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Tfr in busta paga?

Il Governo starebbe studiando la possibilità di trasferire una parte del Tfr in busta paga. È una buona idea, purché si lasci al lavoratore libertà di scelta. Quanto agli oneri aggiuntivi per le imprese, il problema potrebbe essere risolto coinvolgendo nell’operazione il sistema bancario. 

I RISCHI E LE OPPORTUNITÀ DI UNA BUONA IDEA

La notizia secondo la quale sarebbe allo studio la proposta di trasferire una parte del Tfr in busta paga non può che essere considerata positivamente da chi, come me, la sostiene già dal 2011. Sgonfiare la “bolla” di un risparmio previdenziale (o quasi), per trasferirlo, anche per aiutare la crescita,  sui redditi e sui consumi, – la debolezza dei quali è alla radice dell’attuale crisi – è un obiettivo importante. Lo è anche sotto lo stesso profilo previdenziale, perché le promesse pensionistiche future, pubbliche o private che siano, hanno la loro garanzia più forte non nell’ammontare degli accantonamenti attuali, ma nella crescita dell’economia e nel miglioramento dell’occupazione, senza le quali nessuna promessa previdenziale potrà essere mantenuta, finendo così con l’avere una società di “ricchi di promesse” (false) pensionistiche e “poveri di lavoro e reddito”.
Ma se non si affrontano tre osservazioni rilevanti sollevate nel dibattito di questi giorni la proposta potrebbe non avere gli effetti positivi auspicati.
La prima osservazione è che si tratterebbe di una manovra coercitiva che costringerebbe tutti i lavoratori ad anticipare il Tfr, anche coloro che preferiscono averlo come una forma di risparmio.
La questione è facilmente ovviabile permettendo a ciascun lavoratore di scegliere, in relazione alle sue specifiche esigenze, se lasciare il Tfr dove è o se percepirlo in anticipo. Infatti l’operazione non può certo rappresentare una sorta di trasferimento obbligato, ma deve essere l’occasione per togliere la “coercizione” che oggi esiste (risparmio obbligato).
La seconda osservazione è che in tal modo si penalizzerebbe il risparmio previdenziale e la previdenza integrativa. Anche questa obiezione viene meno con la non coattività del trasferimento in busta paga. La libertà di scelta lascerà al singolo lavoratore la decisione se anticipare il Tfr o se continuare a destinarlo a risparmio o a previdenza. Alcuni sostengono che la destinazione “forzata” del Tfr ad accantonamento previdenziale è motivata dalla necessità di impedire un “moral hazard” di carenza di risparmio previdenziale individuale. Ma la tesi non è convincente. Innanzitutto, gli accantonamenti previdenziali sono già attualmente molto alti. Al 33 per cento di aliquota per la previdenza obbligatoria si aggiungono altri 11-13 punti circa per chi ha la previdenza integrativa, portando il contributo complessivo destinato alle pensioni attorno al 45 per cento (di molto superiore a quello esistente in tutta Europa): un livello che rischia di essere incomprensibile in un paese con drammatici problemi di crescita e occupazione. Per di più, la platea che aderisce a forme di previdenza integrativa è caratterizzata da posizioni professionali e retributive per lo più medio-alte: se possono permettersi già ora una contribuzione previdenziale aggiuntiva, continueranno a mantenerla (visti i lauti incentivi fiscali). In terzo luogo, la copertura consentita dall’attuale sistema previdenziale pubblico è tale da garantire anche a coloro che sono integralmente nel sistema contributivo tassi di sostituzione attorno al 70 per cento dell’ultima retribuzione netta. L’eventuale riduzione di tali tassi è connessa a un basso numero di anni di contribuzione. Ma Tfr e previdenza integrativa non possono compensare tale elemento: se mancano anni di lavoro e di reddito non potranno essere prodotti accantonamenti né di Tfr né di previdenza integrativa.
La terza osservazione, forse la più rilevante, sostiene che l’operazione costituirebbe comunque un onere aggiuntivo per le imprese (o per l’Inps che attualmente riceve una parte degli accantonamenti) costringendole non a un costo economico, ma certamente a un immediato esborso di liquidità (privandole di una parte di autofinanziamento) in una situazione di crisi economica rilevante.
Vi è in primo luogo da considerare che molte imprese hanno già tale onere, dovendo trasferire il Tfr all’Inps (tutte le imprese con più di 50 dipendenti)  e quelle i cui lavoratori aderiscono alla previdenza integrativa. Inoltre, vi può essere una soluzione a questo problema, che consenta ugualmente ai lavoratori che lo vogliono di ricevere annualmente il Tfr. La proposta, che ho avuto modo già di avanzare in passato,  è quella di far intervenire il sistema bancario come finanziatore dell’anticipo del Tfr.

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UNA PROPOSTA PER ANTICIPARE IL TFR

Si tratta di traslare il credito (liquidazione futura) dei lavoratori nei confronti dell’impresa in un credito della banca nei confronti dell’impresa. Le imprese continuerebbero a fare l’accantonamento nel modo attualmente previsto (nel proprio bilancio, versandolo all’Inps o a un fondo di previdenza, secondo della normativa) e a pagare l’importo della liquidazione al momento della chiusura del rapporto di lavoro. La quota annuale al lavoratore che ne fa richiesta verrebbe erogata da un’istituzione finanziaria (banche o Cassa depositi e prestiti) che “anticiperebbe” ai lavoratori che ne facessero richiesta l’importo lordo del Tfr. Le imprese dovrebbero continuare, come oggi, ad accantonare in bilancio il Tfr con la rivalutazione dovuta per legge (tasso di interesse pari). Al momento della chiusura del rapporto di lavoro, l’impresa erogherebbe la liquidazione non al lavoratore (che già l’ha ricevuta) bensì all’istituto bancario che ha erogato l’anticipo e che avrebbe una remunerazione sul prestito pari al tasso di rivalutazione del Tfr all’1,5 per cento più lo 0,75 per cento dell’inflazione (oggi equivalente a 2,25 per cento), e tale costo dell’intermediazione bancaria (a carico dell’impresa) sarebbe esattamente  quello che l’impresa già oggi sostiene per remunerare il Tfr. Per le banche il prestito sarebbe esente dal rischio di insolvenza del datore di lavoro, in quanto quel rischio è già coperto da un apposito fondo assicurativo presso l’Inps, alimentato con un contributo dello 0,2 per cento.
Inoltre il meccanismo sarebbe applicabile anche alla quota di Tfr attualmente gestita dall’Inps, che riguarda i dipendenti pubblici e i dipendenti delle imprese con più di 50 addetti. Anche in questo caso, l’anticipo verrebbe operato dal soggetto finanziario e nulla muterebbe per l’Inps. Per quanto riguarda la quota che già le imprese trasferiscono ai fondi pensione, l’anticipo può essere direttamente erogato dal fondo integrativo.

GLI EFFETTI PRINCIPALI

Gli effetti principali della tale proposta sarebbero quelli di:

1. consentire di “anticipare” in reddito corrente gli accantonamenti del Tfr, senza oneri per le imprese e per l’Inps, rafforzando redditi e consumi;
2. determinare un rilevante effetto di entrate aggiuntive per lo Stato che incasserebbe le imposte sul Tfr non al momento della chiusura del rapporto di lavoro, ma le anticiperebbe di anno in anno. L’attuale aliquota Irpef sul Tfr (o sugli anticipi previsti) è legata alla media degli ultimi cinque anni, in media oggi stimabile attorno al 23 per cento. Nell’ipotesi di un’adesione all’anticipo in busta paga del 50 per cento dei lavoratori il gettito sarebbe di quasi 3 miliardi;
3. costruire per le banche l’opportunità di erogare un prestito a un tasso di interesse equivalente alla rivalutazione del Tfr (oggi attorno al 2,25 per cento) assente da rischi. Oggi, le banche si approvvigionano di finanziamenti presso la Bce a un tasso dello 0,5 per cento e troverebbero nella definizione di un tale prestito una modalità rilevante di messa in sicurezza dei rapporti patrimoniali (nell’ipotesi media, il flusso annuo sarebbe di circa 12 miliardi che consoliderebbe in sette anni, durata media dei rapporti di lavoro, circa 90 miliardi di credito erogato).. Il finanziamento bancario sarebbe erogato all’impresa per finanziare l’esborso di per far affluire anche alle famiglie  i copiosi fondi messi a disposizione dalla Bce, (una sorta di “prestito per il lavoro”). E’ da sottolineare quanto questo obiettivo , far affluire finanziamenti dalle banche alle famiglie  per sostenere i consumi , oltre che alle imprese sia stato più volte sottolineato con forza da Draghi.

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ALCUNE STIME

Nella tabella qui sotto si riportano gli effetti quantitativi di una tale proposta in relazione a diverse ipotesi di adesione dei lavoratori alla possibilità di anticipo del Tfr (1).
Nell’ipotesi di totale adesione alla proposta di anticipo l’ammontare trasferito annualmente (ma si potrebbe forse valutare anche l’opportunità di estendere il trasferimento  al montante accumulato) sarebbe di 24 miliardi annui, pari al 5 per cento del monte retribuzioni e al 2,6 per cento dei consumi con una entrata netta per lo Stato di 5,6 miliardi. Nella più realistica ipotesi di un’adesione media (pari al 50 per cento dei lavoratori e al 25 per cento di coloro che aderiscono ai fondi) l’ammontare trasferito sarebbe di 12 miliardi pari al 2,5 per cento del monte retribuzioni e all’1,3 per cento dei consumi, con un entrata netta per lo Stato di 2,8 miliardi.

tfr tabella

 

patriarca immagine

Fonte: bilanci Inps

 

(1) Si sono stimati gli importi del Tfr sulla base delle informazioni disponibili dai dati Istat, Inps e Covip . Nella voce Tfr imprese confluisce l’ammontare del Tfr annuo che le imprese  private accantonano presso di loro. La voce Tfr Inps rappresenta la quota di Tfr che le imprese private con più di 50 dipendenti  versano all’Inps (che poi paga le prestazioni – in Fig 1 l’andamento di queste voci dal 2007). Nella voce Tfr pubblici ci sono gli accantonamenti che le pubbliche amministrazioni operano e che versano all’Inps (gestione ex Inpdap). Mentre nella voce Tfr fondi pensione vi è l’accantonamento che confluisce alle forme di previdenza integrativa

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40 commenti

  1. rob

    A mio avviso la questione del TFR viene considerata con lo stesso pensiero e le stesse modalità del inserire nel conteggio del PIL l’economia cosiddetta criminale. Oppure per essere più specifici come di colui che per levarsi gli sfizi utilizza i suoi risparmi e non pensa invece ad “creare ulteriore ricchezza con quello che ha”. Il frutto di “trovate” simile è dovuto ad una classe politica e burocrata di infimo ordine ( che forse mai questo Paese ha avuto dal 1860). Una classe mediocre è priva inoltre di qualsiasi etica. Si ricorre a questi pensieri quando nel Paese manca una progettualità lungimirante fatta di progetti seri e verificabili per creare lavoro e ricchezza. Certamente è difficile, dopo 40 anni di immobilismo, ripartire, un qualsiasi piano industriale, produttivo o di sogni da realizzare ha bisogno di decenni e non si può fare con la bacchetta magica. Il TFR invece è proprio un tocco di magia che soddisfa l’appettito della pancia ma fa restare il problema, anzi lo sposta e lo aggrava per chi viene dopo. Il mondo non si ferma si producono auto, chimica, elettronica etc noi non produciamo più niente quindi non produciamo più ricchezza, ma nessuno ha il coraggio di dire, che non avendo a suo tempo impostato strategie e piani industriali, oggi la FIAT non potrà ( pur volendo) produrre auto in Italia . Cosa produrrebbe? La Panda nuova ennesima versione? Abbiamo fatto l’ Italia dei piccoli artigiani, dei sindaci-sceriffo il mondo va esattamente all’ opposto

  2. Hk

    Come piccolo imprenditore concordo con il fatto che gli oneri contributivi sono già talmente alti che aggiungerci anche la previdenza integrativa e’ solo un danno per il lavoratore (e un ghiotto boccone per i fondi sindacali..)
    Tuttavia bisogna ricordare che il TFR consente di creare una riserva di liquidità non tassata per l’impresa. Per non peggiorare ancor la situazione delle imprese si dovrebbe aggiungere la possibilità di mettere a riserva utili con tassazione ridotta e anche togliere la mostruosità del limite di 120 000 € di capitale oltre il quale una srl deve dotarsi di un costoso collegio sindacale

    • Gianni

      Cosa sarebbero questi fondi sindacali?Io ho sentito ancora parlare di fondi negoziali che sono nati tra accordi tra Organizzazioni Sindacali dei Lavoratori e quelli delle Imprese. Non cerchiamo di confondere le idee e spargere ancora zizzania contro i sindacati, che avranno anche le loro colpe, ma alla pari di tanti Italiani che hanno votato per anni dei politici che ci hanno portato in queste condizioni.

      • rob

        i Sindacati cono coloro che hanno distrutto il concetto di cultura del lavoro, a tuttoggi uno che fa impresa viene definito “padrone” nel loro linguaggio e nella loro cultura uno da abbattere. Del caso FIAT si dovrebbero vergognare

        • Gianni

          ALLORA VIVA AGNELLI&C E I SUPER MANAGER CHE PAGANO LE TASSE ALL’ESTERO!!

          • rob

            il comportamento deprecabile degli Agnelli è frutto di un sindacato politicizzato che ha pensato a tutto meno alla difesa professionale degli operatori e quindi alle strategie che doveva avere l’azienda FIAT (vedesi VW in Germania) . W l’ Agnelli lo dice Lei….la crisi è di cultura

  3. silvestro de falco

    Quello che non ha detto è che per ottenere questo tasso di sostituzione sono necessarie una crescita delle retribuzioni reali fra l’1,2 e 1,57 per cento e una crescita del PIL nominale fra il 3 e il 3,57 per cento, con un’inflazione del 2 per cento.

    Ipotesi altamente irrealistica alla luce degli sviluppi degli ultimi anni.

  4. Roberto

    Io credo che l’idea di mettere il tfr in busta paga abbia aspetti positivi e negativi nella realtà italiana.
    Gli aspetti positivi riguardano la libertà di scelta che va data al lavoratore di gestire come meglio crede il proprio tfr, questo però dovrebbe valere per tutto il tfr, sia il maturato che il futuro.
    L’aspetto negativo invece fa riferimento alla realtà italiana e alla mancanza di cultura finanziaria.
    Dando il tfr in busta paga si cerca di rilanciare subito i consumi a discapito di un risparmio futuro che invece potrebbe essere fondamentale visto che le pensioni andranno via via abbassandosi.
    Purtroppo la maggior parte degli italiani crede di avere garantita una pensione adeguata al proprio tenore di vita, ma questo sarà molto difficile visti i tassi di sostituzione che già adesso si prospettano, quindi utilizzare ora il tfr priva gli italiani di una fonte di risparmio indispensabile per il futuro.
    La politica gioca su questa ignoranza e al posto di fare le vere riforme per rilanciare il paese utilizza questi mezzi spostando solamente più in la il problema.

    • rob

      un Paese con un briciolo di memoria storica dovrebbe ricordarsi che l’ Italia dal dopoguerra agli anni’70 è cresciuta con la cultura civica del risparmio ( chi non ricorda i salvadanai color carta da zucchero) . Se oggi nonostante tutto ancora non è compromessa la pace sociale è dovuto alle risorse che ancora provengono da quella cultura. Ma al solo pensiero che da Malagodi o La Malfa siamo arrivati a parlare di Razzi e Salvini dovrebbe far comprendere come siamo messi. La gran parte del popolo non si rende conto ma coloro che stanno “dietro al banco” sono consapevoli e quindi sanno che il “mordi e fuggi” è l’unica ultima spiaggia

      • Roberto

        Purtroppo se siamo in questa situazione è proprio perché il paese manca di cultura e di memoria.
        In un paese normale certi personaggi non sarebbero nemmeno candidabili invece in Italia fanno addirittura i parlamentari, però la colpa di tutto ciò sta in chi li vota quindi “chi è causa del suo mal pianga se stesso”.
        Ormai si sta raschiando il fondo del barile ed inserire il tfr in busta paga in Italia equivale a compiere il primo passo verso lo smantellamento del sistema previdenziale.

        • Silvestro De Falco

          Il sistema previdenziale già non c’è più. Dal 1996 siamo passati al metodo a contributi definiti. Quanto metti tanto riprendi; è come mettere soldi su un conto corrente. Ognuno è responsabile del suo futuro. Non c’è più neanche l’integrazione al minimo.

          • marco

            Il nostro resta un sistema a ripartizione, nel senso che i contributi versati oggi non vanno in un salvadanaio per la pensione futura,ma finanziano le pensioni di oggi.

  5. mrai

    Un piccolo neo in un articolo che vorrei essere stato capace di scrivere:
    Il TFR non deve essere considerato ‘autofinanziamento’ delle imprese, in quanto si tratta di vero e proprio finanziamento, per di più poco retribuito.

    Una domanda: Il TFR, che, come sappiamo, e’ un’anomalia italiana, non potrebbe essere considerato dalla comunità europea come un illecito vantaggio per le imprese italiane?

  6. gabriele

    Non mi è chiaro solo il meccanismo di tassazione. Mi spiego, ora il TFR viene tassato con l’aliquota media degli anni passati (per me il 26% per esempio) se pagato mensilmente verrebbe invece tassato ad aliquota marginale (per me ora nonostante la retribuzione di 1.600€ ben il 38%) si produrrebbe un vantaggio netto solo per l’erario.

  7. Piero

    Riduciamo ancora di più la liquidità delle imprese, il vero problema è questo, fare arrivare la liquidità alle imprese che oggi è parcheggiata solo nel mondo finanziario.
    La soluzione di liquidare il ter per aumentare i consumi va bene, ma deve essere fatta solo con la soluzione del credit crunch, problema che sta uccidendo tutte le nostre piccole imprese.

    • Aldo

      credo non venga annullato solo dall’inflazione ma anche da ulteriori tasse nascoste per mantenere i soliti privilegi, in poche parole è un ulteriore trucco

      In questo Paese è ora di distinguere e vedere la differenza tra diritti acquisiti e privilegi acquisiti
      i diritti sono quando son di una larga fetta della popolazione e chissà perchè vengono sempre calpestati mentre i secondi ovvero i privilegi vengono spacciati per diritti che in reatà calpestano i primi

  8. Andrea Toscan

    Ma come, ci hanno detto (anche in questo sito) che l’italiano va educato al risparmio previdenziale in quanto le nuove norme determineranno un assegno pubblico insufficiente. E ore che si fa? Riduciamo la spesa pubblica e abbassiamo le tasse? No, troppo difficile! Tagliamo subito i costi della politica! Figurati, di che viviamo noi!
    Invece, ideona, diciamo alla gente: “sono così generoso che ti metto in tasca i tuoi soldi”. Tanto quando avrai 70 anni e avrai un assegno più piccolo vienimi pure a cercare, se mi trovi.
    Come al solito si cerca sempre di spostare il problema più avanti, e non si aggrediscono i problemi.

  9. Enrico

    La proposta di ricevere in busta il TFR, al di là di cifre e statistiche, è un esempio eclatante di mancanza di lungimiranza e progettualità. Il piccolo beneficio mensile verrà annullato con un minimo di inflazione, con l’unico risultato di aver perso una riserva per il futuro. Nei paesi dove non esiste TFR, e presi a riferimento, ci sono tutele e previdenza più efficaci.

    • Franco

      Nei paesi dove non esiste TFR (tipo USA), mi sembra, che le tutele e la previdenza se le paga il lavoratore stipulando polizze di assicurazione (sanità, pensione, ecc.).

  10. blackpower

    Massì, così per effetto dell’anticipo magari il governo risparmia pure sugli 80 euro per superamento del limite.
    La miopia e la non progettualità della proposta in questo Paese comunque è comunque un punto a favore della sua realizzazione.

    • Giovanni Teofilatto

      La delazione con iperdisoccupazione in assenza di contratti di assicurazione nella busta paga e no nell’economia attuale di solo scambio non è produzione. Meglio la fusione per incorporazione delle BIN…

      • Giovanni Teofilatto

        No l’assenza di investimenti sì la trappola ideologica del capitale e del lavoro che crea flessibilità verso il basso e, quindi sfruttamento degli imput e quindi della risultante fanta-finanza. Purtroppo il lavoro è stato liquidato dal famoso progresso tecnico motore della crescita economica e dei diritti del libero arbitrio in assenza di leggi efficienti: distribuzione paretiana della ricchezza..

  11. Franco

    L’articolo di Stefano Patriarca mi sembra molto chiaro ed esauriente. Nel complesso mi sembra una buona idea. Forse un compromesso potrebbe essere, per stimolare i consumi e quindi contribuire al rilancio dell’economia almeno nel breve/medio periodo, quello di attuarlo per un paio di anni. Alla fin fine quando un lavoratore andrà in pensione a 70 anni dopo averne lavorati 30-40, non credo che possa essere così significativo e determinante un TFR calcolato su 28-38 anni anziché 30-40. Pensate ad un lavoratore che attualmente guadagna 1000-1500 euro che per un paio di anni si ritrova un aumento di ca. un centinaio di euro (oltre ai “famosi” 80).

  12. Vittorio

    Il tfr in busta paga? Chi lo vuole, perché no. Il lavoratore deve essere libero di scegliere che è cosa è meglio per lui. A qualcuno ancora sfugge che l’Italiano è cambiato. La crisi l’ha cambiato. Ha cambiato il suo stile di vita, il modo di consumare. Come dire, è sufficientemente “scafato” per scegliere in piena libertà. Però, quella del Tfr non è la strada giusta per ridare ossigeno ai consumi. E’ solo una scorciatoia, peraltro già paventata in passato, che porta in vicolo cieco. Perché i problemi sono altri: lavoro (e non art 18, un feticcio), tasse (tasi, Irap etc) e giustizia su tutti. Quindi, ritengo che la “tarantella” sull’anticipo del tfr in busta paga sia solo polvere negli occhi. Con un Paese in deflazione, è evidente a tutti che ci vuole ben altro. Come dimostrano in modo puntuale gli autorevoli interventi pubblicati dalla Voce. All’orizzonte però si vedono solo annunci, quelli del governo.

  13. Gabriele

    Gli 80 euro, un flop. Ora ci riprovano con un prelievo dai nostri risparmi……sarà per permetterci di pagare le Tasi ?

    • giuseppe cuscito

      io sono uno di quelli che la liquidazione , come i miei colleghi ,dopo anni di beghe legali
      la pagata l’inps notevolmente tagliata e con i costi legali da pagare.
      io dire per le piccole imprese e le srl , la liquidazione la date subito in busta , vorrei sapere delle 8000 imprese fallite in questi mesi , quante liquidazioni dobbiamo pagare noi con il fondo pagato con le nostre tasse?

  14. un lavoratore

    Egregio Signor Primo Ministro,
    le vuole imporre l’erogazione di una voce economica che, per l’ottenimento della quale, fino a tutt’oggi io (e tanti altri come me) siamo costretti a umiliarci e sottometterci al datore -la prego, sempreché non le faccia distrarre troppo tempo- voler leggere quanto sotto e, se vuole, come lettura serale, anche l’allegata comunicazione.
    Il fatto di voler erogarci la somma spettante a fine rapporto, in forma diluita calendarizzata e/o mensile, mi creda, non comporterebbe alcuna miglioria, né per l’economia e ancora meno per i Lavoratori. La situazione economica da ambo i fronti, resterebbe invariata, salvo che a fine percorso lavorativo non avremmo più nulla da poter realizzare, venendo a mancare il Trattamento di Fine Rapporto, che ella vuole tramutare in Trattamento in costanza o corso di Rapporto . Quindi, alla luce di quanto sopra, mi permetto di DIFFIDARLA formalmente nel voler perseguire il suo intento, decretando tale suo diktat. Dovesse comunque voler procedere con il SUO intento “me ne farò una ragione” e adirò le vie legali, per far si che venga dichiarato il suo agire arbitrario, anticostituzionale e in contrasto con tutte le Norme annotate.
    Bona
    P.S.: mi preme sottolineare che non mi firmo (tanto avete il mio IP) unicamente per motivi di discrezione e non per timore di eventuali azioni nei miei confronti, anche perché, nel caso voleste agire in tal senso, non avendo risorse economiche, potrei farvi fronte unicamente con “le mie pri

  15. un lavoratore

    Egregio Signor Primo Ministro,
    le vuole imporre l’erogazione di una voce economica che, per l’ottenimento della quale, fino a tutt’oggi io (e tanti altri come me) siamo costretti a umiliarci e sottometterci al datore -la prego, sempreché non le faccia distrarre troppo tempo- voler leggere quanto sotto e, se vuole, come lettura serale, anche l’allegata comunicazione.
    Il fatto di voler erogarci la somma spettante a fine rapporto, in forma diluita calendarizzata e/o mensile, mi creda, non comporterebbe alcuna miglioria, né per l’economia e ancora meno per i Lavoratori. La situazione economica da ambo i fronti, resterebbe invariata, salvo che a fine percorso lavorativo non avremmo più nulla da poter realizzare, venendo a mancare il Trattamento di Fine Rapporto, che ella vuole tramutare in Trattamento in costanza o corso di Rapporto . Quindi, alla luce di quanto sopra, mi permetto di DIFFIDARLA formalmente nel voler perseguire il suo intento, decretando tale suo diktat. Dovesse comunque voler procedere con il SUO intento “me ne farò una ragione” e adirò le vie legali, per far si che venga dichiarato il suo agire arbitrario, anticostituzionale e in contrasto con tutte le Norme annotate.
    Bona
    P.S.: mi preme sottolineare che non mi firmo (tanto avete il mio IP) unicamente per motivi di discrezione e non per timore di eventuali azioni nei miei confronti, anche perché, nel caso voleste agire in tal senso, non avendo risorse economiche, potrei farvi fronte unicamente con “le mie prigioni”.

    Istanza per la Liquidazione di ferie e PERMESSI
    maturati e non fruiti fino a tutt’oggi, nello specifico:
    PAR, ROL, permessi per ex festività e altri permessi maturati e non fruiti.
    Ferie maturate e non fruite alla data del 31.12.2013, eccedenti il monte ore a copertura dell’annualità in corso,
    in deroga alla Disciplina vigente, come già avvenuto in altri casi e
    come da storico Verbale di Accordo Sindacale del 21.07.2000 (indubbiamente in vs. possesso)
    qui viene la comunicazione che per motivi di spazio non mi è consentito inserire
    saluti

  16. Pierluigi

    Nell’articolo di Patriarca non ho letto dei risvolti negativi sulla tassazione che potrebbe avere l’inserimento in busta paga di parte del TFR ( volontario o meno). In questo caso l’unico che veramente potrebbe guadagnarci è l’Erario! Per rendere almeno un pò sensata la proposta del Tfr in busta paga la cifra percepita dovrebbe essere esentasse o almeno non concorrere al superamento di fasce di reddito che rischierebbero ” di mangiarsi” parte o tutta la cifra. Comunque personalmente rimango dell’idea che certe trovate siano esempio di miopia politica e fondamentali prese in giro nei confronti dei lavoratori: che aumento è se me lo pago con ilmio stipendio?

  17. Il sistema pensionistico italiano poggia troppo sul I pilastro. Occorre, dal mio punto di vista, sensibilizzare i lavoratori alla costituzione di forme di previdenza integrativa, al fine di compensare future prestazioni pensionistiche INPS di importi ridotti.
    Il TFR può essere un buon incentivo per cominciare a muovere i primi passi verso la previdenza complementare. In assenza di questo, si dovrebbe ricorrere al risparmio personale che, in alcune situazioni, è ridotto o assente.
    Per questo motivo, credo che la proposta del Governo sia da rigettare. Se ne potrà parlare in futuro, ma penso che per un rilancio dei consumi sia necessario aumentare il reddito netto dei lavoratori passando per altre forme di riduzione del cuneo fiscale.

  18. rosaria

    Sembra tutti dimentichino che tfr in busta paga sarebbe del tutto volontario riguardo la tassazione sarebbe sufficente abbassarne l’aliquota al 23.%. X la verità io penso che il lavoratore dovrebbe ricevere in busta paga ogni compenso ( 13ma e quantaltro) e compensare aggravio tasse abbassando le stesse in modo da bilanciare.

  19. Francesco

    Ma possibile che nessuno, dico nessuno, faccia riferimento a due evidenze empiriche in questa situazione rilevanti? La prima è quella riguardante la relazione tra tassazione e consumi: un esoso fiscalismo spinge i consumatori a formulare aspettative di un ulteriore aumento della pressione fiscale, tale per cui un incremento del reddito genera effetti esigui sui consumi, preferendosi il risparmio. La seconda concerne sempre il comportamento dei consumatori in una fase di deflazione: i consumatori finiscono per attendersi un’ulteriore riduzione dei prezzi, risparmiando e quindi posticipando l’acquisto di determinati beni. Qui nessuno (e parlo di economisti) ha ancora capito che per rilanciare i consumi bisogna semplicemente ridurre la pressione fiscale, in primo luogo quella gravante sui beni di consumo (IVA!). C’è di più: anticipando il TFR ai lavoratori non solo non si noterebbero effetti positivi sui consumi di breve periodo, ma soprattutto si comprometterebbero quelli che incidono sul medio-lungo termine. Di fatto spingendo i lavoratori (non ho ben capito se l’anticipo del TFR sia una facoltà del lavoratore oppure sia un effetto ex lege) a percepire anticipatamente la liquidazione si scoraggiano gli investimenti delle famiglie in beni durevoli (immobili, ristrutturazioni edilizie, automobili); va da se poi che si finiscono per scoraggiare gli investimenti delle stesse imprese, le quali certamente hanno bisogno di liquidità, ma non già per il fine qui prospettato.

  20. Francesco

    Da non sottovalutare il profilo equitativo: una delle tante vergogne del nostro paese riguarda la condizione dei pensionati. Agli economisti che sostengono l’anticipazione del TFR mi piacerebbe tanto domandare se ricordano che il TFR è stato concepito per attutire la caduta del reddito che avviene alla fine della fase lavorativa?

  21. Massimo

    Troppe parole: le parole degli italiani sono troppe, confuse, antiquate, ideologiche… non ci lamentiamo delle condizioni del paese se noi stessi non siamo in grado di mettere a fuoco un problema e proporre soluzioni.
    Il TFR, ci sono al momento due possibilità: lasciare il sistema cosi come è oppure cambiare nel senso di dare la possibilità di scegliere se averlo direttamente in busta paga oppure versato su di una posizione previdenziale.
    La prima soluzione è propria dei paesi in via di sviluppo, dove si vuole creare un welfare e dove l’avere un lavoro è una condizione che di per se garantisce un tenore di vita sopra la media. I paesi industrializzati hanno TUTTI abbandonato questo tipo di sistema perché:
    A) Il livello culturale medio permette alle persone di scegliere come allocare queste risorse in modo più efficiente di un’imposizione (questi soldi possono essere usati in modo consapevole per scopi più importanti della vita anche a discapito del welfare stesso, ad esempio far studiare i figli) o possono essere usati per investimenti personali, dipende
    B) La possibilità stessa di scegliere non toglie nulla e anzi aggiunge un diritto sacrosanto nella gestione dei propri soldi
    C) La liquidazione del TFR aumenterebbe il gettito fiscale nell’immediato e, quindi permetterebbe di abbassare la tassazione diretta su aziende e/o lavoratori oppure altri utilizzi.
    Poi si può parlare di come implementare la soluzione, andare incontro alle esigenze delle aziende, ecc..

    • Francesco

      Ma che bravo, davvero un ragionamento che lascia a bocca aperta. A proposito di parole antiquate confuse e ideologiche, penso che non ti riferivi alle mie, visto che le mie sono parole tecniche che se risultano confuse è sole perchè non si dispone delle capacità di comprenderle. Per quanto riguarda i tuoi punti te li smonto uno ad uno. A: non esiste alcune evidenza circa l’esistenza di un livello culturale medio; peraltro l’unico dato oggettivo al quale potremmo fare riferimento è il numero di laureati che, nel nostro caso, risulta essere uno dei più bassi dei paesi civilizzati. B: non parliamo di possibilità di scegliere, visto che un lavoratore disgraziato che non riesce ad arrivare a fine mese logicamente finirà per prostituire il suo TFR giusto per tamponare gli effetti indotti da un’Europa che non funzione e da millantati enfant prodige della politica che inculcano in certi italiani medi la necessità di cambiare. C: è vero, anticipando la liquidazione del TFR aumenterebbe il gettito fiscale, il tutto sempre e comunque a danno delle categorie più svantaggiate. Vai a studiare

      • rob

        esatto! Il TFR? L’ argenteria di famiglia

      • Massimo

        Come volevasi dimostrare ….. non è un problema di TFR o meno, ma di qualità delle persone, del dibattito, di apertura mentale, di approccio al costruttivismo e al cambiamento … ora vado a ripassare qualche libro

        • rob

          In pratica? Oltre a ripassare qualche libro?

        • Francesco

          Bene se vuoi qualche lezione avvisa!

          • Francesco

            E comunque vendi solo ciccia ti ho smontato i 3 punti e non hai detto una sola parola per risollevarla, mi sa che devo abbassare il mio livello culturale medio.

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