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  1. Paolo Fantini Rispondi

    Apprezzo molto i vostri lavori. In particolare, ho molto apprezzato "Giudici in affanno". E concordo con la vostra risposta alle pur acute osservazioni di Persico. Vorrei soltanto aggiungere una cosa. Sono un funzionario statistico della Direzione Generale di Statistica del Ministero della Giustizia. E a proposito di trasparenza dei dati e/o mancanza di informazioni di dettaglio sull'andamento dei procedimenti e soprattutto sull'attività dei magistrati, qualcosa ne so (o almeno ne sono informato). La mia esperienza mi suggerisce che tutto ciò sia frutto di una certa presunzione culturale del mondo giudiziario italiano che tende a non avvertire il bisogno di confrontarsi con altre culture. In primo luogo, quelle quantitative.

  2. maiden Rispondi

    Lotteria, non lotteria: ma vi rendete conto che se un 50enne perde il lavoro rischia di diventare un barbone, visto che ha pochissime possibilità di trovare un nuovo lavoro e che magari gli mancano 15 anni per avere diritto alla pensione? credete che con 2 anni di stipendio abbia risolto il problema? che poi ci metterei la mano sul fuoco, si comincerà con un indenizzo di 2 anni e poi tra qualche anno le imprese diranno che a causa della crisi, l'indennizzo andrà ridotto e finirà che i lavoratori verranno espulsi con 4-5,000 euro

  3. francescov Rispondi

    In conferena stampa il ministro del welfare ha confermato la necessità di facilitare i licenziamenti individuali per motivi economici e disciplinari. Quindi il Governo ha in pratica cancellato sostanzialmente l'art.18 mantenendolo solo formalmente. In cambio si parla di risarcimento con un limite di 27 mensilità al massimo, in quanto il lavoratore deve essere occupabile in breve periodo. Quanto viene a costare questo benefit alle aziende? Nulla. Mi chiedo se adesso i sindacati invece della moderazione salariale inizino a parlare di forti incrementi salariali per consentire ai lavoratori dipendenti di costruirsi un adeguato monte risparmi per superare il periodo di disoccupazione e finanziarsi dei corsi di formazione in proprio. Tra le altre cose: per un lavoro qualificato questo ha un senso, per un lavoro di bassa qualificazione (vedi call center, pulizie e altro,...)di quale formazione si sta parlando? Per concludere: ok modifichiamo l'art.18 ma contestualmente: raddoppiamo stipendi netti (senza parlare di inflazione perchè è già galoppante per alimenti,servizi professionali e abitazioni) e favoriamo la formazione continua anche in proprio(non può essere appannaggio dei soli professionisti).

  4. Francesca Cosentino Rispondi

    Il licenziamento in oggetto è il nodo principale del contendere. Da un lato c'è chi lo considera un indebolimento inaccettabile dell'articolo 18, dall'altro chi guardando agli indennizzi lo considera un passo avanti rispetto ad oggi. Per me il problema principale è quello che rende possibile licenziare in modo nominativo e singolo. Come avete scritto, il lavoratore può perdere il lavoro per difficoltà economiche dell'azienda e l'indennizzo avviene solo qualche volta spesso solo nelle grandi aziende. Estendere questa protezione a tutte le aziende e renderla "certa" è un passo avanti. Ma oggi questo licenziamento non è mai singolo e tanto meno nominativo. Con la nuova normativa invece lo diventa e nessun giudice sarà mai in grado di sindacare su una singola posizione di lavoro ed i suoi risvolti economici. Non sarebbe bastato "non rendere nominativo" questo licenziamento? magari evitando anche il licenziamento di una sola unità in aziende di centinaia di addetti? Insomma rendere più snello quello che oggi avviene in caso di crisi dell'azienda ma senza arrivare all'eccesso di un singolo licenziamento nominativo per motivi economici? Saluti Francesca Cosentino

  5. angelo s Rispondi

    Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo include anche le esigenze di riorganizzazione produttiva per ragioni economiche. Questi licenziamenti sono perfettamente possibili anche oggi. E' allora vogliamo sintetizzare il tutto: modificare l'art. 18 sottintende, semplicemente, un maggior potere discrezionale del datore di lavoro. Vorrei chiedere al prof. Ichino se davvero pensa che una maggiore libertà nei licenziamenti individuali costituisca un modo per tutelare i precari. Come dire, siccome ci sono i poveri che non hanno una lira riduciamo lo stipendio a chi guadagna 1.000 euro, ancizhè toccare i veri privilegi che ancora persistono nella società (guadagnare tanto, 1000 volte un proprio dipendente, è o no un privilegio che la società non si può permettere e che andrebbe rivisto esattamente come l'art.18?)

  6. Antonio Scialà Rispondi

    A me sembra che il problema – sollevato ad esempio dalla CGIL – di riforme dell'art. 18 simili a quella proposta da Ichino e Pinotti, sia che fornisce ad alcuni imprenditori e manager la possibilità di mascherare licenziamenti discriminatori ricorrendo alle motivazioni economico-organizzative. Per esempio, se in un reparto di un'impresa c'è una concentrazione di lavoratori che rompono le scatole sul rispetto delle norme di sicurezza sul lavoro, non potrebbe l'imprenditore aggirare l'obbligo di reintegro affermando che per ragioni economico-organizzative l'attività di quel reparto deve essere esternalizzata (magari ad una società satellite)? Salvo non sia sempre attribuito al giudice la facoltà di accertare se il licenziamento è realmente per scopi economico-organizzativi. Ma in questo caso torneremmo punto e a capo in termini di incertezza per l’impresa. Ritengo invece che per ridurre il costo dell’incertezza la via più efficace sia velocizzare quanto più possibile la durata dei processi.

  7. Spartaco Rispondi

    E già che ci siamo, perché non sostituiamo i processi per omicidio con un indennizzo da pagare ai parenti delle vittime secondo una tabella che non ammetta variabilità? Che so... 1000 euro per ogni anno che manca al compimento del 70° anno di età, e un rimborso forfettario di 500 euro dal 71° anno in poi.