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Il Governo ha solo otto mesi di tempo per attuare riforme vitali per il destino del paese. Ma al momento l’esecutivo sembra paralizzato dai dissidi nella sua maggioranza. Le principali priorità devono essere la riforma della macchina dello stato e dello spoils system e la creazione di una constituency a favore dei tagli alla spesa, primo passo per riddurre una pressione fiscale insostenibile. Qualunque mezzo per aggirare questo immobilismo è buono, compreso agire per decreto anziché con disegni legge.

L’Italia è nuovamente nel mirino. Molte decisioni importanti devono essere prese a livello europeo. Ma molto lavoro resta da fare da noi. Il Governo Monti ha di fronte a sé ancora otto mesi di attività. Sono pochi, pochissimi, per un Governo chiamato ad attuare le riforme di cui il Paese ha bisogno. Saranno invece mesi interminabili per un governo insabbiato in un’estate che si annuncia rovente.
Per questo l’esecutivo non può permettersi di farsi paralizzare dai dissidi nella sua composita, estemporanea e fragile maggioranza. Questo Governo ha varato alcune riforme importanti ed è stato capace di ridare un ruolo al nostro Paese nel confronto sul coordinamento internazionale delle politiche economiche. Ora sembra disorientato su cosa fare e come farlo.
Da qui alla fine del suo mandato deve cercare di avviare processi di riforma irreversibili. Il più importante è la riforma della macchina dello stato e dello spoils system. Ci vuole un sistema che premi (e penalizzi) le amministrazioni e non i singoli e consenta un ricambio della tecnocrazia senza renderla succube dei politici di turno. Fondamentale anche creare una costituency a favore dei tagli alla spesa, premessa per ridurre una pressione fiscale insostenibile. Ci si impegni allora a destinare una quota importante della riduzione della spesa a riduzioni delle imposte, con un meccanismo automatico, sottratto alla discrezionalità della politica.
Sul modo, si proceda a riformare per decreto chiedendo poi la fiducia anziché con disegni di legge (o ancor peggio disegni di legge delega da esercitare dopo la fine della legislatura). Il Governo non ha nulla da perdere nel farlo perché l’immobilismo oggi provoca la sfiducia del Paese, che è molto peggio della sfiducia di un Parlamento screditato. Vedremo, in ogni caso, chi ha il coraggio di sfiduciare questo governo in un momento così delicato per il Paese.

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LA RISPOSTA AI COMMENTI

12 commenti

  1. Oscar

    Condivido le argomentazioni dell’autore. Il governo è immobile da mesi in attesa di ottenere il consenso del parlamento su non si sa che cosa. Proponga e metta in pratica quanto serve al paese e se il parlamento non vorrà approvare le riforme abbia il coraggio di mandarlo a casa; almeno sapremo con chi prendercela. Intacchi le caste e, soprattutto, blocchi la la voragine dei conti pubblici ad esempio applicando la riforma delle pensioni anche a chi è già in pensione (basta con i “diritti acquisiti”) e a tutti (dagli ex parlamentari agli operai): la pensione non deve essere una rendita a carico della collettività, slegata dai contributi versati. Tuteliamo pure le fasce più deboli ma basta rendite di posizione. Saluti.

  2. marcello

    Come una legge seria contro la corruzione, il ddl sviluppo e magari pure qualche modifica al codice di procedura penale per snellire i tempi dei processi e di riscossione dei crediti commerciali..

  3. Vittime della P2

    Nonostante tutto e’ sempre meglio un governo con pochi poteri, ma deciso, che il contrario. Purtroppo gli otto mesi rimanenti saranno tra i più difficili che il nostro paese dovrà affrontare. Speriamo riescano a fare almeno un buon lavoro.

  4. Piero

    I partiti ABC devono staccare la spina, devono fare subito un governo di unità nazionale con i loro segretari al governo, devono immediatamente, quindi prima del 30 giugno fare un vertice con Hollande e Merkel e porre delle condizioni per rimanere nell’area euro: – cambio politica monetaria della Bce ( annuncio sul mercato di almeno il 50% dei titoli statali paesi euro in un decennio) – eurobond per finanziare le infrastrutture – passaggio dell’ IVA dalla tassazione nel paese di destinazione a quello di origine ( per eliminare l’evasione) – accordo per un’unione fiscale che possa gestire almeno il 20/25% del gettito fiscale – armonizzazione delle aliquote delle imposte dirette – armonizzazione regole sul mercato del lavoro Nel caso che Napolitano non sia d’accordo con il nuovo governo politico, subito alle elezioni.

  5. Davide Caviglia

    In linea di principio condivido. Ma se il problema non fosse solo il parlamento, che di per se è un problema? Ogni giorno che passa cresce in me il sospetto che una scarsità di visione sia propria di questo governo, che appare arrivato a fine corsa. Sullo sviluppo, ad esempio, al di la delle difficoltà di bilancio e dei veti politici, non mi pare sia uscito nulla di notevole. Quello che mi preoccupa è che il sistema dei partiti, corrotto, in senso lato (e a volte in senso stretto) non riesce a proporre nessun segno di autoriforma e di ripresa. E il tempo è poco: salvo voler sospendere ulteriormente la democrazia.

  6. Savino

    E’ in atto un’operazione di sciacallaggio sulle disgrazie italiane da parte di Alfano (Berlusconi), Bersani e Casini. Una grossa mano la sta dando anche Grillo. In una delle fasi più drammatiche della nostra storia recente, i partiti sono alla spartizione delle vesti degli italiani. Tutto quanto di buono Napolitano e Monti hanno provato a fare è stato disfatto dai partiti.

  7. Marcello S

    Vedo spuntare richieste di ritorno immediato al voto come se tutti avessero dimenticato la rissosità, la faziosità, e l’ingordigia di tanta parte della attuale classe politica. In questo momento sarebbe una pazzia ed è già inquietante doverlo fare fra 8 mesi. Facciamo lavorare i “professori” al contenimento delle spese senza cedere alle proteste inevitabili degli amministratori locali. Questi di fanno scudo delle esigenze di spesa sociale ,ma per spese inutili i soldi non mancano mai. Vedo i lavori di restyling urbano a Milano in tante strade e piazze che non ne avevano bisogno, e il Comune che per quadrare il bilancio deve aumentare del 50% i biglietti del tram, mettere l’addizionale Irpef e l’IMU al massimo.

  8. Ruggero di Gennaro

    Il problema dei problemi dei conti pubblici dell’Italia è l’eccessivo debito pubblico. Ed allora per ridurre questo debito il governo ha messo in atto una serie di misure che hanno (meglio, avranno) l’effetto, da un lato, di ridurre le spese e, dall’altro, di aumentare le entrate. Speriamo bene. Otterremo il pareggio di bilancio nel 2013. Forse. Ma quando ci potrà essere un avanzo per cominciare a ridurre il debito? Dal 2014? E supponiamo che l’avanzo sia di 10 miliardi all’anno, ci vorranno allora 200 anni per azzerare il debito che è, appunto, di 2.000 miliardi. Ora, non è il caso di dismettere il patrimonio pubblico vendibile per ridurre il debito? Il governo spieghi perchè questo non lo vuol fare.

  9. marco

    Anch’io sono favorevole a una dismissione del patrimonio immobiliare pubblico e in particolare alla cessione di tutte le partecipazioni aziendali e alla vendita delle municipalizzate; penso però altresì che ridurre il debito di qualche centinaio di miliardi risolverebbe solo in parte il problema- si risparmierebbero infatti solo 10-20 miliardi di interessi all’anno che potrebbero essere vanificati dall’aumento del famigerato spread-Un altro tassello della soluzione sta nelle parole del ministro Giarda: bisogna aggredire la spesa pubblica in modo da arrivare a risparmiare almeno 100 miliardi all’anno di spesa (300 al massimo). Ultimo tassello e poi il problema è risolto: evasione fiscale e corruzione, altri 100 miliardi all’anno-Come? tassando il contante per le spese superiori ai 200 euro mensili (vedi a riguardo la puntata di report); creando un sistema che permette di detrarre il più possibile e mettendo in comunicazione le varie banche dati degli enti statali- Il taglio delle spese genererebbe un conseguente taglio delle tasse e una crescita che permetterebbe nell’immediato di mitigare gli effetti negativi (licenziamenti) dei tagli e nel lungo periodo di aumentare le entrate.

  10. deluso 2012

    Riformare la macchina dello Stato: va bene ridurre le provincie, ma le regioni autonome hanno ancora un senso o garantiscono solo privilegi (vedi Sicilia). Hanno un senso regioni con meno di un milione di abitanti (Val D’Aosta circa 130.000 abitanti)? Possiamo permetterci che la Collettività paghi i contributi previdenziali a un esercito di distaccati politico-sindacali (contributi figurativi)? Per quale motivo sindacati e partiti pur disponendo di ingenti patrimoni immobiliari e non restano associazioni no-profit e non sono tenuti a presentare i bilanci? Cambiamone lo stato giuridico e poniamo a carico dei loro bilanci i contributi e stipendi dei funzionari. si ponga un tetto reale ( 5.000/6000 € mensili onniconprensivi ) agli stipendi dei dirigenti pubblici e quei dirigenti che hanno offerte migliori vadano (dubito che il mercato cerchi i grandi della P.A che sovente sono di nomina politico sindacale e non per merito ) Monti,da statista, guardi alle prossime generazioni e non alle prossime elezioni ( A. De Gasperi).

  11. Luigi Barretta

    Il Governo ha attuato riforme che hanno colpito i cittadini, ma si è astenuto dall’agire nei confronti della radice di tutti i mali italiani: la Pubblica Amministrazione. Nel dopo-guerra la PA ha svolto il ruolo di ammortizzatore sociale, garantendo lavoro ad ampie fasce di popolazione ed assegnando incarichi sulla base di logiche spesso clientelari. La logica clientelare ha prodotto il dilagare di concussione, corruzione, sperpero di tempo e capitale e finanziamento dell’economia criminale. L’unica vera riforma strutturale sarebbe eliminare gli esuberi nella PA (tra 1,2-1,5 milioni di dipendenti) e modificare la logica di interazione PA-cittadino, da autorizzativa (che dà potere alla PA) a quella di controllo della violazione (che premia l’iniziativa imprenditoriale dei cittadini onesti). Il Governo si è astenuto dall’entrare nel labirinto delle norme e regolamenti che tutelano l’inefficienza della PA rinunciando ad affrontare la minaccia mortale della PA-Minotauro. L’abolizione di ogni norma, regolamento o prassi che rende il lavoratore della PA diverso dagli altri è il primo piccolo passo verso l’uguaglianza di tutti i cittadini e la riduzione del vero costo della politica.

  12. Piero

    Basta, non ci sono più alibi, la storiella che siamo sul ciglio del burrone non spaventa più nessuno, Monti adesso si mette a difendere anche la Merkel, affermando che la crisi proviene fuori dall’europa, non ha il coraggio di affermare che in Europa con l’euro la Germania è divenuta il paese creditore nei confronti degli altri paesi, come la Cina lo è nei confronti dell’America, qualcosa quindi non funziona, penso che Monti se la debba smettere di portare in giro gli italiani, deve nel prossimo incontro con la Merkel attuare una linea dura, gli italiani sono per l’Europa e per l’euro, mentre la Germania è per lo sfascio dell’Europa, ormai è noto a tutti, la Germania vuole che l’Europa cambi il nome in Germania, basta.

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