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RC AUTO: LA LIBERALIZZAZIONE QUI NON C’È

Inevitabile che il decreto “cresci Italia” si occupi delle assicurazioni auto, un settore caratterizzato ormai da anni da ingiustificati aumenti dei premi. Ma chi si aspettava interventi per accrescere la concorrenza, è rimasto deluso: quattro articoli su cinque colpiscono i comportamenti fraudolenti degli assicurati. Per avere più concorrenza, bisognerebbe agire sull’offerta e non sulla domanda. Cercando di favorire la nascita di agenzie plurimandatarie. Auspicabile anche una riforma dell’Autorità di vigilanza.

Il ramo Rc auto è ormai da anni caratterizzato da un ingiustificato aumento dei premi che ha portato l’Italia ad avere un livello che è in media tra i più elevati d’Europa. (1)

L’ASSICURAZIONE NEL DECRETO

Era dunque prevedibile che il decreto “cresci Italia” si occupasse di questo ramo assicurativo, ma chi si aspettava interventi volti ad aumentarne la concorrenzialità, è rimasto sicuramente deluso.
Infatti i primi quattro articoli (su cinque) colpiscono i comportamenti fraudolenti degli assicurati attraverso una ridefinizione del risarcimento diretto e di quello in forma specifica (art. 30), la repressione delle frodi (art. 31), il contrasto della contraffazione dei contrassegni (art. 32), l’ispezione del veicolo, la scatola nera, l’attestato di rischio, la liquidazione dei danni (art. 33), le sanzioni per frodi nell’attestazione delle invalidità derivanti da incidenti (art. 34).
Quindi, sono state molto convincenti le compagnie e la loro associazione nazionale, l’Ania, quando in Parlamento hanno affermato di essere spinte ad aumentare i premi dagli alti costi dei risarcimenti e il decreto ha fatto propria la tesi secondo cui il livello elevato dei premi sia un problema relativo al lato domanda. (2)

I PUNTI DEBOLI

Una prima obiezione: se quello assicurativo fosse un mercato concorrenziale, dovrebbe essere nell’interesse delle imprese stesse cercare di ridurre i costi attraverso l’individuazione in house dei comportamenti fraudolenti e ciò sarebbe dovuto avvenire già nel passato, senza bisogno di un intervento legislativo. Invece, in un mercato oligolipolistico (con comportamenti collusivi più volte sanzionati dall’Autorità antitrust) l’aumento incontrollato dei costi può essere trasferito direttamente sul prezzo.
Una seconda obiezione riguarda un altro aspetto di cui si occupa il decreto, quello dell’evasione dell’obbligo di assicurarsi che avviene attraverso l’utilizzo di contrassegni falsi. Occorre considerare che questo comportamento sarebbe collegato a un altro fenomeno, l’elusione dell’obbligo di contrarre da parte delle compagnie che impongono premi insostenibili con una vera e propria discriminazione ai danni degli automobilisti che appartengono a categorie particolarmente rischiose.
Oltre a queste obiezioni, si rimane perplessi di fronte a un decreto sulle liberalizzazioni che per il ramo Rc auto prevede solo interventi volti alla repressione di comportamenti scorretti da parte dei clienti al fine di ridurre i costi a carico delle imprese.
Che cosa si poteva (potrà) fare?
Occorre intervenire sulla concorrenzialità del mercato agendo, non sulla domanda, ma sull’offerta e ciò può essere fatto in considerazione delle criticità che emergono a tre livelli.
Il primo livello è quello che riguarda la fase distributiva. I dati mostrano che le agenzie monomandatarie sono a livello nazionale l’82,2 per cento. (3) Dunque esiste in Italia ancora una preponderanza di agenzie che vendono le polizze di un’unica compagnia, senza che ci possa essere un’offerta differenziata e un corretto confronto da parte dei clienti. Proprio per questo non potrà avere alcun effetto l’art. 35 del decreto che prevede che vengano presentate ai clienti almeno tre diverse proposte di compagnie assicurative non appartenenti allo stesso gruppo.
Il secondo livello riguarda il mercato dove si registra un’alta concentrazione, confermata dai dati del 2010 che per l’intero ramo danni mostrano una quota di mercato dei primi dieci gruppi dell’85,8 per cento e una raccolta dei premi da parte di compagnie estere che non supera il 20 per cento. (4)
Il terzo livello è quello della vigilanza: la prolungata situazione di aumenti ingiustificati non è stata affrontata adeguatamente nel passato dalla autorità di vigilanza e anche in questo decreto si è cercato solo di incentivare l’attività di raccolta dei dati sulle frodi.
A fronte di questa situazione, gli interventi auspicabili dovrebbero essere i seguenti.
A livello distributivo, occorre incentivare la diffusione del modello del “broker assicurativo” attraverso un controllo della relazione contrattuale che si instaura tra le compagnie e gli agenti che ha finora portato questi ultimi a scegliere il monomandato.
A livello di mercato, occorre arrivare a un’effettiva apertura. Se, infatti è evidente che il ramo Rc auto italiano, caratterizzato da livelli elevati di premi, attrae imprese straniere, è però altrettanto evidente che le stesse abbiano nella realtà preferito la vendita diretta, evidenziando così la necessità di favorire una liberalizzazione che agevoli l’apertura di agenzie di vendita, possibilmente plurimandatarie. (5)
Infine, è quanto mai auspicabile una riforma dell’Autorità di vigilanza, della sua composizione e delle sue funzioni, in modo da rendere effettivo il controllo sui comportamenti delle imprese e costituire un punto di riferimento per la tutela degli interessi degli assicurati.

(1) Cea, Statistics n° 38, “The European Motor Insurance Market”, February 2010. lavoce.info si è più volte occupata del tema, vedi ad esempio Donatella Porrini “Care polizze: ma cosa si può fare?”dell’8.10.2002; e Luigi Buzzacchi e Michele Siri “Assicurati a caro prezzo” del 7.2.2005.
(2) Senato della Repubblica – X Commissione (Industria, Commercio, Turismo), “Indagine conoscitiva sul settore dell’assicurazione di autoveicoli, con particolare riferimento al mercato e alla dinamica dei premi dell’assicurazione per responsabilità civile auto”, Roma 12 ottobre 2011.
(3) Fonte: Ania, Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici (2011), “L’assicurazione italiana 2010/2011”.
(4) Fonte: Isvap (2011), “Relazione sull’attività svolta nell’anno 2010”.
(5) La vendita diretta è quella che viene effettuata on-line tramite web e per telefono tramite call-center.

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LA RISPOSTA AI COMMENTI

19 commenti

  1. Franco

    Giusto il giudizio della Porrini, a cui voglio aggiungere quello sull’ assoluta abbandono di una sia pur contrastata poltica di preparazione degli operatori delle liquidazioni che certe Compagnie un tempo praticavano. Adesso le Compagnie hanno ridotto i liquidatori sia di numero sia di mansioni, costringendoli ad essere degli esecutori di soluzioni statistiche e predefinite. Il compito, doverosamente professionale per chi liquida un danno vero attingendo dal portafoglio procurato dai clienti fortunatamente non colpiti dal danno ( “sinistro”, in termini tecnici) viene scaricato sugli altri e non certo come “premio” (termine tecnico che indica il prezzo della polizza).

  2. AM

    Indubbiamente si tratta di un settore con insufficiente concorrenza. Ma l’alto costo delle polizze dipende molto anche da falsi incidenti e da falsi contrassegni. Molte auto in circolazione, soprattutto a disposizione di immigrati non sono in realtà assicurate. Ma alla fine i danni li paga il sistema e sono a carico degli assicurati. Un po’ come l’evasione fiscale il cui peso viene sostenuto da chi le tasse le paga. Si deve sviluppare un efficace sistema di controllo (eventualmente copiandolo da altri paesi) che consenta di individuare le vetture non assicurate.

  3. Lino Fazio

    Sono un ex assicuratore, più esattamente ex broker che ha smesso di lavorare per gravi motivi di salute. Oggi posso lanciare il mio “j’accuse” contro le compagnie che continuano a far cartello e ad interpretare la RC Auto come se fosse un ramo furto o incendio e non una responsabilità civile, oltre a non consentire il pagamento mensile come nel resto del mondo. Cioè considerano al centro dell’assicurazione l’auto e non la persona che la guida, ovvero creano una tale commistione di enti assicurati che il premio lievita inevitabilmente. La soluzione è semplice: assicurare contro il rischio statico tutte le autovetture (pochi euro) ed assicurare ognuno di noi sulla base della propria personalità, punti ecc.ecc. in modo tale che ognuno possa guidare qualsiasi autovettura senza aggravi assurdi ed infine considerare l’Italia una nazione unica. Se i premi diminuiscono e le pratiche di liquidazione vengono gestite direttamente dalle compagnie con le carrozzerie senza periti ed avvocati, nessuno avrà più interesse a frodarle.

  4. sandro petrucci

    oltre ad aprire l’anello finale della catena distributiva con agenzie plurimandatarie, sarebbe più che opportuno rivedere, secondo recquisiti minimi a tutela dei clienti, la policy ISVAP con la quale si autorizza un’assicurazione ad operare in Italia..vale adire aprire a nuove compagnie estere, che non si vedono da anni

  5. RENATO

    Mi sembra tutto giusto ciò che ho letto ma vorrei sapere perchè esistono assicurati di serie A e di serie B. Io sono un cittadino italiano e su tutto il territorio nazionale ho doveri e diritti, non capisco perchè abitando al sud e proprietario di un autoveicolo sono sottoposto a questa ingiustizia. Se malaguratamente causo un incidente es. a Torino, la mia Assicurazione liquida il danno? E allora perchè devo pagare tanti soldi x assicurare la mia auto , solo perchè ho avuto la sfortuna di nascere al SUD. Mi si dirà che la legge è questa, allora cambiamola visto che la ns. classe politica cambia leggi in continuazione e principalmente a loro favore. Questa sarebbe la grande liberalizzazione.

  6. marco

    Perfettamentte d’accordo con quanto letto..Il discorso delle frodi è la solita scusa dietro cui si nasconde un mercato poco trasparente e poco vigilato; se qulacuno frega dovrebbe essere trovato e punito non dovrebbero pagare gli altri per lui-Se una compagnia non è capace di trovare che commette una frode e si rifà sui costi facendo pagare di più me che sono onesto ebbene tale compagnia mi sta arrecando un danno e dovrebbe essere punita; semplice! Non è giusto che debba pagare un’incapacità della compagnia che non vuole spendere soldi per scoprire le frodi! In Italia il servizio costa troppo rispetto agli altri paesi europei; visto che Monti ha sanato l’anomalia dell’IMU forse avrebbe dovuto cercare di sanare anche quest’anomalia!

  7. Assicuratore Anonimo

    Ben impostata l’analisi della professoressa, ma vorrei dare una piccola testimonianza dall’interno del sistema. Sono un broker di assicurazioni specializzato nella linea persona. Prima di tutto vorrei spezzare una lancia per le compagnie: – Gli italiani sono gli europei con la piu’ bassa propensione ad assicurarsi.Questo crea delle distorsioni nei processi di raccolta. – Liberalizzazione significa anche dare la possibilita’ all’assicuratore di prezzare il rischio correttamente. Se un assicurato ha una rischiosita’ che giustifica un premio di 6000 euro, non credo che dovrebbe pagare meno finanziato da guidatori meno rischiosi. Fino a prova contraria la mobilita’ e’ un diritto non la guida. Quella persona fa incidenti e rischia di fare morti. Detto questo. La polizza RCA e’ obbligatoria, per simmetria la compagnia e’ obbligata a emetterla. Basterebbe un decreto di poche righe che obbliga la compagnia anche a remunerare l’intermediario indipendente per aprire il mercato. Oggi, da broker, in TEORIA posso cercare il prodotto migliore. In pratica le compagnie si rifiutano di mettermelo a disposizione. La emettono, se costretti, ma non remunerano l’intermediario.

  8. Davide

    Stessa compagnia, stessa auto, non è cambiato nulla nel mio “profilo di rischio” se non il fatto che dal 2007 a oggi non ho mai fatto incidenti (in realtà ho 38 anni e non ne ho fatti mai, nè prima nè dopo il 2007). Il risultato? Nel 2007 ho pagato un premio annuale di 248 euro e stavo in quinta classe, ora dopo 5 anni sto in prima classe e ho pagato 350 euro! Ma bonus-malus dechè?!? se non faccio mai incidenti e pago sempre di più? Per quanto riguarda le truffe e i contrassegni falsi sono le compagnie (che sono IMPRESE PRIVATE) a dover combattere il fenomeno, non scaricarlo su di me!

  9. gabriele

    La materia assicurativa è vasta e complessa ed è un vero peccato che mai nessuno si cimenti a cercare di capire i motivi dell’assenza totale di cultura assicurativa degli italiani e si finisca sempre e solo a parlare di RC Auto, solo dal punto di vista del premio. Come intermediario professionale rilevo : 1) che il difetto del citato art.35 del decreto (quello dei tre preventivi, per capirci) consista nel fatto che è in aperto contrasto con la (discutibile) normativa sull’adeguatezza; 2) che il plurimandato è una pratica inapplicabile per le agenzie medie e piccole ( sono la stragrande maggioranza) risolvendosi in una proliferazione di costi ed obblighi senza alcun vantaggio per il Cliente ; 3) che è paradossale invocare il brokeraggio in un mercato in cui l’offerta è concentrata in un oligopolio (dopo l’assorbimento di Fonsai lo sarà ancora di più); 4) che lo strumento normativo di immediata applicazione era ed è quello di rendere possibile a tutti gli intermediari professionali la possibilità di collaborare fra di loro eliminando vincoli privi di logica (sono tutti iscritti ad un registro), possibilità riservata (paradosso nel paradosso) solo ad alcuni di essi.

  10. Enzo Pisano

    Premesso che la mobilità rappresenta uno dei massimi esercizi del diritto alla vita economica e culturale per ogni cittadino, ritengo che esista la prova provata (se ce ne fosse stato bisogno) dell’evidenza di un cartello tra le compagnie assicurative. Analizziamo il dato. Per effetto dell’abnorme crescita dei premi (in alcune aree addirittura sproporzionata) un crescente numero di automobilisti è stato costretto a rischiare di spostarsi senza copertura. Con il decreto la potentissima lobby cosa fa? Fa introdurre la norma che contrasta il fenomeno! Il Governo non ha avuto la voglia di analizzare le cause del fatto e agire di conseguenza, come ad esempio aprire a compagnie straniere. Dopo che sono state introdotte nuove (giuste) norme antifrode bisognerebbe creare le condizioni per una vera concorrenza perché solo allora, come accade oggi per i gestori telefonici, prima o poi tutte le compagnie assicurative che nel tempo abbiamo cambiato ci contatteranno per farci rientrare in quanto, forse, invece di essere soggetti da spremere, saremo per loro dei buoni cliente da tutelare il che, se ci si riflette, dovrebbe essere uno dei principali obiettivi di un’azienda sana.

  11. MauroM

    Nei ragionamenti che si fanno intorno all’assicurazioni RC auto, si presuppone spesso erronamente che sia nell’interesse delle compagnie ridurre i costi dei sinistri, anche disincentivando le piccole truffe. È vero esattamente il contrario: finche’ le compagnie possono scaricare i maggiori costi sui premi, hanno tutto l’interesse a far lievitare i rimborsi. Questo a portato al fiorire di “agenzie di infortunistica stradale”, a volte vere e proprie associazioni a delinquere che basano la loro attività soprattutto sulla produzione di certificati medici falsi o altri espedienti. Spesso sono proprio le assicurazioni a indirizzare i clienti verso tali agenzie!

  12. maria

    Pienamente d’accordo con quanto evidenziato dall’articolo, con una nota a corollario: bisognerebbe – anche in questi interventi – evidenziare quelli che sono i metodi già a disposizione degli utenti per diminuire il costo della propria RCAuto. Da anni esiste il sito grazie al quale con una registrazione gratuita è possibile ricercare di anno in anno un elenco di preventivi delle differenti compagnie di assicurazione attinenti al proprio profilo di rischio, ordinati per prezzo crescente. Tali preventivi sono vincolanti, ergo la compagnia è obbligata a stipulare il contratto RCAuto alle condizioni di cui alla tabella estratta tramite il sito del MSE. Data la mancata propensione al cambiamento nel mercato in questione, strumenti come questo dovrebbero essere pubblicizzati quanto più possibile, per evitare situazioni come quella citata in un commento precendente (aumento del premio a fronte di una comprovata diminuzione dell’attestato di rischio)

  13. Marco

    Dall’articolo sembra che il decreto liberalizzazioni imponga alle compagnie di dotarsi di adeguati strumenti per il contrasto alle frodi e che siano state introdotte norme per colpire i comportamenti fraudolenti. In realtà, il decreto (art. 31) parla di raccolta di informazioni da parte dell’ISVAP. Infatti, molte compagnie assicurative sono già dotate di strumenti di rilevamento delle frodi. Bisogna, inoltre, distinguere tra rilevamento della frode, attività che si può fare in house, e accertamento e successivo recupero degli indennizzi (che devono comunque essere liquidati ai danneggiati), che avvengono con l’intervento dell’autorità giudiziaria.

  14. Paolo

    Sono anni che se ne discute. Prima sembra che la liberalizzazione delle tariffe avrebbe risanato tutto, liberato il mercato alla concorrenza globale. Poi, con la CARD e gli indennizzi forfettari… altro buco nell’acqua. Ora, con un decreto “salva povera Italia”, che non porterà a nulla, se non un susseguirsi di ricorsi alla giustizia ordinaria per l’INGIUSTO trattamento riservato ai danneggiati fisici con esiti di micropermanente. detto ciò, a mio modesto parere ci vorrebbe un decreto che stabilisca il valore per punto di IP delle micropermanenti, come è stato fatto per le IP superiori al 9%, che preveda un risarcimento di 50€ a punto sino al 4% di IP, così da scoraggiare medici e avvocati dal tuffarsi nel LUCROSO mondo della RCA, successivamente verificare l’effettiva presenza delle compagnie nei territori e l’applicazione dell’obbligo a contrarre, anche con la valutazione delle adeguatezze del contratto sottoscritte da qui clienti che sono “indotti” a sottoscrivere polizze collaterali, pena la non assicurabilità del loro veicolo. A un anno data tiriamo le conclusioni, verificando anche il salvadanaio delle compagnie che fanno sparire milioni di euro nelle riserve sinistri!

  15. Giuseppe Di Liddo

    ” Per avere più concorrenza, bisognerebbe agire sull’offerta e non sulla domanda.” Per forza, la “domanda” è obbligatoria per legge…in un sistema tale l’allontanamento dalla mercato perfettamente concorrenziale è congenito.

  16. Matteo

    Il dovere del governo è quello di proteggere i più deboli dai prepotenti, e non c’è dubbio che io assicurato “obbligatorio” che da una vita guido (50 anni sono tanti) senza aver mai fatto un incidente sono il più debole dei deboli e che ogni anno rinnova la sua polizza RCAuto con un aumento medio del 13% !!! Il governo che dovrebbe difendere i deboli dovrebbe aggiungere un piccolo codicillo, secondo il quale coloro che non hanno fatto incidenti, poniamo per 5 anni consecutivi, le compagnie di assicurazioni non possono aumentare il premio se non per compensare il costo dell’inflazione.

  17. Antonio Fabio Pedrazzini

    Concordo con l’autrice. Il decreto liberalizzazioni non porterà ad alcun beneficio. Concordo solo parzialmente sul fatto che la risposta del mercato assicurativo all’aumento dei costi è stata un aumento dei premi. Non concordo nella considerazione che sia solo un problema di concorrenza del mercato:ci sono problemi strutturali legati al sistema giustizia correlati al sentire comune che fregare l’assicurazione non è peccato.

  18. Angelo Breglia

    Egr. Dr.ssa Porrini, la sua analisi restituisce normalità a mie considerazioni pubblicate da due mesi. Non posso, evidentemente, che compiacermi di questo con lei.

  19. Enzo Pisano

    Come volevasi dimostrare! È entrata in vigore la Legge 24 marzo 2012, n. 27 (di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, sulle liberalizzazioni) che all’art. 32, comma 3-quinquies stabilisce che: “Per le classi di massimo sconto, a parità di condizioni soggettive ed oggettive, ciascuna delle compagnie di assicurazione deve praticare identiche offerte”. Ebbene, dopo aver contattato diverse compagnie (Genertel, Dialogo, HDI, etc.) al fine di stipulare una polizza RCA, ho dovuto constatare l’interpretazione gattopardesca della nuova norma. Le compagnie sostengono che nelle condizioni soggettive ed oggettive rientra la provincia di residenza dell’assicurato ed essendo la provincia napoletana ritenuta ad alta sinistrosità, le tariffe (ultra elevate) restano invariate! Ma si può?

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