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  1. Patrizia Rispondi
    Nell'articolo non si parla dell'ipotesi di aumentare l'iva sull'acquisto prima casa dal 4 al 10 %, in questo caso non si incentiva di certo le vendite!
  2. Mirzio Rispondi
    Oltre alla scarsezza di risorse messe in campo, mi chiedo perchè dare questo incentivo ad un parte dell'economia basata sulle rendite dei redditi più alti (gli unici che comunque possono permettersi l'acquisto dell'immobile per poi affittarlo) e dare un vantaggio minimo all'affittuario se consideriamo che sarà più incentivato verso la casa in affitto piuttosto che l'apertura di un mutuo per acquistare casa. Non sarebbe stato più efficace (anche socialmente) incentivare ulteriormente l'accensione di mutui per acquisti di casa, tra l'altro sarebbe uno stimolo pure dal lato della domanda per le generazioni future ma anche le attuali senza presente ma con speranze future, le quali potranno contare in un eredità che eviterebbe la locazione di un immobile. Si avrebbe quindi il vantaggio ulteriore di creare un ammortizzatore sociale, anzichè incentivare il parassitismo che c'è dietro certe rendite.
  3. giampaolo vitali Rispondi
    Bell'articolo, interessante e completo. Tuttavia, se l'obiettivo è ridurre il canone sugli affitti mi sembra molto più efficace lavorare sulle garanzie offerte al locatore. Infatti, una buona parte dei canoni attuali comprendono un elevato "premio per il rischio", causato dall'incertezza del rispetto dei contratti d'affitto, dalla lentezza della giustizia civile, dalle difficoltà nella gestione degli sfratti di "casi sociali". Pertanto, una politica pubblica efficace sarebbe quella di garantire il rispetto del contratto tramite l'intervento di un ente pubblico, che si fa carico del pagamento dell'affitto in caso di morosità del locatario. Sarà l'ente pubblico a gestire il rischio di insolvenza del locatario tramite il welfare e gli interventi sociali, a riassicurarsi, a chiedere "fideiussioni sociali" ai parenti/amici del locatore. In questo modo il canone medio d'affitto potrebbe anche ridursi del 50% in pochi anni, laciando al libero mercato la scelta di investire nelle costruzioni invendute da locare a prezzo di mercato ma con basso rischio di insolvenza.