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  1. bellavita Rispondi

    Tutta questa discussione sull'art. 18 risente della classica astrattezza italiana , dove si legifera per attuare principi e non per ragioni pratiche. Nel caso illustrato dall'articolo si dimentica che un licenziamento per giusta causa accettato resta tutta la vita nel curriculum del lavoratore che non troverà altro lavoro

  2. domenico Rispondi

    Io ci penso da sempre, e la trovo la proposta più equa, giusta ed efficiente. Avrebbe anche un altro vantaggio non affatto trasurabile. L'impresa potrebbe accantonare ogni anno, deducendola dall'imponibile Irpef, la parte di indennità maturata dal lavoratore in base agli anni di anzianità. Sarebbe una forma di autofinanziamento delle imprese, e si potrebbe prevedere forti agevolazioni fiscali per l'inacemramento di detto fondo per imprese che non licenziano. Sarebbe uno strumento molto più efficiente rispetto ai numerosi crediti d'imposta oggi prevesti per le assunzioni. Come detto responsabilizzerebbe le parti sociali, premiando le imprese stabili e più virtuose. In patica si sposterebbe l'indennità di disocuppazione direttamente a carico delle imprese e non del bilancio statale, e diminuirebbero il flusso delle risorse finanziarie mediate dallo Stato. Lo Stato dovrebbe intervenire solo in via sussidiaria, insomma una grossa rivisitazione del nostro Welfare su nuove basi e presupposti. Ma questo sarebbe un discorso molto più vasto.

  3. Luca de Vecchi Rispondi

    Nella prassi già accade quanto descritto. Al momento del licenziamento i datori di lavoro (in particolare se incerti sull'esito dell'eventuale impugnazione giudiziaria) offrono al lavoratore un'accordo transattivo che, in cambio della rinuncia all'impugnazione, preveda la corresponsione a quest'ultimo di un "incentivo all'esodo" in misura variabile. Non capisco quale sia l'innovazione della proposta in oggetto. Non mi pare che rendere automatico ex lege qualcosa che è già automatico de facto possa in qual che modo modificare i comportamenti degli operatori economici.

  4. lucio sepede Rispondi

    Mi sebra una proposta ragionevole ed efficace che Fornero potrebbe inserire nel disegno di legge ma temo che per Camusso e Bersani non sarebbe sufficiente. Penso che in gioco ci sia il diritto di veto della CGIL rispetto al governo e al parlamento che soltanto Craxi, sulla questione scala mobile, riuscì a ridimensionare.

  5. cristiano Rispondi

    Vorrei ribadire il concetto della possibilità del reintegro che funge da deterrente contro gli abusi: se si vuole stabilire solo il giusto prezzo al licenziamento ingiustificato allora occorre anche alzare la posta e valutare anche i danni morali, non solo economici subiti dal lavoratore.Fermo restando che ovviamente ,un'indennità all'atto dell'espulsione e non legata all'esito del giudizio è più conveniente per il lavoratore. Meglio il reintegro, nessuna indennità potrà mai sostituire un posto di lavoro illecitamente tolto.

  6. Davide Muratori Rispondi

    La necessità di avere un sistema che permetta agli imprenditori di assumere senza avere il timore di non potere più licenziare un lavoratore quando le condizioni del mercato mutino e evidente.Come lo è la necessetà di dotarsi di un sistema di protezione per i lavoratori che si trovino estromesi dalle aziende.Questo sistema non si costruisce basandosi sull'ammontare dell'indennità da corrispondere al lavoratore.Si può costruire solamente istituendo una struttura che garantisca al lavoratare disoccupato un reddito minimo certo ,a tutela delle necessità propie e della sua famiglia e, di una efficente rete di distribuzione del lavoro occasionale,alla quale deve essere obbligatoria l'iscrizione per il disoccupato pena la perdita del reddito minimo.

  7. Fabio Ranchetti Rispondi
    L'articolo più chiaro, e convincente, che abbia letto sul tema. Grazie.