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IN DIFESA DEGLI INCENTIVI ALL’ENERGIA RINNOVABILE

Da mesi una campagna mediatica mette l’accento, in maniera quasi ossessiva, sui costi eccessivi per la bolletta elettrica degli italiani di sussidi troppo generosi all’energia rinnovabile. Sono tuttavia incentivi non solo opportuni, ma necessari perché finalizzati a sostenere l’introduzione, l’adozione e la diffusione di nuove tecnologie. I benefici che generano per i cittadini, le aziende e la società nel suo complesso superano di gran lunga il costo. E il governo dovrebbe affermare senza ambiguità che l’obiettivo ultimo è sostituire le fonti fossili di energia con quelle rinnovabili.

Circola in rete un appello alla mobilitazione intitolato “Salviamo il futuro delle rinnovabili” con cui viene dato appuntamento il 18 aprile in piazza Montecitorio a Roma per manifestare contro “la campagna mediatica che sta mettendo in luce solo i rischi e gli impatti in bolletta e non gli enormi vantaggi per il paese, i cittadini e le aziende”.

SUSSIDI E FOTOVOLTAICO

Gli economisti non amano i sussidi. Gli incentivi alla produzione o alle vendite dovrebbero dare fiato a un settore, in realtà lo drogano, conferendo un vantaggio immeritato ad aziende inefficienti, vantaggio destinato a essere temporaneo. Non solo: misure di questo tipo costano alle casse statali e creano effetti a catena perché i settori non beneficiati presto li reclamano a loro volta. Se poi al loro annuncio non segue celermente la concessione, gli effetti dell’attesa possono innescare comportamenti che finisco per vanificare totalmente i presunti benefici. A pagare i costi delle regalie sono inevitabilmente i cittadini e le aziende, indirettamente attraverso la fiscalità generale o addirittura direttamente, attraverso una quota incorporata nel prezzo di alcuni beni o servizi.
Tutto ciò secondo il manuale. Ma quello che sta succedendo ormai da mesi in Italia intorno ai sussidi all’energia rinnovabile, e al fotovoltaico in particolare, rischia seriamente di farci buttare il bambino con l’acqua sporca.
Sul tema esperti ed economisti – anche su questo sito – così come commentatori e autorevoli giornalisti, nonché esponenti di spicco dell’industria, della politica e delle associazioni dei consumatori mettono reiteratamente l’accento, in maniera quasi ossessiva, sui costi eccessivi per la bolletta elettrica degli italiani di sussidi troppo generosi in un momento in cui aumenta tutto tranne che i redditi (da lavoro). L’operazione è dannosa in quanto fa sì che “pestando” sui costi si oscurino totalmente nella mente di chi legge e ascolta i benefici. E occhi e orecchie sono molto ricettivi  perché i costi riguardano la generazione attuale, mentre i benefici – ancora una volta – riguardano le generazioni future, ancorché non troppo lontane.
È allora quanto mai opportuno fare un poco di chiarezza per evitare di demonizzare questo strumento. Gli incentivi alle fonti rinnovabili, in particolare il cosiddetto Conto energia per il solare fotovoltaico, sono stati assai generosi e ciò ha favorito un’eccezionale espansione dell’industria lungo tutta la filiera produttiva. Hanno attirato imprese serie e motivate, ma hanno anche finito per favorire comportamenti al meglio disonesti e al peggio penalmente e civilmente rilevanti. Infine, come si sente ripetere ultimamente, hanno preso in larga misura la strada dell’estero perché le imprese produttrici di importanti componenti della tecnologia (i pannelli) sono soprattutto straniere: cinesi, americane e tedesche. Gli oneri sono stati posti a carico della bolletta elettrica (la cosiddetta componente A3) e quindi gravano sulle tasche degli italiani.
Ci sono, tuttavia, alcuni “ma” che è doveroso opporre a queste considerazioni.

BOLLETTE SOTTO ESAME

Il primo “ma” riguarda l’aggravio della bolletta a causa degli incentivi alle rinnovabili. Si parla di 6 miliardi di euro di costo annuo, motivo per cui i nuovi decreti attuativi dovrebbero fissare un tetto massimo di 7 miliardi per il nuovo conto energia. In realtà la presunta insostenibilità per le tasche degli italiani e per i conti delle aziende (soprattutto le energivore) è anzitutto dovuta all’aumento dei costi delle materie prime, quelle fossili, utilizzate dalle centrali termoelettriche con cui si genera oggi il 70 per cento dell’elettricità del nostro paese. Se nell’immediato su questo fronte non v’è molto da fare, è proprio il contributo delle rinnovabili che potrà permettere, in un futuro che può essere (volendolo con determinazione) prossimo, di ridimensionarne l’impatto del costo dell’energia sulle bollette. Ma c’è dell’altro sul fronte bollette.
Se guardate la vostra bolletta vedete che è composta da quattro voci: servizi di vendita, servizi di rete, imposte, altri proventi e oneri. Il costo dell’energia inteso come materia prima è incluso nella prima voce, che pesa per il 60 per cento del totale, mentre i sussidi alle rinnovabili di cui si discute sono inclusi nella quarta voce – gli altri proventi e oneri – che complessivamente pesano per circa il 14 per cento della bolletta totale.(1) In bolletta finiscono anche, per una quota oggi minoritaria, gli oneri per la messa in sicurezza dei siti nucleari, i sussidi alle acciaierie, i regimi tariffari speciali alle Ferrovie, insomma oneri che sarebbe ragionevole e doveroso porre a carico della fiscalità generale. Vi sono infine i sussidi che fanno riferimento al famigerato CIP6/92, un onere da 35 miliardi di euro che abbiamo pagato dal 1992, per il quale la Commissione Europea nel 2004 aprì una procedura di infrazione contro l’Italia in quanto non si poteva spacciare l’incenerimento come energia rinnovabile (e dunque ammessa a ricevere incentivi pubblici). Quel meccanismo infatti compensa i produttori di energia da fonti “assimilate” alle rinnovabili, cioè centrali elettriche a ciclo combinato alimentate con il metano o il gas ottenuto dalla gassificazione dei residui di raffineria, termovalorizzatori connessi agli inceneritori di rifiuti, etc.(2)

LO SVILUPPO DI NUOVE TECNOLOGIE

Il secondo “ma” riguarda il fatto che gli incentivi in questione non sono i sussidi di cui abbiamo detto in apertura: sono strumenti affatto differenti, finalizzati al supporto dell’introduzione, adozione e diffusione di nuove tecnologie. Tutte le nuove tecnologie, quelle energetiche in particolare, passano tipicamente attraverso le fasi della ricerca di base, della ricerca applicata, la fase dimostrativa, pre-commerciale, del mercato di nicchia fino alla fase pienamente commerciale. In questo percorso (che talune tecnologie non compiranno mai fino in fondo) i costi unitari sono inizialmente molto alti ma scendono più o meno rapidamente a mano mano che la tecnologia viene adottata e si diffonde. Si chiama curva di apprendimento. (3) Compito degli incentivi è quello di “spingere” inizialmente le nuove tecnologie e assecondare il loro percorso verso la diffusione lungo quella curva. Nel caso del fotovoltaico, per fare un esempio, per un impianto da 3 Kw di potenza solo due o tre anni fa l’investimento si aggirava intorno ai 20mila euro, circa 7mila euro per Kw di potenza. Oggi questa soglia si è ridotta almeno della metà, senza che la qualità sia diminuita. I sussidi traggono dunque la loro ragion d’essere dalla presenza di un traguardo di adozione che la politica fissa per la o le tecnologie che si vuole favorire: sono gli obiettivi nella loro dimensione quantitativa e nella loro tempistica che dettano anzitutto l’entità e l’intensità dei sussidi. I quali perciò non sono solo utili ma sono necessari se si vuole saltare l’iniziale ostacolo rappresentato dagli alti costi. Per le ragioni dette è poi naturale che quei sussidi si riducano progressivamente nel tempo fino a scomparire quando la tecnologia sarà divenuta pienamente competitiva con le altre già presenti e/o il target di diffusione sia stato raggiunto. La velocità con cui ciò si verificherà dipenderà anche dalla volontà della politica circa i tempi con cui si desiderano raggiungere certi risultati.

QUALI SONO I BENEFICI

Il terzo “ma” riguarda i benefici degli incentivi. Come si è detto in precedenza se ci fosse una più ferma volontà di spiegare e cercare di quantificare i benefici dei sussidi all’energia rinnovabile sarebbe molto più facile fare accettare all’opinione pubblica il costo che essi comportano. Alcuni benefici sono più facilmente quantificabili di altri, ma non è questo il posto dove provare a fare un simile esercizio numerico. Basti tuttavia ricordare quali essi sono. Sono anzitutto benefici da minori emissioni inquinanti, di anidride carbonica ma non solo. Questo contribuisce a rallentare il riscaldamento globale, ma fa anche risparmiare il prezzo della CO2 che la generazione termoelettrica e le altre industrie energivore devono pagare nell’ambito dell’Ets europeo. Sono poi benefici da minori importazioni di combustibili fossili, il che comporta non solo un risparmio monetario, ma ha anche una valenza geopolitica dovuta alla maggiore indipendenza dai paesi produttori esteri, Russia, Iran, Algeria, Libia (come si quantifica questo beneficio?). Sono poi benefici più immediati in termini di creazione di occupazione, valore aggiunto, opportunità di business, ricerca e sviluppo, esportazioni, gli ingredienti in altre parole della cosiddetta “green economy”: che valenza ha il fatto di essere tra i pochi settori in crescita in un momento di profonda recessione come quella che stiamo attraversando? E da ultimo sembra emergere anche un effetto di calmieramento dei prezzi nelle ore di picco sul mercato elettrico: nel 2011 l’effetto di “peak shaving” attribuibile al solo fotovoltaico in Italia sarebbe stato prossimo ai 400 milioni di euro.(4)
Non vi è alcun dubbio che gli incentivi siano stati gestiti in maniera pessima negli ultimi anni da chi ci ha governato, essendo stati scritti in maniera non ponderata prima, così da favorire la speculazioni ed il malaffare, e permettendo poi in occasione dei rinnovi dei provvedimenti una ridda di voci di segno opposto, lasciando trapelare indiscrezioni circa volontà punitive, salvo repentine smentite, giravolte, marce indietro, così da generare incertezza e caos nel settore interessato e in quelli collegati. Non vi è poi dubbio che si è privilegiato una fonte rinnovabile particolare lasciando a bagnomaria gli interventi su altri fronti, quelli delle rinnovabili termiche e dei trasporti, assolutamente necessari visti gli obiettivi che il piano nazionale d’azione per le rinnovabili stabilisce. E grande e maggiore spazio è obbligatorio dedicare agli interventi a favore dell’efficienza energetica.
Ma in fin dei conti è necessario che in materia di fonti rinnovabili di energia si dica con chiarezza  che esistono degli impegni e degli obiettivi che il governo ha preso con l’Unione europea e che esso stesso si è dato. In questo quadro gli incentivi non sono solo giustificati ma sono necessari. E’ bene poi che si dica con nettezza che i benefici che generano per i cittadini, le stesse aziende e la società nel suo complesso superano di gran lunga il costo. E’ infine necessario dire senza ambiguità che l’obiettivo ultimo è quello di sostituire le fonti fossili di energia con quelle rinnovabili. Questo forse a qualcuno non piacerà nella politica dentro e fuori il governo e nell’industria, vista la massa di entrate fiscali generate dai consumi e dalla produzione di energia tradizionale, anche alla luce del “noise” generato dal conflitto d’interessi di un governo azionista di riferimento dei maggiori players energetici di casa.

(1)       Oltre ai servizi di vendita vi sono i servizi di rete, che contano per un 15% del totale, e sono oneri collegati alla distribuzione, il trasporto e la misurazione dell’energia elettrica fornita all’utente finale. Le imposte valgono un altro 14% della bolletta e comprendono quelle sul consumo (imposta erariale ed addizionali degli enti locali, Comune e Provincia), la cosiddetta accisa – applicata al consumo totale ed espressa in euro (più precisamente, in €/kWh), e l’imposta sul valore aggiunto (Iva), che invece è espressa in termini percentuali. Infine, per un’incidenza di circa il 14% vi sono gli altri proventi e oneri, che sono componenti previste per legge, il cui gettito è destinato a finalità particolari. Sono costi associati a diverse voci, come la promozione delle fonti rinnovabili (componente A3), il mantenimento di regimi tariffari speciali (componente A4), i contributi per ricerca e sviluppo (componente A5), i contributi per lo smantellamento delle centrali nucleari e relative misure di compensazione (componente A2 e MCT) ed altre voci minori. La più consistente, pari a circa il 90%, di queste componenti è la A3 destinata a promuovere la produzione di energia da fonti rinnovabili e assimilate. Oltre agli oneri generati direttamente dagli incentivi statali, essa serve a coprire anche i costi di funzionamento del Gse (Gestore del Sistema Elettrico), quelli per i Certificati Verdi, quelli per le agevolazioni per le connessioni alla reti di distribuzione, etc. Gli attuali incentivi statali per il fotovoltaico- e, più in generale, per l’energia prodotta da fonti rinnovabili: eolico, geotermico, idroelettrico, etc. – sono parte della componente A3.
(2) Secondo l’ultima comunicazione dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas “nel 2012, gli incentivi per le fonti rinnovabili ed assimilate sono destinati a superare i 10,5 miliardi di euro, di cui 1,2 per le fonti assimilate, 1,8 per i certificati verdi, 6 per il fotovoltaico e il restante 1,4 per gli altri strumenti incentivanti (tariffa fissa onnicomprensiva, Cip 6 per le fonti rinnovabili, scambio sul posto). Tale importo rappresenta oltre il 90% di tutti gli oneri di sistema pagati nelle bollette elettriche della famiglia-tipo e rappresenta il 16% circa della spesa finale, superando i costi di rete (trasporto e trasmissione) che rappresentano circa il 15% del totale della bolletta. Altre voci di rilievo, l’efficienza negli usi finali (334 milioni di euro/anno), i regimi tariffari speciali ( 250 milioni di euro/anno) e le attività nucleari residue (150 milioni di euro/anno)” (http://www.autorita.energia.it/allegati/com_stampa/12/120330.pdf). L’andamento di queste voci negli ultimi anni è riprodotto in figura secondo quanto riportato all’indirizzo http://blog.forumnucleare.it/notizie/anno-nuovo-bollette-nuove-piu-care/.
(3)  Ben noto lo studio del 2000 dell’Agenzia internazionale dell’energia “Experience Curves for Energy Technology Policy”: http://reaccess.epu.ntua.gr/LinkClick.aspx?fileticket=Driek6XFOMs%3D&tabid=582&mid=1096. Si veda anche “ETP 2008: Technology Learning and Deployment”: http://www.iea.org/work/2007/learning/discussion_paper.pdf.
(4)  Secondo l’Irex Annual Report 2012 presentato da Althesys: http://www.althesys.com/irex-annual-report-2012/.

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26 commenti

  1. Luca Barba

    L’articolo mette l’accento su una serie di fattori qualitativi, senza approfondire troppo i dati. Posto che i settori più energivori sono sussidiati anch’essi come riportato (cioè veniamo tassati per pagare una parte della bolletta delle ferrovie), il punto fondamentale è un’altro. Il 70 per cento del 7 per cento è circa il 5 per cento : tantissimo! E crescerà in futuro. Chi paga questo 5 per cento in più ? Tutti coloro che non possono permettersi di acquistare il solare. Vale a dire : risparmia l’Enel che compra meno olio da bruciare prende i soldi chi compra i pannelli (cinesi) paga chi ha bisogno dell’energia e non ha le possibilità : famiglie, operai, pensionati, lavoratori L’unica agevolazione seria è quella per la ricerca. In maniera che si crei una filiera industriale che parta dalla componente tecnologica. In assenza di questa il resto, come inevitabilmente si dimostrerà, è tutto vuoto pneumatico.

  2. HK

    Siamo tutti interessati ad un’economia più verde e il fotovoltaico è una interessante soluzione. Tuttavia c’è un però. I pannelli fotovoltaici sono costosi e soprattutto prevalentemente prodotti in Cina. Insomma è come comperare l’equivalente in valore di petrolio con 10 anni… Quindi per la nostra economia non c’è differenza fra comperare petrolio o gas o pannelli. Certo se li producessimo in Italia sarebbe tutta un’altra cosa

  3. AM

    Ottimo articolo. Il futuro è delle fonti di energia rinnovabili. Investiamo sul futuro e non sul passato.

  4. bruno piacentini

    D’accordo a sostituire le fonti fossili di energia con quelle rinnovabili,ma dato che ,fatto 100 il costo totale di un impianto fotovoltaico ,la quota celle e sistema è circa l’85% – nella massima parte prodotta all’estero(Cina,Corea,Germania,Stati Uniti)-,alla fine gli incentivi vanno a finanziare attività di R&D e produzione all’estero, e solo per un 15% le attività di installazione fatte in Italia.Bisognerebbe alienare dagli incentivi la quota importata.

  5. Marco Tamanti

    Ottimo articolo. Quello che il governo deve fare è cercare di scaricare alcuni costi non appropriati dalla bolletta elettrica. Invece i singoli cittadini, per difendersi dall’aumento del costo dell’energia, possono installare pannelli fotovoltaici sul proprio tetto ed … usufruire del prossimo “conto energia”.

  6. Fabrizio Mennella

    Ben detto. E bisognerebbe inoltre smetterla con la favola degli incentivi alle sole rinnovabili. Si dà il caso infatti che quelle tradizionali abbiano vissuto per decenni di aiuti pubblici, a cominciare dagli ingenti investimenti nella costruzione (e manutenzione) delle reti autostradali e stradali. Senza contare l’assenza nel prezzo degli idrocarburi, per esempio in quello della benzina, di componenti che ne riflettono le esternalità negative quali i costi sociali e sanitari dell’inquinamento provocati dal suo consumo. Un sussidio, quest’ultimo, in piena regola.

  7. marco

    L’articolo descrive la reltà partendo da dati e fonti; perchè questo non viene fatto da giornali e media che continuano a martellare con la balla che la bolletta è alta solo per colpa degli incentivi alle rinnovabili? Perchè non si spiega nella tv del servizio pubblico la necessità di andare verso una democrazia energetica e distribuire così ai cittadini i proventi derivanti dalla produzione in proprio dell’energia sul modello di Schonau in Germania? Alla faccia del conflitto di interessi! Preciso che rinnovabili non vuol dire solo fotovoltaico e che molti settori stanno incominciando a sviluppare adesso tecnologie vincenti che nei prossimi anni creeranno energia pulita, occupazione e crescita; parlo del risparmio energetico, del geotermico pulito, del minieolico, del miniidroletrrico, dell’energia dalle correnti marine e dalle onde, dal Kitegen; a queste è da aggiungersi la cogenerazione che permette di produrre calore ed energia da fonti fossili con un’efficienza energetica superiore al 90% contro il 40% delle attuali centrali termoelettrche a gas-Ultima considerazione:diminuire l’inquinamento significa anche risparmiare pesantemente sulla sanità e sull’istruzione

  8. frank

    Completamente d’accordo con il contenuto dell’articolo. L’incentivazione è necessaria sino alla completa sostituzione delle energie non rinnovabili con quelle rinnovabili. Il problema è che il costo dei pannelli solari è ancora alto ed è in questa fase che il governo dovrebbe intervenire con prestiti molto agevolati a famiglie che hanno possibilità di installare pannelli sui tetti naturalmente garantiti dal GSE. Forse in questo modo si potrebbe ridurre la quota incentivante pagando naturalmente la produzione di energia. Evidentemente la non produzione di pannelli solari in Italia è la conseguenza della scarsa imprenditorialità in questo paese che non sà vedere il futuro ma vede solo il presente fatto di ladrocinii.

  9. Paolo Moroni

    Sono d’ accordo in toto su quanto riportato, mi sento di aggiungere a tutti coloro che lavorano in questo settore, di fare sentire la nostra voce in tutte le maniere affinché le cose rimangano come sono, per la prima volta che da cittadini possiamo ricavare un vantaggio difendiamolo.

  10. Davide Muratori

    Sviluppare un adeguato sistema industriale di produzione di energia elettrica prodotta con impianti che usino fonti rinnovabili che sostituisca l’ attuale sistema basato sull’utilizzo del petrolio è certamente una delle maggiori opere di modernizzazione e sviluppo di cui il paese ha urgentemente bisogno.Il reperimento delle risorse deve avvenire valutando ,fra le grandi opere,quali siano veramente quelle degne di essere realizzate e quali invece no.L’importanza di questi impianti non deve però fare cadere l’attenzione su aspetti che possono essere accantonati in nome della necessità dell’opera.Mi riferisco ai siti ritenuti idonei all’instllazione di pale eoliche .pannelli fotovoltaici.Vi sono luoghi che definirei ,senza timore ,sacri ,e quindi inviolabili da ogni intervento che non sia a tutela del patrimonio che il luogo rappresenta. Va tutelato il patrimonio nazionale delle Fonti sorgive,dei pochi boschi rimasti,di tutti quegli ecosistemi il cui equilibrio è estremamente delicato e che potrebbe essere devastato da interventi inopportuni.Vi sono cose più importanti del produrre energia.

  11. Filippo Brandoli

    Il problema e’ solo Che voi volete farci credere questo in realta’ non e’ così. Il Fotovoltaico da lavoro a migliaia di persone. Inoltre gli inventivi sono tassati perciò il sistema Italia guadagna dal fotovtaico nonostante gli incentivi. 1 sapete quanto e’ la multa al 2020 se non si raggiungono gli obiettivi stabiliti Da Kyoto 2?? 2 il problema e’ solo Uno uno e cioè che il fotovotaico e’ in mano a troppe aziende perciò incontrollabile (intendo mazzette o mazzettone per i politici) mentre se si fa una centrale nucleare da 10 miliardi l appalto lo prende Una azienda sola e ne deriva una mazzetta controllabile dai politici. Questo e’ il vero problema! Cosa sono 6miliardi all’ anno per l Italia di incentivi? Visti i benefici Che l Italia ha? La realtà e’ questa! Pubblicate questo articolo se avete il coraggio di mettere a corrente tutti della realtà!

  12. Roby

    Sono d’accordo sul discorso degli incentivi, che in sé e per sé non sono altro che un metodo per far partire qualcosa; più che un costo sono un finanziamento e ci saranno dei benefici in futuro. Gli incentivi solari sono invece vita natural durante, durano 20/25 anni; ora se la cosa aveva senso dovevano finanziare solamente la costruzione delle infrastrutture necessarie e gli impianti, non la produzione di energia. Il solare, senza incentivi, non è conveniente. Vuol dire che ogni kWh prodotto con il solare costa di più di quello prodotto con un altro metodo convenzionale, quindi, tenere accesi i pannelli è un costo e basta. Gli incentivi servono a ripagare questo costo. Purtroppo la cosa è letteralmente sfuggita di mano, e alla fine dell’anno scorso erano stati installati in tutto 13GW di solare, se si fosse trattato di qualche MW, lo spreco, sarebbe anche potuto continuare, purtroppo, 13GW sono veramente tanti, visto che la potenza arriva a picchi di 30/40GW. Si potrà parlare di ridistribuzione di soldi dai contribuenti e consumatori ai produttori se si vuole, non di certo di un metodo efficiente e conveniente per risolvere il problema energetico.

  13. Dario Pegoretti

    Una cosa è certa. I costi sono calcolabili, ma nessuno li calcola. Chiedo, come cittadino, che qualche cervellone faccia un calcolo dei costi medi per famiglia degli incentivi (tenendo conto anche del costo derivato dall’importazione di prodotti esteri necessari agli impianti) e un calcolo dei benefici.

  14. Pierluca Meregalli

    Speriamo non vada a finire come al solito:da un eccesso a quello opposto.E’ indubbio che nella fase iniziale le energie rinnovabili vadano incentivate.Il problema è il quanto.Bisognerà ridurre gli eccessi ma mantenere una incentivazione appetibile.Non sembra una impresa impossibile.Salvo il fatto che siamo in Italia.Piuttosto la rete andrà adeguata il più rapidamente possibile alle peculiarità delle rinnovabili.Non possiamo tenere inattivi generatori eolici (che però mantengono l’incentivo anche se non producono) solo perchè la rete non può accettare in entrata tutta l’energia producibile.

  15. Francesco Cavani

    Condivido ciò che dite, e prendo atto che il costo della bolletta è dovuto solo in parte (circa il 5% se ho capito bene) agli incentivi alle rinnovabili. Manca però una critica puntuale sugli attuali e precedenti incentivi: cioé che abbiamo finanziato e incentivato i grandi impianti FV. Il FV ha senso se installato sui tetti e se utilizzato per lo più per autoconsumo. Questo è dovuto a fattori tecnici: soprautto alla pessima efficenza della rete di distribuzione della rete. Quando autoconsumo 1kw di fotovoltaico prototto dal mio impianto, faccio risparmiare circa 2,4kw al produttore di energia. Se invece devo immetterla in rete, l’efficenza (già bassa) crolla. A questo si aggiungono due cose negative: coprire di pannelli dei campi coltivati (invece che tetti) e creare aziende che si reggeranno per i prossim 20 anni esclusivamente sugli incentivi pubblici, senza che queste creino indotto o dipendenti o benefici effettivi per la comunità. Spero che il V conto energia sia migliorato in questo senso.

  16. Leonardo Ortiz

    Molti commenti, e autorevoli osservatori come il Prof Clò e Stefano Agnoli sul Corriere, battono sul problema dei moduli importati dalla Cina. Posto che i moduli contano sempre meno sul costo pieno di produzione di 1 kWh fotovoltaico, e che sarebbe meglio farli in Italia, la matematica è la seguente. 1kW fotovoltaico oggi lo importiamo a non più di 800 euro. Genera 1.200kWh elettrici annui, che spiazzano circa 2.400kWh termici di gas, che ad importarli costano 75-80 euro. Spendiamo 800 euro e ci ritornano 75-80 euro, per 25-30 anni. Ritorno sull’investimento del 9-10% annuo. Sul debito estero a lunga scadenza l’Italia paga poco più del 6%: in termini di saldo di bilancia dei pagamenti, sui moduli fotovoltaici guadagnamo quindi il 2-3% annuo. Nel 2010 e 2011 i moduli costavano di più e il gas di meno, e il ragionamento non filava. Ma oggi i numeri sono questi: che facciamo, buttiamo tutto alle ortiche proprio ora che viene il bello? Importare beni di investimento è diverso da importare combustibili, i conti si fanno in termini di bilancia dei pagamenti su base pluriennale, non di bilancia commerciale.

  17. Riccardo Lucatti

    Il petrolio non sta finendo. Solo diventerà presto antisconomico estrarlo. Dice … ma c’è il metano … Sì, è vero, vi sono enormi giacimenti nel fondali marini, che già liberano spontaneamente gas, rendendo l’acqua troppo “leggera” per sostenere le navi e l’aria sovrastante troppo “diluita” per sostenere aerei in volo. C’è però un “ma”: l’estrazione del metano dai fondali marini è assai costosa, complessa e soprattutto rischiosa e periicoloa. Perchè? Se con l’estrazione diminuiamo la pressione interna di quelle enormi sacche, si rischiano crolli sortrtomarini (“per sostegno manco”, direbbe Dante!) , maremoti e tzunami e qual che è peggio, si rischia il collasso delle pareti sottomarine che sostengono le coste continentali. E allora? In italia possiamo varare un piano per la realizzazione di circa 15.000 microcentrali idroelettriche. Poi c’è molto altro anciora, ma mi fermo a questi argomenti, chiedendo il contributo di tutti sugli aspetti che ho richiamato.

  18. marco

    L’articolo evidenzia la passione dell’autore ma non è per niente condivisibile. A mio parere bisogna esaminare bene e senza paraocchi la situazione tecnica ed economica attuale del settore. Le fonti alternative di energia non sono tutte uguali, vanno incentivate quelle più efficienti, almeno in prospettiva, sia dal punto di vista della continuità produttiva sia da quello del costo. Il fotovoltaico è la fonte più aleatoria quanto a produzione, non produce di notte e col tempo brutto, ed è anche la fonte più cara in assoluto, molte decine di volte il costo del termoelettrico. L’eolico ha caratteristiche analoghe di aleatorietà (almeno in Italia) pur con un migliore rapporto costo/prestazione. Le vere fonti rinnovabili su cui riporre speranze concrete sono le biomasse, il geotermico, il mini idroelettrico, e poche altre. Su queste vale la pena di investire davvero, invece di dilapidare soldi pubblici per regalarli a produttori stranieri di pannelli FV e ad aziende speculatrici sui grossi impianti FV (il fatto che De Benedetti ci si sia buttato è indicativo…). E naturalmente occorre sopratutto investire in miglioramenti dell’efficienza delle reti, nell’edilizia, nei trasporti.

  19. Rosario

    Vorrei far notare che gli incentivi all’energia rinnovabile, oltre a portare un aumento delle nostre bollette per pagarne il costo (finanziando sia i produttori dei pannelli fotovoltaici, in gran parte stranieri, soprattutto tedeschi, americani e cinesi, che gli stessi imprenditori che si son buttati a pesce nella realizzazione di centrali FV fiutandone la facile rendita), stanno ottenendo un altro effetto perverso che a sua volta incrementerà ulteriormente le nostre già salatissime bollette. Infatti già da qualche mese è in atto un incremento del costo sul mercato elettrico dell’energia prodotta di sera e a volte persino di notte in quanto le centrali a gas, che prima potevano produrre a tavoletta di giorno e di notte, ora devono staccare di giorno per lasciare spazio all’energia fotovoltaica (che come è noto si produce solo di giorno) ma devono riprendere a produrre di sera. Questi continui riavvii comportano un forte costo, che si riversa sul costo dell’energia finale al consumatore e si aggiunge al costo fisso degli incentivi alle rinnovabili. Forse non tutti sanno che l’annosa mancanza di un serio piano energetico nazionale ci sta mangiando da anni almeno mezzo punto di PIL.

  20. Alessandro Pagliara

    Se al posto di creare tariffe, aggiornate sistemi, si cambiassero le regole in maniera semplice e sul fotovoltaico e sull’eolico che sono impianti dove praticamente c’e’ il solo costi iniziale e si facesse una tariffa in funzione della media del costo di vendita dell’impianto…oggi non saremmo qui e non ci sarebbero speculazioni, ma solo investimenti…..troppo facile, per essere vero…poi aggiungiamo pure che visto che il prezzo del gas non si conosce e chissà cosa paghiamo (scusate la dietrologia, ma a pensar male in Italia ci si azzecca) diciamolo pure che non è facile tenere zitti i grandi impianti, è più semplice zittire migliaia di piccoli !

  21. Andrea Trenta

    Resta da capire la logica che ha generato la proposta del governo di ridurre gli incentivi al fotovoltaico attraverso una riduzione di quelli che provengono dal prezzo dell’energia elettrica c’è da considerare per questo la discesa quasi verticale negli ultimi anni dei costi dei pannelli fotovoltaici, che ha fatto innalzare il rendimento dell’investimento in produzione di energia e sta permettendo di raggiungere agevolmente gli obiettivi di mix energetico: si vuole forse trasferire il risparmio sugli investimenti dei privati in acquisto dei pannelli al mercato dell’energia? Forse il conto energia è legato ai parametri di costo dei pannelli e ne segue l’andamento? Sarebbe bello chiarire questo anche nelle comunicazioni che fa il governo ai suoi cittadini se non vogliamo tornare al solito populismo di abbassare la bolletta elettrica. Oltre all’articolo, reputo luminoso l’intervento del lettore Ortiz.

  22. Enrico Engelmann

    Purtroppo l’ autore non dedicata affatto spazio ai problemi veri, che sono tecnici e a causa dei quali fotovoltaico ed eolico sono destinati a rimanere a priori delle fonti di energia buone solo per utilizzi di nicchia, quali baite in montagna e cartelli stradali luminosi in posizione isolata. Infatti il problemi vera, al di la dei costi e dei prezzi, e’ solo e’ unicamente che le energie rinnovabili sono disponibili non quando serve, ma quando capita. Per ovviare al problema l’ unica soluzione sarebbe quella di adottare accumulatori tanto grandi, pesanti e costosi da impedire qualsiasi utilizzo realmente impattante sul consumo globale nazionale. Basta fare qualche calcolo per capire quanto l’ utilizzo di fonte energetiche sporadiche come eolico e fotovoltaico sia del tutto assurdo per casi reali: ad eempio, una piccola ditta che utilizza per i propri macchinari 6kWh per 8 ore al giorno, per poter essere autonoma per due giorni, avrebbe bisogno di 2-2,5 tonnellate di batterie al piombo. Questo senza contare il riscaldamento/climatizzazione!

    • Marco Montangero

      Chi critica l’articolo parla senza cognizione di causa. Già oggi il 50% dell’energia prodotta e consumata proviene da fonti rinnovabili e il 10% è da fotovoltaico.
      Per il futuro si stanno studiando nei vari settori soluzioni per aumentare l’efficienza della produzione da un lato, mentre per l’accumulo si sta andando in direzioni diverse dagli accumulatori tradizionali. La strada più promettente si direbbe la conversione dell’energia in idrogeno che può poi essere sfruttato.
      Tutto ciò significa ricerca, posti di lavoro, e guadagnare posizioni in un settore strategico per il futuro del paese nonchè vitale per la salvaguardia del pianeta.

  23. Lorenzo Sterani

    Vorrei puntualizzare che quanto scritto da Enrico Engelmann non è del tutto accurato. Già oggi, senza gli apporti sporadici delle energie rinnovabili solare ed eolica, l’energia in eccesso viene immagazzinata nello -sviluppatissimo- sistema idroelettrico italiano. L’energia in surplus viene utilizzata per pompare l’acqua dalla valle alla diga, salvo poi essere di nuovo fatta scivolare nelle turbine per produrre energia nei momenti di necessità. Questo metodo, già in uso, permette di ‘immagazzinare’ energia senza ricorrere a ciclopiche batterie.

  24. Defcon70

    Articolo qualitativamente ineccepibile, ma il problema del Conto Energia è quantitativo. Un po’ come scrivere che il finanziamento pubblico dei partiti è necessario (pochi non sono d’accordo, fra i ragionevoli) e poi attestare che nella realtà si finanziano con importi 5 volte le loro esigenze. Segnalo due omissioni importanti: La prima è tutto sommato perdonabile per un ordinario in Economia (un po’ meno leggendo il resto del curriculum); il peso in bolletta del FV (e delle altre FER elettriche intermittenti) non si misura solo con l’incidenza della componente A3, ma anche in un aumento dei cd. “costi indiretti di rete” che cadono nella voce “dispacciamento”. In breve, Terna – per garantire la stabilità della griglia ossia evitare black-out – deve pagare ai produttori una maggiore quota di “riserve di potenza” a compensazione dell’incertezza di produzione delle FER intermittenti che hanno priorità di dispacciamento. Il comunicato stampa dell’AEEG ha messo nero su bianco anche di quanto sono aumentate a partire da Aprile 2012. Mano a mano che la quota di generatori intermittenti aumenta sul totale dei generatori, questi costi salgono esponenzialmente. La seconda: pur con le ultime riduzioni delle tariffe feed-in del V Conto Energia, gli incentivi italiani restano ancora al di sopra di quelli che il resto dei governi mondiali offre.

  25. Gilberto Desiati

    Mi piacerebbe sottolineare un dato che emerge nel tariffario praticato in fascia diurna. Il differenziale tra F1 e F3, cioè tra la fascia diurna e la fascia notturna è nettamente diminuito. Mi chiedo se tale differenziale potrebbe essere conseguente al maggior “disponibilità” di corrente elettrica generata dai Tetti Fotovolatici. Se così fosse, mi piacerebbe definire di quanto si è ridotto il differenziale. Se fosse diminuito per ca 9 mld annui, allora in linea con il Prof. Keynes, mi verrebbe da dire che la Spesa pubblica dell’incentivo ha generato un recupero in termini di produttività del Sistema economico. Se spendo 9 mld e ne risparmio 10 mld, l’incentivo ha ben funzionato.

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