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  1. Luca Rispondi
    Non è solo un problema di commercio di vini, di pomodori e di mozzarelle. L'Italia annaspa nel manifatturiero. E soffoca per eccesso di spesa pubblica. La chiave della nostra recessione sta nell'errore compiuto nel 2001 con l'ingresso della Cina nel WTO senza alcuna contropartita riguardante il controllo sulla sostenibilità ambientale e sociale delle produzioni importate in Occidente. Il pur pregevole e documentato articolo di Andrea Festa sembra considerare questo aspetto come secondario, "sullo sfondo", come dice l'Autore, quando riferisce: "Sullo sfondo, tuttora irrisolte appaiono le divergenze tra soggetti, come l’UE e gli Stati Uniti, che desiderano giungere ad accordi di regolamentazione del commercio internazionale sulla base di nuovi standard e regole anche di sicurezza, e stati come Cina o India che vedono gli stessi come un modo per fornire un vantaggio competitivo alle imprese occidentali che più facilmente potrebbero adattarsi alle nuove regole." Gran parte dei nostri problemi nascono esattamente da là, oltre che dalle nostre ormai croniche tare italiche (che però avevamo anche prima del 2001), come pure dalla esitazione della partitocrazia a tagliare le rendite e i privilegi parassitari, il cosiddetto "Big Government" all'italiana, che è il ramo su cui lorsignori stanno comodamente acquattati da lungo tempo, insieme ai loro numerosi amici professionisti della tangente. Per vedere cadere quel ramo temo occorrerà aspettare la completa marcescenza della pianta.
  2. Antonio Caputi Rispondi
    Premesso che sia giusto aiutare i paesi sottosviluppati! Ma quì stà succedendo che i paesi sviluppati (vedi l'Italia in coda a tutte le statistiche!), nel competere con i paesi in via di sviluppo? si stanno sottosviluppando a causa del WTO che crea Tsunami verso i paesi sviluppati creando disastri eco socio economici che non si riescono ad arginare! Possibile che no si riesce a proporre un modello sociale equo mondiale? Il problema è sempre lui 'PE'.