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  1. rob Rispondi
    Cerbobbio, Expo 2015 ma quante Fiere sono ormai inutili in Italia..mentalmente siamo rimasti alla Fiera Campionaria di Milano. Troppa gente che vuole apparire pochissima di sostanza che certamente non va. Ma oggi politico è chiamato anche quello della circoscrizione una volta lo era Berlinguer Andreotti . La saga di polenta e salsiccie che pervade questo Paese da oltre 30 anni mentre il mondo costruisce auto in 3D. Il risveglio sarà amaro soprattutto per i nostri figli
  2. Enrico Motta Rispondi
    Sono d'accordo col Prof. Perotti. Le sue critiche andrebbero però estese a una enorme quantità di altre manifestazioni. Me ne viene in mente una: EXPO 2015, in cui saranno ripetute cose che si sanno da anni.
  3. andrea Rispondi
    Il re è nudo! Mi conforta questo scritto di Roberto Perotti, che descrive perfettamente le mie sensazioni quando ho partecipato ad alcuni convegni, sia come oratore, che come relatore. Quello di Cernobbio in particolare mi ha sempre colpito per la sua vacuità.
  4. stefano Rispondi
    Analisi lucida e reale che condivido. Al punto da segnalarla a tutti i miei conoscenti e amici, alcuni dei quali vivono sulla luna. Basta passerelle, invitassero chi produce, chi è sul campo e le -poche- casalinghe. Loro possono fotografare la situazione. No chi vive in mondi paralleli.
  5. Marcello Rispondi
    Valutazione opportuna quanto inspiegabilmente originale... Diciamo pure che il 90% dei convegni (a tutti i livelli) non servono quasi a niente, sono il retaggio di un epoca in cui i canali di informazione erano altri e meno efficienti. Ho partecipato a decine di convegni, come uditore ed ad alcuni come relatore, e non ne ricordo uno che mi abbia lasciato un impressione di significativo valore informativo aggiunto. Di fatto costituiscono in linea di massima un puro costo sociale ed andrebbero ove possibile limitati...
  6. Confucius Rispondi
    Purtroppo, le osservazioni del prof. Perotti non si applicano soltanto ai convegni "privati" tipo quello di Villa d'Este, ma anche alle riunioni ufficiali come i citati G8 e G20. Tutti i "potenti" allineati per la foto di gruppo ed una serie di comunicati di una banalità disarmante per fornire materiale ai giornalisti (anche loro in trasferta in luoghi paradisiaci). Il mondo si muove poi indipendentemente dalla volontà dei "grandi" riuniti in consesso, come dimostrano la vicenda della Crimea e del Califfato del Levante.
  7. Umberto Cherubini Rispondi
    Concordo con la linea dell'articolo, con la differenza che lo paragonerei al Festival di Sanremo, più che a una sfilata sulla Piazza Rossa. Trovo però degno di un intervento convegno il riferimento all'economista matematico sprovveduto. Un'analisi imparziale avrebbe dovuto rilevare che a Cernobbio Ken Rogoff dice le stesse banalità di Grasso e della Boldrini. Sarà solo una questione di audience? O è crisi dell'economia?
  8. Fabio Rispondi
    Condivido l'analisi. Se avessi qualche responsabilità nello studio Ambrosetti, cercherei di cambiare formula del Convegno di Villa d'Este già il prossimo anno.
  9. Paolo Rispondi
    Bravo!
  10. Alessandro Rispondi
    Caro Perotti, non potrei essere piu'd'accordo con lei. Che spettacolo miserando. Interventi vuoti, banali e privi di qualsiasi seria analisi degna di nota, come del resto gran parte di quanto offrono ogni giorno la "stampa" e l'informazione italiana. Continui cosi'.
  11. Ezio Pacchiardo Rispondi
    Osservazioni condivisibili e molto concrete!
  12. Paolo Rispondi
    Una volpe inappetente? Ha certamente ragione. Ormai nei convegni è difficile imparare qualcosa di veramente nuovo.
  13. carlo Rispondi
    Prof. Perotti, ha centrato il problema! Il convegno ed i convegni come questi servono solo ed unicamente per l'apparire! La sostanza delle idee è completamente mancante! Tanti inutili "cervelli" che parlano e discutono di "aria fritta", ma di soluzioni non ne danno! Complimenti per il coraggioso articolo!
  14. Henri Schmit Rispondi
    Bravo Perotti! Ormai è così: la comunicazione è tutto, anche senza contenuto, anche senza fatti. Perché la stampa si occupa prevalentemente di mosse da palazzo, di intenzioni dei protagonisti, di bozze informali, di progetti a cui manca tutto tranne il titolo, di solito in inglese, raramente di atti o fatti? Di chi è la colpa? Dei protagonisti che devono saper recitare più che fare, dei messaggeri che devono saper raccontare più che comprendere, essere romanzieri più che analisti, o del pubblico che a volte ascolta distratto, sbadiglia e si riaddormenta?
  15. Stefano Matteucci Rispondi
    Grazie per il Suo articolo illuminante. Prof, è sicuro che molte delle riunioni che non cambiano una virgola nel cammino dell'umanità non abbiano in realtà proprio quello scopo, ovviamente non dichiarato, viste le opinioni immutabili al limite dell'ideologia di chi vi partecipa?
    • Luca Colombo Rispondi
      Interessante osservazione di Stefano Matteucci. In effetti è un sospetto più che legittimo. Del resto il potere si è appropriato - da anni, ormai - della retorica e del linguaggio progressista e persino rivoluzionario, ovviamente depotenziandolo di qualsiasi carica realmente progressiste e rivoluzionaria (aggettivo questo buono solo per le pubblicità in cui Balotelli viene venduto alle masse come "rule breaker", e con questo ho detto tutto...). Overinterpretation della situazione? Può darsi, eppure...