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FOTOVOLTAICO: FINITA LA FESTA RIMANE IL CONTO DA PAGARE

Nonostante la recessione, un settore industriale ha continuato a crescere in Italia: il fotovoltaico. Grazie agli incentivi, pagati dagli italiani con aumenti delle bollette elettriche. Tra l’altro, la crescita della produzione da fonti rinnovabili avviene mentre scende la domanda complessiva di energia elettrica. Senza contare lo sbilanciamento della rete dovuto alla forte variabilità della produzione fotovoltaica ed eolica, che finirà per aumentare il costo richiesto dai gestori di centrali termoelettriche per tenere a disposizione un’alta capacità di riserva.

Siamo in recessione e da quindici anni l’economia italiana ristagna, ma c’è un settore che brilla: il fotovoltaico. Nel 2011 siamo stati i primi al mondo per crescita, con 9,3 Gw istallati, contro i 7,5 della Germania ed gli appena 1,5 in Francia e Stati Uniti.

PASSI INDIETRO SUGLI INCENTIVI

Siamo ormai anche la seconda “potenza” mondiale dopo la Germania (ahimè solo in questo settore), con 12,7 Gw istallati (fine 2011), contro i miseri 4,2 degli Usa e 2,5 della Francia. È però un primato che pagheremo caro, visto che nell’anno in corso il Gse dovrà erogare sussidi per circa 6 miliardi, scaricandoli sulle bollette elettriche. In Germania il costo totale per sussidi è solo di poco più alto, ma loro hanno istallato 25Gw, cioè hanno sostenuto un costo per unità di potenza pari a poco più della metà del nostro. Basterebbe questo a sottolineare la folle e scriteriata generosità dei nostri incentivi nei due anni passati, e gli enormi profitti che abbiamo offerto a chi ha approfittato della “sbadataggine” dei ministri allora in carica. Oltre a loro, ne hanno tratto beneficio soprattutto i produttori di pannelli cinesi.
Recentemente però il ministro tedesco della Tecnologia (Philipp Rosner) ha dichiarato che il balzo dei sussidi al fotovoltaico è “una minaccia per l’economia”. Anche la Germania, come la Spagna, si appresta a un brusco taglio negli incentivi, e lo stesso avverrà in Italia con l’entrata in vigore del nuovo decreto presentato dal ministro Passera (quinto conto energia). Abbiamo fatto un gran bel falò, però con la paglia, e ora ci saranno chiusure di imprese e cassa integrazione anche in questo settore, mentre resterà un macigno di 120 miliardi da pagare sull’arco dei prossimi venti anni.
L’Autorità per l’energia e il gas (Aeeg) ha recentemente aggiornato la stima del costo annuo della bolletta elettrica per un consumatore tipo (consumo di 2.700 KWh): i sussidi alle energie rinnovabili e assimilate generano un aumento del 21 per cento del costo, quelli al solo fotovoltaico del 13 per cento. Circa la metà dell’incremento totale della bolletta elettrica negli ultimi due anni è dovuto proprio alla “esplosione” dei sussidi alle rinnovabili, e la Aeeg ha già previsto un ulteriore incremento del 5 per cento circa.

EFFETTI SULLA RETE

La forte crescita della produzione da fonti rinnovabili avviene mentre scende la domanda complessiva di energia elettrica. La produzione nazionale è diminuita da 314 TWh nel 2007 a 301 nel 2011; nei primi quattro mesi del 2012 v’è stato un ulteriore calo del 3 per cento rispetto all’anno precedente. Diminuisce la produzione termoelettrica (e restano sottoutilizzati impianti efficienti) mentre aumenta la quota delle rinnovabili; il fotovoltaico è salito, nei primi quattro mesi dell’anno, al 5,14 per cento del totale (era l’1,35 per cento l’anno prima). Potrebbe sembrare una buona notizia, non fosse per il fatto che sostituiamo fonti che costano 60-65 euro a MWh con fonti che costano 430-450 euro a MWh, con conseguenze per il tenore di vita e la competitività del paese ben immaginabili.
L’apporto che la nostra produzione fotovoltaica darà al miglioramento della qualità dell’aria del pianeta può ritenersi pressoché nullo, e comunque straordinariamente caro. Si stima che ridurre una tonnellata di CO2 producendo energia fotovoltaica costi attorno a mille dollari, mentre sul mercato europeo il prezzo è di 8 dollari. (1)
Un aspetto poco noto è poi lo sbilanciamento della rete dovuto alla forte variabilità della produzione fotovoltaica ed eolica. Si stima che, nei prossimi mesi da giugno a settembre, la produzione fotovoltaica rappresenterà più dell’8 per cento della produzione totale, ma nelle ore centrali del giorno questa quota potrà salire al 30 per cento, per di più concentrata in alcune Regioni come la Puglia. Se la rete non riesce ad assorbirla, l’energia prodotta non viene ritirata dalla Terna ma è ugualmente pagata (come già avviene per l’eolico): oltre al danno anche la beffa. Le energie rinnovabili hanno comunque precedenza per accesso alla rete: quando queste producono, le termoelettriche devono chiudere, salvo poi essere pronte a ripartire la sera, se cala il vento o quando il cielo si rannuvola. Quanto sarà il costo richiesto da chi gestisce centrali termoelettriche per tenere a disposizione tanta capacità di riserva? Già oggi è aumentato di molto il costo dell’energia tra le 19 e le 21. Si parla poi di costruire enormi sistemi di batterie per accumulare l’energia in esubero: ma sono follie che può permettersi un paese in via di impoverimento come il nostro?

(1) Per queste stime vedi B. Lomborg “Germany’s sunshine daydream”, www.project-syndicate.org, 17 maggio 2012.

 

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40 commenti

  1. luca cigolini

    Non lo nego. Ma non sono né un economista, né un esperto: fondo le mie opinioni su quanto trovo sulla stampa o in rete. Ciò premesso pongo due domande (non è polemica: davvero non conosco la risposta): 1. quanto ci costano – indirettamente – le energie tradizionali? Sbaglio se chiedo che i costi, p.e., delle varie missioni “di pace” in paesi che ci vendono petrolio e gas dovrebbero essere anch’essi conteggiati? 2. perché, con le nostra tecnologia, che mi sembra di buon livello, ci siamo fatti trovare impreparati di fronte all’esplosione della domanda di pannelli fotovoltaici e, anziché costruirli, li importiamo dalla Cina?

  2. Davide Cristanelli

    Questo articolo sembra non considerare il fatto che anche l’energia elettrica prodotta da fonti non rinnovabili ha un costo: non si vede nelle bollette, ed è un costo che l’economia non considera. Ma già ora lo paghiamo pesantemente, in termini di inquinamento, di malattie da esso generate, in termini di cambiamento climatico e, infine, di consumo di risorse che, appunto perchè non sono rinnovabili, non potremo trasmettere intatte ai nostri figli. Gli incentivi acquisiscono un senso se sono un investimento per il futuro: lo stato e tutti i cittadini investono per avere un domani un’energia un po’ più pulita, e che non intacca l’eredità di cui sopra. L’impatto sulla nostra rete elettrica, infine, rimarrà un problema se non si troveranno le risorse per convertirla in una rete più moderna e più smart: potrebbe diventare una enorme fonte di lavoro.

  3. Giuseppe

    Premesso che l’articolo parla per spunti tralasciando l’inquadramento in un contesto generale, mi sembra non includa la parte benefici derivante dall’utilizzo del sistema fotovoltaico (e delle rinnovabili in generale), brevemente si potrebbe parlare di sicurezza energetica, ricaduta occupazionale, abbattimento dei costi produttivi, implementazione della generazione distribuita, e la lista potrebbe continuare a lungo fino ad includere altri settori dall’edilizia a quello automobilistico…Ma in generale quello che non riesco a capire è: perchè l’atteggiamento generale dell’articolo sia quello di affossare uno dei (pochi ahimè) settori dove l’Italia è leader industriale da tutti i punti di visti come riconosciuto nell’articolo stesso. In conclusione si definisce puntare sull’innovazione una follia, possiamo permetterci ancora questo tipo di ragionamenti conservatori?

  4. Giorgio Pedrotti

    A proposito dell’ultimo aspetto affrontato nell’articolo, come far fronte alla forte variabilità della produzione da fonti rinnovabili (eolico/fotovoltaico) forse sarebbe più ragionevole utilizzare non le centrali termoelettriche, ma quelle idroelettriche, la cui accensione e spegnimento è molto più rapida. In questo modo, probabilmente, si otterrebbe anche un risparmio di acqua (di ottima qualità visto che proviene da bacini in quota), bene sempre più prezioso ed indispensabile oltre che alla salvaguardia dell’ambiente anche per il settore agroalimentare.

  5. giulio m

    Fermi restando i vantaggi che il fotovoltaico ha portato in termini occupazionali ed economici oltre che ambientali e prospetticamente geopolitici (l’energia è il bene maggiormente importato) la critica degli effetti sulla rete è pienamente condivisibile è proprio per questo che gli incentivi andrebbero modulati in base alla continuità di emissione, privilegiando quindi geotermico (che in Italia potrebbe diventare una delle fonti primarie) e biomasse. Il fotovoltaico dovrebbe essere incentivato soprattutto per i piccoli impianti domestici e industriali, cioè quegli impianti che nascono per l’utilizzo diretto e solo secondariamente per l’immissione in rete. (verosimilmente l’energia per l’autoconsumo a produzione diffusa diverrà la più economica sul mercato). Per quanto riguarda i grandi impianti eolici e fotovoltaici andrebbero si incentivati ma in misura molto inferiore.

  6. Massimo Matteoli

    L’articolo a mio avviso dimentica di confrontare il costo degli incentivi con quello delle fonti fossili. Come si legge anche nell’articolo, l’utilizzo dell’energia fotovoltaica fa diminuire l’uso degli idrocarburi, più inquinanti e più costosi, con un ovvio beneficio per il consumatore oltre che per l’ambiente. Secondo un ricercatore del CNR “ogni GWP di fotovoltaico installato è in grado di generare una riduzione del prezzo dell’energia elettrica pari a 500 milioni di €, mentre costa in incentivi 450 milioni di €”. Cioè per ogni GWp installato la bolletta che paghiamo tutti noi diminuirebbe di 50 milioni di €. (vedi anche Il Sole 24 Ore del 2.5.2011). Non ho visto nessuna risposta puntuale a questi calcoli. Forse me la sono persa, Visto, però, che “a pensar male di solito s’indovina” direi fino a prova contraria che i risparmi per gli utenti ci sono tutti e che il problema vero non sia il costo della bolletta ma la diminuzione degli utili dei fornitori tradizionali.

  7. Francesco Laudani Fichera

    L’analisi sul costo economico del fotovoltaico è impietoso, ma, già lo sapevamo, vero e pesante. Ma, premesso, che è da rivedere il sistema degli incentivi e studiare un “sistema filtro” per disincentivare importazioni di tecnologiai (soprattutto dalla Cina e non certo d’avanguardia), quale sarebbe la sua proposta alternativa? Mi sembra che non proponga niente, se non continuare con i combustibili fossili, indipendentemente, dai costi economico-strategici, costantemente, in crescita e dall’aumento della CO2. Spero non sia un negazionista del riscaldamento globale.

  8. Massimo Lupoi

    Visto che tutti i settori in italia sono moribondi o defunti, a parte uno…che facciamo? Accoppiamo anche l’ultimo dei moicani? Mai sentito parlare di smart grid, di tecnologie di accumulo, sia a livello locale di piccolo impianto che grandi accumulatori in AT? Mai sentito parlare che siamo al picco del petrolio e lo pagheremo sempre piu caro? Mai sentito parlare di investimenti e ricerca per un solare a bassissimo costo? Mai sentito parlare di inquinamento da petrolio, gas o peggio petrolio? No no, meglio chiudere bottega, ammazzare l’ultimo settore avanzato, che porta lavoro, investimenti, ricerca, IVA e TASSE allo stato, di cui magari potremmo essere leader mondiali.

  9. marco

    Strano che non mettiate mai quanto ci costano/sono costati gli incentivi alle finte rinnovabili CIP6 che finiscono nelle tasche dei soliti noti….

  10. AM

    L’articolo sembra sbilanciato contro il fotovoltaico e quindi non obiettivo. Vengono ignorate fonti energetiche alternative.

  11. cosimo

    E’ un fatto che con gli incentivi si è “pompato” fotovoltaico nel mercato. Ma grazie a questo i pannelli sono calati notevolissimamente di prezzo. Senza incentivi non sarebbe successo. Inoltre le rinnovabili sono buone se sono di vario tipo al fine di “miscelare” i vari picchi di produzione tipici per ciascuna fonte e dare un risultato complessivo abbastanza costante. Fotovoltaico ha dei picchi di giorno, Eolico è più erratico, Le Bioenergie sono costanti, La geotermia è costante e sarebbe ora di “stanare l’Enel” dalla Toscana e fargli fare degli impianti ad esempio in Campania dove di fonti geotermiche ce ne sono ad iosa. Inoltre l’Italia è circondata dal mare, ci sono boe speciali che sfruttando anche il modesto (rispetto all’Oceano) moto ondoso mediterraneo producono energia ad iosa ed il moto ondoso è abbastanza costante. Ripeto si tratta di spingere non su una o l’altra ma su tutte in modo tale che dal mix esca fuori un risultato poco intermittente e sopratutto di innalzare un pò i bassissimi livelli di sicurezza nazionali. Inoltre il giorno in cui si deciderà di spingere la motorizzazione elettrica per ridurre l’inquinamento nelle città servirà una marea di energia

  12. Simone

    Questo articolo è una sequenza di dati parziali senza capacità critica atti solo a dare una informazione errata. Io opero da poco in questo settore e non ho interessi ideologici. Sostengo che il mix energetico e la sostenibilità siano il futuro ma questo attacco alle rinnovabili è un insulto alla capacità critica ed al buon senso.

  13. marco

    Finalmente una voce onesta in un panorama desolante! I pochi che sostenevano la follia degli investimenti nel fotovoltaico e nell’eolico sono stati ignorati o peggio scherniti, per anni. Questa follia ha purtroppo nascosto volutamente le possibilità delle vere energie alternative come le biomasse o il geotermico che non sarebbero uno spreco di risorse (specie in Italia dove il geotermico a Larderello ha dimostrato la sua validità da 80 anni!). La follia pseudo ambientalista dei verdi ci sta costando cifre folli! Già pagavamo l’energia il 50% in più, ora gli incentivi generosissimi ci costeranno un altro 20% in più. Ma questo paese non ha testa?

  14. marco

    Un intervento precedente che riflette un punto di vista diffuso sostiene che ” …si potrebbe parlare di sicurezza energetica, ricaduta occupazionale, abbattimento dei costi produttivi, implementazione della generazione distribuita…” e ancora “…affossare uno dei settori dove l’Italia è leader industriale da tutti i punti di visti come riconosciuto nell’articolo stesso…”. Non riesco a capirne il senso: la Sicurezza Energetica non è garantita dal fotovoltaico ne dall’eolico, per loro natura intermittenti; l’Abbattimento dei Costi è una illusione, i costi di fotovoltaico ed eolico sono e saranno per anni molto più alti; che l’Italia sia Leader Industriale del settore..è ridicolo da sostenere, compriamo tutto da Cina e Germania, sarebbe come sostenere che siamo leader dell’informatica perché compriamo molti computers. Dobbiamo uscire dall’imbambolamento per queste rinnovabili, puntiamo invece su Geotermico e altre rinnovabili vere, biomasse, termovalorizzatori, etc. o anche solare a concentrazione (vedi Rubbia). Questa si sarebbe vera innovazione, non castrarci con tecnologie con un rapporto efficienza/costo ridicolmente basso.

  15. Stefano Fittà

    Le fonti rinnovabili sono sostanzialmente finanziate attraverso la bolletta elettrica alla voce cip6.E’ una quota del 6-7% che paghiamo tutti dal 1991. Miliardi di euro che fino a 2/3 anni fa sono andati per la maggior quota alle energie “assimilate” e non realmente rinnovabili e cioè inceneritori di rifiuti, scarti di raffineria (un po’ dello stipendio di Mourigno è derivcato da qui…). Dopo che l’Europa ci ha sanzionato, perché solo in Italia il venduto di turno infila nella legge la parolina magica (assimilabili), sono nati i “certificati verdi” per alcune di queste centrali, che sono un’altra cosa, ma che comunque saranno applicabili anche a tutti gli impianti già in funzione (o in progetto) ad una certa data del 2010. Il solare quindi e le VERE rinnovabili sono state truffate di miliardi di euro per decenni ed hanno usufruito di una quota veramente irrisoria dei cip6 : ora che li usano…E’ pur vero tuttavia che ci sono problemi per il gestore nel regolamentare un input di energia variabile come il solare, ma è altrettanto vero che il consumo massimo è diurno e spesso nel periodo estivo e quindi, caso mai, sono i grandi elettrodotti a sud del paese che vanno in crisi.

  16. Roberto C.

    L’articolo pubblicato da LaVoce.Info in fianco al suo (ENERGIA RINNOVABILE: OLTRE IL COSTO DEGLI INCENTIVI di Marzio Galeotti 11.06.2012 ), cita costi di incentivo al fotovoltaico che con il quinto CE sono scesi a 219 €/MWh mentre lei li quantifica ancora in 430-450 €/MWh. Segno forse di troppo livore nel confronto di questi meccanismi. Peccato, perchè critiche elaborate più serenamente porterebbero meglio alla luce le distorsioni di questi sistemi incentivanti e aiuterebbero, perchè no, a trovare soluzioni.

  17. Alberto Rotondi

    Il valutatore ufficiale dei costi energetici della Comunità Europea,  riporta valori un po’ diversi (Euro al MWh) per il periodo 2007-2020:
    2007 2020
    Carbone 70 70
    Gas 70 100
    Petrolio 120 160
    Fotovoltaico 610 315

  18. SC

    Sarà felice allora perchè sembra che gli incentivi europei alle energie rinnovabili (80 miliardi) saranno dirottate sul gas[1] .
    Mi raccomando, da buon liberista brindi anche alla complessità burocratica monstre introdotta da questo governo sugli impianti fotovoltaici![2]

  19. lucio

    Tocca anche ricordare chi é il responsabile….chi firmó il protocollo di kyoto..Pecorina Scanio…

  20. Diego De Luca

    “Gse dovrà erogare sussidi per circa 6 miliardi”… L’anno 2011 il Gse ha riconosciuto incentivi per 3.3 miliardi di Euro. Su cosa si basa la stima sul raddoppio della cifra? E’ una stima pessimistica ed incongruente con gli andamenti di mercato “In Germania il costo totale per sussidi è solo di poco più alto, ma loro hanno istallato 25Gw, cioè hanno sostenuto un costo per unità di potenza pari a poco più della metà del nostro.”… Non ha un senso ingegneristico questa frase. Il costo totale dei sussidi è dato in base all’energia prodotta e non alla potenza istallata e il numero di ore di utilizzazione degli impianti italiani a notevolmente più alto. “Oltre a loro, ne hanno tratto beneficio soprattutto i produttori di pannelli cinesi.” Mentre i primi anni di incentivazione questo problema non sussisteva in quanto i produttori extraeuropei non si erano affacciati a questo mercato, il quarto conto energia ha proposto una soluzione a questo problema.

  21. Diego De Luca

    “Anche la Germania, come la Spagna, si appresta a un brusco taglio negli incentivi, e lo stesso avverrà in Italia con l’entrata in vigore del nuovo decreto presentato dal ministro Passera (quinto conto energia).” Affermazione veritiera solo per la Spagna, dove il concetto di retroattività è stato applicato. Il Ministero dello sviluppo economico ha più volte ribadito di non voler applicare questo concetto al panorama italiano. In più, il susseguirsi dei conti energia non è dovuto ad un recupero degli errori precedenti, ma all’evolversi di un mercato in rapido cambiamento a causa del decremento rapido del prezzo dei pannelli fotovoltaici. I conti energia sono serviti per avvicinarsi più rapidamente alla Grid Parity, il cui scopo è stato ampiamente raggiungo in quanto le previsioni sono state ridotte per l’Italia di due anni (Fonte: EPIA, Global Market Outlook For Photovoltaics). La convenienza di un investimento fotovoltaico è rimasta pressocchè costante negli anni. Non è assolutamente vero che c’è stato il periodo dei “furbi” in cui era stato molto conveniente investire (Fonte: Studio congiunto università di Roma La Sapienza, Università di Bologna, IEEE).
    In ultimo. Questo articolo, che vuole trattare argomenti scentifico-ingegneristici, basa metà del suo studio su un altro articolo pubblicato su un sito internet che basa la propria struttura su idee e dibattito, ma non sulla certezza che coloro che scrivano dicano cose vere Come si può vedere, del resto, già quell’articolo è ampiamente criticato, con dimostrazioni e fonti autoritarie. Un ingegnere energetico, collaboratore in 2 studi riguardo il mercato fotovoltaico e la Grid Parity.

  22. Federico Sollevanti

    Alcuni collaboratori di questo sito suggeriscono l’utilizzo delle risorse geotermiche in sostituzione degli impianti solari ed eolici. In particolare vengono citate le are aree geotermiche connesse all’attività vulcanica della Campania. In Italia esistono già due zone dove vengono utilizzate significative risorse di vapore geotermico per l’alimentazione di impianti geotermoelettrici dell’Enel a Larderello e al Monte Amiata. Negli anni ’70 e ’80 è stata inoltre condotta una campagna di esplorazione profonda sistematica in tutte le aree vulcaniche italiane caratterizzate da anomalie di flusso di calore. Sono stati perforati numerosi pozzi che hanno raggiunto profondità fino a oltre 3.000 (tremila)metri in tutte le aree con vulcanismo recente ad iniziare dai vulcani del Lazio (Vulsini, Vico Cimini, Sabatini, Colli Albani fino a quelle della Campania (Vesuvio e Campi Flegrei). In queste aree esplorate, a differenza di quelle di Larderello e del Monte Amiata, benchè siano state riscontrate temperature della roccia comprese generalmente tra 150 e oltre 400 °C non è stata mai rilevata la presenza di un sistema acqua-vapore utilizzabile industrialmente.

  23. Gian Paolo Franzoni

    L’energia non è un bene che può essere accatastato in magazzino e riutilizzato alla bisogna. Il suo accumulo è difficile e gravoso. Ipotizzare maxi batterie è un’idiozia, sarebbe un accumulo chimico, fortemente inquinante e estremamente costoso, oltreché con limitato rendimento (bassa restituzione energetica). L’accumulo idrico, tramite grandi bacini, sicuramente il più efficiente ed economico, richiede acqua e vallate, ed è valido per accumuli a breve termine, per esempio giornalieri; altrimenti si dovrebbe ipotizzare la formazioni di immensi laghi artificiali a scapito del territorio e delle risorse idriche; non dimentichiamo che eolico e solare hanno anche una forte discontinuità stagionale. La compensazione tramite termoelettrico, comporta la costruzione di centrali di punta che costano molto di più al Kwh e hanno rendimenti decisamente inferiori al grande termoelettrico che invece richiede un funzionamento pressoché costante (rendimento inferiore significa anche maggiore inquinamento ed emissione di CO2 per Kwh prodotto). L’eolico nordico può almeno usufruire di oltre ¼ di ore annuali di vento standad; l’eolico nostrano è molto meno costante.

  24. Francesco Frittitta

    Prima di scrivere questo commento ho voluto dare una lettura a tutti i precedenti ed ho scorto dati inconfutabili che quanto sostenuto nella tesi di questo articolo non ha fondamento. Bene ha fatto il governo ad abbassare gli incentivi poichè ha fatto si che i produttori abbassassero il prezzi, male ha fatto il legislatore che non ha bloccato le multinazionali, specialmente quelle estere, permettendo di ricavare profitti che sarebbero dovuti servire per permettere alle famiglie di risparmiare sulla spesa energetica. Per quanto riguarda il sovraccarico energetico della rete in parte sono state date delle scusanti pessime, perchè invece di tenere spente od a minimi regimi le centrali termoelettriche non si bloccano quelle ad olio combustibile? Determinando un abbassamento della richiesta di petrolio e conseguente calo del prezzo, che ricordo a tutti è tra gli 82$ e i 96$. Accidenti ma forse il vero problema sarà che la dipendenza energetica delle famiglie diminuirà compresa quella dagli olii combustibili per la trazione? E quindi i petrolieri si vestono da candide vergini e tentando di farci prendere in giro da articoli come quello in esame vorrebbero farci cambiare idea.

  25. stefano cocchi

    Mi sembra che vari commenti riportino dati diversi da quelli dell’articolo. Articolo che sembra ispirato da ideologia condita di dati che non rendono però la posizione meno ideologica. Mi sembra il colmo rammaricarci per aver raggiunto un livello decente di energia rinnovabile, tirare i conti è giusto per migliorare incentivi e tecnologie ma la strada è quella e non la fermeranno i Ragazzi. A Londra alla fine dell’800 si salutò l’arrivo delle carrozze a vapore e poi del motore a scoppio come la fine dell’era dell’inquinamento (da cacca di cavallo), non servì in realtà ad eliminare l’inquinamento ma cambiò il mondo anche se costava più dei cavalli!

  26. AM

    Energia geotermica. Già negli anni ’50 si pensava alle fonti geotermiche e non solo a quelle toscane. Del resto dove in profondità si trovano alte temperature, come in Campania, l’acqua per ottenere il vapore potrebbe essere iniettata dall’alto (v. produzione di zolfo in USA). Anche i boschi che coprono la penisola e che non sono utilizzati, trattadosi di essenze prive di valore commerciale, potrebbero essere utilizzati come biomasse per produrre elettricità. In caso contrario saranno dati in pasto agli incendi dolosi. L’energia eolica ha il vantaggio di essere disponibile anche nelle ore notturne e bene si combina con quella solare. Infine non sono da trascurare le correnti marine.

  27. gain_paolo

    L’energia non è un bene che può essere accatastato in magazzino e riutilizzato alla bisogna. Il suo accumulo è difficile e gravoso. Ipotizzare maxi batterie è un’idiozia, sarebbe un accumulo chimico, fortemente inquinante e estremamente costoso, oltreché con limitato rendimento (bassa restituzione energetica). L’accumulo idrico, tramite grandi bacini, sicuramente il più efficiente ed economico, richiede acqua e vallate, ed è valido per accumuli a breve termine, per esempio giornalieri; altrimenti si dovrebbe ipotizzare la formazioni di immensi laghi artificiali a scapito del territorio e delle risorse idriche; non dimentichiamo che eolico e solare hanno anche una forte discontinuità stagionale. La compensazione tramite termoelettrico, comporta la costruzione di centrali di punta che costano molto di più al Kwh e hanno rendimenti decisamente inferiori al grande termoelettrico che invece richiede un funzionamento pressoché costante (rendimento inferiore significa anche maggiore inquinamento ed emissione di CO2 per Kwh prodotto). L’eolico nordico può almeno usufruire di oltre ¼ di ore annuali di vento standad; l’eolico nostrano è molto meno costante.

  28. gian_paolo

    Senza considerare i vecchi incentivi di 0.44€/KWh, il KWh fotovoltaico ci costa in media 0.30 € d’incentivo + il costo commerciale di 0.085€, ovvero 0.385€/KWh, contro un costo del KWh del grande termoelettrico, o del nucleare francese d’importazione di 6-6.5 cent. Cioè il KWh FV ci costa sei volte il termoelettrico. Se, come da molti auspicato, la produzione di energia FV arrivasse al 10% della quella nazionale, il costo dell’energia sarebbe di: 10% x 6 + 90% = 150% del costo attuale. Ovvero la bolletta energetica lieviterebbe del 50% con costi insostenibili per l’utente e disastrosi per le aziende manifatturiere energivore. La tendenza alla riduzione degli incentivi ridurrebbe il rischio. Per non parlare, come accenna l’articolo, del dissesto della rete energetica per l’incostanza del FV con circa 1300-1350 ore standard di irradiazione annuale (su 8760 ore totali). I KW istallati corrisponderebbero alla potenza effettiva con sole allo zenit, cielo lindo, esposizione perpendicolare, temperature nel range, primo anno di funzionamento, ma tale situazione è rara, l’incostanza altre che giornaliera è stagionale

  29. marco

    Le bollette sono aumentate in modo esponenziale principalmente per l’aumento del costo delle materie fossili e secondariamente per gli incentivi alle rinnovabili
    – L’impatto degli incentivi sull’aumento delle bollette è minoritario
    – I CIP 6 inoltre sono andati per anni a impianti non rinnovabili e ai petrolieri
    – Le fonti rinnovabili in futuro permetteranno di produrre energia a costi bassissimi senza nessun incentivo – non si può ragionare di costi senza includere i costi ambientali spesso pesantissimi e senza pensare alla salute dei nostri figli
    – le centrali termoelettriche hanno un’efficienza energetica del 40-60 % piuttosto bassa se confrontata con la cogenerazione che supera il 90%
    -Le centrali geotermiche inquinano e distruggono il territorio a meno che non si facciano impianti piccoli a bassa entalpia e a ciclo binario; l’opposto di quello che fa l’ENEL; una democrazia energetica basata sulle reti intelligenti permetterebbe ai cittadini di ricavare soldi dalla vendita di energia e dal risparmio energetico e di ridistribuire la ricchezza; puntare sul risparmio energetico significa diminuire l’energia consumata e prodotta e vivere meglio in un mondo meno inquinato e più sano

  30. Francesco

     Pompe di calore geotermiche; Pompe di calore aria-acqua; Pompe di calore ad aria esausta. La pompa di calore geotermica utilizza come fonte di calore il sottosuolo o l’acqua di falda e consente un risparmio sui costi per il riscaldamento fino al 80%. Non è necessario risiedere in una zona termale per usufruire dei benefici del calore sotterraneo: a partire da 10 mt di profondità fino ai 100 mt le temperature si attestano intorno ai 10-12°C per tutto l’anno costituendo una fonte di calore ottimale per il funzionamento della pompa di calore. La pompa di calore aria-acqua utilizza come fonte di calore l’aria esterna e consente un risparmio sui costi per il riscaldamento fino al 50-60%. Questa pompa di calore ha un’efficienza straordinaria; ad esempio possono produrre acqua calda per riscaldamento o usi sanitari fino a temperature di 65°C con il solo compressore e lavorare fino a temperature esterne di -25°C!!! La pompa di calore ad aria esausta utilizza come fonte di calore l’aria viziata presente nella casa, consente un risparmio sui costi per il riscaldamento fino al 50%.

  31. Massimo B.

    Chi pensa al presente pensa a non spendere, chi pensa al presente non vede il futuro, chi non vede il futuro è vecchio.

  32. SAVINO

    E’ il solito problema della differenza che passa tra gli imprenditori e i prenditori. Certe cose non le si fa per ecologia, ma per mero business. Se un giorno davvero si riusciranno a fare tutte le riforme strutturali possibili e se dovessero davvero calare le tasse sul lavoro emergeranno comunque tutte le mediocrità di questa classe imprenditoriale-finanziaria che pensa solo ai soldi virtuali per fare soldi veri.

  33. Valerio Valli

    Scrivo queste poche righe per fare i miei complimenti all’autore che ha saputo inquadrare l’anomalia nostrana delle incentivazioni alle rinnovabili. Personalmente avrei parlato anche della problematica del congestionamento delle reti elettriche, della perdita di efficienza delle centrali termoelettriche in funzionamento fortemente transitorio e del significato di potenza nominale di un impianto energetico. Comunque ripeto che l’articolo è ben fatto. Sono un giovane ingegnere energetico e di professione costruisco centrali termoelettriche (lavoro in Giappone): se vuole qualche informazione tecnica sarò ben felice di aiutarla. Valerio

  34. Mario

    L’articolo è perfetto e descrive precisamente il presente e gli scenari futuri. Premesso che sono possessore di impianto fotovoltaico e che lavoro nell’industria idroelettrica, sono molto contrario a qualsiasi forma di incentivazione delle attività economiche perchè drogano i vari settori dell’economia, gonfiandoli di aspettative e di capacità produttiva, lasciandoli poi in condizioni disastrose allo scadere degli incentivi. Meglio sarebbe stato che gli incentivi per il fotovoltaico fossero stati destinati ad impianti installati sulle scuole. Prevedo che nei prossimi anni, sotto il peso insostenibile degli incentivi sulle bollette, in qualche modo – tasse, contributi a vario titolo – lo Stato si riprenderà o ridurrà quanto eroga. La cosa che però più da fastidio è la boria e la supponenza di molti sostenitori del fotovoltaico nel ritenersi virtuosi, ecologici, tecnologici. Parafrasando altre situazioni, fanno i froci con il c..o degli altri. Per quanto riguarda presunte superiorità tecnologiche, ricordo che la tecnologia fotovoltaica esisteva già negli anni ’70

  35. Ing Marco A. L. Murru

    La persona è sicuramente autorevole, ma mi permetto di dissentire quasi totalmente. Ecco perchè: La Germania ha il “conto energia” già da oltre 15 anni fa. Quando noi regalavamo (allora si) gli incentivi non in conto energia, ma in conto capitale (si potevano fare gli impianti di “sughero” e gli si davano lo stesso i soldi), quindi il suo conteggio è sbagliato! Gli incentivi “esagerati” erano per creare un effetto di rottura e attrazione, poi andavano governati!. Imprenditori e industrie del settore italiane hanno reagito bene, colmando a volte anche parte dei divari con la Germania etc. Come in altri settori avremmo potenzialità per competere, ma non con le potitiche start and stop, marcia indietro, variazione delle regole a investimenti iniziati e così via! Davvero l’autore crede che l’aumento delle bollette sia dovuto alle rinnovabili? E cosa mi dice degli incentivi indebitamente dati al settore petrolifero semplicemente perchè “qualche buontempone” (per non dire altro) introdusse il temine “assimilati! Lo scarto della raffinazione del petrolio è forse rinnovabile? Per quanto riguarda la rete, ci sono le tecnologie per il rengineering veda i siti specialistici…

  36. Andrea Castagnaro

    10 anni di aumenti per le famiglie italiane a causa della dipendenza dalle fonti fossili! Telegiornali e quotidiani lo hanno raccontato con grande enfasi negli ultimi due mesi, “Ancora aumenti nelle bollette elettriche a causa delle rinnovabili!” e per chiarire le responsabilità: “Il fotovoltaico e le altre tecnologie pulite pesano troppo nella spesa delle famiglie”. Infine la soluzione proposta dal Ministro Passera “Intervenire sugli incentivi perché costano troppo” e da qui la proposta di nuovi Decreti che introducono limiti allo sviluppo delle energie pulite per fermarne lo sviluppo. Ma è davvero così? Veramente si devono fermare le rinnovabili per aiutare le famiglie e le aziende dagli aumenti in bolletta? E in questi anni gli aumenti dipendono dalle energie pulite? La verità è un altra! Di sicuro negli ultimi dieci anni è avvenuto un aumento notevole del prezzo delle bollette elettriche per le famiglie italiane negli ultimi dieci anni. Secondo i dati dell’Autority per l’energia, la spesa annua delle famiglie per l’elettricità è passata da una media di 338,43 euro nel 2002 a 515,31 Euro nel 2012. Ossia 176,88 Euro in più a famiglia.

  37. Giovanni Rossi

    Più che un articolo mi sembra un phamplet contro le rinnovabili; peraltro non c’è uno straccio di ragionamento e/o dati sul costo che i paese sostiene per l’ uso scellerato delle fonti non rinnovabili ( oltre 55 miliardi di euro se vi sembran pochi ! ); riguardo agli impianti efficienti sottouttilizzati , mi piacerebbe che l’ autore portasse qualche esempio, visto che il rendimento di un impianto termoelettrico è del 38% ( max 52% con ciclo combinato ) e che la centrale di montalto di castro ( olio combustibile ) da 2556 MW è praticamente ferma perchè è troppo cara gestirla !

  38. Francesco

    Leggevo oggi su Panorama n° 33 (Z.Kratchmarova “Il solare stacca la spina”) che il Parlamento valuta un indennizzo di 500-800M€/anno per gli impianti tradizionali, costretti a girare “al minimo” nelle ore di massima insolazione. Volevo segnalare uno studio dell’Enea (Capriccioli, Tosti; “Produrre metano con energia rinnovabile”, ). L’idea è di produrre metano dagli eccessi di energia elettrica. Vantaggio (rispetto a H2): si userebbero le infrastutture esistenti (rete snam) per lo stoccaggio e per mettere l’energia in rete. Lo svantaggio è l’economicità, il costo del metano così prodotto è molto superiore a quello di mercato. Però… visto che comunque dobbiamo spendere ‘sti 800milioni, almeno spendiamoli per un sistema che massimizzi la produttività degli impianti esistenti e riduca le importazioni di gas. Potrebbe funzionare? Non ho abbastanza elementi per capire se c’è un inghippo, spero di aver lanciato un dibattito. Grazie, Francesco

  39. Simone Rupoli

    Difficile districarsi tra le cifre contenute nell’articolo e nei commenti ma è bene ricordare che abbiamo per ben 2 volte con 2 diversi referendum rinunciato all’energia nucleare pertanto è logico che il nostro paese si concentri su fonti energetiche alternative, anche se care. Ad oggi queste possono essere praticamente solo l’energia del vento e dl sole e quindi ben venga un investimento in questa direzione. Di certo errori ne sono stati fatti, ma con incentivi generosi si è riusciti a rendere “popolare” l’idea del fotovoltaico e questo è un fatto positivo. Quello che per ora sembra mancare è la nascita di una industria di produzione di pannelli fotovoltaici come di turbine eoliche: in questi settori dipendiamo quasi completamente dall’estero. Ecco, se si trovasse il modo di far nascere in Italia questi prodotti, avremmo usato meglio il denaro degli incentivi.

  40. Riccardo Maneschi

    sono circa 18 mesi che possiedo un impianto fotovoltaico, svolgo un lavoro totalmente avulso dal fotovoltaico ma ho sempre pensato e ho anche portato avanti il discorso del fotovoltaico. Era chiaro lampante che con l’aumento delle bollette in genere e con il contributo statale non poteva che essere così. Una classe dirigente, politica, doveva prevedere e attuare delle misure di sviluppo verso questa tecnologia, dando incentivi a chi assume nel settore, incrementando lo sviluppo della tecnologia, finanziando una ricerca nel settore per provare ad essere lidaer nel settore. imponendo ai dirigenti dell’ENEL l’adeguamento e la rigenerazione delle centrali elettriche per sopportare la nuova tecnologia, invece di aspettare lasciando come sempre correre, e i soliti noti sicuramente si metteranno in tasca dei soldi per correggere l’errore. Sicuramente c’è un sistema abbastanza semplice per ovviare al problema causato dagli impianti fotovoltaici, ma mica te lo vengono a dire a te, qualcuno ci deve guadagnare dallo scriteriato contributo dello stato, dato anche da governi ballerini, uno crede nelle energie alternative, l’altro non ci crede, poi un altro vuole fermare lo scempio, l’altro.

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