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  1. Andrea Chiari Rispondi
    Lasciamo stare la questione della dirigenza perchè siamo ancora nella teoria e nel cicaleccio da bar (o più nobilmente nelle lettere di intenti). Il problema è che la "riforma" della pubblica amministrazione in sostanza riguarda la riduzione dei permessi sindacali e la possibilità (con cautela) di trasferire gli impiegati ad altro ente. Per carità, cose giuste ma che mi pongono un problema personale. Io mi ritengo riformista ma se le riforme sono questa camomilla devo trovarmi un'altra definizione. Tornerò, come in gioventù, a definirmi rivoluzionario. Ma ho paura che che con Renzi e la Madia anche questo termine prima o poi sarà usato, ma con riguardo tutto italico. Magari si interverrà sui buoni pasto, sulle macchinette del caffè, sugli orologi marcatempo, sui permessi per i matrimoni.,
  2. Roderick Rispondi
    Nota di trasparenza, che l'autore avrebbe dovuto premettere: Alfredo Ferrante è Presidente dell’Associazione degli ex allievi della Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione. E che cosa serve alla pubblica amministrazione di domani? la SSPA, ovvio. Consolidando così il sistema romanocentrico che oggi governa il Paese, a prescindere dalle esperienze specifiche maturate dai molti funzionari di valore in giro per l'Italia.
  3. Pier Luigi Tossani Rispondi
    E' un mito, questa cosa. Se lo Stato, questa democrazia rappresentativa, in mancanza di sussidiarietà, è in pratica un'oligarchia, allora anche tutti i suoi dirigenti istituzionali non potranno che essere stati selezionati da quell'oligarchia, e rispondere disciplinanatamente alle sue direttive.
  4. bellavita Rispondi
    sarebbe bene anche stabilire una permanenza non troppo lunga nelle stesse funzioni, in modo che il dirigente apporti le sue capacità e innovazioni, ma non abbia il tempo di farsi "appicciccare" da pr e tangentari, diffusissimi in Italia e troppo pervasivi
    • valerio Rispondi
      i.. non è mai stato attuato il principio della separazione tra politica ed amministrazione (sancito in Cost e ripreso dal 165.01). Non è cosa da poco o mero formalismo: almeno 1/2 del totale di tutti i dipendenti pubblici è stata reclutata non perchè ve ne fosse il bisogno effettivo, ma come mero ammortizzatore sociale e spesso per ritorno elettorale (perlopiù dei singoli politici di turno). In questo scenario l'indipendenza è un mito (ammettiamolo) ma sopratutto il carrozzone è tale per per precise scelte istituzionali che vanno avanti immutate dalla prima metà del 900. Pretendere efficienza da una macchina deliberatamente creata e costruita intorno ai sopra citati principi è impossibile. Il problema non è quindi solo tecnico (troppe leggi, regolamenti, circolari e note contraddittorie e/o ambigue, troppe procedure farraginose; regole assurde di contabilità pubblica; pletora di soggetti coinvolti nel processo decisionale) ma anche e sopratutto di personale: come fa un dirigente ad assicurare efficienza (e ad essere chiamato a rispondere dei propri risultati) se: - non può scegliersi il proprio team (il personale è fisso); - l'arrivo e l'uscita di nuovo personale sono dovuti a fattori (sindacali, politici, tutele ex lege) che nulla hanno a che fare con la scelta del dirigente, che ne è soggetto passivo; - non vi sono reali leve gestionali da un lato per motivare le eccellenze (e ve ne sono tante) e dall'altro per sanzionare adeguatamente i pesi morti. f.to un dirigente.
  5. Ulrico Rispondi
    Il solo modo sicuro per risollevare il Paese : - una analisi sociologica neutrale per identificare le cause delle emergenze frequenti e ripetute, dei buchi nell'acqua ripetuti ; - far commissariare la gestione pubblica, in quanto noi Italiani abbiamo dimostrato più volte che siamo incapaci di gestione pubbl. corretta. - creare una scuola di gestione eccellente per lo stato, creata da un Paese nordico o dalla Commiss. Europea. - creare l'Unità deglmi Italiani, mai realizzata... Ecco qualche analisi ; incompiuta http://www.corrierecaraibi.com/RUBRICA_SPECIALE_URealist_110221_IL-grande-evento-europeo-del-1861.htm Vecchia Storia http://www.corrierecaraibi.com/RUBRICA_SPECIALE_URealist_101011_Vecchia-storia-sempre-attuale.htm Vorremmo http://www.corrierecaraibi.com/RUBRICA_SPECIALE_URealist_100818_Vorremmo-certo-ma-potremmo.htm Sistema Italia http://www.corrierecaraibi.com/RUBRICA_SPECIALE_URealist_120630_Il-Sistema-Italia-a-inizio-Secolo.htm Metodi e ris. http://www.corrierecaraibi.com/RUBRICA_SPECIALE_URealist_101014_Metodi-e-risultati-Sociali.htm U. Reali
  6. emanuele pillitteri Rispondi
    Provate a spiegare ad un dirigente "privato" che per ogni decisione che prende deve scrivere una "determina". Provate a spiegare ad un privato che per ogni decsione che prende deve si preoccuparsi dell'aspetto economico finanziario ma che è più importante essere in accordo con il comma xxxxx della L. yyyyyy approvata con wwwww e modificata con il comma della legge XXXX del MMMM tenuto conto della Circolare Ministeriale del ::::::: e così via. Date da leggere ad un dirigente privato le ultime disposizioni del DLgs n. 90 del 24/6/2014 e vedete se ci capisce qualcosa. Sono sicuramente convinto che la prima cosa che dirà e che siete pazzi ed è per questo che la PA non funziona. Tralascio cosa deve fare un dirigente pubblico per le decisioni da prende su come organizzare un servizio: discussioni con le RSU, il Sindacato(i), etc.etc. Un dirigente privato decide con l'occhio attento al risultato per la sua azienda. Un dirigente pubblico decide con l'occhio del rispetto dei commi, delle disposizioni, delle circolari, delle interpretazioni, etc, Al lato economico finanziario ci guarda poco....o niente. Tanto i soldi sono degli altri. Garzie