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UN DECALOGO SULLA SPESA

Tagliare la spesa pubblica non è poi così semplice. Perché gran parte va in interessi, pensioni e stipendi, capitoli sui quali i vari governi sono già intervenuti. Ridurre i bilanci di sanità, scuola, giustizia e altri servizi richiederebbe una revisione del confine pubblico-privato. Gli interventi possono essere solo strutturali con risparmi nel lungo periodo. Positiva allora la formazione della task force ministeriale perché mostra la volontà politica di agire davvero. Ma su questo tema fondamentale, il governo dei tecnici poteva sfruttare meglio il poco tempo a sua disposizione.

Il governo ha finalmente scoperto le carte sulla revisione della spesa, con la presentazione al Consiglio dei ministri del rapporto preparato dal ministro competente (Piero Giarda), l’emanazione di una direttiva da parte del presidente del Consiglio che impegna i ministeri di spesa a presentare programmi di risparmi entro il 31 maggio e la formazione di una task force ministeriale, presieduta dallo stesso Mario Monti. Obiettivo immediato della spending review sono risparmi strutturali per 4 miliardi di euro da qui alla fine dell’anno (7,2 a regime), allo scopo di evitare il già deliberato aumento di due punti di Iva in autunno.
Se questi sono gli obiettivi immediati, il governo se ne propone chiaramente anche altri più ambiziosi, come mostra la nomina di Enrico Bondi a commissario straordinario per la razionalizzazione della spesa per acquisti di beni e servizi (una partita che vale da sola 136 miliardi), la nomina di Francesco Giavazzi quale consulente per il governo sui trasferimenti alle imprese e di Giuliano Amato per i trasferimenti a partiti politici e sindacati.

I PROBLEMI DELLA SPESA

Che giudizio dare su questi interventi? È troppo, è troppo poco? Qualche appunto per inquadrare meglio gli interventi proposti e il dibattito che li circonda.
1. Criticare e commentare è il sale della democrazia. Ma fa oggettivamente specie che a discutere delle proposte del governo siano chiamati dai media gli stessi personaggi politici che hanno gestito la finanza pubblica italiana negli ultimi quindici anni, lasciando che la spesa pubblica salisse a un livello incompatibile con la situazione economica. Dovrebbero avere almeno la decenza del silenzio.
2. Nella percezione dell’opinione pubblica, tagliare la spesa è facile; da qualche parte nel bilancio pubblico ci sono enormi sprechi che sono facilmente eliminabili con un tratto di penna. Non ci sono. L’anomalia italiana è rappresentata da un eccesso di spesa per pensioni (232 miliardi) e interessi (70 miliardi), che assieme costituiscono il 43 per cento dell’intera spesa corrente. Tolti questi, in rapporto al Pil, in realtà spendiamo meno di quasi tutti i paesi dell’Ocse per i servizi pubblici fondamentali: sanità, istruzione, giustizia, ordine pubblico, difesa. La spesa in conto capitale, poco più di 50 miliardi, è al minimo storico. Anche il numero di impiegati pubblici sul totale della popolazione lavorativa è inferiore alla media dei paesi Ocse (14,3% contro 14,6%). Il problema vero è che si spende male, non che si spende troppo.
3. Su pensioni e stipendi, cioè su oltre di 350 miliardi di spesa, il governo attuale è già intervenuto con la riforma di dicembre, e l’esecutivo precedente con il blocco delle retribuzioni pubbliche. A meno che non si decida di ridurre le pensioni e le retribuzioni in essere, oppure di licenziare i dipendenti pubblici, su queste voci di spesa, che da sole ammontano a circa la metà del totale, non si può fare di più.
4. Intervenire sulla spesa per sanità, scuola, giustizia e altri servizi pubblici è certamente possibile, nonostante che la nostra spesa per questi comparti sia già inferiore a quella di altri paesi. Ma interventi pesanti richiederebbero una revisione del confine pubblico/privato, chiedendo ai cittadini di pagare o di pagare di più i servizi offerti dal settore pubblico. È possibile, ma andrebbe detto chiaramente, in particolare da parte dei “tagliatori facili” che popolano i media.
5. La spending review del governo Monti prende invece come dato (per ora) il confine pubblico/privato. Dunque, gli unici interventi possibili sono interventi di razionalizzazione nell’offerta dei servizi. In sostanza, si prefigurano revisioni nell’organizzazione sul territorio di alcuni grandi ministeri di spesa (Istruzione, Interno, Giustizia, Trasporti), come riduzione nei giudici di pace, accorpamenti di tribunali e prefetture, di uffici scolastici. Si prevedono anche interventi per riallocare sul territorio e per uffici gli impiegati pubblici, dalle aree con eccesso di personale a quelle con carenza, e una migliore gestione del patrimonio edilizio. Sono gli stessi ministeri, e in larga misura le stesse proposte, già presenti nel Rapporto sulla revisione della spesa, licenziato subito dopo la fine dell’esperienza dell’ultimo governo Prodi, dalla commissione voluta da Tommaso Padoa-Schioppa. Se il governo Berlusconi, invece di metterlo nel cassetto, lo avesse letto, avremmo risparmiato tempo prezioso e avremmo forse anche risparmiato la stagione dei tagli lineari. Almeno, sembra che Piero Giarda lo abbia sfogliato.   

VOLONTÀ POLITICA, MA IN RITARDO

6. Gli interventi previsti sono del tutto ragionevoli e in grado di produrre miglioramenti consistenti nella qualità dei servizi, cosa di cui abbiamo disperato bisogno. In termini di riduzioni di spesa, gli effetti nell’immediato sono però limitati. Se vuole raggiungere gli obiettivi di risparmio già nel 2012, il governo dovrà per forza di cose agire sui soli meccanismi aggredibili nel breve periodo: l’acquisto di beni e servizi e i trasferimenti. Di qui, probabilmente la scelta di Enrico Bondi e Francesco Giavazzi. E su questo fronte, i risparmi strutturali possibili sono sicuramente ben maggiori dei 7,2 miliardi previsti.
7. Un’innovazione utile che era stata introdotta da Tommaso Padoa-Schioppa in connessione con la spending review nel 2007, poi persa negli anni successivi, è la riclassificazione della spesa statale per grandi funzioni, le “Missioni”, e specifici interventi di spesa, i “Programmi”. Sarebbe utile riprendere ed estendere questo tipo di classificazione all’insieme delle amministrazioni pubbliche, così da rendere più trasparente su cosa si spende, quanto si spende e perché si spende.
8. Nella lista degli interventi manca completamente la spesa locale e quella sanitaria, probabilmente perché è gestita dai governi locali, non dai ministeri centrali. Ma è chiaro che uno sforzo di razionalizzazione della spesa pubblica non può prescindere da questa componente, che da sola conta per più di 200 miliardi. Il governo avrebbe dovuto spiegare perlomeno le proprie intenzioni su questo fronte.
9. Infine, il dato politico più rilevante è la formazione della task force ministeriale con a capo lo stesso presidente del Consiglio, il viceministro del Tesoro, il ministro della Funzione pubblica e lo stesso Giarda. Significa che c’è la massima copertura politica possibile sul fronte della revisione della spesa, una condizione indispensabile perché gli altri ministeri e le burocrazie ministeriali, a partire dalla Ragioneria generale, si adeguino. Forse è la volta buona perché, dopo tante chiacchiere e tanti studi, qualcosa si faccia davvero sul fronte della spesa.
10. Infine, non si capisce però perché il governo non si sia mosso prima. In fondo, le cose da fare sono note e un precedente rapporto Giarda, scritto l’anno scorso per l’allora ministro Tremonti, già offriva una ottima base di partenza. Questo governo è a tempo; sprecare il poco che ha non è una buona idea.

 

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20 commenti

  1. Confucius

    Riprendo dal blog di Beppe Grillo (si, proprio lui): “Si possono risparmiare 7 miliardi annui livellando le pensioni a un massimo mensile di 3.000 euro (vedi Amato), recuperare i 98 miliardi evasi dalle società di slot machines, 1 miliardo non erogando finanziamenti pubblici ai partiti, 400 milioni annui tagliando contributi diretti e indiretti ai giornali, 600 milioni annui con il rientro dei nostri soldati dall’Afghanistan, 10 miliardi non comprando i cacciabombardieri F35, qualche miliardo con la soppressione delle Province, un centinaio di milioni annui dal Quirinale che costa quattro volte Buckingham Palace, 22 miliardi rinunciando all’inutile TAV in Val di Susa, 3/4 miliardi annui con il ritorno allo Stato delle concessioni autostradali il cui utile va a società private come Benetton”. Aggiungo i miliardi recuperabili per mezzo dell’accordo con le autorità svizzere sui capitali espatriati (pazienza se lo studio di commercialisti di Tremonti farà brutta figura) e quelli dalla vendita dei beni demaniali inutilizzati (caserme e simili). Altro che spending review e risparmi sulla carta igienica nelle scuole pubbliche (che non c’è più da un pezzo).

  2. umberto fossali

    Gentile Bordignon, va bene che non si puo’ discutere il confine pubblico privato nei servizi essenziali, istruzione, sanità giustizia e va anche bene che spendiamo poco e male in questi servizi; pero ci sono Enti e società di proprietà dello Stato la cui valenza sociale è quantomento discutibile e potrebbero essere tranquillamente trasferiti al mercato monetizzando la vendita ad esempio per ridurre gli interessi sul debito.
    Qualche piccolo esempio: Rai, costa 1.200 milioni (www.impresaefficace.it/archives/896) al contribuente Ferrovie, Fintecna, Italia lavoro Spa, Cinecitta’, Poste Italiane, Sogei,ST Microelectonics (partecipazione al 13%) solo per citare le piu’ conosciute; Se prendiamo l’elenco delle amministrazioni pubbliche c’è da divertirsi, prendo a caso: Ente nazionali Risi, Agenzia nazionale per i giovani, Agenzia per lo sviluppo del settore ittico, Agenzia per lo svolgimento dei giochi invernali di Torino 2006 (non li hanno gia fatti?), Istituto nazionale per la promozione della salute delle delle popolazioni migranti ed il contrasto delle malattie della povertà, Istituto incremento ippico per la Sicilia, Opera nazionale per l’assistenza agli orfani dei sanitari…….

  3. Aurelio Lonardo

    Credo che la vera ottimizzazione della spesa pubblica si ottenga soltanto attraverso una totale revisione e riorganizzazione dei processi produttivi della macchina burocratica statale partendo, esclusivamente, dal livello e dalla distribuzione della domanda di servizi.

  4. vincenzo rinaldi

    L’incarico dato a Bondi di tagliare la spesa corrente dei Ministeri di 4,2 miliardi entro dicembre di fatto costituisce un commissariamento di RGS che, evidentemente, il governo non crede possa effettuare una riduzione/riallocazione delle risorse destinate nel Bilancio dello stato. Sulla base della mia esperienza come dirigente pubblico credo che vi siano ancora margini sensibili sia per riallocare i pubblici dipendenti, sia per ridurre gli stanziamenti (tanto quelli destinati ai consumi quanto quelli per trasferimenti). Il vero problema è che i trasferimenti/riduziioni di personale e i tagli debbono essere mirati e “chirurgici”. Per fare questo è necessario conoscere l’effettivo fabbisogno in relazione ai servizi da realizzare e/o alle risorse da trasferire. Ritengo, pertanto, che l’azione del “commissario” Bondi possa sortire effetti positivi e durevoli soltanto se sarà supportata dalla collaborazione completa e leale degli esperti presenti nelle PP.AA. sulle quali si interverrà.

  5. Luigi Oliveri

    Con norme valevoli per tutta la P.A., tagli significativi sono possibili. 1. Divieto assoluto di consulenze e collaborazioni, costate 2,7 mld nel 2010 (dati del Conto annuale); divieto assoluto di incarichi dirigenziali a soggetti esterni (spesso non titolati o, se titolati, con cumulo di stipendi); 3. tetto alle pensioni, massimo 5 mila euro, per chiunque; 4. divieto di contributi ad enti e associazioni da parte di enti locali e regioni, fatti salvi enti e manifestazioni tipo Palio di Siena; 6. prezzi di beni e servizi degli enti del servizio sanitario nazionale mai al di sopra di quelli del più economico capitolato bandito a livello nazionale ogni 6 mesi. Questione taglio agli emolumenti dei dipendenti pubblici: occorre ricordare che negli ultimi 10 anni, a causa di incrementi economici (progressioni orizzontali) fuori ogni controllo, sono aumentati oltre misura.

  6. Marcello Battini

    Dispiace fortemente che, per il momento, non sia previsto un intervento sulle Amministrazioni locali. Quello, a mio avviso è un ambito che potrebbe fruttare forti risparmi per mezzo di una loro ristrutturazione complessiva (no Province, no Regioni a statuto speciale, meno potere per le attività di straordinaria amministrazione ai Comuni, contratti di lavoro unico per l’intero comparto pubblico compreso il settore sanitario, accentramento dell’amministrazione straordinaria, anche comunale,presso le Regioni, riduzione delle Regioni, etc.). Comunque, auguri di buon lavoro.

  7. Pier Giorgio Visintin

    Al punto 10 si critica “il ritardo!” Monti poteva fare subito queste cose! Mi pare che sia una osservazione alquanto poco realistica, a dir poco. Se ho capito, lui vorrebbe portare a casa una cosa per volta, con un ministro alla volta, nel caso Pensioni e poi Lavoro è stato la Fornero e sono due montagne difficili da scalare, nei fatti si veda come e che cosa vota la casta parlamentare. Allora il tempo di Monti è sempre solo di 24ore giorno. Intanto i suoi ministri studiano e preparano le altre azioni da mettere in pista in tempi, si rapidi ma non sovrapposti. Mi è piaciuto lo studio di P. Giarda in allegato. E’ una buona cosa rendere disponibili i documenti base studio e/o ricerca disponibili.

  8. Paolo Sbattella

    Sì ai tagli alla spesa pubblica. Si agisca sulla spesa sanitaria, che è una delle voci più corpose delle uscite pubbliche:lì sono possibili riduzioni, razionalizzazioni, ridimensionamenti di organici e di compensi ed altro ancora. Comunque, se ci fossero state subito misure per l’immediata riduzione del numero dei parlamentari e tagli al loro “mensile”, tutto sarebbe stato più credibile.Meglio incidere sulla collettività e deprimere, come sta avvenendo l’intera economia. Molte aziende chiudono, aumenta la disoccupazione ed i cassaintegrati, i giovani non riescono a trovare lavoro, c’è uno stato di precarietà generale, molte imprese hanno crediti di lungo corso verso lo Stato, aumenta il disagio ed anche, purtroppo, il numero dei suicidi di persone in difficoltà economica. Occorre dare fiducia, sfornare misure rapide ed efficaci, aumentare la solidarietà e gli strumenti di sostegno al reddito, aumentare il credito del sistema bancario a famiglie ed imprese e tanto altro ancora. Sembra che dalla loro “torre d’avorio” il Governo dei tecnici, e non solo, non ne abbiano purtroppo la reale consapevolezza.

  9. luigi ranzani

    Condivido le considerazioni svolte nell’articolo, meno l’ultima, relativamente al presunto tempo sprecato dal governo per la messa a punto dell’intervento di controllo della spesa pubblica. Già il desk de lavoce.info elabora creativamente la presentazione del contenuto degli articoli presenti nella newsletter, ma se si mette a rampognare come un qualsiasi ‘vecchietto del West’ anche l’autore specialista dell’argomento, cadono le braccia. La quantità di lavoro finora svolto dal governo Monti a me sembra un miracolo e ciò che è ragionevole credere che riuscirà a fare fino all’aprile prossimo servirà sicuramente a rifondare questa traballante Repubblica. Distinti saluti

  10. liblab

    Ha ragione Confucio:Grillo al posto di Bondi e Giarda. Soloche Grillo ha dichiarato nel 2006 un reddito imponibile di 4.272.591 euro ossia quattromilioniduecentosettantaduemila/591 € (grazie all’antipolitica…) , venti volte superiore a quello dell’ex presidente del consiglio Romano Prodi (217 mila euro nel 2006). Giuliano Amato ha dichiarato nello stesso anno redditi totali per 414.220 euro. Povero Bondi che lavora gratis…

  11. emanuela

    i politici i loro stipendi le auto blu e tutte le sciocchezze inutili di cui beneficiano..sicuramente non salderanno il bilancio ma renderebbe il tutto molto più onesto agli occhi di tutti noi italiani precari a cui è già stato tolto tutto

  12. aldo lanfranconi

    Bondi è stata una buona mossa: un ministro si sarebbe trovato in conflitto di interesse e un alto burocrate sarebbe stato confidare che un problema sia risolto da chi lo ha creato. Trovare risparmi negli acquisti è difficile considerata la molteplicità dei centri autonomi di spesa. Ben 108,8 mld (di cui circa 45 di rimborsi a strutture sanitarie convenzionate che, dagli scandali, si sa ci fanno spesso la cresta) dei 136,1 totali sono stati decisi da 20 regioni, 166 ASL, 110 province, n? comunità montane ed enti e circa 8100 comuni. Una mossa, di solito vincente nelle aziende private, è ridurre i centri di spesa accorpando gli accorpabili. Per i 45 miliardi si dovrebbe introdurre il controllo delle fatture da parte del paziente e per il passato chiedere ai beneficiari un contributo una tantum pena il controllo 100% dei rimborsi.(oggi si controlla il 2-3%): a chi sgarra deve essere tolta la convenzione per sempre, anche se cambia nome come la S.Rita, clinica dagli espianti inutili. Lo stato ha autorità per proibire cose simili?  Bisogna limitare le autonomie, Rajoy insegna!

  13. Salari Federico

    Sulla spesa pensionistica si fa come al solito confusione. Possibile che i miliardi indicati siano solo spese dello Stato? L’ INPS non spende nulla? Lamento la genericità del dato fornito. Occorre precisare quanti sono gli oneri a carico della fiscalità generale e quelli che sono finanziati, in tutto o in parte, dai contributi previdenziali, dei dipendenti privati in primo luogo, ma anche pubblici. Se le prestazioni previdenziali vere e proprie dell’INPS sono finanziate dai contributi incassati, come fa questa spesa a pesare sul bilancio dello Stato? Perchè le somme erogate dall’INPS e coperte dai contributi vengono considerate spese statali ? Mi piacerebbe una risposta. Grazie.

  14. Salari Federico

    Sui dipendenti pubblici non si può fare di più, dice l’Autore. Io dico che si deve fare di più, ponendo un blocco drastico agli organici e vietando le assunzioni dirette ( la Costituzione dice che ai pubblici uffici si accede mediante pubblici concorsi), salvo poche eccezioni per incarichi a tempo, procedendo alla rideterminazione dei compensi dei c.d. manager e dirigenti pubblici. I privati, prima di licenziare, ti chiamano e ti dicono: questo stipendio non ce la faccio più a dartelo e debbo ridurlo. Che fai, accetti o te ne vai ? Perchè lo Stato non dovrebbe fare altrettanto con i suoi dirigenti, moltissimi dei quali di stretta nomina politica (senza merito) ? Perchè avere riguardi per certe posizioni di privilegio ? In ogni caso, se si vogliono ridurre le spese, bisogna tagliare e i margini per farlo ci sono, eccome!

  15. precario2

    Le prossime considerazioni potranno sembrare banali, ma alcuni tagli dal mio punto di vista, lo sono senza dubbio.
    1) Se uno tra i primi provvedimenti del governo Monti è stato il blocco della rivalutazione delle pensioni all’inflazione sopra una certa soglia si potrebbe pensare ad un tetto massimo sia per le pensioni pubbliche future ma anche per quelle in essere sia per gli stipendi.
    2) Anche l’eliminazione di alcuni enti, con razionalizzazione del personale, è possibile: ad occuparsi di acqua ci sono le varie ARPA, le varie Unità di Bacino, probabilmente ancora gli ATO e mi scordo di certo qualche altro ente.
    3) Sulla scuola ad esempio come funzionano i provveditoriati? Sono organizzati per provincia. Se abroghiamo le province e spostiamo le funzioni a Regione e Comuni mi sembra logico che la stessa cosa la si possa fare per i provveditoriati con opportuni accorgimenti.
    4) Sulla sanità mi concentrerei sui falsi rimborsi e sulle nomine.
    5) Sulla Giustizia alcuni uffici, si veda il caso presentato su Report, hanno dimostrato come si possa fare efficienza e risparmi. Estendiamo i modelli positivi. 6) Completerebbero il quadro i tagli di auto blu, rimborsi elettorali, benefit ecc.

  16. Carmelo Marazia

    Le cose che scrive Bordignon al punto 2 sulla scarsa comprimibilità della spesa per i servizi pubblici italiani sono più che realistiche, cos’è com’è sacrosanto che il problema sia la qualità della spesa. Sono meno d’accordo anch’io sui ritardi questo governo. A proposito di qualità della spesa vorrei dire che ben venga il contributo di super consulenti per fare un lavoro di lungo periodo, ma il problema principale è quello della capacità delle amministrazioni di focalizzazione sui programmi che contano veramente, sull’allineamento di tutta l’organizzazione, funzionari e politici, sugli obiettivi importanti, e di competenza dei funzionari a valutare i programmi, preventivamente e in sede di controllo. Per i funzionari è un problema di orientamento, di tecniche e di cultura, per i politici è un problema di come funzionano i meccanismi del consenso. Molte risorse sostitutive di spesa poi possono venire dai cittadini, se si è capaci di mobilitarle. Io lavoro con le amministrazioni su questo, e speriamo che i tagli lineari alle consulenze, auspicati anche da qualche commento, non mi impediscano di farlo. Non essendo Bondi, non mi posso permettere di farlo gratis. Saluti

  17. giulio m

    Credo che uno dei limiti più grossi della riduzione di spesa sia la mancanza di piani di dismissioni del patrimonio pubblico, servono azioni veloci che vadano a ridurre lo stock di debito poichè sia il risparmio per mancati interessi, sia il messaggio inviato ai mercati sarebbe notevole. Per far ciò occorre vendere beni rapidamente, quindi per il momento gli immobili andrebbero esclusi. Ci sono società quotabili come trenitalia, rfi (che potrebbe essere scorporata come fu per enel e terna) Poste italiane e alcune altre più piccole, tutte società che rimarrebbero sotto il controllo pubblico. Infine ci sarebbero le riserve auree che valgono oltre 130 miliardi. Con tali dismissioni si potrebbero riacquistare e annullare più di 150 di debito nominale, leggermente di più se si decidesse di riacquistare i titoli con una maturity più lunga. Detto ciò con un tasso medio superiore al 3 per cento si risparmierebbero più di 4 miliardi l’anno in interessi.

  18. marco

    La realtà è che il governo è stato come al solito leggero per non intaccare gli interessi dei partiti e dei soliti amichetti che lo sostengono- Il fatto che le banche non paghino l’IMU è più che indicativo! Servirebbero almeno 50 di miliardi con cui si dovrebbe ridurre drasticamente il cuneo fiscale per rilanciare la crescita. Come? Agendo inanzitutto sugli sprechi della politica, eliminare i rimborsi elettorali e le consulenze esterne in ogni ente quando non necessarie, diminuire il numero dei parlametari a 250 e introdurre forme di partecipazione diretta dei cittadini (refendum on-line propositivi), abolire le Province, smantellare il sistema delle partecipate e dei costi dei consigli di amministrazione, eliminare ogni contributo all’editoria, acccorpare i comuni sotto i 20000 abitanti, allineare gli stipendi dei politici italiani a quelli europei (4000 euro in regione e 7000 massimo in parlamento), mettere un tetto max alle pensioni di 3000 euro (7 miliardi di risparmio) intervenire sulla sanità centro di potere dei feudi regionali, fare una vera legge anticorruzione, eliminare le grandi opere inutili ecc. Bisogna tagliare gli sprechi e i costi non eliminare posti di lavoro che danno serviziutili!

  19. cosimo benini

    Molti invece i temi da affrontare: il disboscamento delle società pubbliche o a controllo misto, la creazione di un’agenzia pubblica per l’integrazione e la gestione delle banche dati della P.A. (anagrafe tributaria, sistema INPS, sistemi delle regioni per i dati sanitari, sistemi delle camere di commercio, sistema informativo agricolo nazionale ecc.) nell’ambito di una più ampia definizione di funzioni orizzontali di servizio comuni a più amministrazioni, la centralizzazione del front end delle amministrazioni centrali “di servizio” (parastato e agenzie fiscali) in sedi uniche presso i capoluoghi di provincia, la centralizzazione della funzione di selezione ed acquisto per tutte le forniture sanitarie, la creazione di un parco macchine di servizio a chiamata per le amministrazioni gestito con prenotazione e potrei continuare per decine di righe…

  20. Pierre Zanettin

    Perfettamente d’accordo con Luigi Ranzani. E credo che il governo dei tecnici, per quanto tecnici non sia avulso dal consenso politico in parlamento e dal consenso degli italiani, credo che cinicamente Monti abbia un po’ esacerbato gli animi con tasse e pensioni per poi far mandar giù l’amaro boccone dei tagli alla spesa pubblica, sempre promessi e mai realizzati da nessuna forza politica. Più che tempo perso parlerei di tempo investito.

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