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TERREMOTO. E AUMENTA IL CARBURANTE

Per raccogliere i primi 500 milioni da destinare quest’anno alle aree terremotate dell’Emilia il governo ha deciso un incremento dell’accisa sui carburanti, il quinto dal 2000 a oggi. Una scelta adeguata? Intanto, i conti potrebbero non tornare perché i consumi di benzina e gasolio saranno presumibilmente inferiori a quelli dall’anno passato. E forse andrebbe evitato un intervento che tocchi anche il trasporto merci, per non creare inflazione da costi. Parte del carico avrebbe potuto gravare su altri tributi, come quelli su sigarette o lotterie.

Dopo il terremoto che ha colpito l’Emilia, il governo ha deciso di stanziare a favore delle aree terremotate 2,5 miliardi di euro per i primi tre anni. Gli stanziamenti saranno divisi in tre tranche: 500 milioni quest’anno, 1 miliardo rispettivamente l’anno prossimo e nel 2014.
Al fine di raccogliere i primi 500 milioni per quest’anno è stato quindi deciso un incremento dell’accisa sui carburanti, mentre per gli altri 2 miliardi ci si affida alla spending review e ai conseguenti risparmi che ne dovrebbero derivare oltreché a dismissioni immobiliari.

PERCHÉ LE ACCISE SULLA BENZINA

Nella parole del governo “l’incremento di 2 centesimi sull’accisa avrà valore temporaneo e verrà a cadere il 31 dicembre di quest’anno”.
Si tratta indubbiamente, né poteva essere diversamente date le condizioni generali della finanza pubblica, di un intervento rapido su ciò che è concretamente possibile mobilitare. “Fare cassa” non è una bella espressione, ma non è certo un caso che le risorse immediate vengano da un intervento sulle accise dei carburanti, mentre quelle per il biennio 2013-2014 sono ancora in via di definizione e c’è da considerare comunque un certo livello di aleatorietà.
Può essere utile interrogarsi se la manovra sulle accise non fosse in qualche modo attenuabile e, più in generale, quali potranno essere le conseguenze della mini manovra decisa nell’urgenza di mobilitare risorse indubbiamente necessarie per far fronte all’emergenza.
Un paio di semplici calcoli possono aiutare a capire come è stato valutato questo incremento che, detto per inciso, provoca un aumento del prezzo alla pompa per benzina e gasolio maggiore dei 2 centesimi, poiché l’aumento di accisa si somma al prezzo industriale e poi si calcola l’Iva. L’incremento sarà quindi di (2*1,21)=2,42 per litro. La famosa tassa sulla tassa.
Per fare conti “tondi” (e semplificare il ragionamento) facciamo finta che l’Iva non esista.
Per generare 500 milioni di euro bisogna vendere 25 miliardi di litri di carburante da qui alla fine dell’anno. Per capire se sono tanti o pochi serve avere in mente ancora un paio di numeri essenziali.
Nel 2011 sono stati venduti 42,7 miliardi di litri di carburante. I 7/12 (ovvero i sette mesi che passano tra oggi e la fine dell’anno) di 42,7 è uguale a 24,9 che è il numero magico di litri sottesi al conto del governo.
Tre osservazioni: i conti potrebbero non tornare perché i consumi di carburante già nel corso dei primi cinque mesi dell’anno risulteranno presumibilmente inferiori a quelli dall’anno passato, riducendo le possibilità di vendere i 25 miliardi di litri addizionali che produrrebbero i 500 milioni attesi. Nel solo primo trimestre del 2012 i consumi di carburanti sono stati inferiori di oltre 9 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.
Inoltre la valutazione di gettito addizionale non tiene in nessun conto l’elasticità della domanda al prezzo. I consumi di carburante hanno una bassa elasticità e si evince che il governo per valutare il gettito previsto procede moltiplicando le vecchie quantità per i nuovi prezzi. In ogni caso si impone un minimo di riflessione critica poiché, in genere, se si aumenta un prezzo, la domanda di quel bene diminuisce. E se questo dovesse accadere, anche per differenze minime, la quota 25 miliardi di litri si allontanerebbe ancor di più.
Seconda osservazione. Per sperare di poter arrivare alla quota prevista di 25 miliardi di litri bisogna contare anche il cosiddetto gasolio extra rete che, nella gran parte dei casi, vuol dire trasporto merci.
Al di là delle facili demagogie, va detto che trovare rapidamente mezzo miliardo di euro con l’aria che tira nell’economia e nella finanza pubblica italiana, non è facilissimo. Ma un intervento che tocchi anche il trasporto merci andrebbe evitato. Può creare inflazione da costi, può dare molti dispiaceri.
Terza e conclusiva osservazione. Storicamente la tassazione sugli oli minerali è stata considerata la mucca da mungere del sistema tributario, in particolare in momenti di emergenza. L’elenco degli interventi è ormai stucchevole ma volendosi limitare al dopo guerra, si scorge una preoccupante accelerazione di incrementi nel nuovo millennio. Ci sono stati nove interventi di emergenza tra il 1956 (+ 14 lire per la crisi di Suez) e il 2000. E cinque interventi dal 2000 a oggi.

 E LE SIGARETTE?

La domanda quindi è: non c’erano alternative rispetto a questa manovra? Non si sarebbe potuto dividere l’incremento su diversi tributi?
Nel 2011 le imposte indirette hanno costituito il 47 per cento delle entrate tributarie complessive. Di questi 193,3 miliardi di euro, gran parte è costituita dall’Iva (117,4 miliardi di euro) seguita dalla tassazione sugli oli minerali (20,7 miliardi di euro).
Si comprende facilmente che un intervento sull’Iva poteva essere politicamente complesso da gestire considerando anche che non si sa ancora se il governo riuscirà o meno a evitare l’aumento previsto per ottobre.
Va tuttavia considerato che, dopo gli olii minerali, la classifica dell’imposizione indiretta vede tabacchi e lotterie varie che, insieme, valgono 17,7 miliardi di euro.
È certamente vero che la fiscalità sulle sigarette, per esempio, non è affatto leggera e, secondo alcuni studi, vale oltre il 75 per cento del prezzo finale. Superiore addirittura alla fiscalità sulla benzina che vale “solo” il 55 per cento del prezzo finale. È anche vero che è un’area di attività economica dove l’acquisto che elude la tassazione continua ad avere una certa fetta di mercato.
Sulle lotterie invece la tassazione colpisce il singolo biglietto venduto, ma da gennaio esiste anche un’imposta sulle vincite superiori a 500 euro, con un’aliquota pari al 6 per cento della stessa.
Date queste semplici considerazioni la risposta che ne discende è quasi ovvia: sì, si poteva pensare a qualche cosa si diverso. Si poteva mettere parte del carico sui carburanti e parte su altre poste e questo per almeno due ragioni conclusive.
Considerando i dati finora disponibili è quantomeno opinabile che si riesca a consumare il carburante necessario a produrre il gettito desiderato. Se il risultato non fosse raggiunto, è possibile che l’incremento di accisa sia reiterato e diventi così un altro elemento del noioso elenco. Si poteva allentare il potenziale inflattivo dell’incremento legato essenzialmente alla tassazione del gasolio per il trasporto, segnalando così anche un minimo cambio di mentalità. Si poteva dividere in modo diverso, perché avrebbe comunque introdotto un elemento di flessibilità in termini di politica fiscale.
Rimaniamo infine con la percezione che si sia voluto attaccare l’anello più rigido della catena. Quel bene che per diverse ragioni con molta difficoltà sfugge alle maglie del fisco.
Parte di questo incremento sugli oli minerali poteva andare in altre direzioni. A dicembre tireremo le somme.

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UNA RC-CASA CONTRO LE CALAMITÀ

  1. HK

    Infatti i noli delle petroliere sono scesi ai valori del 96-98. Il che indica la forte contrazione dei consumi. Cosa significa?. Se siamo ottimisti che abbiamo avuto successo nel far diventare verde la nostra economia. I pessimisti penseranno invece che siamo alle soglie di una recessione ciclica. Cosa possa voler dire per l’Italia entrare in un periodo recessione ciclica quando non è riuscita ad uscire da quella del 2008? Almeno i lettori di questo sito possono prepararsi…

  2. Bruno Cipolla

    Alcuni dei consumi della nostra società sono indispensabili, altri sono superflui ed altri ancora nocivi. Credo fermamente che iniziare a penalizzare (non potendoli vietare) i vari consumi nocivi aumentando la loro tassazione sia un dovere morale e possa aiutare le casse dello stato sia direttamente (maggiori introiti da tasse) sia indirettamente (e.g. risparmi su spese per salute). Esempi di consumi nocivi già tassati (ma non abbastanza) sono combustibili fossili, fumo, alcool, lotterie ecc. Consumi nocivi per il corpo e per la mente non tassati adeguatamente sono: cibi e bevande nocive alla salute, come tutti gli alimenti raffinati (zucchero, farina, riso) grassi idrogenati, bevande zuccherate, acque minerali, conservanti e coloranti, imballaggi non riciclabili (tetrapack ed altri) ecc. Si possono poi tassare i “consumi” nocivi per la mente, come le riviste di gossip, le pubblicazioni faziose e gli spettacoli che narcotizzano i cervelli (quelli, per intenderci, della “televisione deficiente” come definita dalla signora Ciampi). Il ricavato dalla tassazione può essere devoluto all’incentivazione di consumi e stili di vita salutari.

  3. klatu

    In Italia si inviano oltre 65 miliardi di SMS all’anno (dati Agcom per il 2011): il traffico generato rappresenta il 20% del fatturato dei gestori. Il costo industriale di un singolo SMS per i gestori è dell’ordine di 0,1 centesimo di €: il costo per l’utente finale raggiunge i 15 cent di € e oltre. La proposta di tassare con 1 o 2 cent di € gli SMS per raccogliere fondi per il terremoto (1cent x 65 miliardi = 650milioni di €) si è appena affacciata in Consiglio dei Ministri ed è stata subito stoppata dai gestori di telefonia mobile che si sono appellati a presunte difficoltà tecniche per la tariffazione (?!). Considerando la qualità media dei contenuti degli SMS si sarebbe trattato di una tassa sulle “chiacchiere” con un impatto inflazionistico praticamente trascurabile.

  4. Wally_82

    Buongiorno, vorrei ripetere la simulazione dell’articolo evitando la semplificazione dell’IVA, in particolare: considerando l’incasso completo 2,42 centesimi di euro i litri necessari saranno 20,7 milioni quindi 17,2% in meno dei fatidici 25 milioni di litri. In conlcusione, come citato nell’articolo, c’è stata una diminuzione di circa 9% dei consumi nel primo periodo dell’anno ma considernado il calcolo senza “semplificazioni” si evince che c’è ancora margine di riduzione garantendo comunque l’introito stimato a fine anno.

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