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ANCHE MONTI CI PROVA: UN PIANO INFRASTRUTTURE

Negli ultimi venti anni sono stati annunciati diversi piani di rilancio della spesa per infrastrutture. Nessuno è stato realizzato o ha avuto effetti significativi. Ora ci prova il governo Monti. Seppure a risorse pubbliche date, l’obiettivo è l’accelerazione della spesa per la realizzazione di opere che dovrebbero favorire la crescita del paese. L’operazione è però impostata con dati e criteri inadeguati, da rivedere radicalmente. Iniziando dal difficile esercizio di ricostruire la spesa fin qui sostenuta dalle amministrazioni pubbliche. Per non ricadere negli errori del passato.

Negli ultimi venti anni sono stati annunciati almeno dieci piani di rilancio della spesa per infrastrutture. Nessuno è stato realizzato o ha avuto effetti significativi. I piani non solo avevano quasi esclusivamente scopi propagandistici, ma erano basati su dati non trasparenti e fuorvianti, tendenti spesso a far ritenere che erano stati impostati nuovi interventi con nuove risorse pubbliche, mentre in realtà ciò veniva poi smentito dalla prova dei fatti o da analisi indipendenti. Recentemente, il ministro Passera ha “lanciato” un nuovo piano – a risorse pubbliche date – finalizzato a dimostrare l’accelerazione della spesa per la realizzazione di infrastrutture, che però è impostato con dati e criteri inadeguati. Per non ricalcare errori del passato sono perciò necessarie radicali revisioni.

I PIANI DEL GOVERNO MONTI

Il governo Monti intende raggiungere l’obiettivo di circa 100 miliardi di interventi infrastrutturali utilizzando fondi pubblici, privati e comunitari. In dettaglio i 103,1 miliardi – “mediamente spendibili 20 per cento all’anno” –  sarebbero così suddivisi:

–          “27,7 miliardi di progetti approvati dal Cipe, opere confermate e piano Sud”;
–          “24,5 miliardi di opere sbloccate proceduralmente e cantierabili tra 2012 e 2013”;
–          “50,9 miliardi di opere identificate e in corso di approfondimento per essere cantierabili tra 2014 e 2015”.

È noto che non sono previsti nuovi stanziamenti e che si ragiona quindi a risorse pubbliche date a legislazione vigente. La spesa per 100 miliardi sarebbe frutto dell’azione del nuovo governo, ma non sappiamo come si debba interpretarla e in che modo sia possibile confrontarla con quella dei precedenti governi.

ACCELERARE LA SPESA PER INFRASTRUTTURE A RISORSE DATE

Ci sono sostanzialmente due modi per accelerare la spesa (pagamenti) a risorse finanziarie date:

a)       Semplificare le procedure di spesa e migliorare la capacità decisionali delle amministrazioni in modo da varare in uno stesso periodo di tempo un maggiore numero di gare di appalto e di impegnare quindi maggiori risorse.
b)       Richiedere alle imprese tempi più brevi per la realizzazione delle opere, riducendo tra l’altro ostacoli o rallentamenti dei lavori in fase attuativa.

In entrambi i casi, l’effetto finale è quello di aumentare i pagamenti in corso d’anno che si attuano attraverso i cosiddetti Sal (stato avanzamento lavori).
Naturalmente, la combinazione di azioni di questo tipo sia sotto il profilo normativo che sotto quello amministrativo può essere più o meno efficace e non è detto che produca necessariamente effetti positivi in termini di accelerazione dei pagamenti. Valga per tutti il caso della “capacità di spesa” delle amministrazioni che appare piuttosto rigida e impermeabile a provvedimenti tendenti a rendere più rapida l’implementazione della spesa.
L’importo dei progetti approvati dal Cipe, opere confermate e piano Sud (27,7 miliardi) non ha in sé alcun significato per valutare l’azione del nuovo governo. Si tratta infatti di distinguere tra il normale completamento dell’iter dei progetti avviato in un periodo precedente e venuto a compimento durante il governo Monti, e la quota di progetti approvati che è stata influenzata positivamente da misure legislative e amministrative prese dal governo in carica miranti ad accrescere la capacità di spesa delle amministrazioni o i tempi di realizzazione delle opere. È evidente che solo quest’ultima quota andrebbe considerata quando si valuta l’accelerazione della spesa infrastrutturale voluta dal governo.

QUALI INFORMAZIONI SERVONO PER VALUTARE L’AZIONE DEL GOVERNO

Il governo dovrebbe anzitutto ricostruire la spesa per infrastrutture sostenuta negli ultimi anni dalle amministrazioni pubbliche, sia in termini di competenza che in termini di cassa. Il compito è tutt’altro che facile dato che a livello ufficiale si dispone solo dei dati relativi a “investimenti fissi lordi” che è un aggregato più ampio di quello riferito alle sole infrastrutture. Esistono dati non ufficiali (ad esempio, Ance) ma si tratta comunque di una elaborazione ex novo alla cui redazione dovrebbero applicarsi sia il ministero dell’Economia che l’Istat. È necessario disporre anche delle previsioni tendenziali relative allo stesso aggregato, partendo dalle proiezioni contenute nel Def. Queste ultime ci informano che (sempre relativamente agli investimenti fissi lordi) i pagamenti del settore pubblico passeranno dai 31,8 miliardi del 2011 ai 28,5 del 2013 per restare sostanzialmente costanti nei due anni successivi. Le previsioni relative all’aggregato “infrastrutture” possono riflettere un andamento meno negativo, ma devono comunque essere coerenti con quelle appena menzionate.
A questo punto un “piano” governativo dovrebbe indicare in maniera dettagliata l’effetto di ciascun provvedimento normativo e amministrativo sui valori di cassa della spesa per infrastrutture per il biennio 2012-2013. Il calcolo andrà fatto per ciascun progetto e solo relativamente alla spesa incrementale dei due esercizi finanziari in questione. Naturalmente sarà possibile indicare per memoria anche gli effetti complessivi riferiti agli esercizi successivi che potranno però subire variazioni a causa delle misure eventuali intraprese da un successivo governo.

COME ANDREBBERO PRESENTATI I DATI

Per entrare ancor più nei dettagli di un piano di spesa infrastrutturale finalizzato ad aumentare i pagamenti e quindi le realizzazioni di opere si deve:

a)       Indicare le previsioni di spesa per infrastrutture (pagamenti) relative agli anni 2012 e 2013 al netto dell’azione acceleratrice del governo, con riferimento alle risorse finanziarie pubbliche e ai fondi comunitari (risorse date);
b)       Indicare le previsioni di spesa come sopra, con riferimento alle risorse private;
c)       Indicare analiticamente e per ciascun progetto in quale maniera ciascuna misura adottata dal governo si riflette in un aumento della spesa (pagamenti) degli anni 2012 e 2013, con riferimento distinto alle risorse pubbliche, comunitarie e private.
d)       Come il punto c) ma considerando gli effetti sulla spesa per gli anni 2014 e successivi.

Tutto ciò poi potrà essere utilmente monitorato con i dati relativi ai singoli progetti messi a disposizione da parte del ministero delle Infrastrutture sul nuovo sito “Cantieri Italia”, per verificare appunto se l’azione del governo ha realmente ottenuto i risultati previsti.
In conclusione, in questo quadro di accelerazione della spesa non ha alcun senso parlare genericamente di “progetti approvati dal Cipe”, “opere sbloccate proceduralmente e cantierabili”, “opere identificate e in corso di approfondimento”. Viceversa, si tratta di svolgere un complesso e delicato lavoro di quantificazione delle misure adottate in termini di incremento di spesa di ciascun progetto. Solo in questo modo si può dare concretezza e plausibilità a un ennesimo “piano infrastrutture” per la crescita del paese.

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  1. antonio petrina

    Andrebbe concordata e resa vincolante nei paesi UE la regola per cui gli investimenti non sono indebitamento (qualora siano finanziati con gli eurobond della Bce o del fondo salvastati) e quindi sono ammessi dal patto di stabiltà.

  2. Vincesko

    E’ evidente e facile come fare 2+2 che: 1) se è valida, nella sostanza, la tripartizione suggerita ad Alberto Statera da un funzionario pubblico: un dipendente pubblico ci va e lavora; un altro ci va e non lavora – l’esecrato fannullone; un terzo non ci va affatto – il famigerato assenteista, 2) se è vero, come è vero, che i prezzi dei beni e servizi acquistati dalla PA, dalla siringa alla TAV, a causa di menefreghismo e corruzione, sono quasi sempre il doppio, il triplo, il quadruplo o anche più di quelli normali di mercato; e che la PA produce distruzione di ricchezza non completando opere costose o non utilizzando, se non per una quota irrisoria, i fondi FAS, 3) se è vero, come è vero, che la crisi economica esige l’incremento e l’utilizzo ottimale delle risorse; se è vero tutto questo, occorre introdurre urgentemente nella PA il criterio meritocratico, segnatamente per i dirigenti, da pagare e promuovere in base alla “performance” e non alla raccomandazione, ed intervenire seriamente cominciando proprio dai corrotti e dai fannulloni, a tutti i livelli, in primis dai dirigenti!

  3. Antonio Tamburrino

    La causa principale dell’aumento dei costi e dei tempi di realizzazione delle opere infrastrutturali è la cosidetta “variante in corso d’opera” Essa è funzionale all’impresa perché aumenta i ricavi, all’amministrazione perchè supera carenze, superficialità ed errori, ai progettisti, consulenti, periti, magistrati perché assicura perennità di lavoro, alla politica perché si ritaglia uno spazio decisionale prioritario. La “variante” è resa possibile da “un sistema universale di irresponsabilità” Tutti colpevoli, nessun colpevole. In Europa la “variante” è solo un’eccezione, da noi è la regola. Dunque c’è la chiave di volta per ridurre tempi, costi e. sopratutto, sprechi Ma c’è qualcuno che vuole usarla davvero? Antonio Tamburrino

  4. marco

    Sinceramente sono un po’ spaventato da questo imminente stanziamento non tanto e non solo per il problema della corruzione e dei costi maggiorati ma per motivi ambientali – Siccome per la nostra classe politica e le mafie lo sviluppo si fa solo con il cemento temo ulteriori distruzioni per il territorio e per il paesaggioe e ulteriori danni per i settori economici su cui dovrebbe invece puntare il paese; turismo, alimentare, e ricerca- Al posto che costruire nuove autostrade inutili e produrre inquinamento bisognerebbe investire nelle metropolitane di superficie nelle smart city e nella mobilità sostenibile, nella banda larga e in fonti pulite che ci emancipino dal petrolio, come ad esempio la geotermia pulita e il minieolico o microidroelettrico – altro campo su cui puntare e investire tanti soldi è quello del risparmio energetico – scuole, ospedali ecc – in modo da risparmiare diversi miliardi i euro nei prossimi decenni e innescare un circuito virtuoso

  5. bellavita

    Non vorrei che qualcuno in BCE ci contesti di far debiti per opere che non si finiscono mai, perchè servono alla corruzione, al riciclaggio e alla moltiplicazione delle varianti che un certo tempo lo richiedono sempre. C’è poi il sistema di sospendere i lavori per mancanza di copertura, con l’obbligo però di pagare all’impresa il costo del fermo cantiere, e nessuno che controlla se nel cantiere ci sono ancora i macchinari fermi. Ci sono imprese che hanno le macchine per un solo cantiere ma lo stato gli paga l’affitto di 4. In Francia nei cartelli dei lavori c’è la data per cui devono essere finiti. Forse c’è anche da noi, ma non c’è la messa sotto inchiesta del responsabile della PA quando si sfora la data.

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