logo


  1. nello Rispondi

    Non credo ci possa essere una soluzione, oramai il sistema sanitario è al pari della politica, nessuno controlla, spese da pazzi per un servizio scadente, stipendi oramai fuori dalla logica, oltretutto personale che non ha più regole anche nel espletare le proprie mansioni.

  2. Antonio Papagni Rispondi

    La gestione della complessa macchina sanitaria è un tema affascinante e "scivoloso"... Le problematiche sono molteplici e diversificate anche in base alla localizzazione geografica dei 21 Servizi Sanitari Regionali che si sono generati a seguito della devoluzione delle competenze alle regioni. Una piccola marcia indietro, anche da questo punto di vista, non farebbe male perchè, in effetti, ormai regna il caos tra le regioni e non vengono più assicurati da tempo uniformi livelli di assistenza su tutto il territorio nazionale. Per quanto attiene alla programmazione degli interventi sanitari, sia a livello regionale sia nazionale, spiace non aver sentito nessuno parlare di quella che è la scienza sanitaria per eccellenza al servizio delle popolazioni e del loro bisogno di salute reale (spesso non espresso):epidemologia!

  3. zorro Rispondi

    Di sanità si parla pochissimo, solamente quando esplodono i grandi scandali (clinica santa rita, don verzè). Ma nella sanità vanno a finire il 60% e oltre dei bilanci regionali. Gli interessi sono enormi (spesso da tener nascosti), il sistema è complesso da comprendere, quindi nessuno ne parla ne lo spiega. Solo la Gabanelli c'è riuscita in parte. Le tariffe sono stabilite dalle regioni. Attraverso le tariffe le regioni pagano le strutture private e alle volte anche quelle pubbliche (non è l'unico modo). Chiunque può trovare nel sito dell'Agenzia nazionale le tariffe regionali http://www.agenas.it/monitoraggio_costi.html oppure nei siti delle regioni. Ma perchè ci sono differenze enormi, che nessuna spiegazione può giustificare? La seconda domanda che ognuno si deve fare: le strutture private quali prestazioni erogano? I tariffari sono un ottimo strumento, ma se vengono utilizzati male o non sono correttamente tenuti aggiornati, possono causare molti danni. Perchè non si fa un tariffario a livello nazionale?

  4. bellavita Rispondi

    Sommando la spesa regionale si arriva in fretta a capire che per numero di dipendenti, spese per forniture e per investimneti, la sanità è il più granda "affare" del paese: sarebbe ora che il predominio della sanità privata passasse da mafiosi e faccendieri a normali imprenditori, possibilmente privi delle manie di grandezza di don Verzè. Cosa osta? probilmente nessun straniero vuole entrare in un settore così condizionato dal potere politico, privo di certezze nei pagamenti e sottoposto a blitz della magistratura talvolta ispirati dalla carriera di qualche parente.

  5. roberto novati Rispondi

    Senza troppi giri di parole il problema è nell'esistenza del cosiddetto privato accreditato, ovvero la situazione in cui strutture private erogano prestazioni in nome e per conto del servizio sanitario regionale; significa che tali strutture campano ed eventualmente prosperano in relazione alla "produzione" di prestazioni sanitarie: tenuto conto anche (ma non solo) del fatto che per una distorsione delle tariffe di rimborso le prestazioni più costose sono quelle maggiormente remunerative ne deriva un conflitto di interessi che è per sua natura insanabile. Il privato accreditato non può esercitare in maniera appropriata e l'unica sanità privata che di fatto non funge da volano di spesa (pubblica) è quella a totale carico del cittadino. Il tutto è aggravato dal fatto che il carico assistenziale erogato dal privato accreditato in lombardia come altrove non è oggi vicariabile e dunque ci tocca, guarda caso, subire.

  6. antonio.b Rispondi

    Il vero scandalo è continuare a chiamarli scandali. Fino a quando a questi personaggi non verrà commissionata una pena giusta ed equivalente al danno che hanno arrecato sarà possibile pensare che abbiano avuto ragione ad approfittarsi del loro lavoro, potere......

  7. umberto carneglia Rispondi

    Mi fa molto piacere che qualcuno si sia accorto di un problema sorpredentemente ignorato da commentatori e governanti: mi riferisco ai controlli ammnistrativi sugli enti pubblici e la cosa pubblica in generale. Un malinteso senso della democrazia ha condotto da lungo tempo ad ignorare il problema dei controlli amministrativi. La pubblica amministrazione e gli enti pubblici sono amministrati al vertice da politici e rispondono solo agli elettori, che non sono ingrado di effettuare nessun controllo specifico di tipo amministrativo. Gli imprenditori privati rispondono invece ogni giorno al mercato, che non perdona gli inefficienti ed i corrotti. In assenza di controlli specifici i politici hanno un forte incentivo al clientelismo, all'inefficienza ed alla corruzione, anche se non mancano casi virtuosi -eccezioni che confermano la regola. Da appositi studi risulta che nel nostro Paese il costo degli sprechi e della corruzione ammonta a 500 miliardi l'anno. Questi sprechi + la mafia + il degrado ambientale e dell'immenso patrimonio artistico italiano dipendono dal fatto che gli amministratori politici non rispondono di fatto a nessuno in grado di effettuare un vero controllo.

  8. Rodolfo Vialba Rispondi

    Non mi sembra che quella della Regione Lombardia di indicare il costo della prestazione sanitaria nel referto di dimissioni sia una grande scelta e che ben altri siano i problemi del sistema dei servizi sanitari e sociosanitari lombardo. Alcuni dati: 1) nella rete ospedaliera il peso del pubblico è passato da 38.915 P.L. del 1997 (74,93% ) ai 26.195 del 2010 (63,55%) e quella privata dai 13.020 ai 14.979. 2) le prestazioni specialistiche ambulatoriali e diagnostiche sono passate da 88.939.228 del 1997 a 186.365.964 del 2010 (+ 109,54%). Dell’incremento ne ha beneficiato il pubblico per il 26,70% passando da 67.082.787 del 1997 a 84.995.027 del 2010, mentre il privato è passando da 21.865.441 del 1997 a 101.370.667 del 2010 (+ 363,61%). Mi pare che in Lombardia il rapporto pubblico privato meriti molta più attenzione che non quella che la Regione speca per indicare al cittadino il costo della prestazione.

  9. Gossner Johann Rispondi

    Ottima è stata la recente decisione della Regione Lombardia di imporre l'indicazione del valore economico della prestazione nei referti e nelle cartelle di dimissioni. Essa presenta però il difetto che quanto viene indicato è su base cumulativa (è indicato solo il totale della prestazione). Più utile sarebbe l'indicazione delle singole voci che producono tale totale cosicchè il paziente possa controllare se le prestazioni conteggiate corrispondano a quelle erogate, indicando anche nei referti e lettere di dimissioni una procedura di inoltro delle segnalazioni per eventuali anomalie. Dare anche al cittadino una forma di controllo sulla spesa.

  10. rosario nicoletti Rispondi

    Mi è capitato di fare eseguire in un laboratorio in Francia alcune analisi cliniche. Non potendo usufruire del Servizio Sanitario, ho pagato il costo intero delle analisi. L'importo corrispondeva a quello che avrei pagato in Italia per il ticket; mentre il prezzo pieno per le stesse analisi sarebbe stato doppio. E dire che in Francia i servizi non hanno i prezzi migliori, rispetto ad altri paesi europei. Le analisi cliniche si fanno i paesi evoluti nello stesso modo, con le stesse macchine e gli stessi reagenti. Il ministero della Salute è a conoscenza delle tariffe nel resto del mondo? Ho a disposizione la documentazione, per chi volesse approfondire.