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  1. AM Rispondi

    In Italia, iniziando dalla Rai si confonde spesso reddito con ricchezza. Anche quando si parla di redistribuzione ci si può riferire in particolare ai redditi o ai patrimoni degli individui e delle famiglie. Ovviamente reddito e ricchezza sono in un certo modo legati fra loro, ma sono cose diderse anche nella tassazione e ignorare queste diversità può portare ad ingiustizie. Ad es. in Italia vi sono persone anziane a basso reddito (prive di pensione o con pensioni assai basse) rispetto al loro usuale livello di vita del passato. Queste persone si mantengono decumulando il loro patrimonio, che produce un reddito al netto delle imposte esiguo se non nullo. Una patrimoniale robusta, soprattutto se una tantum, può mettere in ginocchio questi anziani obbligandoli a svendere i loro beni immobiliari.

  2. Vincenzo Mataluna Rispondi

    Perchè in questo dannato Paese nessun governo vuole intodurre misure universali di intagrazione al reddito. E' insostenibile, o ci sono ragioni di altro genere'. Mi fà ridere l'analisi per cui i suicidi non sono legati alla crisi. Io sono un operatore sociale vi posso garantire che quando ti diventa impossibile anche cibarti, in particolare dove ci sono figli minori, il dramma è quotidiano.

  3. Marco Di Marco Rispondi

    attenzione a fare confronti nel tempo con l'indice di Gini, che sembra stabile nel periodo della crisi 2008-2010... in realtà, alcuni cambiamenti demografici possono compensare, occultandola, parte della disuguaglianza... se un giovane che perde il lavoro nel 2008 rientra in famiglia con i genitori (oppure se meno giovani trovano lavoro ed escono dalla famiglia di origine nel 2008-2009), avremo rispetto al passato una minore percentuale di famiglie giovani a basso reddito e più famiglie formate da coppie con figli adulti disoccupati a carico con redditi superiori alla media (supponendo che i due genitori lavorino): il risultato è meno disuguaglianza, al prezzo di meno autonomia dei giovani... in generale, se si riduce la quota delle famiglie giovani con figli minori sul totale si ha una tendenza alla riduzione della disuguaglianza matematica. Io stesso se, coeteris paribus, aumenta la quota di famiglie di pensionati sul totale, perché le pensioni sono distribuite in modo meno diseguale degli altri redditi: la Liguria è una delle regioni più egualitarie anche perché è la più vecchia...

  4. patrizia Rispondi

    Lavoro nel settore contabile, metto a disposizione le mie modeste ""statistiche"" personali ebbene su n. 20 sr.l.di cui mi occupo personalmente, nei settori più diversi non una e dico una paga ires e irap, se non sono in perdita sono in pareggio di bilancio gli imprenditori lavorano tutti per la gloria ovviamente.

  5. Bruno Rispondi

    Perchè non prendiamo a riferimento come modello di tassazione qualche Pease virtuoso dove non sia un problema farsi rilasciare le ricevute, dove esiste il quoziente familiare, dove l'evasione è minore, visto che il nostro modello non funziona. Potrebbe essere utile in questo momento dare il TFR in busta. Tra tutti i miei colleghi che lavorano all'estero ho difficoltà a spiegare che cosa sia il TFR ...... semplicemente perchè non ce l'hanno. Gli si arricciano i capelli al solo pensare che una parte di stipensio gli sia trattenuto.

  6. michele Rispondi

    l'aumento dlele disuguglianze e della concentrazioen del reddito mostrano che è quanto mai inopportuna l'idea liberale di aliquota unica sui redditi d alavoro e da impresa, e la politica del governo Monti che vuole spostare la quota principale del gettito fiscale sulle imposte indirette, come IVA e accise sui carburanti...l'ennesima tassa sui poveri, non proporzionale al reddito, non costituzionale, non redistributiva

  7. marziano Rispondi

    Una donna quasi ottuagenaria si è uccisa gettandosi dal quarto piano della sua casa dopo l'ennesima riduzione della pensione. La miseria non è sostenibile secondo natura, se per un giovane può esser inevitabile pesare economicamente sulle spalle dei vecchi, per un vecchio è invece insopportabile gravare in qualsiasi modo sulle spalle dei giovani [....] sovente l'uomo sceglie di morire piuttosto che sopravvivere vampirescamente ai suoi figli e nipoti. La cultura e la volontà di potenza possono talvolta stornare gli uomini dalla voce profonda dell'istinto, provocando così aberrazioni generazionali e delitti contro natura, ma se la mano della previdenza sociale improvvisamente cessa di elargire la sua elemosina e al contempo lo Stato affama fiscalmente il suo popolo, rivelando finalmente il suo volto tirannico, ecco che allora si reinnescano i meccanismi naturali di sopravvivenza della specie. Ma Monorchio e chi ne prende 45.000 al mese riuscirà a dormire? Ma una minima solidarietà redistributiva tra pensioniati non esiste? Vi sembra normale?

  8. luca manca Rispondi

    per molto tempo gli economisti si sono dimenticati di studiare i fenomeni distributivi...quasi che fossero problemi ormai superati. Questo articolo sottolinea invece l'urgenza di mettere in campo soluzioni realmente adeguate...perchè l'inerzia della politica finisce poi per essere pagata sempre dai più deboli!

  9. Paolo Rispondi

    Come fate notare, una buona parte del primo decile e' composto da pensionati. E' interessante pero' considerare che i redditi da pensione dovrebbero normalmente essere meno sensibili al ciclo economico. Siccome, come dimostrate, il reddito disponibile del primo decile si e' ridotto di piu' che la media nel 2008 e 2010, e' verosimile pensare che il redditto dei non-pensionati nel primo decile sia calato in maniera addirittura piu' forte che nella vostra Figura 3?

  10. marco Rispondi

    Si parla tanto di crescita, ma mi sembra che il governo abbia le idee non molto chiare a riguardo. Per crescere devono aumentare i consumi e per aumentare i consumi bisogna aumentare il potere di acquisto di pensioni e salari, in particolari di quelli più bassi-non basta l'export! Come fare questo? Diminuendo il cuneo fiscale su lavoratori dipendenti e aziende e rivedendo la fiscalità! Come? Rimettendo in circolazione soldi acquisiti dalla tassazione dei patrimoni e delle rendite finanziarie e tagliando drasticamente la spesa pubblica improduttiva in modo da spostare il peso della tassazione. Senza ridistribuzione della ricchezza e rilancio dei consumi non si crescerà-Una persona ricca non può mangiare per 50 persone povere semplice! Il problema che questo governo è troppo impegnato a difendere i privilegi degli amici delle banche e della politica...e il paese precipita

  11. Francesco Santodirocco Rispondi

    Non capisco l'assioma : l'Italia è ricca,per cui non può fallire come la Grecia. Se così è, l'unica ragione dell'impoverimento anche della classe media è che le risorse sono male distribuite o no? E se sono mal distribuite, perchè non si interviene seriamente su questo? Perchè soprattutto il PDL non è d'accordo ? Non è per caso che il suo "Padrone" ha da rimettere? Non ho mai capito come una buona parte della classe medio-bassa degli elettori abbia potuto dare il voto al "Padrone"accaparratore : avete visto come i suoi milioni di reddito siano aumentati, in barba alla crisi che attanaglia la massa? Il 10% del popolo italiano detiene nel suo forziere capitale per svariate volte il debito dello Stato : se siamo in "famiglia"spetterebbe a costoro pensare ad alleggerire il grande fardello...... o no? Questo dovrebbe essere la stella polare dei Partiti del centro- sinistra. Se vanno alle elezioni con questo progetto solo, potrebbero avere una valanga di voti, perchè il 90% ( in America dicono 99%) potrebbe stare dalla loro parte... ma avranno questo coraggio e questa lungimiranza?

  12. Felice Di Maro fedimaro@tin.it Rispondi

    Ringrazio gli autori per il lavoro pubblicato e anche la redazione che non censura questi tipi di articoli. Però bisogna continuare e offrire una sponda credibile per fare ricerche economiche su questi temi. Il pericolo è che poi solo i sociologhi si occupano di queste tematiche e gli economisti, in quanto tali, continuano ad occuparsi solo di finanza e quant'altro e assimilati ai rendimenti.

  13. Giuseppe Savarino Rispondi

    Se questi dati confermano quanto già percepibile nella società, purtroppo sono ben poca cosa rispetto a quanto è accaduto nel 2011 e soprattutto a quanto succederà nel corso del 2012, dopo l'introduzione dell'IMU e l'aumento dell'IVA. Anche perché l'incidenza si estenderà ai ceti medi-bassi che sono numericamente più significativi, deprimendo ulteriormente il consumo e la propensione al consumo. Il vero problema è l'incapacità di un governo sedicente "tecnico" di comprendere come la crescita e il benessere vanno ben al di là di scolastiche considerazioni economiche (lo dico in quanto economista). Trascurando, colpevolmente, l'uguaglianza o meglio il contenimento delle disuguaglianze, fondamentali ANCHE per l'economia di una società, in special modo quanto essa è fondata sul consumismo.

  14. stefano nicoletti Rispondi

    Quest'analisi parte dai dati di reddito ufficiali, quelli in cui il tassista che dichiara 10 mila euro lordi è equiparato al pensionato che dichiara altrettanto. Quindi: è un'analisi credibile?