logo


  1. flavio favilli Rispondi
    Pensioni retributive Il dibattito dimentica che con la riforma Amato del 1992 è stato introdotto un meccanismo di calcolo nella determinazione della pensione retributiva del settore privato – tuttora vigente- finalizzato alla contribuzione da parte delle pensioni più elevate. Semplificando al massimo il meccanismo va ricordato che il calcolo passa dal 2% della retribuzione pensionabile(la media degli ultimi 5 anni +5anni) che per 40 anni di contribuzione significa l’80% di detta retribuzione pensionabile, ad aliquote di rendimento inversamente proporzionali all’aumentare della retribuzione pensionabile. Nel 2011( prima della riforma Fornero) le aliquote di rendimento erano 2% sino a 43000€ circa ; 1,60% da 43.000 a 57.000€; 1,35% da 57.000 a 71.000€; 1,10% da 71.000 a 81.000€; 0,90 % oltre gli 81.000€. Il tutto in presenza di contributi versati interamente dal datore di lavoro e dal lavoratore a differenza degli iscritti successivamente al 1995 per i quali vige un massimale retributivo oggi fissato in circa 100.000€
  2. Piero Rispondi
    Sul "minare in profondità il rapporo tra il cittadino e lo Stato" direi che ci siamo già dal momento che la pensione di un insegnante è considerata d'oro in relazione alla maggiorazione rispetto ai contributi versati, mentre si considera di latta il vitalizio di oltre 5000 euro netti di un consigliere regionale 41enne. Per prima cosa occorre semplicemente e subito abolire tutti i vitalizi, se non in caso d'indigenza e per particolari meriti. Solo immediatamente dopo si può rivedere l'intero capitolo delle pensioni.
  3. Ciro Rispondi
    Se il pensionato ha detto al figlio dieci anni fa che poteva sottoscriverlo il mutuo poiché la rata l'avrebbe pagata lui. Se il pensionato dopo il collocamento in pensione quale dipendente pubblico ha lavorato per altri 7 anni come co.co.co versando 66.000 € di contributi e ricevendo 210 € netti mensili per cui se vivrà 10 anni ancora (sino ad 85 anni) riceverà 27.300 € e la differenza (66.000-27.300) sarà destinata a pagare le pensioni minime. E se a causa della riduzione della pensione d'oro (2.500 €) il pensionato non potrà più pagare la rata di mutuo del figlio?
  4. Piersergio Crosetti Rispondi
    Mi ha colpito questa frase: "Allontanarsi da essi significa minare in profondità il rapporto tra cittadini e Stato". Mi permetto di far riflettere il Professore su una cosa: quando ho iniziato a lavorare mi è stato detto che lo avrei fatto per 35 anni e avrei preso una pensione in base al retributivo. Ho fatto scelte per questo ora non le sembra che spostarmi praticamente di 10 anni (e son tanti) la pensione per mantenere i privilegi acquisiti MINI GRAVEMENTE la mia fiducia verso lo Stato? Mia moglie rimasta senza lavoro a 45 anni ha fatto scelte (pesanti) confidando nelle norme al momento delle scelte (puntualmente sconvolte dalla Fornero due anni dopo). E' così difficile ammettere semplicemente che chi ha avuto molto doveva pagare molto e chi ancora niente molto meno. O dobbiamo lavorare tutti per mantenere i privilegi acquisiti? Questo comportamento dello Stato non ha minato il mio rapporto con lui, l'ha troncato. Lo Stato ha sconvolto le mie aspettative di vita futura pur di mantenere privilegi (sovente clientelari ed ingiusti) acquisiti. Questo è. Tutto il resto è fumo.
    • paolo Rispondi
      Ovviamente la solidarietà fra generazioni va estesa anche nei confronti degli stipendi d'oro
  5. Francesca Rispondi
    Gentile GILBERTO MURARO, quando lei scrive: "Da questo punto di vista si può sostenere che la redistribuzione tra pensionati di oggi e di domani ha buon fondamento, vista l’enorme disparità tra le alte pensioni del sistema retributivo di cui godono parecchi pensionati odierni e le magre pensioni del sistema contributivo che attendono molti giovani." Le è ben chiaro che con questa classe politica non ci sarà alcun beneficio per i pensionati di domani in quanto eventuali soldi sottratti ai pensionati di oggi finiranno nelle fauci di un sistema corrotto ed inefficiente? In altre parole se molti giovani oggi sono aiutati dalle pensioni dei nonni, in un futuro i soldi tolti ai nonni andranno in sprechi di varia natura ed i giovani rimarranno a bocca asciutta. La promessa di usare i tagli per rilanciare l'economia e favorire i giovani è stata fatta anche da Monti meno di 3 anni fa quando la Fornero ha fatto una riforma che da gen2013 ha cominciato a dare i suoi effetti. Qualche giovane ha visto anche lontanamente qualcuno di questi soldi per le persone che "non sono andate in pensione" nel 2013 e nel 2014? Saluti Francesca
    • Grazia Rispondi
      1500,00 euro netti, al mese, dopo 41 anni di lavoro sono troppi? Tutte le tasse che paghiamo con questi soldi? Addizionali regionali sono aumentate del 40% (nel 2014 euro 39,00 al mese, nel 2015 euro 57,00. Nel mio comune la Tasi ha toccato l'aliquota del 10,8. Saluti da Mg
  6. alberto ferrari Rispondi
    Ma perché inventarsi ogni volta cose nuove e ... strampalate. La Corte costituzionale ha già indicato la via maestra che è quella di utilizzare meglio l'IRPEF, introducendo nuove aliquote per i redditi, comunque derivanti. più alti. E, a parità di gettito globale, rimodulare le aliquote di chi guadagna meno.
    • Mario Rossi Rispondi
      Caro alberto, come mai esistono gli esodati se il principio di non retroattività vale? Come mai lo stato non paga i propri fornitori con contratti firmati? Come mai esiste il patto di stabilità dei comuni? Come mai un imprenditore deve pagare in anticipo per incassi che probabilmente non farà nemmeno mai? La verità è che tra poco le tasse non le pagherà più nessuno perchè nessuna impresa più avrà utili da denunciare, i disoccupati per definizione non hanno reddito e la mangiatoia fatalmente rimarrà vuota. Gli italiani che fino ad ora hanno pensato solo a lavorare perchè quella impresa rappresenta la propria vita stanno finendo e al loro posto le fatture le potranno produrre i nostri pensionati d'oro e i nostri bei dirigenti pubblici imboscati.
  7. piero bartolozzi Rispondi
    mi permetto ricordarle il precedente contributo di solidarietà (Decreto "Salva Italia"-D.L.6 dicembre 2011,n.201 convertito in legge 22 dicembre 2011, n.214) attualmente in vigore a carico dei pensionati di alcune gestioni previdenziali confluite nel Fondo pensioni lavoratori dipendenti.tale contributo, che per me (ex-dirigente d'azienda) è l'1% dell'assegno lordo, decorre dall' 1/1/ 2012 fino al 31/12/2017.dato che non ne parla mai nessuno, sarebbe bene che fosse lei, Professore, ad informarne i lettori di "lavoce.info".distinti saluti. Piero Bartolozzi, Milano
  8. Gianfranco Rispondi
    tutto vero, ho pero' l'impressione che i "privilegi" delle pensione piu alte e dei pensionati privilegiati sono sempre intoccabili diritti acquisiti, mentre invece quelle piu' basse o di pensionati normali possono essere strapazzate a piacere (vedi insegnanti quota 96 o i 42anni e sei mesi o i 66 anni e 3 mesi capitati tra capo e collo e costati fino a 6 ed oltre anni di posticipo della pensione (i cui contributi sono stati pero pretesi e profumatamete pagati in tempo e senza ritardi)
  9. Luigi Calabrone Rispondi
    Ridurre le pensioni superiori al minimo vitale (per es. 1.500 euro netti), col pretesto che gli interessati non le avrebbero finanziate, è ingiusto (già dichiarato anticostituzionale) e minerebbe per decenni la credibilità dello stato italiano, già debole/poco credibile, giustificando, di fatto, la futura evasione contributiva e fiscale e l'esportazione di capitali. I pensionati attuali hanno iniziato a lavorare negli anni '60/'70, quando furono stabiliti i criteri del sistema, che oggi non possono venire modificati retroattivamente, a meno che lo stato italiano sia quasi in bancarotta; in tal caso, le riduzioni di bilancio dovrebbero riguardare anche gli stipendi, gli organici della pubblica amministrazione, il sistema fiscale, gli enormi sprechi e ruberie pubbliche, ecc. A quel tempo, contro il parere dei tecnici/assicuratori e la prassi dei paesi progrediti, invece di stabilire un sistema pubblico che garantisse solo un livello di pensioni alimentari per tutti, lasciando a chi godeva di retribuzioni superiori le risorse per costituirsi pensioni integrative private, fu stabilito coattivamente che lo stato (con residuo mentale da stato etico: tutto nello stato, nulla al di fuori dello stato) avrebbe drenato dai lavoratori ogni risorsa contributiva e fiscale, con aliquote di trattenute fiscali di rapina per i lavoratori con retribuzioni superiori al minimo, cui, però, avrebbe corrisposto pensioni di livello superiore all'alimentare. Oggi vogliamo rapinarli di nuovo?
    • Enrico Rispondi
      Un po' polemicamente e me ne scuso, risponderei alla sua domanda con la situazione attuale "no, nonli rapiniamo di nuovo; rapiniamo i loro figli che pagano sempre tasse molto alte, ma avranno una pensione ( se l'avranno) molto più bassa". In ultimo: quando si parla di minimo vitale, bisognerebbe paragonarlo alla media degli stipendi attuali, depurato del fattore accumulazione di cui i giovani non beneficiano.
      • Luigi Calabrone Rispondi
        Le pensioni, come previsto da norme di 40/50 anni fa, non sono elemosina per i bisognosi, ma retribuzione differita, commisurata, come da Costituzione italiana, a quantità e qualità del lavoro svolto. Maturate in questi termini, uno Stato credibile non può affermare (dopo aver trattenuto ai lavoratori di ieri contributi e detrazioni fiscali con aliquote fino al 50%) che tali pensioni oggi si sono mutate in elemosina alimentare, da commisurare unicamente allo stato di bisogno, togliendo ai pensionati, a sua discrezione, quello che oggi sarebbe "superfluo". Se, tuttavia, lo Stato italiano si avvicina alla bancarotta, può, come tutti gli stati del mondo, e come previsto dalla Costituzione, aggravare l'imposizione fiscale, su tutti i redditi, compresi quelli dei pensionati, che molte volte mantengono figli/nipoti. Questo aggravamento della pressione fiscale, decentemente, deve essere deciso solo insieme a misure di riduzione delle retribuzioni pubbliche abnormi (alti burocrati, magistrati, politici, ecc.) e degli sprechi, ruberie, enti inutili, eccetera, come descritto moltissime volte anche in questo sito. Se poi i giovani pagano tasse troppo alte, bisogna ridurle - non rubare ai pensionati. Per il futuro, lo stato dovrebbe, più chiaramente di quando sta facendo ora, dichiarare per iscritto ("busta gialla") le pensioni pubbliche che verranno pagate e incoraggiare, con adeguate riduzioni fiscali, la previdenza complementare a capitalizzazione, come, ad esempio, in Germania.
  10. Gaetano Rispondi
    ..il principio di "non retroattività delle leggi" o "dei diritti acquisiti" proprio non lo capisco. Come viene visto, se esiste tale principio, nei Paesi civili??
  11. ludovico Rispondi
    C'è un modo equo per approcciarsi al problema e che potrebbe passare il vaglio della Corte Costituzionale. E' evidente a tutti che siamo in una situazione disperata e che bisogna affrontare con realismo, ma con equità il problema. Perchè anche nelle situazioni disperate le misure devono essere coerenti in una società che intende sopravvivere. I problemi che affliggono l'Italia sono da un lato un'altissima tassazione e contribuzione che grava su una parte di cittadini e, dall'altro, un'altissima evasione ed elusione fiscale, passata e presente, di cui beneficia un'altra parte di cittadini. Se non si risolve il secondo problema non si risolve il primo. Allora, dato che si parla di retroattività, anche questa va usata in modo uguale per tutti. Poichè si parla di andare a guardare i contributi versati, anche questo principio va esteso a tutti. Credo che se si facesse questo la Corte costituzionale non avrebbe nulla da eccepire. Quindi per prima cosa rileviamo i patrimoni di ciascuno accumulati negli ultimi 40 anni (più o meno il periodo medio di lavoro) e affianchiamoli ai redditi dichiarati negli ultimi 40 anni da ciascuno. Dopo di che chi non riesce a giustificare i patrimoni accumulati con guadagni dichiarati o donazioni o eredità paghi quello che non ha pagato negli ultimi 40 anni. Quindi facciamo lo stesso con le pensioni. Alla fine il taglio delle pensioni sarà compensato dall'alleggerimento delle tasse derivante dalla prima operazione.
    • federico Rispondi
      l'uomo della strada considera -indipendentemente da qualsiasi altro criterio-ingiusti i trattamenti pensionistici o vitalizi nei quali è facile ravvisare un'evidente sproporzione con i contributi versati e magari anche col periodo lavorativo (troppo breve).Si tratta di rimuovere privilegi acquisiti e ingiustificati:certamente non sono interessati milioni di casi,dato che l'enorme maggior parte degli assegni di pensione erogati (circa 16 mln) sono di ragionevole entità. f.z.