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QUANDO I TITOLI DI STATO ZAVORRANO LE BANCHE

Nei mesi scorsi la Bce ha effettuato due operazioni per immettere liquidità nel mercato. Le banche italiane l’hanno utilizzata per acquisire titoli obbligazionari. E infatti siamo uno dei pochi paesi che ha mostrato un aumento dell’incidenza dei titoli in portafoglio, mentre nel complesso dell’area euro è diminuita. Anche il rapporto tra titoli in portafoglio e capitale delle banche è cresciuto di quasi 40 punti percentuali, fino a toccare il livello del 220 per cento nel febbraio 2012. Ecco perché l’Eba ha chiesto alle banche italiane una iniezione di capitale.

Nel dicembre del 2011 la Banca centrale europea ha messo in atto una prima operazione straordinaria di rifinanziamento a più lungo termine. Questa operazione ha previsto l’immissione di liquidità sul mercato per 490 miliardi di euro a un tasso fisso dell’1 per cento, rimborsabile dopo tre anni. Un analogo intervento, per un ammontare di 530 miliardi di euro, è stato attuato, nel marzo successivo, portando complessivamente le operazioni di rifinanziamento a più lungo termine a un valore pari a oltre un bilione di euro (1.100 miliardi per l’esattezza). Gli interventi sono stati decisi dalla Bce soprattutto con l’intento di contrastare la restrizione creditizia che era in atto nei paesi della zona euro, principalmente in quelli delle aree più a Sud. (1)
Di questi finanziamenti, circa il 18,5 per cento è stato aggiudicato alle banche italiane, per un ammontare complessivo di quasi 200 miliardi di euro, con un’incidenza quindi più elevata rispetto al peso dell’Italia nell’area euro in termini di Pil (circa il 16,5 per cento).
Come già rilevato da Angelo Baglioni la liquidità è servita alle banche italiane per acquistare titoli obbligazionari, tra cui anche titoli di Stato, e non piuttosto che per finanziare l’economia. In questa scelta d’investimento gli istituti di credito italiani si sono distinti rispetto a quanto osservato nella media degli altri paesi europei.

UNA COMPARAZIONE INTERNAZIONALE

Nel grafico 1 è rappresentata la variazione dell’incidenza dei titoli in portafoglio delle banche, rispetto al totale attivo, nel periodo che va dal gennaio del 2010 (mese in cui la Grecia ha cominciato a evidenziare le prime importanti difficoltà di tenuta dei conti pubblici) al febbraio 2012 (ultimo dato disponibile). Si può osservare che l’Italia è uno dei pochi paesi che ha mostrato una crescita dell’incidenza dei titoli in portafoglio, il cui peso sul totale attivo è aumentato di 6,4 punti percentuali. Solo il Portogallo ha evidenziato una crescita maggiore (8,8 punti) rispetto a quella italiana. La Germania ha, invece, mostrato una diminuzione del peso dei titoli per oltre 4 punti percentuali; in Francia la riduzione è stata di circa 3 punti. Nel complesso dell’area euro le banche hanno diminuito il peso dei titoli in portafoglio per circa un punto e mezzo percentuale. Pur considerando solo i paesi con i conti pubblici in maggiore sofferenza (i cosiddetti Pigs, cioè Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna), dove quindi le “sollecitazioni” da parte dei governi all’acquisto dei titoli di Stato sono state più forti, la variazione registrata nel peso dei titoli in portafoglio è stata pari ad appena un decimo di quella italiana.
Prendendo in esame la variazione del rapporto tra titoli in portafoglio e il capitale delle banche europee, il quadro italiano è ancora più contrastante. Dal grafico 2 si rileva che il peso sul capitale dei titoli è andato crescendo di quasi 40 punti percentuali, fino a toccare il ragguardevole livello del 220 per cento a febbraio 2012 (in altri termini, per ogni euro investito in titoli, le banche italiane hanno a disposizione meno di 50 centesimi di capitale). Ancora una volta solo il Portogallo ha osservato un incremento maggiore del nostro, mentre sia nel complesso dell’area euro che soprattutto nei paesi Pigs la flessione è stata molto consistente (intorno ai 50 punti percentuali) a seguito del combinato disposto della vendita dei titoli in portafoglio e degli aumenti di capitale. Al riguardo va notato come in Irlanda il peso dei titoli sul capitale sia passato dal 330 per cento del gennaio 2010 al 180 per cento del febbraio 2012, mentre in Grecia nello stesso periodo si è passati dal 160 al 100 per cento circa.
La rappresentazione che emerge dal grafico 2 è proprio uno degli elementi che ha spinto l’Eba, l’Autorità bancaria europea, a richiedere un’importante iniezione di capitale alle banche italiane al fine di contrastare il crescente rischio di mercato legato al potenziale default dei titoli emessi dalla Stato italiano detenuti nei portafogli bancari. 

 

Grafico 1


Grafico 2

 

(1) Si veda al riguardo l’intervista di Mario Draghi al Wall Street Journal del 24 febbraio 2012.

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RISPOSTA AI COMMENTI

  1. marco

    Perchè Monti non porta il problema in Europa ? Perchè Monti non affronta il problema direttamente con le banche? Perchè non si fa un patto per la ripresa tra i vari soggetti coinvolti nel sistema produttivo? Non è questa una priorità tanto quanto la riforma del mercato del lavoro?Forse anche per questi atteggiamenti si sente spesso parlare di governo delle banche e dei poteri forti…

  2. Piero

    Non era piu’ facile intervenire ui titoli sostenendoli, tramite un annuncio di monetizzazione nell’arco di un decennio, invece di fare la manovra con le banche, ha portato solo vantaggio alle banche, all’economia rale non e’ arrivato un euro.

  3. pik

    Diciamo pure che abbiamo regalato un bel po di miliardi a chi ha venduto allo scoperto i titoli di stato italiani un mese fa, aumentando pure la probabilita’ di esplosione in caso di … http://tinypic.com/view.php?pic=35javyu&s=5

  4. Sepp

    Quale affare migliore per le banche se non i titoli di Stato? Offrono un buon rendimento; aldilà delle fobie da default sono ipersicuri; sono garantiti dal “sangue” dei contribuenti; sono un’ottima arma di ricatto verso i governi. Il debito pubblico è un’immane rendita per il settore bancario-finanziario. Conti alla mano, il suo ammontare astronomico è quasi tutto frutto di interessi, i cui beneficiari (manco a dirlo) in massima sono banche ed investitori finanziari…

  5. Alberto

    Prima Mario Draghi, economista di calibro internazionale, con passati in banche molto influenti ( non ci si azzardi a dire che ha legami con GS, come ci si permette….un uomo così imparziale) ha regalato soldi alle banche a tasso quasi zero e poi si meraviglia che neanche un cent di quei soldi sia entrato nell’economia reale. Ma chissà perchè? Poi Mario Monti, il tecnico, il professore, colui che doveva ingegnarsi a produrre provvedimenti innovativi per salvare l’Italia …bene…i suoi provvedimenti (dati corte dei conti) sono per l’80% basati sull’aumento della pressione fiscale, svegliandosi ben 5 mesi dopo per creare una commissione che valuterà i tagli alla spesa pubblica nominando un tecnico apposito. Tralasciando le uscite “berlusconiane” tipo: “la crisi in Europa è finita” e intanto la disoccupazione segnava il massimo dall’inizio delle rilevazioni, Monti è un altro protagonista dell’ovvietà della classe dirigente e la cosa peggiore è che si presentava come un politico che la doveva interrompere questa ovvietà.

  6. mirco

    Lungi da me l’idea di dire che è stata una cosa ben fatta dare liquidità for free, ma allo stesso tempo c’è anche da dire che mentre con ltro la bce ha di fatto salvato(meglio dire fatto respirare per un pò) le banche, le stesse però hanno consentito di ridurre lo spread dei btp che altrimenti al 7% di fatto rendeva insostenibile il fardello del debito italiano, ed eravamo lo stato con più aste in quei giorni subito successivi all’ltro….ora però sarebbe effettivamente il caso di mettere dei constraint all’utilizzo dei prossimi ltro….perchè ce ne saranno!!”

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