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  1. Marco S. Rispondi

    Un commento più ai commenti che all'articolo. Trovo sempre più sorprendente come, in Italia, sopravviva l'idea che un esame o un test non debbano valutare la preparazione individuale, con tutti i limiti e le critiche che - ovviamente - possono essere mosse al singolo test o esame.. Quanto all'uso del termine "sovietico" si tratta ovviamente di un termine inappropriato o iniquo . Un esempio? Il test GRE, amministrato da privati e volto a rilevare la preparazione di base per la valutazione da parte di università americane si svolge in ambiente sovietico. Un po' meno efficace è oggi il test toefl, perché le società private che gestiscono la somminisrazione a volte risparmiano troppo sugli ambienti. In ogni caso il concetto, semplicissimo, è che un test ha senso prima di tutto se verifica alcuni esiti di una preparazione scolastica o personale, e non è possibile copiare. Che poi il punteggio ad un test non sia affatto sufficiente a distinguere tra individui un potenziale buon ricercatore da un replicante, questo è un altro discorso, serio. Questi test sono usati per individuare gap più che eccellenze o potenzialità, maggiori punti di forza e debolezza.

  2. ciro daniele Rispondi

    Ebbene sì: anche insegnati e studenti sono (inaspettatamente) agenti razionali e "foreward looking". E in questi casi è addirittura controproducente somministrare “trattamenti” che potrebbero avere conseguenze sgradevoli per chi vi si sottopone, come dovrebbero sapere bene gli economisti da almeno una quarantina di anni a questa parte. Quindi i test INVALSI possono essere migliorati quanto si vuole, ma non si può sperare di ridurre il cheating in modo significativo. Se escludiamo la fattibilità di controlli “sovietici”, l’unica strada sarebbe quella di togliere ogni conseguenza pratica ai test, che però allora diventerebbero inutili. Non è un caso se a nessuno viene (ancora) in mente di rendere obbligatorio un check up periodico e la cura delle eventuali patologie riscontrate, e ci si affida invece allo spirito di sopravvivenza individuale. Infine, visto che i test costano tempo e fatica, temo che spesso gli insegnanti (non retribuiti!) abbiano semplicemente dato un punteggio a tavolino, in modo da minimizzare il loro sforzo. I più accorti avranno introdotto anche un po' di varianza nei risultati.

  3. Andrea Z Rispondi

    Anzitutto voglio esprimere apprezzamento per l’articolo. Desidero però sollevare alcune questioni in su INVALSI. Intanto si rileva che i docenti sentono di essere costretti a agire per invalsi ma senza adeguate indicazioni né incentivazioni; vi è disparità, infatti, tra coloro che partecipano a attività analoghe e gli altri che restano sollevati da tali incombenze. Inoltre le procedure operative sono inutilmente complicate. L’etichettatura è dispendiosa ma sostanzialmente inutile. Il passaggio ad un sistema informatico online consentirebbe in primo luogo di risparmiare sulla quantità di fascicoli cartacei inviati persino in eccesso e semplificherebbe le procedure di correzione, evitando errori e lungaggini superflue; potrebbe, inoltre, migliorare l’affidabilità dei test, sfruttando strumenti come la non sequenzialità delle domande, la disposizione casuale delle risposte possibili, la validazione delle risposte ambigue; ausili audio potrebbero avere la duplice finalità di aiutare gli studenti con disturbi percettivi o cognitivi ma anche di «isolare» acusticamente i candidati. Grazie per questa opportunità. Andrea Z.

  4. Alessandro Balestrino Rispondi

    Ringrazio l'autore per la lucidità con cui ha esposto compiti, obiettivi e limiti del test. Non posso che essere d'accordo con, e enfatizzare a mia volta, l'assoluta necessità di chiarire a studenti e insegnanti l'effettivo ruolo dei test Invalsi, la cui potenziale utilità è per me indubbia. Io ho due figlie alle scuole superiori e le voci che raccolgo da loro su come i ragazzi vedono i test Invalsi sono preoccupanti; e non ricevono rassicurazioni da nessuno (ad esempio il significato degli ispettori era oscuro, lo confesso, anche a me prima di leggere questo intervento). L'uso del test per dare il voto all'esame di terza media resta però a mio parere improprio, e fonte di distorsioni (gli studenti si prepararano per il test, sono incentivati a "barare" ecc). Certo, vale solo un sesto, ma anche il tema vale solo un sesto. Agli occhi dello studente è una prova, non più un test di rilevazione statistica. Eliminare questo aspetto contribuirebbe a diminuire le paure sull'uso del test Invalsi per valutare gli individui.