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  1. Emanuela Pesce Rispondi

    La criticità del progetto sta nel fatto che fornire la frutta a scuola da parte di soggetti diversi dai familiari, non stimola dei reali cambiamenti nella famiglia. Potrebbe funzionare inizialmente per stimolare l'attenzione di educatori e bambini, ma poi questa azione va assolutamente integrata in un percorso educativo a scuola e in famiglia. Sono i genitori che andrebbero educati a preparare merende sane,l'impressione è che ci si trovi di fronte a una iniziativa a carattere assistenziale e non di promozione di abitudini salutari

  2. Paolo Dall'Aglio Rispondi

    L'articolo è interessante, ma, dal titolo, mi sarei aspettato qualche risposta ad un'altra domanda: chi trae profitto da questa campagna? Mia figlia frequenta una scuola che ha aderito alla campagna:
    - le maestre ci hanno detto i giorni in cui la frutta viene distribuita, ma poi ci sono disguidi, ritardi, sorprese: meglio fornire sempre la merenda
    - la frutta è prodotta a molti km da qui, confezionata in un altro posto ancora e viaggia, viaggia... invece di appoggiarsi a produttori locali
    - la frutta non è di stagione e confezionata: cioè non fresca
    - la frutta spesso non sa di nulla e a volte è addirittura cattiva: spesso mia figlia (che, intendiamoci, è abituatissima a magiare frutta e la mangia volentieri) non la mangia e la porta a casa dove la mangio io solo per non buttarla.
    Insomma io faccio 1+1+1+... e deduco: il progetto (solo in italia o in tutta europa?) si risolve in un grande business per qualche grosso distributore - opportunamente ammanicato - che ne approfitta per smerciare derrate invendibili senza nessun interesse per l'aspetto essenziale: la salute dei nostri figli. Le mie sono illazioni senza fondamento, ma sono tanto lontano dal vero? voi ne sapete di più?

  3. Luigi Moraschi Rispondi

    ..... se fosse un modo per aiutare le aziende che hanno una eccessiva produzione di frutta che immessa sul mercato farebbe crollare il prezzo?

  4. Giorgio Costa Rispondi

    Mi pare che l' Organizzazione Mondiale della Sanità sia recentemente intervenuta per la prima volta sul preoccupante problema dell' obesità menzionando, anche qui per la prima volta, il junk food e ovviamente le bevande dolcificate, dalla Coca Cola all' ultima arrivata delle bevande imbottigliate. La Voce potrebbe seguire questa traccia. Un paio di anni fa il sindaco di New York Bloomberg si presentò in TV raccomandando ai suoi concittadini di fidarsi di bere acqua del rubinetto e di lasciar perdere l' acqua imbottigliata. Ho saputo che la sua campagna ha avuto un notevole successo ma non so se l' effetto del suo richiamo persiste ancora, di fronte al potere di lobby dei fabbricanti di bevande dolcificate o non.

  5. Sergio Rigonde Rispondi

    Studio interessante, tra le spiegazioni alternative (che non mi sembra trattiate nel paper) c'è la possibilità che la politica sia meglio implementata dalle scuole più ricche (nel linguaggio di causal inference l'intensità del trattamento potrebbe non essere omogenea per tutte le scuole, e correlata con il reddito locale). Tra i check di robustezza non vedo un test della common-trend assumption.