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  1. Alfonso Fumagalli Rispondi

    Non credo che esistano soluzioni. Noi Italiani siamo abituati a farci comandare o dal Principe o dal Vescovo o dal burocrate. Non è interesse del burocrate sia funzionario sia giudice essere obbligato a funzionare. Il politico è "bravo" perchè riesce a sfruttare la situazione.

  2. Salvatore Cantaro Rispondi

    Dati i criteri con i quali i dirigenti pubblici sono selezionati, non è raro che una struttura pubblica funzioni bene "nonostante" la presenza di quel dirigente, grazie alla probità, all'orgoglio professionale ed allo spirito di servizio di alcuni impiegati con compiti non direttivi. Un sistema premiale che valuti in prima istanza i risultati dell'ufficio nel suo complesso (il dirigente) e solo in seconda istanza i risultati dei singoli impiegati, rischia di riprodurre in loco lo stesso difetto di selezione che ha portato in posizione apicale il dirigente inadeguato, e perderebbe di premiare quegli "eroi civili" di cui il pubblico impiego è ricco, che talora consentono alle strutture pubbliche di svolgere un buon servizio "nonostante tutto".

  3. marco Rispondi

    Le proposte di eliminare premi e avanzamenti ai bravi individualmente riservandoli soltanto agli uffici e ai settori forse ha qualche giustificazione, ma nell'insieme ricorda tanto quelle posizioni sindacali degli anni 70 che imposero premi alle squadre e non agli individui, con i meno virtuosi che avrebbero dovuto essere stimolati dai colleghi... La verità e che i sindacati hanno via via imposto un sostanziale appiattimento delle retribuzioni, indipendentemente dall'impegno dei singoli e questo ha disincentivato tutti. Siamo scivolati nella logica sovietica e ne stiamo pagando le conseguenze, compresi bassi salari. Meglio Brunetta.

  4. HK Rispondi

    Per informazione, il piccolo stato di Slovenia (confinante a nord est con l'Italia) ha deciso il taglio degli stipendi pubblici dell' 8%. Forse qualche riflessione la può suggerire...

  5. Paolo Pedaletti Rispondi

    Se a giudicare i dipendenti sono questo tipo di dirigenti, non c'e' scampo. In quella situazione e' facile essere messi in condizioni di non poter svolgere il proprio lavoro, e quindi di non raggiungere gli "standard". I giudici devono essere esterni, e competenti in materia.

  6. luca borile Rispondi

    Invito i due insigni autori a leggersi l'articolo di Stefano Sepe pubblicata sul Sole 24 ore di oggi; dal braccio di ferro cultural-contenutistico apertosi tra l'ex ministro Brunetta e il fronte sindacale leggibile sui maggiori quotidiani sul divenire delle riforme, appare non partigiana e sicuramente pregnante.Tra l'altro per non avvitarsi su inutili questioni che in economia di fatto possono essere sintetizzati con la famosa espressione "la coperta è corta" perchè nessuno può seriamente pensare che una tripartizione delle fasce, in cui valorizzare un 25% ne aumenti la produttività di un delta che va probabilmente sottratto al delta di gap creato da (gran) parte del 50% che si ritenga ingiustamente privato di maggiori premi (e dato che errare umanum est potrebbe anche essere) edal delta del 25% di persone che tolti casi singoli si riterrebbero inseriti in una offensivo-delatoria lista di "proscrizione", suggerirei una ulteriore lettura.Occorre dare fiducia ad un sistema che a torto o ragione sconta problemi storici a cui non può essere dato un taglio netto, tanto più in un'ottica di allungamento dei termini di pensionamento. Occorre non inserire principi pseudo efficientist

  7. Alfonso Fumagalli Rispondi

    Cambiare sistema premiante dopo pochi anni è gestionalmente sbagliato: è la solita incertezza giuridica che tiene lontano gli investimenti e rende poco efficiente l'Italia. Il nuovo metodo mi ricorda il 18 politico di triste e terroristica memoria. Che ci dovrebbe essere una lotta di classe fra lavoratori “privati” e pubblici è correttissimo, ma è vero da tempo. I primi lavorano, producono, si sporcano le mani, sono esposti alla concorrenza mondiale, rischiano posto e stipendi. I secondi lavorano (poco) se vogliono, si occupano in genere di piacevoli lavori in uffici, hanno posto e stipendio assicurati, campano sui primi

  8. Gianfranco Berardi Rispondi

    Forse un modo per agevolare il superamento di un dannoso quanto insensato dualismo tra lavoro pubblico e lavoro privato, che va a svantaggio degli stessi dipendenti pubblici (efficienti), potrebbe essere quello di unificare le competenze in materia di lavoro in un solo ministero. Che senso ha avere due ministri per una materia che si è voluto giustamente unificare sin dal 1993? Che resti pure il ministero della funzione pubblica ma la materia del pubblico impiego rientri nelle competenze del ministero del lavoro.

  9. Marinella Giovine Rispondi

    Mi rendo conto di non dire niente di nuovo, e condivido il "premio alla struttura" e non ai singoli dipendenti, ma resta il problema della "qualità " della dirigenza. Nella mia esperienza di dirigente in un ente pubblico di ricerca, mi sono resa conto di quanto sia "trainante" per chi lavora in un team (area, ufficio, divisione ecc...) avere la percezione di far parte di un gruppo efficiente e che realizza prodotti apprezzati. Ma ho anche constatato quanta arbitrarietà (per non dire altrimenti) vi sia nel nominare i dirigenti, nel revocarli in caso di incapacità, ed in generale nel valutare il loro operato, Purtroppo, e da persona di "sinistra" me ne dolgo, devo anche dire che i sindacati (tutti) certo non agevolano i meccanismi di valutazione "seria" , sempre muovendosi nell'ottica del "meglio poco ma per tutti" e mai permettendo le eventuali necessarie retrocessioni.

  10. LUCA Rispondi

    Il riconoscimento di premi per le amministrazioni efficienti va incontro ad un problema sostanziale: le crescenti difficoltà economiche e la necessità di un contenimento della spesa pubblica. Da cittadino, tenuto conto che in italia vi è quasi il 40 per cento di giovani disoccupati, trovo invece giustissimo il licenziamento. I servizi che fa striscia la notizia sono da schiaffo morale e le persone scoperte andrebbero licenziate in tronco, altro che giudizio (decennale) di accertamento per truffa ai danni dello stato. Ho di recente letto (se non erro sul fatto quotidiano o su Il sole 24 ore) di un dipendente della P.A. di bologna che ha denunciato l'inefficienza dei suoi colleghi 2 di questi sono stati promossi, e lui si è ritrovato vittima di mobbing e di sanzioni disciplinari. E' questo sistema che del resto blocca da anni le assunzioni nel settore pubblico. L'unico concorso di recente che ha messo in ballo qualche posto (200 all'agenzia delle entrate) ha visto qualcosa come 30.000 giovani partecipanti. Il licenziamento in tronco è l'unica soluzione.

  11. marco Rispondi

    Dilettanti allo sbaraglio, finti perfezionisti e cattedratici sostituiscono nani e avanspettacolo ma le voce dei pasticci combinati continuano ad arrivare alle orecchie e alle tavole degli italiani.
    Sono mesi che tutti dicono, persino le pietre, che servono esempi e che i poltici devono mostrare la via tagliandosi i privilegi e adesso scopriamo che anche i presunti tecnici, presunti perchè erano già presenti nelle seconde linee dei governi precedenti, sono dei trasformisti che difendono nascostamente i propri interessi che vengono anteposti al bene comune! E che dire del superministro esperto di lavoro che fa una riforma che ha come scopo quello di ridurre i dualismi e la rigidità del mercato del lavoro e poi nei fatti rischia di ottenenere il risultato opposto, che dice che bisogna fare presto e poi spreca mesi sull'unica cosa inutile ovvero l'articolo 18!
    Ma è così difficile fare leggi di buon senso e apprezzate come quelle proposte dal prof. Boeri?

  12. vittorio Campanelli Rispondi

    Per quello che ho studiato e vissuto, il funzionario pubblico ha una missione, un carico di responsabilità definite e sottoposte a controllo, verso il Bene Comune, che lo distinguono dall'operatore privato. Per assolvere queste missioni e responsabilità, il funzionario necessita di condizioni e mezzi adeguati. Egli deve garantire competenza, indipendenza, etica, dignità. Indebolire il funzionario equivale ad indebolire lo Stato che allora sarà sempre meno in grado a svolgere la funzione di garanzia e di controllo al servizio dei cittadini. Vanno rafforzate la selezione, l'efficienza e la valutazione. Ottimo l'orientamento del Ministro di una valutazione dell'intero comparto, e non del singolo funzionario.

  13. s.simili Rispondi

    Da dirigente di una amministrazione pubblica condivido pienamente quanto proposto nell'articolo in merito alle modalità di valutazione ed alla necessità di una assunzione di responsabilità da parte della dirigenza pubblica nell'ambito di un sistema premiale che tenga insieme il collettivo ( a partire dalla Sede e da ciascuna area manageriale ) ed i singoli che contribuiscono a creare il valore del collettivo in base alle loro caratteristiche individuali che in quanto tali vanno considerate e valutate. Varrebbe forse la pena di capire meglio se la dirigenza pubblica ha le capacità e soprattutto la volontà di farlo e, se così non fosse, individuare il percorso con cui attrezzarla a costruirle. Sul dualismo pubblico/privato val la pena di ricordare che esiste un sistema di regole e sanzioni, che in teoria nella PA il licenziamento sarebbe previsto, laddove opportuno ( in alcuni Istituti la riduzione di personale è stata vera e pesante, non dimentichiamolo): varrebbe quindi la pena di approfondire le ragioni per cui quel sistema è inapplicato. E provare a rimuoverle: ma davvero e non solo sulla carta.

  14. cosimo benini Rispondi

    Non è possibile separare l'aspetto del miglior impiego delle risorse umane, dalla rimodulazione delle missioni del settore pubblico e va superata, lo dico da dipendente e da ex sindacalista, la rigidità organizzativa, anche in un'ottica di accorpamento per missioni di amministrazioni diverse, anche attraverso una standardizzazione contrattuale sotto il duplice profilo giuridico ed economico, attraverso la riforma del sistema di formazione, per accorpamento delle varie SSPA, FORMEZ; SSEF ecc. In termini logici prima lo Stato ridefinisce le sue missioni, poi plasma la struttura della PA su di esse e non viceversa.

  15. serlio Rispondi

    Mi chiedo da tempo come mai, anzichè introdurre sanzioni per chi non fa il proprio lavoro come deve o dovrebbe, nel pubblico impiego si premia chi vi è tenuto in forza di un contratto d'assunzione. Già nel pubblico impiego è impossibile licenziare qualcuno, se poi si premia chi fa semplicemente quello che sarebbe il suo dovere fare, beh allora è facile indicare come questa sia il vaso di Pandora di tutti i mali d'Italia. Altro che evasione fiscale, il vero cancro di questo paese è la pubblica ammnistrazione, scadente, autorefenziale, pletorica etc etc.