Lavoce.info

DOVE FINISCE LA LIQUIDITÀ *

Il largo ricorso alla deposit facility presso la Bce non è segno dell’inerzia delle banche a erogare credito. È il corrispettivo dell’eccesso di liquidità presente nel sistema, l’unico modo per garantire l’equilibrio del bilancio della banca centrale. Il problema non è tanto che la liquidità torni nei forzieri della Bce. Quanto il fatto che, per le particolari dinamiche della crisi finanziaria, alcune banche hanno necessità di chiedere fondi in eccesso alla Bce. E questo eccesso, dopo tutte le transazioni giornaliere sui mercati, finisce sistematicamente presso altre banche.

Negli ultimi anni, dopo l’inizio della crisi finanziaria, il volume di rifinanziamento erogato dall’Eurosistema alle banche dell’area dell’euro è notevolmente cresciuto, e di recente, con le operazioni di scadenza tre anni, ha superato la soglia record di 1.100 miliardi. L’utilizzo di questi fondi è diventato un argomento di confronto politico-economico: alcuni hanno sostenuto che buona parte della liquidità acquisita dalle banche è stata utilizzata per comprare titoli di Stato; altri – osservando la notevole crescita del ricorso alla deposit facility dell’Eurosistema, attualmente intorno agli 800 miliardi – hanno dedotto che sia tenuta ‘al sicuro’ presso la Banca centrale, anziché prestata a famiglie e imprese. Questa asserzione, come ha rilevato Rony Hamaui su lavoce.info, non è corretta. Infatti, indipendentemente dall’andamento del credito bancario all’economia e della domanda di titoli di Stato, nell’attuale situazione i depositi presso le banche centrali dell’area dell’euro non possono che essere così elevati.

UN ARBITRAGGIO ASSURDO

Va detto innanzitutto che per una banca prendere fondi dalla Bce al mattino per restituirli alla sera sarebbe un’operazione priva di senso, in quanto il tasso di interesse sui rifinanziamenti è pari all’1 per cento, mentre la deposit facility rende alle banche depositanti solo lo 0,25 per cento.
Un tesoriere che facesse operazioni di questo tipo avrebbe ben presto qualche problema. È evidente, quindi, che le banche che ricorrono al credito della banca centrale impiegano in qualche modo quella liquidità. Come ha puntualizzato il mese scorso il Governatore Ignazio Visco nel suo intervento all’annuale riunione dell’Assiom-Forex, la liquidità che le banche hanno assunto dall’Eurosistema “(…) sta circolando: gran parte dei fondi sono stati concessi a intermediari diversi da quelli che li hanno poi depositati presso le banche centrali nazionali”.

COSA COMPENSA L’ESPANSIONE DELL’ATTIVO

Ma allora, se le banche impiegano e “fanno girare” quella liquidità, perché ogni sera essa si ritrova nei depositi presso la banca centrale? La risposta è semplice: perché non ci sono altri “posti” dove la liquidità possa finire la sua giornata (sempre che resti nell’area dell’euro). Per comprendere il perché, vediamo la cosa dal punto di vista contabile: se la banca centrale accresce il proprio attivo di bilancio erogando maggiori finanziamenti alle banche commerciali, come avvenuto in questi ultimi mesi, l’equilibrio non può che essere ristabilito con un corrispondente accrescimento del passivo. Il passivo della banca centrale è costituito, essenzialmente, da passività in valuta, dalle banconote in circolazione, dai depositi della pubblica amministrazione e dalla liquidità detenuta dalle banche commerciali presso la banca centrale. Quale posta, tra quelle elencate, può compensare i maggiori finanziamenti erogati dalla Bce?
Escludiamo subito le passività in valuta, il cui eventuale aumento non ha evidentemente alcuna relazione con la crescita del volume del rifinanziamento erogato alle banche dell’area dell’euro con le operazioni di mercato aperto. Ciò è vero, almeno nel breve-medio periodo, anche per il circolante (cioè le banconote detenute materialmente dagli agenti economici diversi dalla banca centrale), che cresce a un tasso di circa il 5 per cento l’anno, in base a dinamiche proprie, dipendenti da vari fattori istituzionali.
Neanche i depositi della pubblica amministrazione (pari a fine 2011 a circa 65 miliardi per l’intera area dell’euro) possono ristabilire l’equilibrio. I governi dell’euro-area, infatti, depositano presso la rispettive banche centrali le proprie “cash balances” per importi determinati in base a normative e logiche precise, del tutto indipendenti dal maggiore o minore credito erogato dalla banca centrale alle banche.
Dunque, un aumento delle attività della banca centrale verso le banche non può che essere bilanciato da un (quasi) corrispondente aumento delle passività di queste ultime verso la banca centrale. Le passività della banca centrale nei confronti degli istituti di credito sono sostanzialmente due. Il primo, la riserva obbligatoria, è costituita da depositi che ciascuna banca dell’area deve conferire in uno specifico conto presso la rispettiva banca centrale nazionale (remunerato al tasso medio delle operazioni di rifinanziamento settimanali, cioè attualmente all’1 per cento). La riserva obbligatoria è parametrata ad alcune voci del passivo del bilancio delle banche, ed è quindi indipendente nel breve periodo dall’andamento del rifinanziamento da parte della banca centrale.
Per far quadrare i conti, dopo l’aumento verificatosi nel rifinanziamento alle banche commerciali, non restano che i conti di deposito overnight detenuti dalle banche medesime, cioè, appunto la deposit facility.

DOVE FINISCE LA LIQUIDITÀ (QUANDO ECCEDE IL FABBISOGNO)

Le banche hanno ogni giorno una serie di scadenze improrogabili: i prelievi di contante della clientela, l’assolvimento dell’obbligo di riserva nei confronti della banca centrale, i rimborsi delle obbligazioni emesse e così via. La liquidità che residua è disponibile per fare credito, per comprare titoli, e così via A parte i pagamenti in contanti, esigui e soggetti a limitazioni di legge, questi impieghi hanno necessariamente una contropartita nell’ambito del sistema bancario.
Infatti, anche quando i fondi sono impiegati nei confronti di famiglie e imprese, ciò che una banca fa quando concede un mutuo o aumenta un fido è accreditare i conti correnti di tali soggetti. Dunque la liquidità in euro, indipendentemente da quali siano gli utilizzi, circola tra le banche dell’area e a fine giornata si distribuisce in un certo modo tra esse.
Se la liquidità in circolazione è commisurata al quantitativo strettamente necessario al fabbisogno del sistema, quello cioè che la Bce definisce il “benchmark” (e che deriva da un complesso processo di stima effettuato dalle banche centrali nazionali dell’area), i conti di ogni istituto di credito si chiudono alla sera aggiustando le reciproche posizioni: le banche che, conclusi i propri affari, hanno un eccesso di liquidità, lo cedono alle banche che sono in deficit, e non vi sarà alcuna eccedenza per impieghi “residuali”. In condizioni del genere, la deposit facility presso le banche centrali è nulla. Questa è stata la situazione fino all’estate del 2007, quando è iniziato l’enhanced credit support della Bce,  l’espansione del rifinanziamento alle banche per volumi maggiori del benchmark. Da allora la liquidità in eccesso è strutturale: se le banche in possesso di quei fondi eccedenti volessero impiegarli, dovrebbero rivolgersi al mercato monetario, dove altre banche potrebbero acquisirli; ma ciò non farebbe che modificare la distribuzione della liquidità all’interno del sistema bancario. In altri termini, la liquidità in eccesso passerebbe di mano in mano, con una sorta di “effetto patata bollente”, finché la chiusura dei sistemi di pagamento porrebbe fine al giro lasciando comunque un certo numero di banche “troppo” liquide. Per queste banche l’alternativa, a quel punto, è tenere la liquidità infruttifera in cassa (le cosiddette “riserve in eccesso”) ovvero depositarla in banca centrale spuntando il tasso dello 0,25 per cento.

IL PROBLEMA NON È IL VOLUME DEI DEPOSITI PRESSO LA BCE

In conclusione, l’ampio ricorso alla deposit facility non è un sintomo dell’inerzia delle banche a erogare credito, ma è il necessario corrispettivo dell’eccesso di liquidità presente nel sistema, l’unico modo possibile per garantire l’equilibrio del bilancio della banca centrale.
Il problema quindi non è che la liquidità finisca in banca centrale ogni sera, ma che, a causa delle particolari dinamiche della crisi finanziaria in atto, vi siano alcune banche che hanno necessità di chiedere fondi in eccesso alla Bce e che questo eccesso di liquidità, dopo tutte le transazioni giornaliere sui mercati, finisca sistematicamente presso altre banche, che a fine giornata non possono che ricorrere alla deposit facility.

* Banca d’Italia. L’articolo riflette esclusivamente l’opinione dell’autore e non impegna in alcun modo la responsabilità dell’Istituto di appartenenza.

Lavoce è di tutti: sostienila!

Lavoce.info non ospita pubblicità e, a differenza di molte altre testate, l’accesso ai nostri articoli è completamente gratuito. L’impegno dei redattori è volontario, ma le donazioni sono fondamentali per sostenere i costi del nostro sito. Il tuo contributo rafforzerebbe la nostra indipendenza e ci aiuterebbe a migliorare la nostra offerta di informazione libera, professionale e gratuita. Grazie del tuo aiuto!

Precedente

OPEN SERVICES IN THE DIGITAL AGENDA

Successivo

CONCORSO ESTERNO E STATO DI DIRITTO

  1. umberto carneglia

    Ho letto l’articolo con molto ineresse; però non credo di averne compreso bene tutte le implicazioni. In particolare nelle conclusioni mi sembra di aver capito che le banche che hanno accesso ai depositi (deposit facility) presso la BC prendono fondi in eccesso dalla BCE e trovano sempre qualche banca, che non ha accesso ai depositi presso la BC,disposta a tenerli in cassa obtorto collo . Se la mia interpretazione fosse corretta , ma ne dubito, capirei la convenienza delle banche che hanno la deposit facility a prendere finanziamenti all’1% e prestare alle altre banche a tasso di mercato interbancario, ma capirei meno la convenienza delle banche che non hanno la deposit facility a pagare a tasso interbancario fondi eccedenti i loro fabbisogni.

  2. Piero

    Faccio un esempio concreto per vedere se ho capito: una Banca Commerciale in Crack deve rimborsare proprie obbligazioni ma è illiquida..Allora prende una parte degli assets illiquidi che ha in portafoglio (magari Btp che all’epoca quotavano ad 80) e li da in garanzia collaterale alla Bce (che assorbe quell’attivo nel suo bilancio) e gli accredita al passivo un deposito…la Banca in Crack preleva da quel deposito e li usa x rimborsare le sue obbligazioni…ma gli ex obbligazionisti li versano nella loro Banca Commerciale Sana.. che non sa che farsene di quei soldi e li rideposita in Bce… risultato finale…la Banca Commerciale in Crack ha nel suo bilancio meno attivo (collaterale dato in Bce) e meno passivo (sue obbligazioni rimborsate).. ma il vero problema sarà: quando ad ottobre 2014 la Banca in Crack dovrà riprendersi il collaterale e Rimborsare la Bce che succederà ? la Bundesbank acceterà di Rinnovare la Cambiale ? E se la Banca in Crack ha usato parte di quella Liquidità In Eccesso x comprare Btp a 3 Anni (non a 10 of course) dovre troverà l’Italia che nel 2014 avrà 2200 mld di Debito i soldi per Rimborsare la Banca in Crack che a sua volta li deve restituire alla Bce ?

  3. Martino Venerandi

    L’articolo illustra benissimo che “l’ampio ricorso alla deposit facility non è un sintomo dell’inerzia delle banche a erogare credito”. Tuttavia questo non dimostra il contrario, cioé che le banche non abbiano ristretto fortemente il credito a famiglie e imprese. Ovviamente le banche non hanno depositato direttamente alla BCE allo 0,25% i fondi presi in prestito all’1%. Esse li hanno utilizzati per acquistare titoli di stato (e questo era implicitamente voluto dalla BCE) e in parte riacquistato proprie obbligazioni (anche questo era voluto?) con cospicue plusvalenze. Poi, gira e rigira, i soldi sono sempre tornati nei depositi della BCE, passando per le tasche dei precedenti detentori dei titoli di stato o delle obbligazioni bancarie. Sicuramente è sotto gli occhi di tutti che non li hanno usati per sostenere famiglie e imprese.

  4. Antonino Tramontana

    Credo che l’afflusso abnorme di liquidità ai conti di deposito presso la BCE dipenda anche dal fatto che, in conseguenza della crisi e del comportamento delle banche, il moltiplicatore dei depositi bancari sia oggi piuttosto basso. Se il moltiplicatore fosse più elevato e quindi fosse maggiore il volume delle passività soggette a riserva la liquidità affluirebbe principalmente ai conti di riserva e non ai conti di deposito presso la BCE.

  5. marco.ascari

    Penso che il vero problema sia un altro: le banche in caso di necessità possono finanziarsi all’1 per cento mentre gli stati membri al 2 al 3 al 5 al 7per cento e non possono venire aiutati se non in caso di insolvibilità -Grecia docet- Il mancato aiuto diretto agli Stati fa sì che questi debbano fare cassa sulla pelle dei cittadini in nome di austerity e di politiche economiche messe in atto da persone che evidentemente non hanno neanche mai studiato la crisi del ’29. Tutto questo, ovvero mettere le banche al di sopra degli Stati e al di sopra del mercato, penso sia eticamente sbagliato e ostacola la ripresa dell’economia reale in quanto espone i bilanci degli Stati alle speculazioni delle banche e della finanza- E intanto il pericolo del credit crunch permane-forse che sia arrivato il momento per la politica di cambiare strada, di abbandonare quella dei tre ladroni e di riprendere il suo ruolo regolamentando le speculazioni e gli investimenti della finanza e mettendo dei paletti?

  6. giampi

    In realtà il sistema si regge finchè dura la “fiducia” garantita dalla banca centrale di reperire la liquidità; il gioco non è equo perchè in questo modo operano sia banche efficienti che quelle inefficienti; chiunque ci guadagna e ciò non è possibile nel sistema capitalista; qualora qualche banca fallisca subentra la banca centrale che diventa garante; se ipoteticamente tutte fallissero contemporaneamente, la banca centrale a sua volta salterebbe perchè non in grado di coprire tutti; così o si crea moneta priva di valore (inflazione) oppure dovrebbe intervenire lo Stato dichiarando il default; a questo punto si capisce chi perde… il cittadino comune che non ha capito come conservare il proprio patrimonio monetario depositato in banca al contrario di chi lo ha già investito all’estero.

  7. Piero

    Una regione può aprire una banca per sostenere il credito alle imprese. E se si perchè una regione così ricca come la Lombardia o il Piemonte invece di tante parole non apre succursali sul territorio che raccolgono denaro e lo prestano poi alle aziende senza scopo di lucro e senza agire sul mercato finanziario ma solo interno.Come in parte fanno le casse di risparmio. O addirittura stampare moneta coperta dal valore degli immobili della regione? Saluti e grazie

Lascia un commento

Non vengono pubblicati i commenti che contengono volgarità, termini offensivi, espressioni diffamatorie, espressioni razziste, sessiste, omofobiche o violente. Non vengono pubblicati gli indirizzi web inseriti a scopo promozionale. Invitiamo inoltre i lettori a firmare i propri commenti con nome e cognome.

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén