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  1. Piero Rispondi

    Quando un paese è fortemente indebitato, chi viene danneggiato è chi deve nascere, perché dovrà pagare il debito che gli è stato lasciato in eredità; l'alternativa a questa soluzione e' fare pagare il debito alla stessa persona che si è arricchita, ossia al creditore, l'unico modo o è la tassazione del patrimonio immobiliare e mobiliare, cosa non possibile in una società in un contesto come quello attuale globalizzato, oppure in alternativa, l'inflazione, viene spostata la ricchezza dalla rendita ai lavoratori, quindi alle nuove leve. Al contrario Monti ci sta propinando misure rigorose che deprimono l'economia, mantengono gli attuali posti di lavoro con sussidi statali che alla fine ricadono su tutti e quindi anche alle nuove leve, naturalmente a livello di comunicazione fa tutto questo per creare una societaàmigliore per i giovani, che sicuramente stanno scappando via dall'Italia cercando paesi dove vi è la possibilità di lavorare e crescere con il principio della meritocrazia. Con tali politiche l'Italia sarà piena di immigrati che trovano in Italia i lavori piu' umili alle dipendenze delle imprese multinazionali che si insedieranno nel nostro paese.

  2. anna Rispondi

    Tra le risposte al testo di Schizzerotto trovo molto interessante l'intervento di I. scalzo ovvero l'osservazione sui nuovi mestieri, ma ci sono le capacità in questo paese per occuparsi di biotecnologie, bioarchitettura, meccatronica ecc.? Oppure mancano tali capacità?

  3. GIAN CLAUDIO CREMONESI DA RE Rispondi

    La classe imprenditoriale parla di meritocrazia ma poi i figli degli azionisti di maggioranza si ritrovano nei vari consigli di amministrazione di altre aziende (do ut des). Certo, le aziende sono tutte private e quindi decidono giustamente da sè il proprio destino, ma almeno siano meno ipocriti da questo punto vista. La classe politica non parla quasi mai di meritocrazia ed infatti non la applica; la classe imprenditoriale forse la applica ma solo quando non coinvolge qualcuno della propria famiglia.

  4. lucio sepede Rispondi

    Concordo con Schizzerotto che la mobilità sociale è ferma perché non c'è sviluppo e perché le posizioni apicali e quelle migliori sono occupate da "anziani" ma andrebbe sottolineata con maggiore enfasi la mancanza diffusa della meritocrazia, a partire dalla magistratura, che favorisce l'anzianità e i figli delle classi agiate. Non ritengo ci sia alcuna correlazione con il 68 in cui era molto forte la voglia di cambiare il sistema e di costruire qualcosa di molto importante; che poi tante cose non sono andate per il verso giusto è dipeso da una parte dall'incapacità dei sessantottini e dall'altra dalla grande resistenza opposta da coloro che difendevano i privilegi minacciati. Forse manca nei giovani di oggi proprio la capacità di porsi obiettivi sociali chiari e l'entusiasmo e la determinazione nel lottare per perseguirli.

  5. Bardamu Rispondi

    Di quanti gradini è composta una scala sociale? avrebbe a che fare con il reddito? se guadagno più di mio padre sono più avanti nella scala sociale? anche se mungo le vacche?Oppure è definita dal prestigio?magari con le "vecchie"definizioni? borghese piccolo borghese proletario capitalista ceto medio medio alto medio basso avvocato medico notaio farmacista imprenditore colletto bianco colletto blu?

  6. l.scalzo Rispondi

    Il paese è costruito per mantenere lo status quo. Le ultime vere riforme si sono viste neglia anni 50. Se però i giovani si orientassero verso nuove figure professionali ( per intenderci non inclusi nel medioevale sitema ordinistico) potrebbero trovare spazi non occupati da altri. E invece, come negli utlimi 700 anni, le professioni più ambite dalle nostre giovani leve sono il medico e l'avvocato. Lasciamo marcire nei tribunali i figli/nipoti/pronipoti degli avvocati e, se ne siamo capaci, dedichiamoci alla robotica, alle nanotecnologie, alle biotcenologie, alla bioarchitettura,alla meccatronica ecc..ecc.. .

  7. Maria Cristina Migliore Rispondi

    Schizzerotto scrive a proposito degli elevati tassi di mobilità sociale ascendente nel XX secolo "Il fenomeno deriva principalmente dallo spostamento verso l’alto della struttura occupazionale, a sua volta collegato alla crescita economica." Perchè allora nelle conclusioni non ha considerato il tipo di sistema economico che oggi abbiamo con crescita bassissima? Se il nostro mondo economico avesse saputo/potuto scegliere strategie produttive e di mercato maggiormente competitive, ad elevato valore aggiunto, i giovani e gli adulti giovani si troverebbero nell'attuale situazione?

  8. giuseppe campagnoli Rispondi

    Ho già avuto modo di esprimere quello che penso e che molti come me pensano sulla ricchezza e la povertà ma pare che le cose non stiano nemmeno per avviarsi cambiare. La ricchezza e la povertà sono diventati in tempi di crisi argomenti clou dei reality pomeridiani televisivi. I soliti conduttori e giornalistici tribuni, senza pensare ai propri immeritati e, nella migliore delle ipotesi, non calibrati compensi sproloquiano sull'impoverimento,sulla crisi,sulle depressioni,sulle tasse e sui tartassati.Spesso dissertano sul venire meno di quell"ascensore sociale" che una volta avrebbe permesso l'emancipazione economica dei cittadini passando da una classe "bassa" ad una "alta" quasi che la divisione in classi della società fosse naturale ed ineluttabile e non frutto di sperequazione "attiva". La questione a mio avviso non sta nel prendere o meno l'"ascensore sociale". Occorre avere in coraggio ( e per questo consiglio di leggersi a fondo "la società degli eguali" di Rosanvallon) di ammettere che i patrimoni accumulati, le rendite,la finanza,la borsa e i compensi esagerati per lavori "prestigiosi" ma socialmente discutibili sono un ostacolo al merito ed all'equità sociale.

  9. Johann Gossner Rispondi

    Gran parte della scuola italiana è solo teoria e niente pratica....puro indottrinamento filosofico, tranne rare eccezioni. Il corpo docente è ancorato a programmi di insegnamento ministeriali e fortemente demotivato. Non vi è alcun collegamento tra scuola e impresa e tra impresa e conoscenza scientifica, sempre tranne alcune realtà. Una parte dei corsi universitari potrebbero essere aboliti data la loro inutilità a dare uno sbocco professionalizzante. L'abolizione del valore legale del titolo di studio sarebbe opportuna, favorirebbe la fioritura di istituzioni formative realmente efficaci in grado di attrarre i migliori formatori e sopravivverebbero solo quelle isituzioni che realmente preparano lo studente a una vita professionale redditizia e gratificante. Le aziende finanzierebbero volentieri in vista di future leve di qualità.

  10. SAVINO Rispondi

    Le statistiche proposte confermano la mia convinzione per cui, sul piano storico, politico e culturale, il '68 ed i suoi "contenuti" abbiano rappresentato uno spartiacque. Chi ha avuto la fortuna di vivere al di sopra delle proprie possibilità col portafoglio pieno derivante dal boom degli anni '60 ha cominciato, dimenticando le origini dei propri genitori ed il fatto che non era implicito per loro avere posizioni di rilevanza e benessere, a fare rivendicazioni di tipo postmaterialista che hanno portato ad una degenerazione della società che si trascina fino ai nostri giorni. Di conseguenza, chi è nato dopo ha potuto solo peggiorare la propria condizione sociale.

  11. bob Rispondi

    il '68 è sola una delle due date nefaste per questo Paese (l'altra è il '70 avvento delle Regioni). Ambedue hanno contribuito in egual maniera ha creare una nuova classe di persone che io ho sempre definito "figli del 6 politico". Una vera è propria cultura partita nel '69 e ancora sotto i ns. occhi (Bossi docet). Molti anni fa parlando con un mio amico dissi che la grande crisi dell'Italia ci sarebbe stata quando, aperto il, mondo, avremmo dovuto confrontarci con linguaggi e comportamenti sconosciuti agli altri ma usuali a noi. In una fiera a Londra ad una ragazza di 22 anni che lavorava in Borsa, le chiesi spontaneamente "conoscevi qualcuno?" mi rispose serenamente " no! Ho solo presentato un curriculum, dopo 15 giorni mi hanno chiamata al colloquio". Il tessuto sociale di un Paese prima che con le leggi si crea con l'educazione. Se un consigliere siciliano eletto con 35 voti guadagna 13000 euro perchè mai dovrebbe presentare un curriculum?

  12. luca Rispondi

    Che manchi meritocrazia è lampante e gravissimo, anche perchè col tempo se le persone meritevoli non ottengono risultati... smettono di cercarli. Sul maggiore livello di studi invece ho qualche dubbio: ai tempi dei padri in pochi avevano un diploma e quindi esso era sufficiente per "distinguersi" oggi , quantunque la laurea sia considerata superiore, è più diffusa e quindi non è sufficiente per qualificarsi. Senza considerare i tanti corsi di laurea con specializzazioni quantomeno poco utili e la necessità invece di un maggior numero di artigiani qualificati.

  13. SAVINO Rispondi

    Le statistiche proposte confermano la mia convinzione per cui, sul piano storico, politico e culturale, il '68 ed i suoi "contenuti" abbiano rappresentato uno spartiacque. Chi ha avuto la fortuna di vivere al di sopra delle proprie possibilità col portafoglio pieno derivante dal boom degli anni '60 ha cominciato, dimenticando le origini dei propri genitori ed il fatto che non era implicito per loro avere posizioni di rilevanza e benessere, a fare rivendicazioni di tipo postmaterialista che hanno portato ad una degenerazione della società che si trascina fino ai nostri giorni. Di conseguenza, chi è nato dopo ha potuto solo peggiorare la propria condizione sociale.

  14. GB Rispondi

    Il peggioramento delle opportunita' e assenza di meritocrazia sono evidenti a tutti, ma vengono accettate con rassegnazione dalla maggioranza dei giovani e dei loro genitori. Si resta nella famiglia di origine, spesso tirando la cinghia, in attesa dell'occasione che permetta di "sistemarsi", magari con l'aiuto del parente/conoscente/politico che ti puo' dare una mano. Non e' un caso se nessuna delle forze politiche italiane abbia un concreto programma di riforme: gli elettori non vogliono il cambiamento, e i politici lo hanno capito benissimo. Da fuori, stupisce che il paese sia ancora cosi' tranquillo - altro che "tensioni sociali che si accumulano".

  15. AM Rispondi

    Basta un giro d'orizzonte nell'ambito della parentela e delle conoscenze per costatare che, per quanto mi concerne, nella pressochè totalità dei casi il livello raggiunto dai figli è inferiore a quello dei padri a pari età. Ciò nonostante l'appoggio negli studi e nella carriera ad opera dei genitori di cui hanno beneficiato i figli. La medesima analisi empirica riguardante coloro che si sono immessi nel mondo del lavoro negli anni '50, '60 e '70 offre risultati diametralmente opposti.