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  1. Lorenzo Rispondi

    Mi sento di segnalare questo articolo, in inglese, uscito in questi giorni sulla RWER. Macro-economic policy and votes in the thirties: Germany (and The Netherlands) during the Great Depression http://rwer.wordpress.com/2012/06/29/macro-economic-policy-and-votes-in-the-thirties-germany-and-the-netherlands-during-the-great-depression/

  2. gerardo Rispondi

    analisi condivisibile ed anche ovvia. La domanda che invece porrei è se questo di cose non è proprio voluto dalla speculazione finanziaria per allentare il controllo democratico dell'economia. Se non ricordo male un certo Milton Friedman sostiene che aumentando l'istabilità economica e finanziaria sia possibile imporre ai cittadini qualsiasi tipo di governo e di controllo sulle masse. Questo è quanto è sucesso nell'Europa degli anni 20 e 30. Credo molti economisti dovrebbero vergognarsi per la loro cultura fortemente antidemocratica e per aver contribuito, nel nome dell'ideologia del mercato, ad aver creato l'attuale sistema sociale.

  3. Roberto Ferrigno Rispondi

    I fatti economici e politici che portarono all'avvento dei regimi nazi-fascisti in Europa negli anni 20-30 del '900 sono incontestabili. Meno accurata appare l'equivalenza con l'attuale situazione politica. Oggi non esiste il "pericolo comunista" esterno, a pochi giorni di marcia da Atene o dal Vaticano. Secondo, non esiste una prospettiva di esito rivoluzionario della crisi interno agli stati nazionali. Terzo, sebbene i "working poor" siano ormai una categoria diffusa orizzontalmente in tutta Europa - inclusa la Germania - non esiste all'orizzonte una forza politica nazionale che li possa e/o voglia rappresentare. Quarto, l'esempio greco mostra come decenni di clientelismo e corruzione eletti a sistema di potere da parte dei 2 maggiori partiti del paese siano stati causa fondamentale del tracollo della societa' ellenica. Altro esempio negativo possono essere i duopoli DC-PCI in Italia, e PP-PSOE in Spagna. Sbarrare l'accesso ai partiti minori non sembra la strategia adeguata a difendere la nostra "democrazia". Si rischia di puntellare sistemi che hanno disperato bisogno di un ricambio di personale e di nuove visioni del futuro.

  4. andreag Rispondi

    Buona analisi storica, ma io rifletterei sugli 70/80 anni che ci separano da allora. Anche se una soglia di sbarramento elettorale sarebbe cosa buona e giusta specie in un sistema maggioritario e ancor più in un proporzionale,più o meno corretto,tuttavia oggi con internet è molto più facile del passato "fare comizi" senza spendere un soldo e arrivare alle orecchie delle persone,non serve neppure chiedere un permesso alla questura e temere la propria incolumità negli scontri con le fazioni avverse (comunisti/sindacalisti vs fascisti,x esempio).E' pur vero che la democrazia come l'autoritarismo è "contagioso",ma le primavere arabe ci insegnano che possono crescere democrazie differenti dall'idea che ne abbiamo. Anche l'Italia ci sta mettendo 60anni per prendere coscienza delle sue caratteristiche pre-repubblicane,e ci ha messo 60 anni dalla rivoluzione francese e americana per farne una con l'aiuto/concessione degli inglesi.

  5. Piero Rispondi

    Il governo politico farà la scelta degli italiani, se vogliono uscire dall'euro si esca se vogliono rimanere e fare sacrifici va bene, ma non deve essere un governo tecnico a fare queste scelte, l'ultima portata in giro che sta subendo gli italiani è il successo sbandierato da Monti sulle misure antispreed, sono solo cavolate le ho spiegate in commento all'articolo di Gros.

  6. adriano garlato Rispondi

    Quello che colpisce molto del grafico dl PIL italiano sono i 15 anni che l'Italia ha impiegato a tornare ai livelli pre-crisi (dal 1918 al 1933): è corretto?