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  1. cri Rispondi

    Su questo argomento concordo con Angeletti della UIL: se il problema è l'aleatorietà del giudizio del giudice(che c'è in ogni processo, se no non servirebbe il processo!!)e la definizione di giusta causa, è opportuno riscrivere in modo chiaro i motivi di giusta causa e non liberalizzare i licenziamenti!!dare un indennizzo ad un lavoratore licenziato ingiustamente equivale a dire: pagando si è liberi di licenziare. L'unica vera tutela è il reintegro! l'indennizzo da un risarcimento monetario, ma il lavoratore resta UN DISOCCUPATO. Senza la sicurezza di un reintegro che funge da deterrente in un ingiusto licenziamento, ogni lavoratore è puù debole, è ricattabile...senza articolo 18 ogni altro diritto cade a cascata..e chi lo nega, a mio parere, mente sapendo di mentire.

  2. Emanuele Rispondi

    Questo articolo ha un tono curioso. Il tema che sembra portare avanti è: la varianza trovata nel precedente articolo è normale, non è colpa dei magistrati italiani. Tutte le argomentazioni sono fatte in quest'ottica: la varianza nei tempi è da considerare normale, perché momenti diversi della carriera corrispondono a diversi carichi di lavoro; la varianza nelle decisioni è normale, non sono errori ma diversità di interpretazione. Tutto questo è assolutamente ragionevole. Ma per il ragionamento dell'articolo di Ichino non interessa di chi sia la colpa. Se questa varianza è impossibile da risolvere, se è connaturata nel giudizio umano, è anzi un'ulteriore argomentazione a favore di Ichino. Quello che è interessante, dal punto di vista del legislatore, è la varianza che aspetta un'azienda e un lavoratore in un processo sull'articolo 18, sia nei tempi sia nella decisione. Non di chi sia la colpa per questa varianza. La questione è se passare, come è nel resto del mondo, a legislazioni che non dipendano dal giudizio umano su cosa sia una "giusta causa", ma si basino su incentivi economici, per ridurre l'incertezza a cui sono sottoposti lavoratori e aziende.

  3. Gian Lorenzo Spisso Rispondi

    Mi stupisce come tutte le risposte all'articolo di Ichino finiscano clamorosamente fuori tema. Il punto di vista sull'art.18 è di tipo strettamente economico, e non giuridico. Se ci poniamo fuori dal sistema giuridico, nell'ottica di imprese e lavoratori, non ci interessa cambiare e giudicare il lavoro del giudice(nel breve-medio periodo diciamo), ma solo quale sarà il risultato della sua decisione. DATA l'alea del giudizio (questo è l'argomento giuridico, ma non ci interessa, per noi è un dato), ci si chiede se non sia più efficiente sostituire all'alea una certezza: il costo fisso X di licenziamento, fatti salvi i licenziamenti di tipo discriminatorio. L'efficienza di questo ragionamento consiste nel fatto che i costi dell'incertezza(sia scelte fatte prima che costi del processo veri e propri)possono essere redistribuiti TRA i partecipanti, anzichè all'esterno con benefici (conosciamo la piaga rappresentata dall'eccesso di avvocati e dal sovraccarico della giustizia) per tutta la società. Ma tutto questo non ha nulla a che fare con la correttezza delle scelte del giudice e problematiche affini.

  4. luca Rispondi

    Purtroppo la coperta è sempre troppo corta : da un lato si desidera una certa flessibilità che consenta ai giudici di plasmare il diritto in base alle esigenze dei casi concreti, dall'altro si auspica no regole certe e predeterminate per evitare che i giudici, sentendosi troppo liberi, prendano decisioni arbitrarie. Sulla questione dell'art.18 probabilmente le imprese vogliono certezza, i lavoratori comprensione delle loro personali condizioni. Si spera in una situazione equilibrata.

  5. Franco Farabegoli Rispondi

    E' un bene che se ne parli e viene da dire, finalmente! La domanda tuttavia, e' come mai le statistiche del lavoro dei giudici ( in tutti i campi, non solo quello del lavoro) sono così imparziali per non dire, inesistenti. A mio parere anche questa scarsa trasparenza e' frutto della anomala applicazione del diritto di indipendenza che caratterizza la nostra magistratura. C'è una evidente e grave carenza di controllo. Un onesto servitore dello stato deve essere libero ma molto, molto trasparente.

  6. owluca Rispondi

    ..che la giustizia italiana sia cronicamente lenta è fatto talmente nota da essere già stato ufficializzato da giudizi da parte della UE ...che i verdetti siano variabili è acclarato se tanto basta a chiedere l'abrogazione dell'art 18 ....allora perchè limitarsi ad esso è non cassare tutto il codice ?

  7. Riccardo Colombo Rispondi

    I cittadini dovrebbero essere giudicati nello stesso modo a prescindere da chi è il giudice. Per l'autore è normale che la stessa causa possa dare luogo a sentenze differenti. Si conferma che la magistratura è talmente auto referenziale da non accorgersi della assurdità di questa argomentazione.

  8. sgl Rispondi

    Durante gli anni '70 e '80 i tribunali del lavoro a Milano sono stati dominati da correnti ideologiche fortemente politicizzate, il contrario dello scritto di Luigi Einaudi: conoscere per deliberare. Sono stato imprenditore in Italia per molti anni e una volta parte in causa di un giudizio a me favorevole al quale misi fine conciliando con il mio ex dipendente. Il pubblico ministero avrebbe voluto ricorrere in appello. È stato Il lavoratore che lo ha fatto desistere perché egli aveva riconosciuto di avere ricevuto un compenso "corretto" malgrado il giudizio a lui sfavorevole. Scrivo questo perché, pur essendo un singolo episodio, non statisticamente valido, il lavoratore, da offeso e diventato offensivo per l'inquirente. Questi erano politicamente reazionari che avevano messo il loro lavoro di magistrato al servizio di una ideologia. Che scempio! S. Lewithin

  9. l. scalzo Rispondi

    Le cautele nell'interpretare le statistiche non devono trasformarsi in un facile rifiuto delle statistiche stesse. Del resto qualunque cittadino o impresa si rechi dall'avvocato chiede qual'è il probabile esito della controversia giudiziaria. Sulla base di questa probabilità decide se instaurare la controversia davanti a un tribunale o accordarsi in via extra giudiziaria. Il problema è che le informazioni fornite dall''avvocato al cliente sono: (i) nel migliore dei casi, frutto di esperienze e sensazioni personali ; (ii) meno obiettive e scientifiche di una statistica giudiziaria. Sarebbe auspicabile anche tra gli operatori della giustizia un minimo di cultura statistica/matematica. Lo slogan potrebbe essere quello di Einauidi : " conoscere per deliberare".