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IMU, LA SPECIAL ONE

Arriva l’Imu, ma c’è poca chiarezza sulla sua disciplina. Se vuole essere un’imposta patrimoniale, allora bisogna chiarirne la portata, con un’analisi dettagliata dei suoi effetti redistributivi. Se è un’imposta locale, è necessario indicare quali siano i benefici locali che garantisce. Oltretutto, è anche un’imposta nazionale. Il suo peccato originale è la mancanza di cifre certe. E quella che è stata inizialmente definita come stima di gettito di 21 miliardi di euro, è in realtà un obiettivo minimo. Chiariti invece altri punti di contenzioso.

Che succede all’Imu? Il governo dei tecnici ha dovuto agire con molta fretta e inevitabili sono state le mancanze e le imprecisioni nei suoi primi provvedimenti. La gestione della disciplina dell’Imu è forse solo la punta di un iceberg che comprende, per esempio, anche la gestione di cosiddetti “esodati” e la riforma del mercato del lavoro.
Su queste pagine l’Imu è già stata esaminata e discussa ormai abbondantemente. (1) Qui, dunque, riaffrontiamo in maniera critica solo alcuni aspetti della sua disciplina, così come aggiornata dai provvedimenti di questi giorni.

IMU: COSA È, COSA NON È E COSA DOVREBBE ESSERE

L’Imu è figlia dell’Ici, a sua volta figlia dell’Isi, imposta straordinaria introdotta nel 1992 dal governo Amato in una fase storico-economica simile per molti versi a quella attuale. Nel 1993 l’Isi divenne Imposta (ordinaria) comunale sugli immobili (Dlgs 504/1992), all’interno però di un coerente processo di responsabilizzazione e di accresciuta autonomia finanziaria degli enti locali. Soppressa sulle prima case nel 2008 (legge 126/2008), l’Ici sparisce definitivamente lo scorso anno, quando il Dlgs 23/2011 ne prevede la sua sostituzione con l’Imup a partire dal 2014. Infine, il decreto “salva Italia” dello scorso dicembre (convertito con legge 214/2011) anticipa e modifica l’introduzione dell’Imposta municipale, ora ribattezzata “unica”.
La sua storia chiarisce innanzitutto uno dei motivi della poca chiarezza della sua disciplina. Infatti, l’Imu fa riferimento a tre fonti legislative diverse e non sempre conciliabili: serve dunque innanzitutto una disciplina unica del tributo, anche tenendo conto della volontà del governo (contenuta nella nuova delega fiscale) di rivedere la normativa sulle rendita catastali.
L’Imu sembra essere a metà tra un’imposta patrimoniale tout court, con valenza redistributiva e dunque basata sulla capacità contributiva individuale, e un’imposta comunale, il cui fine dovrebbe essere invece quello di assicurare un gettito certo agli enti locali in cambio di beni e servizi locali ma senza velleità redistributive.
Se l’Imu vuole essere un’imposta patrimoniale, allora bisognerebbe chiarirne la portata, fornendo un’analisi dettagliata dei suoi effetti redistributivi. L’impressione è che, introdotta in aggiunta ad altre imposte esistenti e senza la previsione (sparita nella delega fiscale) di una riforma della tassazione dei redditi, non faccia altro che colpire ulteriormente la fascia media della popolazione, già pesantemente colpita dalla tassazione Irpef (i dati di questi giorni mostrano come il 10 per cento dei contribuenti, con redditi compresi tra i 35mila e i 70mila euro, contribuiscono per il 25 per cento del gettito Irpef totale). Quanta varrà l’Imu per questi contribuenti? Quindi quanto è equa l’imposta?
Se invece l’Imu vuole essere un’imposta locale, allora perché non chiarire e stabilire quali siano i benefici locali che sono garantiti dal suo pagamento? Per esempio, la council tax in Gran Bretagna è un’imposta comunale basata sull’abitazione, ma che comprende, tra l’altro, anche il servizio di pulizia delle strade e la raccolta rifiuti. Ciò, evidentemente, non è vero con l’Imu.
Infine, l’Imu sta a metà tra l’essere imposta comunale e imposta nazionale, tant’è vero che il Comune deve devolvere allo Stato il 50 per cento del gettito calcolato ad aliquota di base. È evidente che la previsione di questo trasferimento “fisso” – unita al taglio di trasferimenti e alla stretta del Patto di stabilità – limita moltissimo la libertà dei comuni di variare le aliquote verso il basso. Non solo. L’Ici prevedeva un’aliquota unica differenziabile tra ordinaria e speciale (per le prime case); la legge nazionale per l’Imu prevede di fatto due aliquote di base: una per l’abitazione principale e una per le altre tipologie ed entrambe le aliquote di base sono variabili. Anche questa scelta sembra suggerire che l’effetto comportamentale dei comuni sarà molto diverso da quello utilizzato con l’Ici (minimizzazione dell’Ici su abitazione principale e massimizzazione dell’Ici ordinaria). Infine, a differenza del decennio precedente, lo strumento dell’addizionale Irpef ora è più maturo, cioè molto più utilizzato, nonostante i ripetuti blocchi: questo significa che sarà in futuro una leva molto meno utilizzabile che in passato e, dunque, ci sarà meno possibilità di sostituire uno strumento con l’altro. In altre parole, se un comune non potrà più agire sull’addizionale Irpef, agirà gioco forza al rialzo sull’Imu.

IMU: LA LEPRE E LA TARTARUGA

Il governo, sollecitato da sindaci, associazioni edilizie, costruttori, e recentemente anche dai Caf, sta piano piano mettendo una toppa alle lacune della disciplina Imu. Pur rincorrendo i propri errori e le proprie mancanze, tuttavia, sembra non riuscire mai a raggiungerle e colmarle del tutto.
Il peccato originale dell’operazione Imu è la mancanza di cifre certe. L’incapacità di fornire previsioni di gettito sembra confermare l’impressione che ciò che è stata inizialmente definita come “stima” di gettito di 21 miliardi di euro circa è in realtà un “obiettivo minimo”. Fatto salvo quel gettito, le aliquote dovranno adattarsi. E, si badi bene, non solo le aliquote comunali. Con una modifica inaspettata il governo si è riservato la possibilità di rivedere aliquote di base e detrazioni già quest’anno, entro il 31 luglio (con ulteriore appendice a dicembre, probabilmente però limitata a casi particolari). In altri termini: l’acconto del 18 giugno verrà utilizzato come stima del gettito potenziale e sulla base di quei numeri aliquote e detrazioni verranno modificate.
E a proposito dell’acconto, è stato finalmente chiarito che questo sarà calcolato applicando le aliquote di base, con in più la detrazione totale base stabilita dalla normativa nazionale. Con la scadenza di dicembre verrà calcolato dunque il corretto debito d’imposta netto. Una soluzione che, nella sua transitorietà, appare ovviamente saggia. Talmente saggia, però, che ci si chiede perché la previsione abbia dovuto attendere così a lungo per essere approvata. E la correzione tardiva porta a un’altra distorsione: come dovranno comportarsi i comuni – pochi, a dire il vero – che hanno già deliberato le aliquote? Perché anche chi le ha già stabilite dovrà far pagare l’acconto ad aliquota base? E cosa succederà alle deliberazioni comunali se, come previsto, interverrà una modifica delle aliquote e detrazioni nazionali? Peraltro, modalità e modulo per il pagamento dell’imposta non sono ancora stati approvati.
Sembra chiarito anche il contenzioso con i comuni per quanto riguarda l’Imu dovuta dagli stessi allo Stato, vale a dire quella su immobili comunali non utilizzati per fini istituzionali e dunque soggetti all’imposta. Non si sarebbe trattato di una semplice partita di giro, in quanto il 50 per cento del gettito che il comune devolve al governo centrale avrebbe ricompreso anche l’ammontare di quell’imposta. Sembra che, limitatamente agli immobili non strumentali situati sul proprio territorio, l’Imu non sia dovuta. Con grande sollievo dei sindaci.

(1) Si vedano, in particolare, per il rapporto Imu e Chiesa: Cala la nebbia sull’Imu degli enti ecclesiastici; per l’effetto dell’Imu sugli immobili non locati: Imu, qualcuno manca all’appello; sugli effetti redistributivi dell’Imu: Effetto Imu; su pregi e difetti dell’Imu: Pregi e difetti dell’Imu; infine, per un confronto tra Imu e Ici: Come sarà la nuova Ici?)

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21 commenti

  1. Marcello Giberti

    In famiglia abbiamo la “fortuna” di possedere alcuni appartamenti ereditati o frutto dei nostri risparmi che abbiamo dato in affitto a canone concordato(più basso del mercato) per ottenere un risparmio sull’ICI e IRPEF integralmente trasferito sul canone. Se, come sembra, questo risparmio verrà eliminato con l’uniformità delle aliquote viene anche eliminato il motivo per cui si è concordato un canone ridotto. In generale, in quasi tutti i commenti alla nuova IMU, non si parla delle abitazioni affittate a canone concordato che ritengo siano molte i Italia. Inoltre, abbiamo dato in uso a nostra figlia sposata un appartamento che veniva equiparato a Roma ad una abitazione principale esente da ICI. Con la nuova IMU verremmo a pagare più di 1500 con un aumento del “INFINITO %” Stessa cosa per la nostra abitazione principale! Forse queste cose verranno migliorate ma è assurdo che non se ne parli e che non si sappia quanto dovremo pagare fra due mesi Marcello Giberti

    • La redazione

      Ai Comuni dovrebbe rimanere la possibilità di continuare ad equiparare le abitazioni date in comodato gratuito a parenti di primo grado (almeno limitatamente all’applicazione dell’aliquota ridotta). Ciononostante, i Comuni stessi dovranno comunque assicurare allo Stato il 50% del gettito per l’imposta dovuta da quelle abitazioni e quindi lo “sconto” dovrà essere compensato da risorse recuperate dagli stessi Comuni.

  2. serlio

    Sarà un massacro e gli italiani se ne renderanno conto tra poco. si tratta di una vera e propria patrimoniale su un bene acquistato con i soldini scampati alla tassazione, un bene che non produce reddito (diversamente dagli investimenti finanziari) e che comporta ogni anno delle spese di gestione (che però non si possono dedurre). Chi la sostiene, come i nostri beneamati professori, sono in affitto da qualche ente pubblico ad affitto agevolato, altrimenti non la avvalerebbero. per chi non se ne fosse accorto, si sono moltiplicati i centri di imposizione fiscali (regioni, provincie e comuni), ma la tasca da cui prelevare è una sola! avete voluto il federalismo fiscale, ecco il risultato. ogni tassa aggiuntiva ed odiosa come questa dovrebbe essere preceduta dal taglio di spese almeno pari al gettito previsto, altrimenti sarà sempre del tutto inutile pagare, pagare, pagare.

    • La redazione

      Il decreto sul federalismo fiscal approvato dal precedente governo prevedeva l’IMU ma solo sulle seconde case. L’attuale IMU si applica anche alle prime case ma deve garantire un gettito predeterminato allo Stato. In entrambi i casi, quindi, funziona male il principio secondo cui l’elettore locale può punire o premiare il politico locale. Nel primo caso, perché molti proprietari di seconde case risiedono in un Comune diverso da quello in cui è situato l’immobile. Nel secondo caso, perché i sindaci avranno davvero poca libertà di azione sulle aliquote ordinarie.

  3. AM

    Articolo interessante con contenuto condivisibile. Vorrei aggiungere che già nel sistema precendente sia con ICI su prime e seconde case sia con ICI esclusa per le prime case vi erano velleità redistributive in quanto i proprietari di seconde case pagavano spesso le aliquote massime consentite, mentre i proprietari di prime case pagavano aliquote ridotte con deduzioni e dopo il 2008 erano esentati. Contesto poi il fatto che le abitazioni concesse come prima casa a familiari sono considerate ai fini fiscali come seconde case. Mi rendo conto che in passato vi erano stati molti abusi al riguardo, ma penso che l’introduzione di una misura iniqua non sia il rimedio migliore per eliminare gli abusi. Sarebbe come se per eliminare gli abusi dei falsi invalidi si eliminassero le pensioni e i sussidi di invalidità.

    • La redazione

      Giusta precisazione. Sulle prime case concesse ai famigliari, si veda la risposta a un commento precedente.

  4. Alfonso Fumagalli

    1. Perchè non dovrebbe essere pagata l’IMU sugli immobili comunali non strumentali ? Il mio comune possiede negozi non usati o affitati: o li metta a reddito o li venda 2. Perchè non dovrebbe essere pagata l’IMU sugli immobili comunali strumentali ? Una buona gestione vorrebbe di utilizzare meno spazio possibile e vendere ciò che non utilizzato. Ma forse non ho capito quanto scritto. Ma in generale non ci si deve lamentare delle tasse, ma delle spese e dell’efficienza economica delle stesse. Solo così si potrenno ridurre le tasse, altrimenti è una coperta troppo corta

    • La redazione

      Poiché l’ICI e l’IMU sono imposte comunali si avrebbe avuto la contraddizione di un ente che paga imposte a se stesso. Nel caso dell’IMU, però, i Sindaci avrebbero dovuto devolvere poi il 50% di quanto pagato a se stessi allo Stato. Da qui le proteste dei Sindaci. Sulla desiderabilità o equità del fatto che i Comuni paghino l’IMU, su immobili strumentali o meno, è opportuno però far notare che il Comune paga le imposte, ovviamente, con i soldi dei propri cittadini: essi dunque pagherebbero imposte tanto per i propri immobili quanto per gli immobili posseduti dal proprio Comune.

  5. Giovanna

    La seconda casa ha un IMU sensibilmente aumentata rispetto all’ICI, e la tassa è anche determinata dal comune, sarebbe corretto dunque se almeno ci fosse la possibilità da parte del proprietario di votare alle elezioni comunali. Ad esempio se uno ha tre case in tre comuni diversi dovrebbe poter votare alle amministrative in tutti e tre i comuni. Non è questione di politica, ne di voto di scambio, è questione che pagando le tasse maggiorate, il servizio rifiuti, gli allacciamenti alle reti pubbliche, l’urbanizzazione, ecc. è giusto ritenere che si debba anche avere il diritto di esprimere il proprio giudizio sull’amministrazione. Diversamente si è cittadini solamente penalizzati senza alcun diritto ma con solamente doveri da rispettare senza poter partecipare alle decisioni che sono state o che saranno prese nei propri confronti.

    • La redazione

      Il principio che non ci sia tassazione senza rappresentanza è corretto ma certamente più facile ed equo da applicare a livello nazionale. A questo proposito, vale la pena di notare come ci siano elettori che non pagano le imposte e contribuenti che, al contrario, non possono votare. 

  6. Francesco Scolamiero

    La cosa più sgradevole è l’aver ripristinato un prelievo sulla prima casa. Un ulteriore aggravio per i giovani che già hanno l’onere del mutuo. Nel mio blog ho riportato un piccolo esempio di come a tutti i livelli di reddito è ingiusta una patrimoniale sulla casa.

    • La redazione

      La tassazione della prima casa in sé non è fiscalmente né più né meno sgradevole di altre forme di prelievo. Per chi paga un mutuo è possibile prevedere altre agevolazioni fiscali (che esistono anche in Italia). Ci sono anzi ottime ragioni di efficienza per cui l’imposta sulla casa è utilizzata a livello locale. Ciononostante, essa deve però essere valutata all’interno della pressione fiscale esistente. Per esempio, un’imposta patrimoniale sulla casa è forse più digeribile quando accompagnata da una parallela riforma della tassazione dei redditi da lavoro.

  7. Riccardo Lucatti

    Ricoverati in casa di riposo pagano l’IMU sulla casa vuota che pur ancora posseggono. Le Fondazioni Bancarie, no. Equità vo cercando ch’è sì cara …

  8. Mario Del Chicca

    Certo che da un governo dei tecnici ci si sarebbe aspettato qualcosa di meglio che il pasticcio dell’IMU! Si paga alla scadenza del 16 giugno con aliquote provvisorie, salvo rettifica da parte dei comuni entro il 30 settembre, a seconda delle entrate di giugno.Lo Stato poi potrebbe stabilire la modifica definitiva delle aliquote e delle detrazioni sull’abitazione principale entro il 10 dicembre (sì avete letto bene entro il 10 dicembre quando il saldo si deve pagare entro il 16!). Evviva il governo dei dilettanti, al posto dei professori forse farebbero meglio. Mario Del Chicca

  9. Giorgio

    Concordo sul fatto che la tassazione con l’IMU della prima casa sia veramente odiosa. Innanzitutto perché colpisce il bene sul quale si fonda la stabilità famigliare e in secondo luogo perché, ovviamente, prescinde dal reddito della famiglia ed è anche molto più alta della vecchia ICI. Che poi il governo si riservi la possibilità di rivedere le aliquote il 10 dicembre con il versamento del saldo (quello che sarà stato versato a giugno più gli incrementi decisi dai comuni più gli incrementi decisi dal governo in extremis, cioè di un importo che sarà una mazzata per moltissimi) al 18 dicembre mi sembra una dimostrazione lampante di incompetenza e di vero disprezzo per il popolo italiano. Cordiali saluti.

    • La redazione

      Più che altro senza la dimostrazione di un intervento fatto in fretta e furia senza avere ben presenti numeri e dimensioni del gettito. La rateizzazione in tre tranche (appena decisa), poi, mette in difficoltà alcuni sindaci e non allevia (anzi, aggrava in sede di pagamento della seconda rata!) il peso per i contribuenti.

  10. Francesco

    Credo che le elucubrazioni, fondate sull’illusione che i governi agiscano per un mai individuato interesse pubblico, sulla giustizia o ingiustizia dell’uno o dell’altro balzello che ci amareggiano e impoveriscono la vita ogni giorno di più non siano altro che perdite di tempo. L’obiettivo di qualsiasi governo è fare cassa, gettito, tanto e facile. E la casa è l’unica facile preda che consenta di raggiungere questo obiettivo. E tanti italiani dovranno vendere, dolorosamente, o meglio svendere. Con le tasse non si va da nessuna parte.

    • La redazione

      Non sarei così pessimista: ci sono esperienze sia nazionali sia internazionali (e perché no, anche locali) di tassazione efficaci, in grado di raccogliere gettito senza deprimere l’attività economica e allo stesso tempo di finanziare servizi pubblici efficienti. Non credo sia tempo perso quello dedicato alla discussione di quale forme impositive siano migliore o di come migliorare quelle esistenti.

  11. Agostino

    Il reddito prodotto annualmente dagli Italiani e le relative tasse non sono sufficienti a finanziare il debito pubblico, perciò lo Stato è obbligato a decurtare i risparmi accumulati nei decenni dai contribuenti. Dato che tali risparmi sono investiti principalmente in titoli di Stato ed immobili, l’unica alternativa ad un default più o meno controllato è costituita da una patrimoniale in maschera quale è l’IMU. Questa è la situazione delle finanze statali ed ogni altra considerazione rivolta all’ opinione pubblica ha un mero intento consolatorio.

  12. precario2

    L’IMU originariamente avrebbe dovuto essere un’imposta municipale per coprire i servizi che i comuni erogano. Fino a qui il principio mi sembra condivisibile a patto che sia un’imposta equa. Il governo Monti ha stravolto questo principio e ha introdotto una patrimoniale distorta. Si tassano le case, le seconde, terze ecc. in misura maggiore delle prime che però sono comunque tassate. Se serve una patrimoniale la si faccia, ed io sono convinto che possa servire, a patto di ridurre contestualmente le tasse sul lavoro. Così però è distorta. L’IMU è da rivedere aumentando la soglia di esenzione per la prima casa ed agganciandola anche al reddito: se uno è in difficoltà con cosa la paga? E magari ha anche ereditato una seconda casa e vorrebbe tenerla per il figlio/a. Se però uno possiede ville, altri beni di lusso, ed ha un reddito consono può pagarla anche sulla prima casa come quota della patrimoniale di cui sopra.

  13. Pino

    Vi sono alcune incongruenze nella stima del gettito IMU. Nella relazione Tecnica del MEF si immagina che le modifiche ai moltiplicatori catastali (modesta in media incrementati del 50-60%) abbia avvicinato le rendite ai valori di mercato con un maggior gettito di 12,8 mld di euro di cui 18 mld ricavabili da immobili diversi da prime case e 3,8 da prime case. Però a Novembre lo stesso MEF stimava che dall’adeguamento integrale delle rendite catastali ai valori di mercato (incremento medio del 200-300%) si potevano ricavare in media solo 25 mld di euro di cui 14 mld da prime case e 11 dalle seconde (meno della RT del DL 201). Considerate anche le detrazione inserite in sede di conversione del DL 201 è ancora plausibile stimare un gettito IMIU di 21 Mld ??

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