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  1. Druckvorstufe Rispondi

    Gli squilibri nelle bilance dei pagamenti di parte corrente dei paesi europei non sono stati un problema finché i mercati finanziari ..

  2. nicola mario ippoliti Rispondi

    Le analisi sono corrette: l'euro è stato un affare solo per la Germania and company. Solo che adesso se si vuole uscire dalla situazione in cui si sono incartati i nostri politici europei, la Germania deve cambiare politica: aumentare la domanda interna per ridurre il suo surplus commerciale ed apertura all'esterno dei servizi.

  3. Roberto C Rispondi

    I saldi Target 2 sono una manifestazione "contabile" (tesi di Weidman) appunto sino a che l'Eurosistema è come ora ma nel caso di uscita di un paese cosa succederebbe? Ipotizziamo uscita della Grecia, che succederebbe ai debiti che hanno le banche commerciali greche verso BCE (via Banca Centrale Greca)? Verosimilmente non onorati, in tutto o in parte. In questo caso le perdite subite da BCE verrebbero ripartite pro-quota sui vari paesi aderenti. Questo però vuol anche dire che nel caso la Germania stessa avesse intenzione di uscire dall'Euro i crediti delle banche commerciali (via BuBa) subirebbero (come minimo) una significativa svalutazione il che rende il costo "immediato" di una simile decisione per la Germania molto alto (gli altri costi indiretti sarebbero più elevati ma meno quantificabili nell'immediato). Questo rende molto più vincolata la Germania, stante le attuali considerazioni, alla tenuta dell'Euro. Da qui le posizioni molto critiche di Sinn ai saldi T2 e alla sua proposta di una compensazione periodica (stile FED regionali).

  4. Ricardo_D Rispondi

    L'articolo è chiaro e evidenzia il 'come' l'euro è andato in crisi e perchè. Anche qualche commento è utilissimo per capire (i punti di vista sul) la contabilizzazione dei debiti e crediti delle banche commerciali e del ruolo di banche centrali e BCE. Ora però mi/vi pongo alcuni quesiti.
    - Da più parti sento auspicare una riforma del ruolo della BCE per liberarle le mani e renderla più simile alla Fed statunitense. Servirebbe a ridurre i problemi strutturali oppure sarebbe come dare qualche strumento in più a un vigile del fuoco impegnato a spegnere un incendio enorme? Potrebbe per assurdo peggiorare le cose (i.e. sottostimare gli effetti di lungo periodo)?
    - Una riduzione consistente del debito (nel caso dell'italia) servirebbe a qualcosa fintanto che non c'è quel recupero di competitività che serve a livellare i disequilibri all'interno della zona euro?
    - Come è possibile che questo tipo di rischio non sia stato calcolato o comunque previsto in fase di costituzione dell'euro? Polemiche a parte mi sembra evidente che la chiave di volta stia nel 'recupero di competitività' che però ahimé rimane una scatola con pochi contenuti e spesso confusi. grazie

  5. Piero Rispondi

    La Camusso ha ragione, dispiace dirlo, ma oggi Monti deve scegliere se deve salvare l'Italia o gli Italiani. I recenti casi di suicidi devono fare riflettere se seguire la strada tedesca oppure iniziare una strada che deve essere concordata tra i paesi meno virtuosi dell'Europa, piu' volte abbiamo ribadito una politica monetaria espansiva. Monti aveva garantito che non vi sarebbe stata un'altra manovra, sicuramente i suoi conti sono sbagliati e quindi gia' oggi si parla di nuove stangate.

  6. Piero Rispondi

    Finalmente un articolo che ha centrato il problema, le soluzioni:
    1) politica monetaria espansiva con strumenti non convenzionali ( monetizzazione di almeno il 50% dei debiti pubblici area euro in dieci anni), provochera' una svalutazione competitiva nei confronti dei paesi extra euro, di cui si avvantaggeranno tutti i paesi euro, in modo tale da eliminare gli squilibri della bilancia dei pagamenti; l'inflazione diminuirà risorse per politiche interne redistributiva.
    2) eurobond in sostituzione dei bond nazionali con politiche per le infrastrutture comuni da finanziare con futuri eurobond, pareggio costituzionali del bilancio.
    3) uscita dell'Italia dall'euro, o ritorno alla lira o utilizzo del dollaro come moneta legale.

  7. Piero Rispondi

    Finalmente un articolo che ha centrato il problema, le soluzioni: 1) politica monetaria espansiva con strumenti non convenzionali ( monetizzazione di almeno il 50% dei debiti pubblici area euro in dieci anni), provochera' una svalutazione competitiva nei confronti dei paesi extra euro, di cui si avvantaggeranno tutti i paesi euro, in modo tale da eliminare gli squilibri della bilancia dei pagamenti; l'inflazione diminuirà risorse per politiche interne redistributiva. 2) eurobond in sostituzione dei bond nazionali con politiche per le infrastrutture comuni da finanziare con futuri eurobond, pareggio costituzionali del bilancio. 3) uscita dell'Italia dall'euro, o ritorno alla lira o utilizzo del dollaro come moneta legale.

  8. Daniele Fox Rispondi

    L'articolo coglie nel segno. La crisi dell'Eurozona e' stata ed e' essenzialmente una crisi di bilancia dei pagamenti, che si e' manifestata sul mercato dei titoli di stato, con un crollo dei prezzi e conseguente esplosione degli spread, solo perche' in presenza della moneta unica era impossibile che si traducesse in una svalutazione dei tassi di cambio nominali. Pertanto, e sempre in assenza di stabili meccanismi di trasferimento delle risorse tipici fiscalita' generale, l'aggiustamento puo' passare solo per una marcata contrazione della domanda nei paesi in deficit (periferia) e una contestuale espansione della domanda, con associata maggiore inflazione, nei paesi in surplus (core). Un percorso stretto dunque, e ancora piu' difficile per l'Italia il cui deficit di parte corrente e' in larga misura dovuto al costo dell'energia (petrolio) e dunque difficilmente comprimibile nel breve periodo. Su questi problemi sarebbe il caso che si concentrasse l'attenzione dei policy makers invece che sull'imposizione forzata di ulteriori arbitrari target di finanza pubblica, stile fiscal compact.

  9. Mario D Rispondi

    Reputo non corretta l'interpretazione alla Sinn dei saldi del Target 2. E’ certamente più corretta l'interpretazione che ne da Weidmann (presidente della BuBA): il sistema T2 registra solo il flusso della moneta da un paese dell'Eurosistema all'altro (Banca commerciale X -> Banca centrale X -> Banca centrale Y -> Banca commerciale Y) e non rappresenta posizioni debitorie. Infatti se il compito di far circolare la moneta fosse stato affidato direttamente alla BCE, invece che al sistema delle banche centrali, queste posizioni passive delle varie banche centrali verso la BuBa non esisterebbero mentre permarrebbe il flusso di moneta verso la Germania. Il fatto che i saldi T2 riflettano i disavanzi commerciali dipende dalla crisi ha segmentato il mercato del credito interbancario, infatti le banche commerciali dei paesi in crisi non ricevono prestiti dalle altre banche commerciali. Prima della crisi se un paese effettuava un'importazione (peggioramento della bilancia commerciale) poteva effettuare il pagamento del fornitore tramite una banca commerciale (flusso T2 negativo), quest'ultima poteva finanziarsi tramite un credito (movimenti di capitale) con altra banca commerciale europea. (flusso T2 positivo) assicurando l'assenza di grossi squilibri nelle registrazioni T2, lasciando intatti gli squilibri della bilancia commerciale. Con la crisi le banche dei paesi in difficoltà non ricevono più prestiti e per evitarne il collasso la BCE ha erogato prestiti a loro favore. Il sistema T2 registra quindi un solo flusso a senso unico verso la Germania alimentato dalla credito della BCE. Per questo Weidmann sostiene che non esistono crediti T2 ma solo crediti della BCE verso le banche commerciali. Affermare l'esistenza di crediti T2 potrebbe dare l'idea che una banca centrale dovrebbe prima o poi saldare (in oro o in valuta) i suoi debiti con la BuBa, ma questo trasformerebbe l'Unione monetaria in un sistema a cambi fissi. Cosa succede se un paese esce dall'Euro? La posizione T2 resta a carico della BuBa? Weidmann chiarisce che in questo caso si tratterebbe di una perdita dalla BCE e non della BuBa da dividere fra i partecipanti all'Eurosistema. Quali sono allora i rischi per la Germania? La Germania rischia solo in caso (molto improbabile) di dissoluzione dell'area euro in quanto si troverebbe in mano banconote e crediti denominati in una valuta che non esiste più.

  10. Piero Rispondi

    I Piigs tra cui l'Italia, hanno 500 miliardi di debiti con la Bundesbank. E nel 2014/2015/2016 scadranno gli LTRO triennali, non saremo in grado di restituirli (avremo almeno 2200 mld di debito pubblico finanziato di nascosto dalle banche nazionali). Quindi : fra 2/3 anni o la Germania accetta gli Eurobond, oppure noi falliamo ed usciamo dall'euro, e lei ci perde 500 miliardi di crediti passati più la possibilità di esportare in marchi verso la nuova svalutata lira.