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UN INUTILE COLPO DI MANO

In un decreto legge è stata inserita una proposta per l’accorpamento dell’Agenzia del Territorio con quella delle Entrate e dei Monopoli di Stato con l’Agenzia delle Dogane, mentre gli uffici che si occupano delle commissioni tributarie si trasferiscono dal Dipartimento delle Politiche fiscali a quello del personale. Si tratta di decisioni prive di logica aziendale o di razionalizzazione. Altri sono i campi della pubblica amministrazione in cui servirebbero l’eliminazione di sovrapposizioni o l’introduzione di misure per una maggiore specializzazione.

Qualche giorno fa la VI Commissione della Camera ha votato all’unanimità una risoluzione contraria all’accorpamento delle agenzie fiscali deciso dal governo nel contesto della spending review. È molto probabile che l’opinione pubblica abbia reagito alla notizia negativamente, convinta di trovarsi di fronte alla ennesima resistenza della casta a proposte di razionalizzazione e di risparmio della spesa pubblica. Cosa c’è di meglio, infatti, che accorpareuffici e strutture?
Ma una volta tanto i deputati hanno ragione, ragione da vendere, in quanto ci troviamo di fronte a una proposta del tutto insensata, priva di giustificazioni aziendali, e foriera di molti guai nell’immediato futuro.

ACCORPAMENTI SENZA RISPARMI

La proposta inserita, in un decreto legge, ma palesemente priva di ogni requisito di necessità e urgenza, prevede l’accorpamento dell’Agenzia del Territorio con quella delle Entrate, e dell’azienda autonoma dei Monopoli di Stato (che accorpa le residue competenze relative ai tabacchi e la gestione dei giochi) con l’Agenzia delle Dogane. L’operazione viene completata trasferendo gli uffici che si occupano delle commissioni tributarie dal Dipartimento delle politiche fiscali a quello del personale. Si tratta di decisioni prive di ogni logica aziendale, o di razionalizzazione. Quando nel 1999 fu decisa la riforma del ministero delle Finanze con la istituzione delle Agenzie, essa fu il frutto di due anni di studi, pubblici dibattiti, attente analisi, volte a ottenere i massimi risultati di efficienza e di razionalizzazione produttiva: i risultati sono stati molto positivi (come può riconoscere chiunque ricordi come funzionavano allora gli uffici del vecchio ministero delle Finanze), e la riforma rappresenta ancora oggi l’unico esempio di riorganizzazione radicale di un importante settore della Pa coronata da successo.
Con le decisioni assunte ora quella riforma viene messa in discussione mettendo insieme funzioni incompatibili, eliminando specializzazioni necessarie, creando frustrazioni e incentivi perversi per il personale.
Tra le strutture accorpate non esistono infatti sovrapposizioni di compiti e di funzioni, sicché non sarà realizzato nessun risparmio di spesa, al contrario si dovranno rendere compatibili procedure, strutture organizzative e processi tecnici perdendo tempo e denaro. Tutti i paesi che dispongono di un catasto prevedono una gestione separata e distinta rispetto alla amministrazione delle entrate date le caratteristiche di non fungibilità e non sovrapponibilità delle competenze e delle professionalità. L’Agenzia del Territorio è oggi impegnata nella revisione del catasto ed è anche lo strumento di un utile raccordo tra amministrazione centrale ed enti locali: non c’è nessun motivo per paralizzarne l’attività e metterne in crisi il funzionamento. Al tempo stesso l’Agenzia delle Entrate dovrebbe concentrarsi sulla lotta all’evasione e non impegnarsi in una difficile attività di digestione burocratico-amministrativa. Lo stesso si può dire per gli altri accorpamenti: i giochi sono un settore molto delicato e che non ha niente a che vedere con le dogane. Al massimo si potrebbe prendere in considerazione il fatto che le Dogane già ora gestiscono le accise sugli oli minerali e gli alcol e trasferire loro anche le accise sui tabacchi; di più non si può fare.
Analogamente la collocazione delle commissioni tributarie sotto una etichetta o un’altra è ampiamente irrilevante: nessun risparmio, costi di riorganizzazione.
L’unico esempio esistente (non è chiaro se coronato da successo) di accorpamento di agenzie fiscali di cui si ha notizia è quello realizzato nel Regno Unito tra Entrate e Dogane. I due settori presentano in effetti sovrapposizioni e possibilità di miglioramento dell’efficienza per quanto riguarda la gestione dell’Iva. Tuttavia, il governo, come si è visto, si occupa di altro; inoltre per quanto riguarda la situazione concreta italiana sarebbe sconsigliabile procedere in questa direzione.
In sostanza, si sono prese decisioni errate, pericolose, ingiustificate, destinate ad aumentare i costi e a determinare ritardi (se non paralisi) amministrativi, seguendo un approccio puramente propagandistico, ma privo di razionalità e giustificazioni, se non quelle di regolare e sistemare alcuni problemi burocratici e di collocazione di dirigenti all’interno del ministero delL’Economia. E non è un caso che nessuno nel governo, in Parlamento o nella amministrazione fosse al corrente della decisione: non il ministro Giarda che pure di spending review si dovrebbe occupare, e neppure il sottosegretario Ceriani, l’unico nel governo ad avere competenze specifiche in materia. Tutto ciò non è casuale, ma non è accettabile. Ci troviamo in effetti di fronte a un colpo di mano incomprensibile.
Eppure, non mancherebbero campi nella pubblica amministrazione in cui l’eliminazione di sovrapposizioni, o l’introduzione di misure volte a conseguire maggiore specializzazione sarebbero possibili: si va dalle forze di polizia, al coordinamento tra Gdf e agenzie fiscali che presentano numerosi punti di sovrapposizione, alla riscossione delle entrate pubbliche dove non si capisce e non si giustifica più la coesistenza di Inps e Finanze quando la base imponibile da sottoporre a prelievo è la stessa, così come unificata è la riscossione.
In conclusione, molto vi sarebbe da fare e non viene fatto e invece si perde inutilmente tempo.

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13 commenti

  1. antonio petrina

    Dagli all’ippica sembra il liet motiv del dl 87 e che poi debba sopportare questa incorporazione alti uffici statali è cosa buona per economie di scala : ai piccoli comuni si impongono servizi associati ed ora ci si scandalizza di ristrutturazioni di uffici statali ?

  2. Paolo

    Finalmente qualcuno che lo dice! Si tratta di un intervento pensato e fatto “sulla carta”, come purtroppo molti del pur necessario governo Monti. Non c’è nessun criterio economico né organizzativo. Fra l’altro c’è anche un aspetto centralistico, che per il catasto non mi senbra veramente corretto: c’è un evidente interesse ad avere una forma decentrata di gestione, per essere vicini agli interessi, a chi deve imporre tributi, che sugli immobili, IMU o altro, ha da essere locale. Una volta si pensava alle Province, ma tant’è, la sentenza di morte è stata pronunciata e sarà eseguita anche su questo. Buttiamo l’acqua sporca con il bambino?

  3. domenico

    La “funzione fiscale” in Italia si può dire attuata dall’Agenzia delle Entrate (irpef, ires, iva, irap, indirette), delle Dogane (accise, iva), dall’AAMS (preu e accise sui tabacchi), dalla GdF (attività di verifica), da Equitalia (riscossione) e, facendo rientrare nella fiscalità la previdenza sociale (come normalmente ammesso dalla scienza economica), dall’INPS (appunto, per i contributi previdenziali) e nuovamente da Equitalia (riscossione di questi ultimi). Per parte mia, sarei maggiormente propenso ad espungere dalla fiscalità la contribuzione previdenziale (che si atteggia oggi ad una imposta proporzionale sul reddito) anche al fine di aggredire immediatamente il “cuneo fiscale” (rendendo generalizzato l’obbligo assicurativo previdenziale, ma svincolandolo dal reddito). A questo punto l’unica soluzione ragionevole è quella di accorpare insieme Entrate, Dogane, AAMS, GdF, Equitalia (quest’ultima, solo per la parte relativa alla riscossione dei tributi erariali), escludendo la fusione con l’INPS (per evitare la concentrazioni di poteri).

  4. massimo consolini

    a proposito dell’intenzione del governo di accorpare l’agenzia del Territorio con quella delle Entrate, mi domando come mai la gestione del catasto non venga invece decentrata, ferme restando le competenze in materia di definizione di standard e criteri di rilevazione, a Comuni o Regioni. Questa operazione potrebbe forse agevolare l’aggiornamento dei dati del catasto che è in uno stato increscioso. Ho potuto recentemente verificare la mancata registrazione di tre operazioni compiute rispettivamente negli anni ’50, ’60 e ’80 in località diverse e per le quali erano state regolarmente versate ai notai le spese di registrazione. Forse rafforzare in qualche modo l’obbligo di registrare ogni operazione con sanzioni specifiche potrebbe aiutare a raggiungere un risultato fondamentale per la corretta gestione della fiscalità?

  5. salvatore

    Purtroppo si interviene senza conoscenza nè memoria. Prima delle Agenzie esistevano tre dipartimenti (oltre al segretariato generale, alla direzione generale del personale, ai monopoli ed alla GF). Il modello delle Agenzie era stato adottato per trovare un ragionevole punto di equilibrio organizzativo, garantendo forte focalizzazione sulla missione e capacità di coordinamento interno. Mettere insieme strutture che hanno missioni eterogenee allungherà i tempi decisionali e non produrrà risparmi significativi. Si ha la sensazione che anche i così detti “tecnici” si siano ispirati ad una tradizionale strategia d’intervento delle peggiori burocrazie, guardandosi bene dall’intervenire là dove realmente esistono sovrapposizioni o duplicazioni. Manca a monte qualsiasi analisi sull’assetto attuale di ogni Agenzia: struttura, ripartizione competenze, gigantismo delle direzioni Centrali, costi per il cittadino nella gestione dell’attività fiscale.Forse è solo il tentativo di dare in pasto all’opinione pubblica la sensazione che si lavora per ridurre personale e dirigenti, mentre l’obiettivo dovrebbe essere la riorganizzazione delle Agenzie di fronte all’esigenza di una rinnovata PA.

  6. emmanuele cangianelli

    Leggo or ora le dichiarazioni del Vice Ministro Grilli alla Camera: sostiene le ragioni dell’accorpamento dell’AAMS alle Dogane per “riunire insieme l’attività di riscossione delle accise di tabacchi e benzine e quelle dei giochi” in quanto “”ci è sembrato opportuno mettere all’interno della stessa Agenzia che si occupa delle accise attraverso le tabaccherie anche il settore dei giochi”. Il Vice Ministro dimentica – e questo vale per tutte le Agenzie fiscali, ma per l’AAMS ancor di più – che in questo modo le funzioni di governance e, soprattutto di policy making rischiano allungamenti temporali non coerenti con settori così delicati come quello dei giochi pubblici, già in sofferenza da tempo per l’esaurirsi di una visione di lungo periodo ed il riaffiorare di interessi poco chiari, tipici del settore. Affermare, poi, che i giochi pubblici siano offerti solo dalle tabaccherie è lampante esempio di ignoranza, se non del responsabile politico quantomeno di chi prepara i suoi interventi…

  7. alessandro zanchi

    Ulteriore elemento di perplessità sulle competenze del governo dei tecnici. Occorre che il PD, deve farlo per forza il PD, renda pubbliche le osservazioni del prof. Visco e faccia capire come non tutto è accettabile in nome dell’emergenza.

  8. Paolo Serra

    Le osservazioni di Visco sono ottime e pertinenti, tanto che persino l’eccezione che cita, quella dell’unificazione degli enti britannici apparentemente corrispondenti alle nostre agenzie delle dogane e delle entrate, in realtà non è una eccezione come sembra a prima vista, ma una conferma di quanto Visco osserva. Infatti nel caso britannico l’ente che gestiva le attività doganali aveva la competenza anche sulle imposte indirette, cioè la VAT, la nostra IVA. L’unificazione dei due enti quindi ha creato un ente che corrisponde alla nostra Agenzia delle Entrate, competente sia per le imposte dirette che indirette. Non è quindi una eccezione come sembra, ma una conferma che in questo caso le misure prese dal governo non avranno alcuno degli effetti che si propongono, ma sono al contrario una pericolosa, e costosissima, improvvisazione e non hanno nessun precedente, proprio nessuno, in paesi dotati di una efficace ed efficiente pubblica amministrazione.

  9. sabrina

    Nel riorganizzare i settori della Pubblica Amministrazione si potrebbe procedere con accorpamenti di strutture e conseguenti risparmi di spesa ragionando per macrofunzioni. Faccio un esempio: le funzioni ispettive in materia di lavoro sono distribuite tra INPS INAIL ASL e Ministero del Lavoro con una notevole sperequazione nelle risorse strumentali impiegate e la formazione del personale. Per non parlare delle disfunzioni nell’attività amministrativa, si pensi al problema di mettere a punto procedure per evitare più accessi ispettivi separati presso la stessa azienda. Uno spreco di tempo e di risorse. Questa a mio parere dovrebbe essere una funzione centralizzata da accorpare in un’unica Agenzia ispettiva del lavoro che tratti il controllo sulla regolarità del lavoro in un’ottica complessiva (sicurezza, regolarità normativa e previdenziale). Diversamente, la gestione delle politiche passive (ammortizzatori sociali) e attive del lavoro dovrebbe vedere un forte coinvolgimento delle Regioni, in considerazione dei diversi mercati locali, introducendo un serio controllo sull’efficacia delle politiche intraprese, ad oggi inesistente.

  10. Andrea

    Da dipendente pubblico che qualche riorganizzazione l’ha vissuta in prima persona: lo sapete quanto ci vuole per fondere davvero, non a chiacchiere, due Enti come Entrate e Territorio o come Dogane e Monopoli? Diciamo ottimisticamente un paio d’anni. Non era stato Bernanke che qualche mese fa disse: ci stiamo concentrando su soluzioni alla crisi nel medio periodo ma nel medio periodo saremo tutti morti?

  11. Pasquale

    In effetti questo decreto contiene misure urgenti che pero’ possono attendere…..una plateale contraddizione! Ma veniamo al merito: pensare una fusione tra l’agenzia delle entrate e quella del territorio significa voler attuare un connubio elusivo per dirla nel gergo tributario. Ciascuno, inevitabilmente, continuerà ad occuparsi dell’attuale core bussines. Meglio sarebbe incrementare sensibilmente l’impiego delle rilevanti professionalità presenti nella gdf per il controllo capillare della spesa di regioni, comuni, asl ecc, al fine di contrastare sprechi e corruzione della PA. Una sorta si Agenzia delle uscite che coopererebbe con quella delle entrate per particolari operazioni individuate dalle entrate e per quelle di polizia giudiziaria. Ciò determinerebbe anche un aumento del gettito derivante dall’adempimento spontaneo (tax compliance) al dovere di contribuzione, stante il miglioramento probabile della spesa dal punto di vista quali/quantitativo.

  12. nicola

    Appare stridente parlare di logica aziendale quando i tempi trattati riguardano una pubblica amministrazione ma l’evidenza delle performance appaiono sbiadite riflettendo sulle composizione di un amministrazione finanziaria caratterizzata da debolezza e insicurezza di fondo. Debole perché si trova in una situazione configgente dalla testa ai piedi, oppure come dice qualche illustre professore, puzza dalla testa ai piedi. Si occupa di somministrare testi preconfezionati ad una decretazione continuamente d’urgenza, si occupa di interpretare le Leggi con carattere estensivo a volte innovativo senza avvallo della sovranità parlamentare, fornisce consulenza al contribuente, accerta il contribuente con strumenti che nulla hanno a che fare con uno stato di diritto, dopo averlo accertato essa stessa ha il potere di diniegare o meno l’accertamento con adesione o la conciliazione giudiziale; su istanza del contribuente è parte convenuta ed essa stessa mediatore, è giudice ed esattore. Credo che la crescita civile di un paese avvenga nella dialettica e nel confronto che, appunto, non sono parole adatta all’attuale amministrazione finanziaria .

  13. Andrea

    Gli obiettivi monetari di recupero dell’evasione fiscale dell’Agenzia delle Entrate sono cresciuti, negli ultimi quattro anni, ad una media superiore al 20% annuo. Le risorse umane, nello stesso periodo, sono state tagliate, per legge, due volte del 10% e il decreto 87/2012 ha aggiunto ora la terza analoga riduzione e, per buona misura, ha aggiunto un taglio dei dirigenti del 25% (contro il 20% del resto della P.A.). Il contrasto all’evasione fiscale resta, a detta dello stesso Presidente Monti, un elemento imprescindibile e prioritario per il superamento della crisi in Italia. Come dipendente dell’Agenzia delle Entrate sono lusingato della fiducia che il Premier, evidentemente, ripone nelle nostre capacità, solo che ora iniziano a richiedersi doti soprannaturali.

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