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  1. Elvira Rispondi

    Ho adottato 14 anni fa, da 13 collaboro attivamente alla realizzazione di attività di supporto pre-adozione, ma soprattutto post-adozione svolte da una associazione di famiglie adottive (non EA). Occorre sapere che non basta accogliere un bambino, non basta desiderarlo, ma significa farsi carico del suo bagaglio di esperienze non solo da quel momento in poi ma di tutta la sua vita, passato, presente e futuro e relative complessità di elaborazione. Se ne parla, ma non basta parlarne, bisogna sostenere le famiglie mettendo a disposizione aiuti "competenti", dall'ingresso in famiglia e per tutto il tempo necessario, perché adottati e famiglia adottiva si resta per tutta la vita di ciascun membro. Le istituzioni (pubbliche e diversi EA) non investono abbastanza in questo senso e la famiglia è costretta a rivolgersi al privato per un supporto ma spesso non se lo può permettere. Qualche EA si è mosso e fa un lavoro egregio, anche a supporto della formazione di chi ha deciso di dedicare volontariamente il suo tempo al sostegno delle famiglie adottive. Però non basta e chi ha a cuore il benessere dei bambini lo sottolinea, visto il numero crescente che arriva in Italia.

  2. Antonio Zucca Rispondi

    Due anni fa con mia moglie abbiamo adottato dei bimbi brasiliani. Due anni i tempi d'attesa e secondo noi sono il tempo necessario per prepararsi all'adozione. Ottima la collaborazione del tribunale di Cagliari e dei servizi sociali e la solidarietà di medici e strutture preposte ad accompagnarci durante la preparazione. Efficiente e trasparente l'Ente a cui ci siamo rivolti. Superlativo il lavoro delle istituzioni brasiliane (stato di San paolo), altro che terzo mondo! Cordiali saluti Antonio Zucca

  3. mny Rispondi

    L'adozione internazionale è un istituto a garanzia del minore e non uno strumento di politica internazionale. D'altra parte sono molti gli stati di provenienza dei bambini che cominciano a chiedere che gli EA che fanno AI non siano gli stessi che fanno cooperazione. i motivi sono evidenti.

  4. Francesco de'Stefani Rispondi

    Ho vissuto il discorso adozione internazionale dai due punti di vista, come italiano che ha seguito quasi fino in fondo il percorso adottivo, e come residente all'estero in paesi che noi semplicemente chiamiamo terzo mondo. Il primo commento è legato ai tempi e alla burocrazia e agli adempimenti legati al percorso in Italia, a volte assurdi. Ho l'esperienza di una coppia a cui l'assistente sociale in vista alla loro casa, ha risposto che se non c'era una stanza da gioco per il bambino, l'adozione non sarebbe andata avanti, o di un'altra coppia la cui casa era troppo fuori mano per mandare all'asilo il bambino... Ma anche l'altro lato della medaglia non da spunti positivi. In molti paesi un tempo aperti alle adozioni internazionali, sono sempre più le resistenze interne, e sono sempre e comunque privilegiate le adozioni nazionali, rimangono così per l'adozoine internazionale in maggioranza bambini con problemi psicologici o di salute, che coincidono con bambini di di età più avanzata... Questa è la realtà, a cui aggiungere un percorso minimo di quattro cinque anni, con coinvolgimento psicologico e in termini economici e di tempo significativo, e con risultato incerto...