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Enea: è davvero il momento della svolta?

Il senso della nomina di Federico Testa commissario straordinario dell’Enea apparirà più chiaro entro la fine dell’anno. Perché non si capisce bene con quali criteri sia stato scelto. Docente universitario, ex deputato Pd con incarichi di partito, saprà e vorrà far voltare pagina all’Agenzia?

Circa un anno fa, Gian Antonio Stella scriveva sul Corriere della Sera: “Lo chiudano piuttosto, se hanno il fegato di farlo. Ma è indecente tenere in vita l’Enea come fosse un peso morto, da alimentare controvoglia sparagnando sui centesimi. Il governo, quale che sia, pensa che l’Italia dei Fermi, degli Amaldi, dei Rubbia non abbia più bisogno della ricerca? Si assuma l’onere di dirlo. O si regoli come nei Paesi civili”.

TRA INCURIA E LOTTIZZAZIONE

A distanza di un anno la situazione dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (o Enea, com’è comunemente nota) non è mutata affatto, e le prime vittime di questo complesso  guazzabuglio sono gli oltre 2700 dipendenti che hanno avuto a che fare con una perenne riorganizzazione, se si pensa solamente che in 15 anni l’Enea ha avuto tre commissari straordinari (Carlo Rubbia, Luigi Paganetto e Gianni Lelli), quattro direttori generali (Renato Strada, Gaetano Tedeschi, Maurizio Urbani e lo stesso Lelli) e una lunghissima storia di nomine fatte e sconfessate nel giro di una settimana.
I problemi dell’Enea sono molti e dipendono da tanti fattori, condivisi peraltro da tutto il comparto della ricerca in Italia. Fra questi: scarsezza di risorse, organizzazione complessa e burocratica, elevata età media dei ricercatori, bassa mobilità, scarsa importanza attribuita ai criteri eminentemente scientifici nella valutazione del personale.
Tuttavia -e nemmeno questo dovrebbe sorprendere- la parte peggiore l’ha giocata la politica attraverso la sistematica lottizzazione dei vertici con risultati tra il tragico e il comico.  Basti ricordare l’avventura dell’ex senatore leghista Claudio Regis,  che si è conclusa con una condanna della Corte dei Conti a risarcire 74mila euro (oltre ad una condanna a un anno e nove mesi dal tribunale penale di Roma), per “sostituzione di persona e truffa”. Regis -vice presidente dell’Enea- millantava un titolo di studio che non aveva, arrivando ad affermare: «Nessuno mette in discussione le competenze di Rubbia sulle particelle, ma quando parla di ingegneria è un sonoro incompetente ».

MA CHE COSA FA DAVVERO L’AGENZIA?

Il problema principale dell’Enea -almeno da 20 anni- è la mancanza di un compito definito e condiviso. Nel suo assetto attuale l’Agenzia fa forse troppe cose e molto diverse tra loro, senza che questo appaia quanto meno dispersivo. Risulta difficile capire perché l’Enea debba gestire parte delle propria attività in sovrapposizione con enti come Cnr e Ispra. Il tutto peraltro senza le risorse adeguate. E il processo di moltiplicazione di posti di responsabilità (oggi sono circa 30 unità) non ha certo aiutato a comprendere a pieno la vera natura dell’Agenzia, che avrebbe dovuto integrare funzionalmente e non parcellizzare ulteriormente.
Una possibile soluzione potrebbe scaturire dall’operazione di riordino degli enti di ricerca, secondo le linee di discussione in queste settimane nelle diverse commissioni parlamentari. All’Enea potrebbero essere affidati i compiti strettamente relativi ai temi energia, ambiente, efficienza energetica, riallocando i ricercatori e le strutture non coerenti con questi due filoni negli altri enti di ricerca (Cnr, Infn, Iss, Ispra, Ingv, etc.). È un’operazione complessa, ma sempre migliore del declino cui l’Enea sembra condannata.
L’opzione “ridimensionamento” non è la sola possibile. Mantenere, rifinanziare e rilanciare l’Agenzia con le sue competenze nella sua struttura attuale è un’ulteriore possibilità. L’importante è che il Governo agisca per non  lasciare morire l’istituzione per inedia senza prendere una decisione.
Al momento il pendolo sembra oscillare per la prima soluzione.

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CHI È IL NUOVO COMMISSARIO

Prima di procedere con qualunque soluzione sarebbe necessario acquisire una perfetta conoscenza dell’Agenzia e dei suoi compiti attuali. Esiste una specificità dell’Enea che non va persa, ma al contrario valorizzata, e che riguarda la capacità di andare oltre la ricerca – che può essere garantita anche da altri enti -per andare incontro al territorio ed al sistema delle imprese.
In questo quadro complesso deve essere letta la recente nomina a commissario di Federico Testa, direttore del dipartimento di Economia aziendale e ordinario di Economia e Gestione delle imprese dell’Università di Verona. Testa è stato deputato del Pd, responsabile per l’energia per il partito, componente della Commissione attività produttive della Camera dei Deputati nella passata legislatura, ed ha ricoperto inoltre diversi incarichi nei consigli di amministrazione di società operanti nei servizi pubblici locali.
In questa fase il Governo -arrivato colpevolmente con il fiato corto alla scadenza del commissario Lelli- invece che nominare un consiglio di amministrazione e dunque un presidente, ha preferito nominare un nuovo commissario. Un’azione che di per sé non sarebbe censurabile, ma che contiene alcuni elementi che potranno essere meglio definiti nel futuro. Il primo è un problema di correttezza istituzionale, che ha comunque la sua rilevanza. Se un Ente ha un consiglio scaduto (e nel caso specifico scaduto da tempo e mai rinominato per mancanza di interesse e veti politici incrociati) si dovrebbe cercare di rimuovere queste difficoltà e procedere alla nuova nomina. Indicare un nuovo commissario -che peraltro ha molti più poteri di un presidente- per non voler affrontare i nodi della ricomposizione di un consiglio, non fa parte della fisiologia della governance di un ente pubblico. Manovra peraltro già fatta nel passato da un governo di segno opposto, con la nomina a commissario di Luigi Paganetto, poi nominato presidente.

CON QUALI CRITERI SI SCEGLIE IL VERTICE

La nomina di Testa apparirà più chiara entro la fine dell’anno, quando sperabilmente si alzeranno le brume sul riordino degli enti di ricerca. Se -com’è possibile- l’Enea verrà alleggerita e focalizzata sui temi energia e ambiente, Testa potrebbe essere la persona che garantisce questa transizione, opportunamente affiancato da un Cda con pieni poteri e da un direttore generale che porti quel contributo di esperienza gestionale che sembra mancare.
Se al contrario l’Enea rimanesse nel futuro la balena spiaggiata che abbiamo visto in questi ultimi anni,  la presenza del prof. Testa assumerebbe un altro significato per diventare l’ennesima nomina opaca e partitocratica.
In ogni caso sarebbero auspicabili nomine maggiormente trasparenti che indicassero con chiarezza ai portatori di interesse la griglia di valutazione utilizzata. La competenza tecnico-scientifica? Una significativa esperienza manageriale? Un lungo periodo di lavoro trascorso all’estero in istituzioni analoghe? Il ritratto ideale del commissario/presidente per un’istituzione complessa che merita un rilancio, può assumere diverse fisionomie. Tra queste, quella di “amico dei partiti” non è contemplata. Non si tratta – sia chiaro – di fare del facile quanto inutile moralismo. Il criterio di cooptazione esiste ed esisterà per sempre. Per un’istituzione di questo peso avere un presidente che riesce sempre interloquire con la politica, conoscendone a fondo i meccanismi, non potrà che essere un vantaggio.
In un mondo di facile e sterile anti-politica, si tratta unicamente di mostrare a tutti con chiarezza -cittadini contribuenti in primis- che le risorse pubbliche sono utilizzate al meglio e che le nomine -che rimangono politiche- hanno una logica interna,  che andrebbe spiegata con chiarezza ex ante e verificata con estrema attenzione ex post.

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17 commenti

  1. rob

    come possiamo credere di cambiare questo Paese quando almeno 3 generazioni di persone sono lo stereotipo di Regis. Una pleteora immensa di personaggi a dir poco mediocri, che nella raccomandazione, nel sottorfuggi, nella furbizia burocratichese ha impostato la propria esistenza e quella dei propri figli. Interi nuclei familiari dal padre ai nipoti che non hanno mai lavorato , che non sanno cosa vuol dire spedire un CV, che non hanno mai fatto un colloquio di lavoro, che non hanno mai lavorato per obiettivi e per meriti. Attenzione non sono pochi è il 70% di questo Paese. Perchè proprio il 70%? Basta fare due conti statistici di quanti livelli di potere politico ci sono a partire dallo Stato per arrivare all’ultima circoscrizione, per passare in enti inutili, partecipate, fondazioni etc. Basta accostare due dati: interi comparti produttivi come l’edilizia , la ristorazione, l’agricoltura sono ormai privi di presenza italiana; ma abbiamo la più bassa percentuale di laureati, la più alta di coloro che lasciano la scuola e territori con punte di analfabetismo dell’ordine del 15-20% . Una crisi culturale che pagheremo a caro prezzo e che innescherà una crisi strutturale paurosa che disarticolerà il Paese.

    • federico

      l’articolo è molto interessante ed apprezzabile per diversi motivi,come p.es.il richiamo alla correttezza e alla competenza nella nomina dei vertici delle diverse Agenzie e più in generale di Enti Statali di diversa natura .Però una cosa è certa :bisogna evitare non solo sovrapposizioni ma soprattutto è inutile continuare a tenere in piedi Agenzie,Organismi,Enti che ,per motivi diversi,non riescono a funzionare.
      f.z.

    • rosario nicoletti

      Concordo pienamente con ROB. la prima cosa da fare è capire quali sono i compiti dell’ENEA. Ed è bene ricordare che l’ENEA era nato come CNEN, con la missione di sviluppare il nucleare sotto la eccellente guida di Ippolito. L’istituzione venne distrutta dalla “decapitazione” operata dalla magistratura, con la condanna di Ippolito a molti anni di carcere. Da allora l’Ente ha cambiato nome per adeguarsi alla moda del momento, senza più trovare scopi e motivazioni. Non c’è cosa più stupida ed improduttiva che avere un ente di ricerca al quale è stata cancellata storia e tradizione, le cui finalità sono delegate quotidianamente ai (più o meno) volenterosi dipendenti.

    • Stefano

      Il CNEN rappresentava la risposta italiana al nucleare civile. Il “caso (politico) Ippolito” ha troncato quel tipo di sviluppo ed ha relegato l’Ente ad un ruolo dipendente dalla politica (da cui ebbe lauti finanziamenti), Da allora il vertice è stato più politico che tecnico, e la struttura direttiva si è andata progressivamente burocratizzando, con minore competenze tecniche (forse non solo in ENEA…). Anche quando si è trattato di presidenti scienziati, gli stessi dovettero accettare (subire) il management esistente…Alcune conseguenze sono state il progressivo indebolimento ed importanza dei laboratori, la perdita di scienziati e tecnici di valore (potenziali futuri dirigenti) ed il progressivo inserimento di raccomandati. Come fatto notare da Rob questo lavorio è durato varie generazioni (30-40 anni). Di fatto l’ENEA non ha più avuto una autorevole ed autonoma direzione tecnico-scientifica in grado di sostenere visioni indipendenti dalla politica.Quello che rimane è un ente che “fa la guardia la bidone nucleare”, supporta acriticamente qualsiasi politica del Ministero di riferimento e non ha più alcuna seria attività in collaborazione con l’industria (o quel che ne rimane). Personalmente penso che quello che è in discusione è se esiste ancora spazio (necessità) per una “ricerca applicata pubblica nazionale”, quando la grande ìindustria viaggia molto velocemente ed in maniera più efficace, quando la stessa è globalizzata e acquisisce/sviluppa know-how ovunque.

      • Enrico

        Concordo con Stefano, non è mica obbligatorio tenerla aperta

  2. federico testa

    Ho trovato l’articolo interessante e denso di considerazioni del tutto condivisibili, in particolare con riferimento alla necessità di definire missione e strategia dell’Enea (cfr quindi anche il tema più generale del riordino degli Enti di ricerca) ed alla necessità di uscita in tempi brevi dalla gestione commissariale (tema su cui il ministro Guidi è stato con me chiarissimo). Anche la parte finale relativa alla necessità di rispondere agli stakeholders sui criteri delle scelte mi trova d’accordo, nel senso che l’esplicitazione del profilo che si ritiene più opportuno in quella particolare situazione può aiutare anche a capire meglio la missione affidata. Il tutto però con un’unica osservazione -generale- che mi permetto di fare: attenzione a non trasformare l’esperienza politica in una macchia mostruosa ed indelebile, di cui doversi vergognare. Personalmente credo che di buona politica (nel senso di buona gestione della cosa comune) ci sarà sempre bisogno, e posso assicurare che ci sono ancora molte persone che la vedono come un’esperienza volta al miglioramento della società in cui viviamo, e che oltre alla fatica del confronto quotidiano con chi invece la vede come un’opportunità di altro genere (e di questi fatti i giornali sono pieni) si ritrova anche coinvolto in un pregiudizio negativo generalizzato, che può consigliare la scelta peggiore: ritirarsi a farsi gli affari propri. Quanto al resto, ho il dovere di sottopormi al giudizio del mio operato, cordiali saluti ft

  3. Arturo Scialpi

    Concordo con il Prof. Testa e non la faccio per pura e semplice piaggeria, in quanto dipendente Enea. I dipendenti Enea hanno vissuto 5 lunghi e penosi anni di Commissariamento in cui al degrado materiale dei Centri Enea si è accompagnata la mortificazione e la dispersione delle nostre competenze e delle nostre professionalità. All’interesse generale dell’Enea si sono spavaldamente anteposti gli interessi piccoli, meschini e ipocriti di una minoranza Enea che ha goduto allegramente di favori e prebende in questi anni, imperversando sulla parte sana della maggioranza dell’Enea. Non si può sinceramente consegnare a un nuovo Presidente e Cda un’ Ente quasi distrutto e completamente disastrato come questo. In questa fase i lavoratori Enea hanno bisogno di ritrovare la loro giusta e forte motivazione e di riacquistare un po’ di serenità d’animo per poter riprendere a lavorare al meglio delle proprie potenzialità e proficuamente per bene comune, cioè l’Enea. Ho totale fiducia nel Prof. Testa e sono convinto che opererà nell’esclusivo interesse dell’Enea e conseguentemente del Paese. Le persone si giudicano in base al loro operato e non in base alle chiacchiere da bar o senza avere alcuna conoscenza di ciò che si è stati o fatto prima.

    • rob

      Scialpi concordo ma in questo sito ci sono ancora “signori” che ci vengono a propinare la bontà della scelta “politica” follia italiana degli ultimi 30 anni, di cui il clan Lega è stata la pagina più orrenda della storia di questo Paese ( non dimentichiamo Finmeccanica, Consob etc) . Un Paese dalla memoria corta e dalla faccia come ….il bronzo. Se questi “signori” hanno la sfacciatagine ancora di parlare dovrebbe esserci una società civile e attiva che almeno li emargini come succede in qualsiasi Paese serio del mondo. Si pulivano il culo con il tricolore ma lo facevano per sedersi senza alcun merito( analfabeti) in tutte le poltrone possibili con lo scopo che tutti conosciamo.

      • Arturo Scialpi

        Non capisco il tuo acredine verso i “signori” di questo sito. Noto da ciò che non sei un dipendente Enea. Solo chi ha vissuto, cioè la parte sana dell’Enea come dico e ribadisco con maggior forza, 5 anni nel buio della notte, su cui l’ex vertice Enea ha imperversato come voleva, mortificando la nostra professionalità e lasciando i Centri Enea in uno stato di abbandono e degrado, può e deve sperare che l’arrivo di un Commissario esterno all’Enea, senza alcun legame con i poteri interni, sia l’uomo che finalmente cambierà le cose nell’Ente. Per tua informazione io sono stato l’unico in tutto Enea che si è battuto in tutti i consessi anche politici e a viso aperto, (con grave rischio quando in Enea si si dice la verità) affinchè ciò che è accaduto il 6 Agosto scorso sia stato possibile. Chi non conosce cosa è accaduto in questi 5 anni sotto il cielo tempestoso e nero dell’Enea, non può permettersi di criticare chi invece spera che tutto ciò possa finisca presto.Amo l’Ente in cui lavoro da 26 anni e spero che il Prof. Testa possa far diventare l’Enea un Ente normale, dove si ritorni a lavorare con più serenità e proficuo. Solo chi crede in ciò, può sperare che si possa realizzare. E io ci credo!!

  4. Paolo Di Lazzaro

    L’articolo è interessante ed equilibrato, ma nella pur necessaria sintesi omette alcuni dettagli importanti. Circa metà dei ricercatori Enea non si occupa di energia, ma di tecnologie: sviluppo di laser utilizzati in fisica dei materiali e diagnostiche per i Beni Culturali, sorgenti di particelle per protonterapia, spettroscopia per la security, materiali ceramici innovativi e molte altre applicazioni hi-tech. Più della metà dei brevetti e delle pubbliocazioni internazionali Enea sono relative a queste tecnologie. Incredibile paradosso, questa metà dei ricercatori non può accedere ai finanziamenti nazionali dedicati alle tecnologie, perchè i bandi sono riervati a Enti gestiti dal MIUR (mentre l’Enea afferisce al MISE). E’ una situazione insostenibile, e forse la mobilità dei ricercatori Enea che si occupano di tecnologia verso Enti affini per argomenti di ricerca (CNR, INFN) è la soluzione più diretta che permette di salvaguardare le altissime competenze create con i denari dello Stato e quindi del contribuente.

    • L’ENEA è la Salerno-ReggioCalabria della PA. L’anno del primo referendum sul nucleare è cominciata una ristrutturazione che non ha avuto mai fine. Molti processi di ristrutturazione sono iniziati in tutti questi anni ma nessuno si è mai completato. Chi arrivava dall’esterno con le migliori intenzioni finiva per azzerare il lavoro prezioso e di alto livello di tanti ricercatori. Chi proveniva dall’interno organizzava l’orticello e faceva terra bruciata delle migliori competenze.. Quante ricerche andate in fumo, quanti anni, quante speranze bruciate. Senza essere un’eccellenza, sono stato costretto a fuggire dall’ENEA nel 2012 per ricominciare da zero al CNR ma rimane la nostalgia di un laboratorio efficiente e costruito in 21 anni di lavoro “matto e disperatissimo”. Altri colleghi sono stati costretti a dimettersi, altri all’inattività. Le stime di Di Lazzaro sono concilianti: in my opinion non si tratta di metà dei ricercatori che fanno cose diverse dall’efficienza energetica ma di una percentuale ben più alta. L’auspicio di smembramento di Di Lazzaro è condiviso dalla maggioranza dei ricercatori. Ma essi sono maggioranza all’ENEA? Hanno voce in capitolo? L’ENEA dichiara un numero di ricercatori pari a 1200. Secondo il CIVR sarebbero 800. In passato le stime le abbiamo fatte anche noi ricercatori dell’ENEA: l’ENEA pubblica come se ce ne fossero appena 400. Se il calcolo fosse fatto ora forse la cifra scenderebbe ulteriormente. La Ricerca è stata sempre umiliata all’ENEA.

  5. emisiani

    Grazie a Federico Testa che ha voluto dire la sua rispetto all’ottimo pezzo sul futuro di Enea. Credo sia giusto lasciare il beneficio del dubbio a Testa e immaginare che sia stato nominato per competenza e non per cooptazione politica, nonostante la sua lunga militanza nella CGIL e nel PD (come si desume dal suo cv). Leggo inoltre che risulta essere Direttore del Dipartimento di Economia presso l’università di Verona, il prof. Testa potrebbe partire da qui per dimostrare cesura rispetto alla solita politica: intende dimettersi o mantiene entrambi gli incarichi ?
    Mi associo, infine, nell’osservazione generale segnalata ovvero il ruolo Enea nel 2014 qual è nella politica industriale declinante del nostro Paese? Grazie!

  6. Enne

    Sono trascorsi quasi 4 mesi e questo rimane l’unico intervento pubblico autorevole sull’ENEA ed il suo ruolo dalla nomina del nuovo commissario. Forse è legittimo chiedersi se in questi 4 mesi al di la di intenti, idee e buoni propositi qualcosa stia avvenendo. O si attendono leggi decreti atti esterni all’ente, strategie, piani? E internamente? Quante cose possono essere fatte ricominciando solo a parlare di LAVORO, modelli di lavoro ed OBIETTIVI, a rimuovere qualcuno a rendere più efficienti alcuni uffici e funzioni. Ci sono cose che adesso è il momento di fare, non domani. Atti amministrativi per dare a chi lavora dignità e strumenti per operare in un mercato della ricerca aperto e competitivo. Tre cose da cui partire. Responsabilizzazione effettiva di chi ha un ruolo, strumenti per lavorare, procedure rapide e snelle. Per molte cose non servono proprio i soldi ma solo rimboccarsi le maniche. Il tempo corre ed ancora si attende qualche timido segnale di cambiamento.

  7. Paolo12

    Quindi, dopo un anno ancora lo stesso commissario… Svolta o caduta libera? Sarebbe interessante un nuovo articolo dopo un anno, grazie

    • ERIC

      Più di un anno e molti tanti nodi sono li ad attendere di essere sciolti. Una riorganizzazione che riesce per alcuni aspetti a peggiorare la precedente.
      Fatta di corsa e con molti errori. Se l’Enea sopravvive è grazie a quelle centinaia di persone che ogni giorno ci credono e ci mettono la faccia. Troppo lontano il vertice dalla realtà che vivono i ricercatori. Non si riesce proprio a far capire loro dove sono i problemi, non dico quali siano le soluzioni. Nascosti dietro procedure, comunicati e circolari cervellotiche e tutte devote alla paura imperante del tutti rubano. Si riparta dal lavoro il lavoro, gli obiettivi, i compiti e le responsabilità.La possibilità di riprendere i giovani formarli e farli crescere……di rrimettere la ricerca al centro, di gestire i soldi dei progetti in modo razionale ed efficace…di eliminare i paletti inutili e di ridare responsabilità e riconoscimento a chi lavora ..oppure oppure chiuderlo chiuderlo con coraggio e determinazione.

  8. ERIC

    E siamo ancora qua con una ennesima ristrutturazione che ha un costo umano ed economico diretto ed indiretto e che se innova qualcosa non tocca per niente i nodi non li sfiora perchè chi l’ha pensata non ha la minima idea di cosa sia questo Ente di come sia un modello efficiente di come funzioni un ente di ricerca….

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