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  1. Confucius Rispondi
    Le regole europee somigliano sempre di più alle regole sui derivati, dove il rendimento (in questo caso il valore dei parametri) dipende da grandezze non oggettive e valutate sulla base di metodi di calcolo fumosi, lasciando spazio ad opinabili azioni di "window dressing" (vedi l'inserimento nel PIL delle attività legate alla prostituzione ed al contrabbando [tipici valori stimati, in quanto per definizione non se ne conosce l'esatto ammontare]). Tanto per fare un esempio, non conta tanto il PIL effettivo (magari anch'esso opinabile, ma almeno fornito da Enti ufficiali) quanto lo scostamento da quello potenziale calcolato (da chi? ma da chi deve poi dare il verdetto sul raggiungimento degli obiettivi stessi, quindi autoreferenziale) sulla base di formule matematiche fondate su ipotesi da verificare a posteriori. Ci saranno quindi sanzioni per sforamenti su anni passati, a seguito del ricalcolo delle grandezze negli anni successivi? Quanto poi alla solvibilità del debito pubblico italiano: ma qualcuno pensa veramente che un debito da oltre quattro milioni di miliardi delle vecchie Lire (10^15, cifra astronomica come la distanza in chilometri della stella più vicina o l'entità mitica del capitale di Paperon de Paperoni [i famosi fantastiliardi]) sarà mai estinto?
  2. Maurizio Cocucci Rispondi
    Le regole sono certamente complesse e contengono margini di valutazione discrezionale da parte della Commissione Europea, ma renderle semplici avrebbe come vantaggio (legittimo) quello di una semplice valutazione da parte di chiunque in termini di stima circa le manovre da adottare senza la necessità di attendere la relazione da Bruxelles, certamente però non cambierebbe di molto la sua entità se non per qualche decimale. Il principio base di questi trattati è quello da considerare: il peso del debito deve assolutamente rientrare in proporzioni sostenibili altrimenti l'economia non potrà riprendersi. Il dogma quindi è ridurre la spesa oppure offrire un insieme di servizi che valga la spesa sostenuta e nel caso dell'Italia questa ipotesi la considero personalmente del tutto utopistica. Noi non abbiamo la rettitudine morale degli scandinavi che hanno una spesa pubblica in rapporto al Pil maggiore della nostra ma con effetti sui cittadini molto diversi. Noi dobbiamo ridurre al minimo il peso dello Stato, il quale deve occuparsi solamente dei servizi e investimenti essenziali ma poi lasciare al privato tutto il resto. La ricchezza non la crea il pubblico ma il privato e se quest'ultimo è falcidiato da oneri fiscali per pagare una spesa in gran parte sproporzionata non vi può essere crescita, lavoro, occupazione, benessere. E se così, il mancato rispetto di questi trattati e le eventuali sanzioni saranno l'ultimo dei problemi.
  3. vittorio palmieri Rispondi
    Volendo interpretare in chiave politica, mi sembra di poter dire che queste norme soffrono di una impostazione "clericale". Tutto, ma anche il suo contrario, sicché è già stato previsto che ci saranno certi paesi che abbaieranno alla luna, altri che giocheranno a fare i guardiani del tempio. Il punto centrale è e sarà la comunione dei beni e dei debiti. Alla fine, la via ortodossa non sopravviverà o non si farà l'Europa. Disseminare la via per raggiungere questo traguardo di ceci su cui inginocchiarsi per fare penitenza, sa tanto di clericale.
    • Rainbow Rispondi
      D'accordo che occorre ridurre il debito,ma per farlo non si puo'far leva solamente sulla riduzione della spesa pubblica. La spesa pubblica italiana,sia in termini assoluti che relativi,non e'fuori linea rispetto alla media europea. Fonte ocse,dati 2012, la spesa primaria e'al 44,8%,l media U..E e'quasi un punto superiore! Il problema della spesa italiana e'qualitativo,non quantitativo. La spesa x investimenti e'solo del 4%, mentre il resto e'spesa corrente quindi il moltiplicatore e'basso. Andrebbe profondamente riqualificata più che ridotta. La vera anomalia italiana e'una evasione fiscale pari a circa 150 miliardi,il 10% del Pil,di cui recuperiamo soltanto il 1% rispetto al pil! Questa e'la vera anomalia,e la ragione x cui le tasse sono alte. Per il resto,occorrerebbe far ripartire la crescita,far salire il pil e ridurre cosi il rporto Debito/Pil,e anche qui,i dati recenti indicano un calo verticale sia degli investimenti pubblici,sia di quelli privati. Poi occorre,x far ripartire la crescita,fare una serie di altre cose ( le cause della bassa crescita sono molteplici,anche se nella retorica corrente,questo non emerge):velocizzare la giustizia x attirare investimenti esteri,riformare e ridurre la burocrazia,ridurre i costi delle imprese,favorire il credito alle imprese,erc. E qui torniamo alle famose riforme strutturali ( compreso il recupero di una parte dei 150 miliardi di evasione/elusione) che da anni non si riescono a fare o a portare avanti!
  4. Piero Rispondi
    Il Six- Pack e il Tsgc, sono politiche europee suicide, hanno previsto obbiettivi e sanzioni ma non hanno curato la crisi dell'euro zona. Sono misure prese senza un consenso democratico, sono state imposte dalla Commissione europea e approvate in Italia dal governo Monti. Tali misure sono state prese considerando che l'area euro è formata da stati "spreconi" è stati "virtuosi", naturale che il male che deve essere curato e' quello degli stati spreconi, eccesso di spesa etc. Solo un governo pazzo o subordinato agli stati virtuosi poteva fare approvare simili provvedimenti che minimamente affrontavano l'origine della crisi, anche se in passato si parlo' di mutualizzare con gli eurobond una parte di debito pubblico degli stati euro. L'approvazione da parte del parlamento in quel momento fu un passo obbligato, fu rappresentata una situazione di crisi talmente grave che l'unica soluzione sarebbe stata l'approvazione di simili provvedimenti. Oggi finalmente si prende atto della inutilità di tali misure, siamo in presenza di deflazione, vi sarà un peggioramento del rapporto debito/Pil a meno che non vi siano manovre fiscali straordinarie, naturalmente i paesi "spreconi" hanno un livello di debito oltre la soglia e hanno un alto carico fiscale, non potranno fare nessuna manovra fiscale, ridurranno sempre più i consumi, ne pagheranno le conseguenze anche i paesi "virtuosi" (le loro virtù sono derivate principalmente dalle esportazioni verso i paesi "spreconi").
  5. monica Rispondi
    Vi segnalo questo articoli dove si approfondisce la regola del debito
  6. antonio petrina Rispondi
    IL Credit Suisse ( Avvenire 22/07/2014) ha calcolato il Pil potenziale per 10 anni dell'Italia in confronto con la media europea del Pil (2%) e siamo sempre sotto e quindi ciò dimostra il paradigma di Mussgrave e di Modigliani ( 1996) cioè che solo gli investimenti pubblici fissi lordi, non le riforme strutturali e/o distributive (D'altronde quella previdenziale, che generava il secondo debito pubblico, (Castellino) è stata già approvata) rendono sostenibile e solvibile il debito pubblico italiano.