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  1. Olmo Forni Rispondi

    Cari autori, premetto di non essere un economista ne' un giuslavorista, ma un mero scienziato politico, perdipiu' cervello in fuga con ricadute italiane. Innanzitutto, vorrei far notare come, se da un lato le riforme del lavoro Treu e Biagi (che aveva preconizzato ben altro rispetto alla legge che porta il suo nome) abbiano effettivamente ridotto della meta' l'indice di disoccupazione italiano nel decennio dal 97 al 07, tale aumento nell'impiego sia avvenuto solo nelle categorie del lavoro part time ed a termine (dati IMF). In concomitanza, la produttivita' per lavoratore italiana si e' arrestata a partire dal 2000 e, rispetto al resto dell'Europa e' calata drammaticamente, quando fino a meta' anni 90 era addirittura piu' alta di quella tedesca e francese (dati IMF e OECD). Lo stesso IMF riconosce come sia il calo della produttivita' e non i salari la radice del problema del mercato del lavoro, unita alla disparita' tra lavoro precario e posto fisso. Ma la posto di dare piu' diritti a chi non ne ha si preferisce tagliare quelli gia' esistenti: un compromesso al ribasso dove chi ci perde sono i giovani e gli over 50.

  2. Alberto Rispondi

    1) Ecco, appunto, la correlazione tra variabili non significa necessariamente un rapporto di causa-effetto. Quello ce lo mettete voi è non c'è alcuna evidenza empirica! Entrambe le variabili potrebbero ad essere dipendenti da una terza variabile oppure il nesso causale potrebbe essere inverso: la specalizzazione in settori maturi e poco innovativi determina il basso grado di flessibilità necessaria in un paese. 2) Cosa significa che avete "controllato" altra variabili? Che le avete "neutralizzate" per arriviare al risultato atteso? Che le considerate ininfluenti o poco influenti? Continuo a non capire perchè la flessibilità più importante (fra i diversi fattori di produzione, le variabili "ambientali" e di contesto, ecc.) debba essere quella del lavoro! 3) Siamo all'ossimoro: il mercato del lavoro in Italia è flessibile perchè è rigido. No comment. (d''altra parte fa parte di una vulgata che, senza alcuna evidenza empirica, vede il lato dell'offerta del mercato del lavoro staticamente diviso tra precari a vita e garantiti a vita) Risposta deludente, mi spiace. Magari gli addetti ai lavori sono soddisfatti, ma i non-economisti non ci vedono chiaro.

  3. Alberto Rispondi

    Un articolo che cade a fagiolo (a proposito si innovazione e nessi causali): http://www.linkiesta.it/blogs/le-cosmiconomiche/il-problema-italiano-non-e-l-articolo-18-ma-lo-sciopero-del-capitale