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CAUSE DI LAVORO, LA GIUSTIZIA VIRTUOSA

Non conosco la fonte dalla quale Andrea Ichino e Paolo Pinotti ricavano le cifre sulla durata del processo del lavoro nei Tribunali di Milano, Roma, Torino riportate nell’articolo del 3 marzo scorso .
Posso solo rilevare che si tratta di ricerca abbastanza datata e, per ciò stesso, di limitata utilità per una analisi riferita al momento attuale: in questa materia in continua evoluzione legislativa e giurisprudenziale, otto anni sono un tempo lunghissimo.
Se i due autori avessero cercato dati più aggiornati, avrei potuto informarli del fatto che nel 2011 la durata media del processo del lavoro a Milano è stata di 185 giorni.
E questo nonostante che, nello stesso anno,  il numero della cause nuove abbia registrato un incremento del  40 per cento rispetto all’anno precedente; cui ha corrisposto una significativa crescita del numero dei procedimenti definiti dai giudici, aumentato del 6,7 per cento  rispetto al 2010.
Si tratta di risultati, credo, degni di nota; resi possibili da un impegno lavorativo estremo dei giudici di Milano (al pari della maggior parte delle altre sedi giudiziarie), la cui portata risalta ancor più se si considera che il Tribunale del Lavoro di Milano ha un numero di giudici pari a un terzo di quello di altri Tribunali di analoghe dimensioni.

DUE TIPI DI CAUSE PER LICENZIAMENTO

Credo, poi, che l’analisi andrebbe affinata anche a proposito delle 11 mila cause di licenziamento considerate dai due autori. Infatti, sarebbe necessario, prima di trarre conclusioni, vedere quante di queste riguardano la “stabilità reale”, cioè l’obbligo di reintegrare nel posto di lavoro il lavoratore licenziato ingiustamente. Se una analisi del genere fosse stata fatta (magari con riferimento a dati più aggiornati), molto verosimilmente avrebbe mostrato che la maggior parte delle cause di licenziamento riguarda situazioni di  “stabilità obbligatoria”, nelle quali il datore di lavoro può scegliere se riassumere o pagare una somma al dipendente .
Ho ritenuto utile fornire queste poche cifre, sia perché ritengo giusto far conoscere un caso (non l’unico, per altro) di amministrazione della giustizia “virtuosa”, il cui merito va riconosciuto doverosamente ai giudici del Tribunale del Lavoro e alle modalità organizzative introdotte dalla presidenza del tribunale di Milano; sia perché credo che la precisione dei dati favorisce la correttezza delle analisi e la congruità delle conclusioni  e delle proposte che se ne traggono (e credo che su ciò i due autori saranno d’accordo).

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 MA IL PROCESSO NON È UN JUKE BOX

Suscita, poi, molte perplessità l’accostamento (fatto nel titolo e nel testo) fra la decisione del processo e la roulette russa.
L’incertezza sull’esito  finale e sulla decisione del giudice, infatti, costituisce una caratteristica propria di ogni processo, anche di quello più celere.
Lo studioso sa bene che la funzione di interpretazione delle leggi è tipica del giurista (giudice o avvocato); e che la (relativa) pluralità degli orientamenti giurisprudenziali costituisce una caratteristica peculiare, e preziosa, del processo.
A meno che non si voglia ipotizzare un modello di processo nel quale il risultato è predeterminato e la decisione è nota in anticipo.
Ma se questo fosse il pensiero degli autori, credo, e temo, che essi finirebbero con l’avere troppa ragione.
E allora, più che una roulette russa, il processo sarebbe un juke-box.

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LA SCELTA GIUSTA PER BOLOGNA

  1. stefano facchini

    Ottime argomentazioni Dott. Martello, grazie per le preziose ed autorevoli precisazioni.

  2. Mariano Vidal

    “Lo studioso sa bene che la funzione di interpretazione delle leggi è tipica del giurista (giudice o avvocato); e che la (relativa) pluralità degli orientamenti giurisprudenziali costituisce una caratteristica peculiare, e preziosa, del processo.” Sorprendente questa affermazione da parte di un presidente della Sezione Lavoro, che dovrebbe perseguire il sincretismo invece che il suo contrario. Il risultato di tale pensiero e’ esattamente la casualita’ delle sentenze e la consapevolezza che la Magistratura non funziona perche’ in Italia la certezza del diritto non esiste.

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