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  1. A.Mazzoleni Rispondi

     Mi sfugge perchè non venga attuato un piano per l'abbattimento diretto del debito pubblico italiano, portandolo ad esempio sotto quello tedesco e francese attraverso un mix di provvedimenti ad hoc : patrimoniali sui super-ricchi (che detengono capitali pari al triplo dell'ammontare nostro debito), dismissioni pubbliche tassazione capitali evasi in Svizzera ecc. Si continua ad agire sul pareggio di bilancio invece che sulla causa di fondo . Incredibile che nessuno parli di questo. Potrebbe spiegarne la ragione?

  2. antonio petrina Rispondi

    egregio Prof. Panizza , se lei cita la relazione della sostenibilità/insostenibilità (D/Y), già studiata da economisiti "dentisti" di rango ("Esiste, ovviamente, un livello oltre il quale il debito diventa insostenibile e un livello del rapporto tra debito e Pil"), allora il problema lapalissiano è solo il seguente: qual è il livello di insostenibilità del debito pubblico? Ciò è croce e delizia di keynesiani o no ?

  3. BOLLI PASQUALE Rispondi

    Un'azienda privata con un debito non in equilibrio con valori patrimoniali e redditività aziendale è destinata ,se non lo mette rapidamente sotto controllo, al dissesto e quindi al fallimento. A stessa conclusione porta il debito degli enti pubblici. Se il privato che gestisce un'attività è molto indebitato e non ha possibilità di rientrare dalle sue esposizioni, avrà, per pagamento di interessi, risultati economici non soddisfacenti e mancanza di liquidità. E tanto è più grave se il mercato è in fase recessiva. Il privato in questa condizione per potersi salvare,se ne ha la possibilità, deve alienare propri beni, in caso contrario, deve chiudere. E' da tener presente che un debito nel tempo crea maggiore debito. Al privato la mancanza di liquidità non gli consente ristrutturazioni e la ricerca di spazi per migliorare la propria economicità. Se parliamo del mostruoso deficit finanziario del nostro paese e facciamo un paragone con il privato dovremmo dire che ci mancano mezzi per sostenere ripresa e crescita. Non illudiamoci, lo Stato per sostenere la ripresa economica e non fallire deve alienare suoi beni, tassare grandi patrimoni, riformarsi e controllare spietatamente le uscite.

  4. A.M. Rispondi

    Dicendo che lo studio suggerisce che il nesso di causalità non esiste mi sembra cadere nella stessa trappola nell'affermare il contrario. Se non c’è causalità allora è dovuto al caso? Stabilire un nesso o non nesso di causalità vuol dire tutto e nulla. Dipende tutto dalla struttura economica: alto debito può distruggere la crescita di quei paesi che lo sopportano per sperperi infruttuosi, per altre economie virtuose può rappresentare il volano per un pay-back a flussi positivi. Nel primo caso esiste una perfetta causalità, nell’ultimo nessuna.

  5. Piero Rispondi

    Finalmente anche altri economisti si schierano anche se in modo velato contro la politica dell'accoppiata Merkel, Draghi, in sintesi il debito non blocca la crescita, nel mondo abbiamo molti paesi indebitati anche oltre l'Italia che non hanno problemi di crescita, è importante che il debito sia sostenibile, questa considerazione è inevitabile, in difetto c'è il fallimento del paese. L'altra considerazione è che perché sia sostenibile sia necessaria la banca centrale di ultima istanza, cosa che manca in Europa. Il cambio fisso dell'euro con economie diverse con una politica monetaria rigida, non ha prodotto altro che tali risultati, è inevitabile che i paesi deboli o meno produttivi che fino a ieri recuperavano la competitività nei confronti dei paesi virtuosi con la svalutazione oggi devono fare manovre di lacrime e sangue, rischiando l'instabilità sociale, con tali politiche ritorniamo indietro di circa 30 anni.

  6. Tama Rispondi

    Sul lato del risanamento, vale la pena tagliare se siamo in un sistema dove gran parte dei soldi si perdono in mille rivoli senza dare risultati, e credo che sia difficile sostenere che in Italia non ci siano sprechi. Dunque bene tagli, soprattutto a burocrazia e costi inutili. Sull'altro lato, se vogliamo fare gli investimenti, bisogna fare delle analisi serie e cercare quelli redditizi, ma qui il discorso è molto più complicato: per esempio, investire un euro in cultura potrebbe essere molto redditizio, ma la risposta spesso si ha solo dopo qualche decina di anni.

  7. Marco Tamanti Rispondi

    E' vero che le analisi empiriche aiutano a capire, ma serve sempre un po' di buon senso prima di applicarsi. Per dare una risposta chiara, è sufficiente rifarsi ad uno dei primi insegnamenti dell'economia: un debito (=investimento) è conveniente nella misura in cui genera un ritorno maggiore. Dunque un debito non peggiora l'economia se viene fatto per investire in una attività redditizia. Invece genera un grosso problema a lungo termine se i soldi presi in prestito, prima di essere investiti vengono sprecati in mille rivoli. Ancora peggio se i soldi presi in prestito servono per pagare la vacanza a qualche politico, per tangenti, ecc... Se non prendiamo in considerazione questi ragionamenti, non ha senso parlare di sostenibilità del debito. Ricapitolando, se faccio investimenti redditizi, non esiste un limite all'indebitamento che mi crei problemi. Tradotto in parole semplici, se prendo in prestito ad un tasso del 4 per cento e quei soldi investiti mi rendono l'8 per cento, conviene investire (per semplificare il ragionamento non tengo conto del rischio sul tasso futuro) fino a che trovo qualche finanziatore che sia disposto a prestarmi soldi.

  8. marco Rispondi

    Ho un'attività e un debito...Per restituire il debito devo avere un guadagno e devo destinare una parte del guadagno al pagamento- Il guadagno è determinato da quanto spendo e da quanto incasso. E' ovvio che in un periodo in cui incasso di più più facilmente pagherò il debito rispetto a un periodo in cui incaaso di meno. In un periodo di contrazione devo cercare di tagliare le spese e aumentare la produttività per poi beneficiarne nel successivo periodo di crescita. Tradotto tagliamo la spesa improduttiva che non garantisce servizi e diminuiamo le tasse sul lavoro in modo da determinare un aumento delle imprese per beneficiarne in una fase successiva e conseguente di crescita

  9. Marcello Battini Rispondi

    Occorrerebbe verificare non la relazione diretta tra livello del debito e crescita economica, ma la relazione quantitativa tra fattori che sicuramente agiscono negativamente sulla crescita economica (criminalità, evasione fiscale, corruzione,etc.) e sviluppo economico di un Paese. Intuitivamente mi viene da pensare che se mi faccio prestare un miliardo per investirlo in attività produttive, dovrò lavorare a lungo per ripagare il mio debito, ma se il business è buono, ce la potrò fare. Se, invece, utilizzerò questo prestito per darmi alla bella vita, allora, per qualche anno sarò forse soddisfatto, ma, alla fine, danneggerò i miei prestatori e sprecherò alcuni anni della mia vita.

  10. SAVINO Rispondi

    Oltre al debito pubblico, a rallentare la crescita è il debito dei privati. Il mito degli italiani piccole formiche era una farsa. Non siamo un popolo di risparmiatori, ma di debitori, con le conseguenze drammatiche che stiamo vedendo. Se lo Stato sperpera e il cattivo padre di famiglia fa il passo più lungo della gamba si perde di vista ogni obiettivo di benessere. Per questo, alla politica di rigore e austerità non c'è alternativa, perchè prima di qualsiasi intervento di programmazione dobbiamo rimettere nei binari giusti i conti pubblici e dei privati. Ciò va fatto accanto ad un abbassamento di aspettative sul tenore di vita, come base per non deludere gli individui.