongiorno Stefano Delbene, grazie per il commento. Gli utenti in Italia pagano un biglietto tipicamente inferiore a quello Londinese ma questo è solo un aspetto del costo del servizio per la collettività, il resto viene pagato indirettamente attraverso la tassazione, dato che i ricevi da utenza non coprono i costi del servizio. Per questo quando si confrontano i paesi si tende a guardare al costo per km e non al biglietto. cordiali saluti
      • rob Rispondi
        ..sarebbe a mio avviso da vedere non solo la differenza di prezzo sia per km o per biglietto ma il rapporto prezzo/servizio. Ma un linguaggio simile è pane quotidiano per una impresa privata, sconosciuta fantascienza per monopolista pubblico
      • stefano delbene Rispondi
        Gentile Professoressa, il punto è esatamente quello: se è maggiore la contribuzione pubblica tende a diminuire il peso sopportato dal singolo cittadino tramite il ricorso alla tassazione generale. Un tempo ci veniva insegnato che questo favoriva una sperequazione a favore delle classi più povere, che sono notoriamente le maggiori utilizzatrici del mezzo pubblico. Poi ci hanno insegnato che tramite questo meccanismo si creano le condizioni più favorevoli all'uso del mezzo pubblico verso il mezzo privato, con effetti positivi dal punto di vista ambientale, della sicurezza, etc. Evidentemente non esistono più i poveri e l'ambiente non è più un problema. Oppure sono troppo vecchio. Cordiali saluti