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  1. christian biagini Rispondi

    La questione vera è come far funzionare un sistema di intermediazione lavorativa che è concentrato per l'80% sul contatto personale e dove la ricerca di personale (per svariati motivi) non viene portata in superficie. In realtà i CPI non svolgono una vera e propria funzione di mediazione...ma in larga parte fanno orientamento...visto che le richieste di personale a loro disposizione sono esigue rispetto al numero di disoccupati. Questo anche in considerazione del fatto che non esistono più le cosiddette liste di collocamento...ed i privati assumono chi vogliono. Bene il bonus per l'inserimento lavorativo ma non si creda che esternalizzando ai privati si risolverebbe il problema...anzi...Il rapporto tra pubblico e privato, nel rispetto delle differenze, deve essere collaborativo..Una riforma a costo zero sarebbe quella di chiedere alle aziende di comunicare la propria intenzione di assumere personale, così da renderla evidente alla collettività e di permettere a qualsiasi soggetto, pubblico o privato, di indirizzare la propria utenza verso quel posto di lavoro. Sarà poi l'azienda a decidere. Per chiudere..gran parte dei CPI sono retti da precari ...questo è il welfare italiano..

    • La redazione Rispondi

      Certamente una buona proposta, si potrebbe proporre una pre-Comunicazione obbligatoria alle aziende (per disporre dei dati) e successivamente elaborare queste nuove fonti amministrative esattamente come è stato fatto con il mio ultimo progetto “Dove si trova lavoro a Milano?”

  2. stefano facchini Rispondi

    Quei 300 milioni di euro invece che sprecarli dandoli sotto forma di bonus alle agenzie private che riescono a trovare lavoro solo ai loro dipendenti diretti (spesso giovanissimi senza alcuna competenza nel selezionare i candidati), basterebbe suddividerli tra i disoccupati per risolver per sempre i loro problemi e dando loro una possibilità di auto-impiego. Ma si sa, siamo in piena trickle-down economy (economia dello "sgocciolamento" ossia dare soldi ai vertici economici e non alla base), e pertanto per motivi prettamente ideologici non si attua l'unica vera soluzione possibile. Auguri per la sicura carriera dell'economista autore della proposta.

    • La redazione Rispondi

      Riguardo alla proposta di utilizzare i 300 milioni di euro per possibilità di auto-impiego, non credo che possa rappresentare una valida alternativa. Stiamo parlando dei disoccupati di lungo periodo, soggetti che da due anni non lavorano. Tale proposta presenta una serie di dubbi:
      Quanti soldi potrebbe ricevere ognuno di questi disoccupati? Si dovrebbe prevedere una fase di assistenza o formazione per questo auto-impiego? Se sì, quanto costerebbe? Pertanto, siamo sicuri che 300 milioni siano una cifra sufficiente per finanziare uno strumento di questa portata? Infine, in caso d’insuccesso si tratterebbe di un costo per la collettività.

  3. Alessandro Gualtieri Rispondi

    Vedo con rammarico che alla discussione in oggetto manca un soggetto importante come la Bilateralità , che non potrà essere risolutiva ma che potrà essere di aiuto ad incrociare domanda e offerta di lavoro . In Toscana ed in particolare a Grosseto nel settore del turismo lavoriamo ormai da un decennio per incrociare domanda e offerta ed i risultati sono soddisfacenti in quanto la quasi totalità delle aziende alberghiere si affidano al servizio gratuito dell' EBTT . Il servizio é svolto da personale specializzato con l' ausilio di un programma creato per il settore turistico , inoltre annualmente viene organizzata una Borsa Mercato del Lavoro della durata di 2 giorni ,dove le aziende incontrano i candidati al lavoro . Noi crediamo che un servizio di accompagnamento al lavoro deve essere da enti o agenzie specializzate e non da servizi generalizzati.

  4. Tarcisio Bonotto Rispondi

    Problema: la Globalizzazione, mercati aperti in situazione di sbilanciamento tra diverse economie è una follia. In effetti le 27.000 pagine dei Trattati WTO sono state redatte da 400 MULTINAZIONALI e dal Tesoro americano, non dai singoli paesi che hanno firmato. Fassino ha firmato per l'Italia senza leggerne una riga, perchè "era un atto dovuto" Siamo per un approccio diametralmete opposto: Autosufficienza Economica di ogni singolo paese. Con la globalizzazione si è interrotto il circolo virtuoso PRODUZIONE-LAVORO-REDDITO-CONSUMI-SOPRAVVIVENZA e il tessuto produttivo nazionale è stato distrutto... E' inutile che parliamo di misure palliative. Ci sono 24.000 aziende italiane in Romania che occupano 700.000 persone. Lì.

  5. Laura Spampinato Rispondi

    andate al 51° minuto del filmato e poi ne parliamo http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-8003119d-f214-4f3c-984a-512b6945beb9.html

  6. sergio ferri Rispondi

    Noto che sulla parola incentivi c'è molta confusione (e forse anche pigrizia nel voler capire meglio). Se per incentivi si intende denari alle imprese per assumere disoccupati siamo d'accordo. Ma qui non si parla di quello. Si parla piuttosto di incentivi per agenzie che fanno matching tra domanda e offerta. E questo è tutto un altro film. In altri paesi - dove non vanno avanti con la testa girata all'indietro - la cosa funziona.

  7. Livio Lo Verso Rispondi

    Gli incentivi economici erogati per collocare un lavoratore non producono occupazione, siano essi indirizzati ad agenzie di lavoro o direttamente dai datori di lavoro. Le politiche attive per il lavoro sono un complemento delle politiche di sviluppo economico, in assenza di reale necessità di manodopera il merca del lavoro non può girare, indipendentemente da quanto lo si droghi attraverso gli incentivi.. Gli investimenti vanno quindi indirizzati sullo sviluppo, mentre le politiche del lavoro dovrebbero essere mirate a premiare comportamenti socialmente positivi delle imprese, e per questo non è necessario spendere denaro pubblico ma basta una regolamentazione mirata.

  8. sergio ferri Rispondi

    Trovo l'analisi interessante. E anche la proposta che viene avanzata. Ovvio, e già il primo commento di chi mi ha preceduto lo preannuncia, in un Paese come il nostro abituato a non voler mai valutare non si riesce a mettere in relazione un investimento di 300milioni (ad incentivo, quindi assolutamente misurabile) con l'enorme costo dei CPI, delle cui performance (non brillanti) pochi si interessano.