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  1. alfonso fumagalli Rispondi

    Ha perfettamente ragione: l'Italia è il paese in cui il pragmatismo non ha valore, ma solo la teoria. I giudici sono l'espressione di questa astrattezza e, rimanendo nel tema, gli investimenti produttivi ovvero in posti di lavoro prendono "pragmaticamente" altri lidi che non l'Italia

  2. Luigi Calabrone Rispondi

    Utilissimo e ragionevole l'obiettivo degli autori di misurare, anche quantitativamente, il funzionamento della macchina giudiziaria, che ne ne ha messo in luce i tempi e l'aleatorietà (difetto fin troppo noto in Italia e all'estero, che ha messo al bando il nostro sfortunato paese fra i posti in cui si investe facilmente). Ai cittadini non interessa in alcun modo una Giustizia bendata che magicamente crea "il diritto", senza alcun riferimento ai tempi ed ai costi del procedimento. Più concretamente interessa che nei reciproci rapporti, ove vi sia un potenziale conflitto, un organo imparziale (il juke box disprezzato?) dichiari nel più breve tempo possibile chi ha ragione, e chi ha torto. In molti casi, è più utile una sistemazione tempestiva (magari imperfetta) della controversia, che una sentenza che interviene a distanza di anni, magari quando ormai le parti hanno sistemato altrimenti i loro rapporti. Purtroppo, come è stato già rilevato su questo sito, in Italia, fra gli addetti ai lavori (magistrati, avvocati, professori, ecc.) è diffusa l'opinione che tempi e costi non hanno peso rispetto all'applicazione del Diritto; ma è astrazione pericolosa e inconcludente.